1. Denominazione del medicinale
Gotenfia 50 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita.
2. Composizione qualitativa e quantitativa
Ogni siringa preriempita da 0,5 mL contiene 50 mg di golimumab*.
* Anticorpo monoclonale umano IgG1κ prodotto da cellule ovariche di criceto cinese (CHO) con
tecnologia DNA ricombinante.
Eccipiente con effetti noti:
Ogni ml contiene: 0,2 mg di polisorbato 80.
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
3. Forma farmaceutica
Soluzione iniettabile (iniezione)
La soluzione è da limpida a lievemente opalescente e da incolore a giallo chiaro.
4. Informazioni cliniche
4.1 Indicazioni terapeutiche
Artrite reumatoide (AR)
Gotenfia, in associazione con metotrexato (MTX), è indicato per:
• il trattamento dell’artrite reumatoide in fase attiva di grado da moderato a severo, in pazienti
adulti, quando la risposta ai farmaci anti-reumatici che modificano la malattia (DMARD
Disease-Modifying Anti-Rheumatic Drug), incluso MTX, sia stata inadeguata.
• il trattamento dell’artrite reumatoide severa, attiva e progressiva negli adulti non
precedentemente trattati con MTX.
Golimumab, in associazione con MTX, ha dimostrato di ridurre il tasso di progressione del danno
articolare misurato tramite raggi X e di migliorare la funzionalità fisica.
Artrite idiopatica giovanile
Artrite idiopatica giovanile poliarticolare (AIGp)
Gotenfia in associazione con MTX è indicato per il trattamento dell’artrite idiopatica giovanile
poliarticolare in bambini di età pari o superiore a 2 anni, che hanno risposto in modo inadeguato ad
una precedente terapia con MTX.
Artrite psoriasica (AP)
Gotenfia, singolarmente o in associazione con metotrexato (MTX), è indicato per il trattamento
dell’artrite psoriasica in fase attiva e progressiva, negli adulti, qualora sia stata inadeguata la risposta a
precedenti trattamenti DMARD. Golimumab ha dimostrato di ridurre il tasso di progressione del
danno articolare periferico, misurato con i raggi X in pazienti con sottotipi di malattia poliarticolare
simmetrica (vedere paragrafo 5.1) e di migliorare la funzionalità fisica.
Spondilite anchilosante (SA)
Gotenfia è indicato per il trattamento della spondilite anchilosante severa in fase attiva, negli adulti
che non hanno risposto in modo adeguato alle terapie convenzionali.
Spondiloartrite assiale non radiografica (SpA assiale nr)
Gotenfia è indicato per il trattamento di pazienti adulti con spondiloartrite assiale severa non
radiografica in fase attiva con segni obiettivi di infiammazione come indicato da elevati livelli di
proteina C reattiva (PCR) e/o dall’evidenza nella risonanza magnetica per immagini (RMI), che hanno
avuto una risposta inadeguata o sono intolleranti ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
Colite ulcerosa (CU)
Gotenfia è indicato per il trattamento della colite ulcerosa in fase attiva di grado da moderato a severo,
in pazienti adulti che non hanno risposto in modo adeguato alla terapia convenzionale inclusi
corticosteroidi e 6-mercaptopurina (6-MP) o azatioprina (AZA), o che risultano intolleranti o per cui
esista una controindicazione medica a queste terapie.
Colite ulcerosa pediatrica (Pediatric Ulcerative colitis, pUC)
Gotenfia è indicato per il trattamento della colite ulcerosa in fase attiva di grado da moderato a severo
in pazienti pediatrici di età pari o superiore a 2 anni con un peso corporeo di almeno 15 kg, che non
hanno risposto in modo adeguato alla terapia convenzionale inclusi corticosteroidi e 6-mercaptopurina
(6-MP) o azatioprina (AZA), o che risultano intolleranti o per cui esista una controindicazione medica
a queste terapie.
4.2 Posologia e modo di somministrazione
Il trattamento deve essere iniziato e supervisionato da medici specialisti esperti nella diagnosi e nel
trattamento dell’artrite reumatoide, dell’artrite idiopatica giovanile poliarticolare, dell’artrite
psoriasica, della spondilite anchilosante, della spondiloartrite assiale non radiografica o della colite
ulcerosa. Ai pazienti trattati con Gotenfia deve essere consegnata la Scheda per il Paziente.
Gotenfia 50 mg somministrato una volta al mese, nello stesso giorno di ogni mese.
Gotenfia deve essere somministrato in concomitanza con MTX.
Artrite psoriasica, spondilite anchilosante o spondiloartrite assiale non radiografica
Gotenfia 50 mg somministrato una volta al mese, nello stesso giorno di ogni mese.
Per tutte le indicazioni sopra riportate, i dati disponibili suggeriscono che la risposta clinica viene
raggiunta solitamente entro 12-14 settimane di trattamento (dopo 3-4 dosi). È necessario valutare se
continuare la terapia nei pazienti che non mostrano evidenza di beneficio terapeutico entro questo arco
Pazienti con peso corporeo superiore a 100 kg
Per tutte le indicazioni sopra riportate, nei pazienti con AR, AP, SA o SpA assiale nr con un peso
superiore ai 100 kg, che non raggiungono una risposta clinica adeguata dopo 3 o 4 dosi, può essere
preso in considerazione un aumento della dose di golimumab fino a 100 mg una volta al mese,
considerando l’aumentato rischio di alcune reazioni avverse gravi con la dose da 100 mg rispetto alla
dose da 50 mg (vedere paragrafo 4.8). È necessario valutare se continuare la terapia nei pazienti che
non mostrano evidenza di beneficio terapeutico dopo aver ricevuto 3-4 dosi supplementari da 100 mg.
Artrite idiopatica giovanile poliarticolare
Gotenfia 50 mg somministrato una volta al mese, nella stessa data ogni mese, per bambini con peso
corporeo di almeno 40 kg.
Non esiste una formulazione farmaceutica di Gotenfia per bambini con artrite idiopatica giovanile
poliarticolare di peso inferiore a 40 kg. Pertanto, non è possibile somministrare Gotenfia a pazienti che
necessitano di una dose inferiore a 50 mg. Se è necessaria una dose alternativa, si deve utilizzare un
altro prodotto a base di golimumab.
I dati disponibili suggeriscono che la risposta clinica viene raggiunta solitamente entro 12-
14 settimane dall’inizio del trattamento (dopo 3-4 dosi). La prosecuzione della terapia deve essere
rivalutata nei bambini che non mostrano evidenza di beneficio terapeutico entro questo arco di tempo.
Colite ulcerosa negli adulti
Pazienti con peso corporeo inferiore a 80 kg
Gotenfia somministrato come dose iniziale da 200 mg, seguita da 100 mg alla settimana 2. I pazienti
che hanno risposto in modo adeguato devono ricevere 50 mg alla settimana 6 e successivamente ogni
4 settimane. I pazienti che non hanno risposto in modo adeguato possono trarre beneficio continuando
la terapia con 100 mg alla settimana 6 e successivamente ogni 4 settimane (vedere paragrafo 5.1).
Pazienti con peso corporeo superiore o uguale a 80 kg
Gotenfia somministrato come dose iniziale da 200 mg, seguita da 100 mg alla settimana 2, poi
successivamente 100 mg ogni 4 settimane (vedere paragrafo 5.1).
Durante il trattamento di mantenimento, i corticosteroidi possono essere gradatamente ridotti in
conformità con le linee guida di pratica clinica.
I dati disponibili suggeriscono che la risposta clinica viene raggiunta solitamente entro
12-14 settimane di trattamento (dopo 4 dosi). È necessario valutare se continuare la terapia nei pazienti
che non mostrano evidenza di beneficio terapeutico entro questo periodo di tempo.
Colite ulcerosa pediatrica (Pediatric Ulcerative colitis, pUC)
La dose raccomandata di Gotenfia per i pazienti di età compresa tra 2 e 17 anni con colite ulcerosa si
basa sul peso corporeo (Tabella 1). Gotenfia viene somministrato tramite iniezione sottocutanea.
Tabella 1: Dose di Gotenfia per pazienti pediatrici con colite ulcerosa
Dose di induzione Dose di mantenimento
A partire dalla
della dose di
≥ 80 kg
• 200 mg alla
settimana 0 e
• 100 mg alla
• 100 mg ogni quattro
settimane • Non pertinente
da ≥ 40 kg a
< 80 kg
• 200 mg alla
settimana 0 e
• 100 mg alla
• 100 mg ogni quattro
• 50 mg ogni quattro
da ≥ 15 kg a
< 40 kg
• 100 mg alla
settimana 0 e
• 50 mg alla settimana 2
• 50 mg ogni quattro
• 25 mg ogni quattro
* Il medico può prendere in considerazione di ridurre la dose di mantenimento per i pazienti in remissione alla
settimana 54 o successivamente.
** Questa doe non è disponibile per Gotenfia
Non esiste una formulazione farmaceutica per Gotenfia che consenta la posologia e la
somministrazione di 25 mg di golimumab. Se è necessaria una dose da 25 mg, si deve utilizzare un
altro prodotto a base di golimumab.
Per la posologia e la somministrazione di 100 mg di golimumab, fare riferimento al paragrafo 4.2
dell’RCP della soluzione iniettabile in siringa preriempita da 100 mg.
I dati disponibili suggeriscono che la risposta clinica viene raggiunta solitamente entro 12-
14 settimane dall’inizio del trattamento (dopo 4 dosi). La prosecuzione della terapia deve essere
rivalutata nei bambini che non mostrano evidenza di beneficio terapeutico entro questo arco di tempo.
Se un paziente dimentica di iniettarsi Gotenfia nel giorno programmato, la dose dimenticata deve
essere iniettata non appena il paziente se ne ricorda. I pazienti devono essere istruiti a non iniettarsi
una dose doppia per compensare la dose dimenticata.
La dose successiva deve essere somministrata in base alle seguenti istruzioni:
• se il ritardo di somministrazione della dose è inferiore a 2 settimane, il paziente deve iniettarsi la
dose dimenticata e continuare a seguire il proprio programma originale.
• se il ritardo di somministrazione della dose è superiore a 2 settimane, il paziente deve iniettarsi
la dose dimenticata e occorrerà definire un nuovo programma di somministrazione a partire
dalla data di questa iniezione.
Anziano (≥ 65 anni)
Non è richiesto nessun aggiustamento della dose nell’anziano.
Compromissione renale ed epatica
Golimumab non è stato studiato in queste popolazioni di pazienti. Non può essere fatta alcuna
raccomandazione sulla dose.
La sicurezza e l’efficacia di golimumab nei pazienti di età inferiore ai 18 anni per indicazioni diverse
dalla AIGp e dalla pUC non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili.
Non esiste alcuna indicazione per un uso specifico di golimumab in bambini di età inferiore a 2 anni
che soffrono di AIGp o pUC.
Modo di somministrazione
Gotenfia è per uso sottocutaneo. Dopo un’adeguata formazione sulla tecnica di iniezione sottocutanea,
i pazienti possono effettuare da soli la somministrazione se il loro medico stabilisce che ne sono in
grado, con un appropriato controllo da parte del medico, se necessario. Ai pazienti deve essere
spiegato di iniettare l’intera quantità di Gotenfia in conformità alle istruzioni complete per l’uso,
fornite nel foglio illustrativo. Qualora sia richiesta la somministrazione di iniezioni multiple, le
iniezioni devono essere somministrate in siti corporei diversi. Ogni siringa preriempita è monouso per
un singolo paziente e deve essere smaltita immediatamente dopo l’uso.
Per le istruzioni sulla somministrazione, vedere paragrafo 6.6.
Ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
Tubercolosi (TB) in fase attiva o altre infezioni severe quali sepsi e infezioni opportunistiche
(vedere paragrafo 4.4).
Pazienti con insufficienza cardiaca da moderata a severa (Classe III/IV NYHA - New York Heart
Association) (vedere paragrafo 4.4).
4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego
Per migliorare la tracciabilità dei prodotti medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del
prodotto somministrato devono essere registrati chiaramente.
Prima, durante e dopo il trattamento con golimumab, i pazienti devono essere strettamente monitorati
per le infezioni, tra cui la tubercolosi. Poiché l’eliminazione di golimumab può richiedere fino a
5 mesi, il monitoraggio deve continuare durante questo periodo. L’ulteriore trattamento con
golimumab non deve essere somministrato qualora un paziente sviluppi infezioni gravi o sepsi (vedere
Golimumab non deve essere somministrato a pazienti con infezione clinicamente importante, in fase
attiva. È necessaria cautela se si considera di utilizzare golimumab in pazienti con infezione cronica o
anamnesi di infezioni ricorrenti. I pazienti devono essere informati in modo appropriato dei potenziali
fattori di rischio di infezione ed evitare l’esposizione tali fattori.
I pazienti che assumono inibitori del TNF sono più soggetti a infezioni gravi.
In pazienti trattati con golimumab, sono state segnalate infezioni batteriche (incluse sepsi e
polmonite), micobatteriche (inclusa TB), infezioni fungine invasive e infezioni opportunistiche,
comprese quelle ad esito fatale. Alcune di queste infezioni gravi si sono sviluppate in pazienti in
terapia immunosoppressiva concomitante che, oltre alla loro patologia di base, può predisporli alle
infezioni. I pazienti che sviluppano una nuova infezione in corso di trattamento con golimumab
devono essere attentamente monitorati e sottoporsi ad un’accurata valutazione diagnostica. La
somministrazione di golimumab deve essere interrotta se un paziente sviluppa una nuova infezione
grave o sepsi e deve essere iniziata un’appropriata terapia antimicrobica o antifungina fino a quando
l’infezione non sia sotto controllo.
Per i pazienti che hanno vissuto o viaggiato in regioni dove le infezioni fungine invasive quali
istoplasmosi, coccidioidomicosi o blastomicosi sono endemiche, i benefici e i rischi del trattamento
con golimumab devono essere attentamente valutati prima di iniziare la terapia con golimumab. Nei
pazienti ad alto rischio trattati con golimumab, deve essere sospettata un’infezione fungina invasiva se
sviluppano una grave malattia sistemica. Se possibile, la diagnosi e la somministrazione di una terapia
antifungina empirica in questi pazienti devono essere fatte consultando un medico esperto nella cura di
pazienti con infezioni fungine invasive.
In pazienti trattati con golimumab sono stati riportati casi di tubercolosi. Va evidenziato che nella
maggioranza di questi casi, si trattava di tubercolosi extrapolmonare, sia localizzata, sia diffusa.
Prima di iniziare il trattamento con golimumab, tutti i pazienti devono essere valutati per tubercolosi
sia attiva, sia inattiva (“latente”). Questa valutazione deve includere una dettagliata anamnesi che
comprenda una storia personale di tubercolosi o un possibile precedente contatto con una fonte di
contagio di tubercolosi e precedenti e/o concomitanti terapie immunosoppressive. In tutti i pazienti
devono essere effettuati appropriati test diagnostici, quali ad esempio test cutanei o ematici della
tubercolina e radiografia del torace (possono essere applicabili linee guida locali). Si raccomanda che
l’effettuazione di questi test venga riportata sulla Scheda per il Paziente. Si ricorda ai medici
prescrittori il rischio di falsi negativi del test cutaneo della tubercolina, in particolare in pazienti
severamente ammalati o immunocompromessi.
Qualora sia diagnosticata una tubercolosi in fase attiva, la terapia con golimumab non deve essere
iniziata (vedere paragrafo 4.3).
In caso di sospetta tubercolosi latente deve essere consultato un medico con esperienza nel trattamento
della tubercolosi. In tutte le situazioni sotto descritte, il rapporto beneficio/rischio della terapia con
golimumab deve essere valutato molto attentamente.
Qualora fosse diagnosticata una tubercolosi inattiva (“latente”), prima di iniziare la terapia con
golimumab deve essere iniziata una terapia antitubercolare per una tubercolosi latente, in accordo alle
linee guida locali.
In pazienti che hanno molti o significativi fattori di rischio per la tubercolosi e hanno un test negativo
per la tubercolosi latente, una terapia anti-tubercolosi deve essere considerata prima dell’inizio di
golimumab. L’uso di una terapia anti-tubercolosi deve anche essere considerato prima dell’inizio della
terapia con golimumab in pazienti con un’anamnesi di tubercolosi latente o attiva, per i quali non può
essere confermato un adeguato corso di trattamento.
Casi di tubercolosi in fase attiva si sono verificati in pazienti trattati con golimumab durante e dopo il
trattamento per una tubercolosi latente. I pazienti trattati con golimumab devono essere attentamente
monitorati per segni e sintomi di tubercolosi attiva, compresi i pazienti che sono risultati negativi al
test per la tubercolosi latente, i pazienti che sono in trattamento per la tubercolosi latente o i pazienti
che sono stati precedentemente trattati per l’infezione da tubercolosi.
Tutti i pazienti devono essere informati di richiedere il consiglio del medico se, durante o dopo il
trattamento con golimumab, appaiono segni/sintomi che suggeriscono la presenza di tubercolosi (ad
es., tosse persistente, deperimento/perdita di peso, leggera febbre).
Riattivazione del virus dell’epatite B
La riattivazione dell’epatite B si è verificata in pazienti trattati con un antagonista del TNF, incluso
golimumab, che erano portatori cronici di questo virus (cioè positivi all’antigene di superficie). Si
sono verificati alcuni casi ad esito fatale.
I pazienti devono essere valutati per l’infezione da HBV prima di iniziare il trattamento con
golimumab. Per i pazienti positivi al test per l’infezione da HBV si raccomanda di consultare un
medico esperto nel trattamento dell’epatite B.
I portatori di virus dell’epatite B che richiedono un trattamento con golimumab devono essere
strettamente monitorati riguardo i segni e i sintomi dell’infezione attiva da virus dell’epatite B per
tutta la durata della terapia e per diversi mesi successivi al termine della stessa. Non sono disponibili
dati sufficienti su pazienti portatori del virus dell’epatite B trattati con terapia antivirale in
associazione alla terapia con un antagonista del TNF per prevenire la riattivazione del virus
dell’epatite B. In pazienti che sviluppano la riattivazione del virus dell’epatite B, il trattamento con
golimumab deve essere interrotto e deve essere iniziata un’efficace terapia antivirale con appropriato
trattamento di supporto.
Neoplasie maligne e malattie linfoproliferative
Non è noto il ruolo potenziale della terapia con inibitori del TNF nello sviluppo delle neoplasie
maligne. Sulla base delle attuali conoscenze, non si può escludere il possibile rischio di sviluppare
linfomi, leucemia o altre neoplasie maligne nei pazienti trattati con un antagonista del TNF. Occorre
prestare attenzione nel prendere in considerazione una terapia con inibitori del TNF in pazienti con
anamnesi di neoplasia maligna o nel valutare di continuare il trattamento nei pazienti che sviluppano
una neoplasia maligna.
Neoplasie maligne pediatriche
Dopo l’immissione in commercio del medicinale, neoplasie maligne, di cui alcune fatali, sono state
riportate tra i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti (fino a 22 anni di età) trattati con medicinali
inibitori del TNF (inizio della terapia ≤ 18 anni di età). Approssimativamente metà dei casi erano
linfomi. Gli altri casi erano rappresentati da una varietà di diverse neoplasie maligne e includevano
rare neoplasie maligne di solito associate con l’immunosoppressione. Un rischio per lo sviluppo di
neoplasie maligne nei bambini e negli adolescenti trattati con inibitori del TNF non può essere escluso.
Linfoma e leucemia
Nelle fasi controllate di studi clinici con tutti i medicinali inibitori del TNF, compreso golimumab, è
stato osservato un numero maggiore di casi di linfoma tra i pazienti che avevano ricevuto un
trattamento anti-TNF, rispetto ai pazienti di controllo. Durante gli studi clinici di Fase IIb e III
condotti con golimumab su AR, AP e SA, l’incidenza di linfoma nei pazienti trattati con golimumab
era maggiore rispetto a quella attesa nella popolazione generale. Sono stati riportati casi di leucemia
nei pazienti trattati con golimumab. Esiste un aumentato rischio di fondo per il linfoma e la leucemia
nei pazienti affetti da artrite reumatoide con malattia infiammatoria di lunga data, molto attiva, che
complica la stima del rischio.
Dopo l’immissione in commercio del medicinale sono stati segnalati rari casi di linfoma epatosplenico
a cellule T (hepatosplenic T-cell lymphoma, HSTCL) in pazienti trattati con altri medicinali inibitori
del TNF (vedere paragrafo 4.8). Questa rara forma di linfoma a cellule T ha un decorso estremamente
aggressivo ed un esito solitamente fatale. La maggior parte dei casi si sono verificati in adolescenti e
giovani adulti maschi quasi tutti in trattamento concomitante con azatioprina (AZA) o
6-mercaptopurina (6–MP) per una malattia infiammatoria dell’intestino. Il rischio potenziale
dell’associazione di AZA o 6-MP e golimumab deve essere attentamente considerato. Non è possibile
escludere un rischio di sviluppo del linfoma epatosplenico a cellule T nei pazienti trattati con inibitori
Neoplasie maligne diverse dal linfoma
Nelle fasi controllate di studi clinici di Fase IIb e III, condotti con golimumab sulla AR, AP, SA e CU,
l’incidenza delle neoplasie maligne diverse da linfoma (escluso il tumore cutaneo non melanoma) è
stata simile fra il gruppo di trattamento con golimumab e quello di controllo.
Displasia/carcinoma del colon
Non è noto se il trattamento con golimumab influenzi il rischio di sviluppare displasia o tumore del
colon. Tutti i pazienti con colite ulcerosa che presentano un aumento del rischio di sviluppare displasia
o carcinoma del colon (per esempio, pazienti con colite ulcerosa di lungo decorso o colangite
sclerosante primaria) o che hanno un’anamnesi di displasia o di carcinoma del colon devono essere
controllati in rapporto a tale displasia a intervalli regolari prima di iniziare la terapia e durante il corso
della malattia. Questa valutazione deve includere una colonscopia e biopsie in accordo alle
raccomandazioni locali. Nei pazienti con displasia di recente diagnosi in trattamento con golimumab, i
rischi e i benefici nel singolo paziente devono essere attentamente valutati e si deve considerare se la
terapia deve essere continuata.
In uno studio clinico esplorativo in cui si è valutato l’utilizzo di golimumab in pazienti con asma
severa persistente, è stato segnalato un maggior numero di casi di neoplasie maligne nei pazienti
trattati con golimumab rispetto ai pazienti del gruppo di controllo (vedere paragrafo 4.8). Non è noto il
significato di questi risultati.
In uno studio clinico esplorativo in cui si è valutato l’utilizzo di un altro medicinale anti-TNF,
infliximab, nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) di grado da moderato a
severo, è stato segnalato un maggior numero di casi di neoplasie maligne, principalmente a carico di
polmoni o testa e collo, nei pazienti trattati con infliximab rispetto ai pazienti del gruppo di controllo.
Tutti i pazienti erano assidui fumatori da lungo tempo. Pertanto, occorre prestare attenzione nel
valutare l’impiego di un antagonista del TNF in pazienti affetti da BPCO, così come in pazienti con un
maggior rischio di neoplasia maligna in quanto fumatori assidui.
Tumori della pelle
Melanoma e carcinoma a cellule di Merkel sono stati riportati in pazienti trattati con medicinali
inibitori del TNF, compreso golimumab (vedere paragrafo 4.8). È raccomandato un esame periodico
della pelle, in modo particolare per i pazienti con fattori di rischio per il tumore della pelle.
Insufficienza cardiaca congestizia (Congestive heart failure, CHF)
Sono stati riportati casi di peggioramento della insufficienza cardiaca congestizia (CHF) e nuovi casi
di CHF con gli inibitori del TNF, compreso golimumab. Alcuni casi hanno avuto un esito fatale. In
uno studio clinico con un altro antagonista del TNF, sono stati osservati un peggioramento
dell’insufficienza cardiaca congestizia e un aumento della mortalità dovuta alla CHF. Golimumab non
è stato studiato in pazienti con CHF. Golimumab deve essere utilizzato con cautela in pazienti con
insufficienza cardiaca lieve (classe I/II NYHA). I pazienti devono essere strettamente controllati e il
trattamento con golimumab deve essere interrotto nei pazienti che presentano nuovi sintomi o un
peggioramento dei sintomi dell’insufficienza cardiaca (vedere paragrafo 4.3).
L’impiego di medicinali inibitori del TNF, compreso golimumab, è stato associato a casi di nuova
insorgenza o esacerbazione di sintomi clinici e/o a evidenze radiografiche di patologie demielinizzanti
del sistema nervoso centrale, inclusa la sclerosi multipla e patologie demielinizzanti periferiche. In
pazienti con patologie demielinizzanti preesistenti o di recente manifestazione, i benefici e i rischi del
trattamento con anti-TNF devono essere valutati con attenzione prima di iniziare la terapia con
golimumab. L’interruzione della terapia con golimumab deve essere presa in considerazione se si
sviluppano queste patologie (vedere paragrafo 4.8).
L’esperienza sulla sicurezza del trattamento con golimumab nei pazienti che sono stati sottoposti a
intervento chirurgico, compresa l’artroplastica, è limitata. Qualora si pianifichi un intervento
chirurgico deve essere presa in considerazione la lunga emivita di eliminazione. Un paziente che
richieda un intervento chirurgico nel corso del trattamento con golimumab, deve essere strettamente
monitorato per l’aumentato rischio di infezioni e devono essere prese in considerazione misure
Esiste la possibilità che i medicinali inibitori del TNF, compreso golimumab, colpiscano le difese
dell’ospite contro infezioni e neoplasie maligne, poiché il TNF media l’infiammazione e modula le
risposte immunitarie cellulari.
La relativa deficienza del TNF provocata dalla terapia anti-TNF può comportare l’avvio di un
processo autoimmune. Qualora un paziente presenti sintomi predittivi di una sindrome simil-lupus in
seguito al trattamento con golimumab e risulti positivo per gli anticorpi anti DNA a doppia elica, il
trattamento con golimumab deve essere interrotto (vedere paragrafo 4.8).
In pazienti in trattamento con inibitori del TNF, incluso golimumab, sono stati segnalati casi di
pancitopenia, leucopenia, neutropenia, agranulocitosi, anemia aplastica e trombocitopenia. Tutti i
pazienti devono essere informati di rivolgersi immediatamente al medico nel caso sviluppassero segni
o sintomi compatibili con discrasie ematiche (ad es., febbre persistente, ecchimosi, sanguinamento,
pallore). L’interruzione della terapia con golimumab deve essere presa in considerazione in pazienti
con confermate alterazioni ematologiche significative.
Somministrazione concomitante di antagonisti del TNF e anakinra
Negli studi clinici di associazione di anakinra e un altro medicinale inibitore del TNF, etanercept, si
sono verificate infezioni gravi e neutropenia, senza un beneficio clinico aggiuntivo. Data la natura
degli eventi avversi osservati con questa terapia di associazione, possono verificarsi tossicità similari
con l’associazione di anakinra e altri medicinali inibitori del TNF. L’associazione di golimumab e
anakinra non è raccomandata.
Somministrazione concomitante di antagonisti del TNF e abatacept
Negli studi clinici, l’utilizzo combinato di antagonisti del TNF e abatacept è stato associato a un
aumento del rischio di infezioni, comprese le infezioni gravi, rispetto agli antagonisti del TNF
utilizzati da soli, senza un aumento del beneficio clinico. L’associazione di golimumab e abatacept
non è raccomandata.
Somministrazione concomitante con altre terapie biologiche
Ci sono informazioni insufficienti riguardo l’uso concomitante di golimumab con altre terapie
biologiche usate per trattare le stesse condizioni di golimumab. L’uso concomitante di golimumab con
queste terapie biologiche non è raccomandato a causa della possibilità di un aumento del rischio di
infezione e di altre potenziali interazioni farmacologiche.
Sostituzione tra biologici DMARD
Si deve usare cautela e i pazienti devono continuare ad essere monitorati quando si passa da un
biologico all’altro (molecole diverse o con meccanismi d’azione diversi), poiché la sovrapposizione
dell’attività biologica può ulteriormente aumentare il rischio di eventi avversi, compresa l’infezione.
Vaccinazioni/agenti infettivi terapeutici
I pazienti trattati con golimumab possono ricevere vaccinazioni concomitanti, esclusi i vaccini vivi
(vedere paragrafi 4.5 e 4.6). In pazienti trattati con terapia anti-TNF, sono disponibili dati limitati sulla
risposta ad una vaccinazione con vaccini vivi o sulla trasmissione secondaria dell’infezione con la
somministrazione di vaccini vivi. L’uso di vaccini vivi può provocare infezioni cliniche, comprese le
Altri usi di agenti infettivi terapeutici come i batteri vivi attenuati (ad es., instillazioni endovescicali
con BCG per il trattamento del cancro) possono provocare infezioni cliniche, comprese infezioni
disseminate. Si raccomanda di non somministrare gli agenti infettivi terapeutici in concomitanza con
Dopo l’immissione in commercio del medicinale, gravi reazioni di ipersensibilità sistemica (inclusa
reazione anafilattica) sono state riportate in seguito alla somministrazione di golimumab. Alcune di
queste reazioni si sono verificate dopo la prima somministrazione di golimumab. In caso di reazione
anafilattica o di altre reazioni allergiche gravi, si deve interrompere immediatamente la
somministrazione di golimumab e iniziare una terapia appropriata.
Sensibilità al lattice
Il cappuccio dell’ago sulla siringa preriempita è prodotto con lattice contenente gomma naturale
essiccata e può causare reazioni allergiche nei soggetti sensibili al lattice.
Anziani (≥ 65 anni)
Negli studi di Fase III su AR, AP, SA e CU, non sono state osservate differenze complessive negli
eventi avversi (EA), negli eventi avversi gravi (EAG) e nelle infezioni gravi in pazienti di età pari o
superiore a 65 anni in terapia con golimumab, rispetto ai pazienti più giovani. Tuttavia, si deve usare
cautela nel trattamento degli anziani e prestare particolare attenzione alla comparsa di infezioni. Non
ci sono stati pazienti di età pari o superiore a 45 anni nello studio sulla SpA assiale nr.
Compromissione renale ed epatica
Non sono stati condotti studi specifici con golimumab nei pazienti affetti da compromissione renale o
epatica. Golimumab deve essere usato con cautela in soggetti con funzionalità epatica compromessa
(vedere paragrafo 4.2).
Se possibile, prima di iniziare la terapia con golimumab, si raccomanda di mettere in regola i pazienti
pediatrici con tutte le immunizzazioni in accordo con le linee guida vigenti per l’immunizzazione
(vedere sopra il paragrafo Vaccinazioni/agenti infettivi terapeutici).
Questo medicinale contiene 0,1 mg di polisorbato 80 per ogni siringa preriempita equivalente a 0,2
mg/ml. I polisorbati possono provocare reazioni allergiche.
Potenziale di errori di trattamento
Gotenfia è registrato in dosaggi da 50 mg e 100 mg per somministrazione sottocutanea. È importante
che venga usato il giusto dosaggio per somministrare la dose corretta come indicato nella posologia
(vedere paragrafo 4.2). Si deve prestare attenzione nel fornire il giusto dosaggio per assicurare che i
pazienti non siano sottodosati o sovradosati.
4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme d’interazione
Non sono stati effettuati studi di interazione.
Uso concomitante con altre terapie biologiche
Non è raccomandata l’associazione di golimumab con altre terapie biologiche usate per trattare le
stesse condizioni di golimumab, compresi anakinra e abatacept (vedere paragrafo 4.4).
Vaccini vivi/agenti infettivi terapeutici
I vaccini vivi non devono essere somministrati contemporaneamente a golimumab (vedere
paragrafi 4.4 e 4.6).
Gli agenti infettivi terapeutici non devono essere somministrati contemporaneamente a golimumab
(vedere paragrafo 4.4).
Benché l’uso concomitante di metotrexato (MTX) generi un aumento delle concentrazioni minime di
golimumab allo stato stazionario (steady state) in pazienti con AR, AP o SA, i dati non suggeriscono
la necessità di aggiustamento della dose di golimumab o di MTX (vedere paragrafo 5.2).
4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento
Donne potenzialmente fertili
Le donne potenzialmente fertili devono ricorrere a un adeguato metodo contraccettivo per prevenire
una gravidanza e continuarne l’uso per almeno 6 mesi dopo l’ultima somministrazione di golimumab.
Vi è un numero moderato di gravidanze (circa 400), i cui dati sono stati raccolti in modo prospettico,
con esposizione a golimumab, che hanno portato a nati vivi con esiti noti, comprese 220 gravidanze
con esposizione durante il primo trimestre. In uno studio basato sulla popolazione (population-based
study) del Nord Europa, che comprende 131 gravidanze (e 134 lattanti), si sono verificati 6/134
(4,5 %) eventi di anomalie congenite maggiori a seguito dell’esposizione in utero a golimumab vs
599/10 823 (5,5 %) eventi per terapia sistemica non biologica, rispetto al 4,6 % nella popolazione
generale dello studio. L’odds ratio aggiustato per fattori di confondimento era, rispettivamente, OR
0,79 (IC 95 % 0,35-1,81) per golimumab vs terapia sistemica non biologica e OR 0,95 (IC 95 %
0,42-2,16) per golimumab rispetto alla popolazione generale.
A causa della sua inibizione del TNF, la somministrazione di golimumab durante la gravidanza può
influire sulle normali risposte immunitarie del neonato. Gli studi in animali non indicano effetti
dannosi diretti o indiretti relativamente alla gravidanza, sviluppo embrionale/fetale, parto o sviluppo
postnatale (vedere paragrafo 5.3). L’esperienza clinica disponibile è limitata. Golimumab deve essere
usato durante la gravidanza solo se strettamente necessario.
Golimumab attraversa la placenta. Successivamente al trattamento con un anticorpo monoclonale
inibitore del TNF durante la gravidanza, l’anticorpo è stato ritrovato fino a 6 mesi nel siero dei lattanti
nati da donne trattate. Conseguentemente, questi lattanti possono avere un aumento del rischio di
infezione. La somministrazione di vaccini vivi nei lattanti esposti in utero a golimumab non è
raccomandata per i 6 mesi successivi all’ultima iniezione di golimumab alla madre durante la
gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).
Non è noto se golimumab sia escreto nel latte materno o assorbito sistematicamente dopo l’ingestione.
È stato dimostrato che golimumab passa nel latte delle scimmie e, poiché le immunoglobuline umane
sono escrete nel latte, le donne non devono allattare al seno durante il trattamento e fino ad almeno
6 mesi dopo il trattamento con golimumab.
Non sono stati condotti negli animali studi sulla fertilità con golimumab. Uno studio di fertilità nei
topi, usando un anticorpo analogo che inibisce selettivamente l’attività funzionale del TNFα murino,
non ha mostrato effetti rilevanti sulla fertilità (vedere paragrafo 5.3).
4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari
Golimumab altera lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. A seguito della
somministrazione di Gotenfia, tuttavia si possono verificare capogiri (vedere paragrafo 4.8).
4.8 Effetti indesiderati
Riassunto del profilo di sicurezza
Nel periodo controllato degli studi pivotal su AR, AP, SA, SpA assiale nr e CU, l’infezione del tratto
respiratorio superiore è stata la più comune reazione avversa (adverse reaction, AR) riportata nel
12,6% dei pazienti trattati con golimumab rispetto all’11,0% dei pazienti di controllo. Le AR più gravi
riportate per golimumab includono le infezioni gravi (comprese sepsi, polmonite, TB, infezioni
fungine invasive e infezioni opportunistiche), malattie demielinizzanti, riattivazione dell’HBV, CHF,
processi autoimmuni (sindrome simil-lupus), reazioni ematologiche, grave ipersensibilità sistemica
(compresa reazione anafilattica), vasculite, linfoma e leucemia (vedere paragrafo 4.4).
Tabella delle reazioni avverse
Le AR osservate negli studi clinici e riportate a livello mondiale dopo l’immissione in commercio di
golimumab sono elencate nella Tabella 2. Nell’ambito della Classificazione per Sistemi e Organi, le
AR sono elencate in base alla frequenza utilizzando le seguenti categorie: molto comune (≥ 1/10);
comune (≥ 1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1 000, < 1/100); raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000); molto raro
(< 1/10 000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno
di ciascuna classe di frequenza, le reazioni avverse sono riportate in ordine decrescente di gravità.
Tabella delle AR
sistemi e organi
Frequenza Reazione avversa
Infezioni ed infestazioni Molto comune: Infezione delle vie respiratorie superiori
(rinofaringite, faringite, laringite e rinite)
Comune: Infezioni batteriche (come cellulite),
infezione delle vie respiratorie inferiori
infezioni virali (come influenza e herpes),
infezioni micotiche superficiali,
Non comune: Sepsi incluso shock settico,
infezioni opportunistiche (come infezioni
fungine invasive [istoplasmosi,
batteriche, infezione da micobatteri atipici e
riattivazione dell’epatite B,
Tumori benigni, maligni
e non specificati (cisti e
Non comune: Neoplasie (come cancro della pelle,
carcinoma a cellule squamose e nevo
carcinoma a cellule di Merkel
Non nota: Linfoma epatosplenico a cellule T*,
sarcoma di Kaposi
Patologie del sistema
Comune: Leucopenia (inclusa neutropenia),
Non comune: Trombocitopenia,
Raro: Anemia aplastica,
Disturbi del sistema
Comune: Reazioni allergiche (broncospasmo,
Raro: Reazioni di ipersensibilità sistemiche gravi
(inclusa reazione anafilattica),
Patologie endocrine Non comune: Patologia della tiroide (come ipotiroidismo,
ipertiroidismo e gozzo)
Disturbi del metabolismo
e della nutrizione
Non comune: Aumento della glicemia,
aumento dei lipidi
Disturbi psichiatrici Comune: Depressione,
Patologie del sistema
mal di testa,
Non comune: Patologie dell’equilibrio
Raro: Malattie demielinizzanti (centrali e
Patologie dell’occhio Non comune: Patologie della vista (come offuscamento
della vista e diminuzione della acuità
allergia oculare (come prurito e irritazione)
Patologie cardiache Non comune: Aritmia,
Raro: Insufficienza cardiaca congestizia (nuova
insorgenza o peggioramento)
Patologie vascolari Comune: Ipertensione
Non comune: Trombosi (come venosa profonda e
Raro: Fenomeno di Raynaud
toraciche e mediastiniche
Comune: Asma e relativi sintomi (come sibilo e
Non comune: Malattia polmonare interstiziale
dolore gastrointestinale e addominale,
patologie gastrointestinali infiammatorie
(come gastrite e colite),
Non comune: Costipazione,
malattia da reflusso gastroesofageo
Patologie epatobiliari Comune: Aumento dell’alanina aminotransferasi,
aumento dell’aspartato aminotransferasi
Non comune: Colelitiasi,
Patologie della cute e del
Non comune: Reazioni cutanee bollose,
psoriasi (nuova insorgenza o
peggioramento della preesistente psoriasi
palmo/plantare e pustolosa),
Raro: Reazioni lichenoidi,
Non nota: Peggioramento dei sintomi della
Patologie del sistema
muscoloscheletrico e del
Raro: Sindrome simil-lupus
Patologie renali e
Raro: Patologie della vescica,
riproduttivo e della
Non comune: Patologia della mammella,
Patologie generali e
condizioni relative alla
sede di somministrazione
reazioni in sede di iniezione (come eritema
in sede di iniezione, orticaria, indurimento,
dolore, ecchimosi, prurito, irritazione e
Raro: Guarigione difficoltosa
Comune: Fratture ossee
* Osservata con altri medicinali inibitori del TNF.
In questo paragrafo, la durata mediana del follow-up (approssimativamente 4 anni) viene
generalmente presentata per tutti gli usi di golimumab. Laddove l’uso di golimumab viene descritto
per dose, la durata mediana del follow-up varia (approssimativamente 2 anni per una dose da 50 mg,
approssimativamente 3 anni per una dose da 100 mg) in quanto i pazienti potevano essere sottoposti ad
uno switch tra le dosi.
Descrizione di reazioni avverse selezionate
Nel periodo controllato degli studi pivotal, l’infezione delle vie respiratorie superiori è stata la più
comune reazione avversa segnalata nel 12,6% dei pazienti trattati con golimumab (incidenza per
100 soggetti/anno: 60,8; IC al 95%: 55,0-67,1) rispetto all’11,0% dei pazienti di controllo (incidenza
per 100 soggetti/anno: 54,5; IC al 95%: 46,1-64,0). Nelle fasi controllate e non controllate degli studi
con un follow-up mediano di approssimativamente 4 anni, l’incidenza per 100 soggetti/anno delle
infezioni del tratto respiratorio superiore è stata di 34,9 eventi; IC al 95%: 33,8-36,0 per i pazienti
trattati con golimumab.
Nel periodo controllato degli studi pivotal le infezioni sono state osservate nel 23,0% dei pazienti
trattati con golimumab (incidenza per 100 soggetti/anno: 132,0; IC al 95%: 123,3, 141,1) rispetto al
20,2% dei pazienti di controllo (incidenza per 100 soggetti/anno: 122,3; IC al 95%: 109,5-136,2).
Nelle fasi controllate e non controllate degli studi con un follow-up mediano di approssimativamente
4 anni, l’incidenza per 100 soggetti/anno delle infezioni è stata di 81,1 eventi; IC al 95%: 79,5-82,8
per i pazienti trattati con golimumab.
Nel periodo controllato degli studi su AR, AP, SA e SpA assiale nr, le infezioni gravi sono state
osservate nell’1,2% dei pazienti trattati con golimumab e nell’1,2% dei pazienti di controllo.
L’incidenza delle infezioni gravi per 100 soggetti/anno durante il follow-up nel periodo controllato
degli studi su AR, AP, SA e nr-Axial SpA è stata di 7,3; IC al 95%: 4,6-11,1 per il gruppo trattato con
100 mg di golimumab, di 2,9; IC al 95%: 1,2-6,0 per il gruppo trattato con 50 mg di golimumab e di
3,6; IC al 95%: 1,5-7,0 per il gruppo placebo. Nel periodo controllato degli studi sulla CU di
induzione con golimumab, sono state osservate infezioni gravi nello 0,8% dei pazienti trattati con
golimumab rispetto all’1,5% dei pazienti di controllo. Le infezioni gravi, osservate nei pazienti trattati
con golimumab, comprendevano tubercolosi, infezioni batteriche comprese sepsi e polmoniti,
infezioni micotiche invasive e altre infezioni opportunistiche. Alcune di queste infezioni sono state
fatali. Nelle parti controllate e non controllate degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a
3 anni, c’è stata una maggiore incidenza di infezioni gravi, incluse le infezioni opportunistiche e la TB
nei pazienti trattati con 100 mg di golimumab rispetto ai pazienti trattati con 50 mg di golimumab.
L’incidenza per 100 soggetti/anno di tutte le infezioni gravi è stata di 4,1; IC al 95%: 3,6-4,5, per i
pazienti trattati con 100 mg di golimumab e di 2,5; IC al 95%: 2,0-3,1, per i pazienti trattati con 50 mg
L’incidenza di linfoma nei pazienti trattati con golimumab durante gli studi pivotal è stata maggiore
rispetto a quella attesa nella popolazione in generale. Nelle parti controllate e non controllate di questi
studi con un follow-up mediano fino a 3 anni, una maggiore incidenza di linfoma è stata osservata nei
pazienti trattati con 100 mg di golimumab rispetto ai pazienti trattati con 50 mg di golimumab. Il
linfoma è stato diagnosticato in 11 soggetti (1 nei gruppi di trattamento con golimumab 50 mg e 10 nei
gruppi di trattamento con golimumab 100 mg) con un’incidenza (IC al 95%) per 100 soggetti/anno di
follow-up di 0,03 (0,00-0,15) e 0,13 (0,06-0,24) eventi rispettivamente per golimumab 50 mg e
golimumab 100 mg e 0,00 (0,00-0,57) eventi per il placebo. La maggior parte dei linfomi si è
verificata nello studio GO-AFTER nel quale sono stati arruolati pazienti esposti in precedenza a
medicinali anti-TNF e con una durata più lunga e più refrattaria della malattia (vedere paragrafo 4.4).
Neoplasie maligne diverse dal linfoma
Nei periodi controllati degli studi pivotal e per approssimativamente 4 anni di follow-up, l’incidenza
delle neoplasie maligne diverse da linfoma (escluso il tumore cutaneo non melanoma) è stata simile tra
il gruppo di trattamento con golimumab e quello di controllo. Per approssimativamente 4 anni di
follow-up, l’incidenza di neoplasie maligne diverse dal linfoma (escluso il tumore cutaneo non
melanoma) è stata simile a quella della popolazione generale.
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a 3 anni il
tumore cutaneo non melanoma è stato diagnosticato in 5 soggetti trattati con placebo, in 10 trattati con
golimumab 50 mg e in 31 trattati con golimumab 100 mg con un’incidenza (IC al 95%) per
100 soggetti/anno di follow-up pari a 0,36 (0,26-0,49) per golimumab combinato e 0,87 (0,28-2,04)
per il placebo.
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a 3 anni
sono state diagnosticate neoplasie maligne oltre al melanoma, al tumore cutaneo non melanoma e al
linfoma in 5 soggetti trattati con placebo, in 21 trattati con golimumab 50 mg e in 34 trattati con
golimumab 100 mg con un’incidenza (IC al 95%) per 100 soggetti/anno di follow-up pari a 0,48 (0,36-
0,62) per golimumab combinato e 0,87 (0,28-2,04) per il placebo (vedere paragrafo 4.4).
Casi segnalati negli studi clinici in presenza di asma
In uno studio clinico esplorativo, pazienti affetti da asma severa persistente hanno ricevuto una dose di
carico di golimumab (150% della dose in trattamento assegnata) per via sottocutanea alla settimana 0,
seguita da golimumab 200 mg, golimumab 100 mg o golimumab 50 mg ogni 4 settimane per via
sottocutanea fino alla settimana 52. Sono state segnalate otto neoplasie maligne nel gruppo di
trattamento con golimumab in associazione (n = 230) e nessuna nel gruppo di trattamento con placebo
(n = 79). Il linfoma è stato segnalato in 1 paziente, il tumore cutaneo non melanoma in 2 pazienti e
altre neoplasie maligne in 5 pazienti. Non c’è stato alcun accorpamento specifico di alcun tipo di
Nella fase dello studio controllata con placebo, l’incidenza (IC al 95%) di tutte le neoplasie maligne
per 100 soggetti/anno di follow-up è stata di 3,19 (1,38-6,28) nel gruppo di trattamento con
golimumab. In questo studio, l’incidenza (IC al 95%) per 100 soggetti/anno di follow-up in pazienti
trattati con golimumab è stata di 0,40 (0,01-2,20) per il linfoma, 0,79 (0,10-2,86) per il tumore cutaneo
non melanoma e 1,99 (0,64-4,63) per le altre neoplasie maligne. Per i soggetti trattati con placebo,
l’incidenza (IC al 95%) di queste neoplasie maligne per 100 soggetti/anno di follow-up è stata di 0,00
(0,00-2,94). Non è noto il significato di questi risultati.
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a 3 anni, è
stata osservata una maggiore incidenza di demielinizzazione in pazienti trattati con 100 mg di
golimumab rispetto ai pazienti trattati con 50 mg di golimumab (vedere paragrafo 4.4).
Aumenti degli enzimi epatici
Nei periodi controllati degli studi pivotal su AR e AP, sono stati osservati lievi aumenti di ALT (> 1 e
< 3 volte il limite superiore della norma (upper limit of normal, ULN)) in percentuali simili nei
pazienti trattati con golimumab e in quelli di controllo negli studi su AR e AP (da 22,1% a 27,4% di
pazienti); negli studi sulla SA e sulla SpA assiale nr, lievi aumenti di ALT sono stati osservati
maggiormente nei pazienti trattati con golimumab (26,9%) rispetto a quelli di controllo (10,6%). Nei
periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su AR e AP, con un follow-up mediano di
approssimativamente 5 anni, l’incidenza dei lievi aumenti di ALT era simile per i pazienti trattati con
golimumab e quelli di controllo negli studi su AR e AP. Nel periodo controllato degli studi pivotal
sulla CU di induzione con golimumab, lievi aumenti di ALT (> 1 e < 3 volte il ULN) sono stati
osservati in percentuali simili nei pazienti trattati con golimumab e in quelli di controllo
(rispettivamente da 8,0% a 6,9%). Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su CU
con un follow-up mediano di approssimativamente 2 anni, la percentuale di pazienti con lievi aumenti
di ALT è stata del 24,7% nei pazienti che ricevevano golimumab durante il periodo di mantenimento
dello studio sulla CU.
Nel periodo controllato degli studi pivotal sull’AR e sulla SA, gli aumenti di ALT ≥ 5 volte l’ULN
sono stati non comuni e sono stati osservati in un numero di pazienti trattati con golimumab maggiore
(da 0,4% a 0,9%) rispetto ai pazienti di controllo (0,0%). Questa tendenza non è stata osservata nella
popolazione con AP. Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su AR, AP e SA con
un follow-up mediano di 5 anni, l’incidenza degli aumenti di ALT ≥ 5 volte l’ULN era simile sia per i
pazienti trattati con golimumab, sia per i pazienti di controllo. In generale, questi aumenti sono stati
asintomatici e le anomalie sono diminuite o si sono risolte con la continuazione o l’interruzione di
golimumab o con la modifica dei medicinali concomitanti. Non sono stati riportati casi nei periodi
controllati e non controllati dello studio sulla SpA assiale nr (fino a 1 anno). Nei periodi controllati
degli studi pivotal sulla CU, di induzione con golimumab, aumenti di ALT ≥ 5 x ULN sono stati
osservati in percentuali simili nei pazienti trattati con golimumab e nei pazienti trattati con placebo
(rispettivamente da 0,3% a 1,0%). Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su CU
con un follow-up mediano di approssimativamente 2 anni, la percentuale di pazienti con aumenti di
ALT ≥ 5 x ULN è stata dello 0,8% nei pazienti che ricevevano golimumab durante il periodo di
mantenimento dello studio sulla CU.
Negli studi pivotal su AR, AP, SA e SpA assiale nr, un paziente in uno studio sulla AR con anomalie
epatiche preesistenti e medicinali con fattore di confondimento, trattato con golimumab, ha sviluppato
epatite letale non infettiva con ittero. Il ruolo di golimumab come fattore contribuente o di
aggravamento non può essere escluso.
Reazioni al sito di iniezione
Nei periodi controllati degli studi pivotal sono state osservate reazioni al sito di iniezione nel 5,4% dei
pazienti trattati con golimumab, rispetto al 2,0% dei pazienti di controllo. La presenza di anticorpi
contro golimumab può aumentare il rischio di reazioni al sito di iniezione. La maggior parte delle
reazioni al sito di iniezione è stata lieve e moderata e la maggior parte delle manifestazioni frequenti
era rappresentata da eritema al sito di iniezione. Le reazioni al sito di iniezione generalmente non
richiedono la sospensione del trattamento con il medicinale.
Negli studi controllati di Fase IIb e/o III su AR, AP, SA, SpA assiale nr, asma severa persistente e
negli studi di Fase II/III sulla CU, nessun paziente trattato con golimumab ha sviluppato reazioni
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con 1 anno di follow-up, il 3,5% dei
pazienti trattati con golimumab e il 2,3% dei pazienti di controllo avevano una positività recente agli
ANA (a titolazioni di 1:160 o superiori). La frequenza degli anticorpi anti-dsDNA a 1 anno di
follow-up nei pazienti anti-dsDNA negativi al basale era l’1,1%.
Artrite idiopatica giovanile poliarticolare
La sicurezza di golimumab è stata studiata in uno studio di Fase III su 173 pazienti con AIGp da
2 a 17 anni di età. Il follow-up medio è stato di circa due anni. In questo studio, il tipo e la frequenza
degli eventi avversi riportati sono stati generalmente simili a quelli visti in studi negli adulti con AR.
La sicurezza di golimumab è stata studiata in uno studio di fase III condotto su 69 pazienti di età
compresa tra 4 e 17 anni affetti da colite ulcerosa in fase attiva di grado da moderato a severo. In
questo studio, le reazioni avverse osservate sono state coerenti con il profilo di sicurezza consolidato
di golimumab in pazienti adulti con CU.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale
è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del
medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il
sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.
In uno studio clinico sono state somministrate dosi singole fino a 10 mg/kg per via endovenosa, senza
alcuna tossicità dose-limitante. In caso di sovradosaggio, si raccomanda di monitorare il paziente per
individuare i segni e i sintomi degli eventi avversi e di istituire immediatamente un trattamento
5. Proprietà farmacologiche
5.1 Proprietà farmacodinamiche
Categoria farmacoterapeutica: immunosoppressori, inibitori del fattore di necrosi tumorale alfa
(TNF-α), codice ATC: L04AB06
Gotenfia è un farmaco biosimilare. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito web dell’Agenzia
Europea dei Medicinali https://www.ema.europa.eu.
Golimumab è un anticorpo monoclonale umano che forma complessi stabili ad elevata affinità sia per
la forma solubile, sia per quella transmembrana bioattiva del TNF-α umano, impedendo il legame del
TNF-α ai suoi recettori.
Il legame di golimumab al TNF umano ha mostrato di inibire l’espressione sulla superficie cellulare,
indotta dal TNF-α, delle molecole di adesione, selettina E, molecola di adesione alle cellule vascolari
di tipo 1 (vascular cell adhesion molecule, VCAM) e molecola di adesione intracellulare di tipo 1
(intercellular adhesion molecule, ICAM) da parte delle cellule endoteliali umane. In vitro, anche la
secrezione, indotta dal TNF, di interleuchina (IL)-6, IL-8 e fattore stimolante la crescita delle colonie
granulocitarie e macrofagiche (granulocyte macrophage colony stimulating factor, GM-CSF) da parte
delle cellule endoteliali umane, è stata inibita da golimumab.
Un miglioramento dei livelli di proteina C-reattiva (PCR) è stato osservato rispetto ai gruppi trattati
con placebo e, il trattamento con golimumab ha generato riduzioni significative dei livelli sierici
rispetto al basale di IL-6, ICAM-1, metallo proteinasi della matrice 3 (MMP) e fattore di crescita
vascolare endoteliale (vascular endothelial growth factor, VEGF), rispetto al trattamento di controllo.
Inoltre, nei pazienti con AR e SA i livelli di TNF- si sono abbassati e nei pazienti con AP i livelli di
IL-8 sono diminuiti. Queste variazioni sono state osservate nella prima valutazione (settimana 4) dopo
la somministrazione iniziale di golimumab e sono generalmente durate fino alla settimana 24.
Artrite reumatoide negli adulti
L’efficacia di golimumab è stata dimostrata in tre studi clinici multicentrici, randomizzati, in doppio
cieco, controllati con placebo, condotti in più di 1500 pazienti di età ≥ 18 anni, con AR in fase attiva
da moderata a severa, diagnosticata secondo i criteri dell’American College of Rheumatology (ACR)
per almeno un periodo di 3 mesi prima dello screening. I pazienti dovevano presentare almeno 4
articolazioni tumefatte e 4 articolazioni dolenti. Golimumab o placebo sono stati somministrati per via
sottocutanea ogni 4 settimane.
GO-FORWARD ha valutato 444 pazienti con AR in fase attiva, nonostante una dose stabile di almeno
15 mg/settimana di MTX e che non erano stati trattati in precedenza con alcun medicinale anti-TNF. I
pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo + MTX, golimumab 50 mg + MTX, golimumab
100 mg + MTX o golimumab 100 mg + placebo. Dopo la settimana 24, i pazienti che ricevevano
placebo + MTX venivano assegnati a golimumab 50 mg + MTX. Alla settimana 52 i pazienti
entravano in uno studio in aperto con estensione nel lungo termine.
GO-AFTER ha valutato 445 pazienti trattati in precedenza con uno o più medicinali anti-TNF,
adalimumab, etanercept, o infliximab. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo,
golimumab 50 mg, o golimumab 100 mg. Durante lo studio, i pazienti hanno potuto continuare la
terapia concomitante di DMARD con MTX, sulfasalazina (SSZ), e/o idrossiclorochina (HCQ). Le
motivazioni indicate per l’interruzione di precedenti terapie con anti-TNF sono state mancanza di
efficacia (58%), intolleranza (13%), e/o motivi diversi da sicurezza o efficacia (29%, per lo più per
GO-BEFORE ha valutato 637 pazienti con AR in fase attiva, MTX-naïve e non trattati in precedenza
con un medicinale anti-TNF. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo + MTX, golimumab
50 mg + MTX, golimumab 100 mg + MTX o golimumab 100 mg + placebo. Alla settimana 52, i
pazienti entravano in uno studio in aperto con estensione a lungo termine nel quale i pazienti che
ricevevano placebo + MTX e presentavano almeno 1 articolazione dolente o tumefatta venivano
spostati al trattamento con golimumab 50 mg + MTX.
Nel GO-FORWARD gli endpoint (co)primari erano la percentuale di pazienti che ottenevano una
risposta ACR 20 alla settimana 14 e il miglioramento dell’Health Assessment Questionnaire (HAQ)
alla settimana 24 rispetto al basale. Nel GO-AFTER l’endpoint primario era la percentuale di pazienti
che avevano ottenuto una risposta ACR 20 alla settimana 14. Nel GO-BEFORE, gli endpoint
co-primari erano la percentuale di pazienti che avevano ottenuto una risposta ACR 50 alla
settimana 24 e un cambiamento dal basale del punteggio Sharp modificato da van der Heijde (vdH-S)
alla settimana 52. Oltre agli endpoint primari, sono state svolte valutazioni aggiuntive dell’impatto del
trattamento con golimumab su segni e sintomi dell’artrite, risposta radiografica, funzionalità fisica e
qualità di vita correlata allo stato di salute.
In linea generale, non sono state osservate differenze clinicamente significative nelle valutazioni
dell’efficacia fra i regimi posologici con golimumab 50 mg e 100 mg in associazione con MTX, fino
alla settimana 104 nel GO-FORWARD e nel GO-BEFORE e fino alla settimana 24 nel GO-AFTER.
In ognuno degli studi sulla AR secondo il disegno dello studio, i pazienti nell’estensione a lungo
termine potevano essere sottoposti ad uno switch tra le dosi di golimumab 50 mg e 100 mg a
discrezione del medico dello studio.
Segni e sintomi
I principali risultati relativi ai criteri ACR per la dose di golimumab da 50 mg alle settimane 14, 24 e
52 per gli studi GO-FORWARD, GO-AFTER e GO-BEFORE sono mostrati nella Tabella 3 e sono
descritti qui di seguito. Le risposte sono state osservate nella prima valutazione (settimana 4), dopo la
somministrazione iniziale di golimumab.
Nello studio GO-FORWARD, tra gli 89 soggetti randomizzati a golimumab 50 mg + MTX, 48
risultavano essere ancora in trattamento alla settimana 104. Tra questi, 40, 33 e 24 pazienti avevano
rispettivamente una risposta ACR 20/50/70 alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello
studio e trattati con golimumab, sono state osservate percentuali di risposta ACR 20/50/70 simili dalla
settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-AFTER, la percentuale di pazienti che hanno ottenuto una risposta ACR 20, è stata
maggiore fra i pazienti in terapia con golimumab rispetto a quelli trattati con placebo, a prescindere
dal motivo segnalato per l’interruzione di una o più terapie anti-TNF.
Principali risultati di efficacia delle parti controllate degli studi GO-FORWARD, GO-AFTER e
AR in fase attiva
AR in fase attiva, trattata
in precedenza con uno o
più medicinali anti-TNF
AR in fase attiva, MTX
na 133 89 150 147 160 159
% di pazienti che hanno risposto
Settimana 14 33% 55%* 18% 35%* NA NA
Settimana 24 28% 60%* 16% 31%
p = 0,002
Settimana 52 NA NA NA NA 52% 60%
Settimana 14 10% 35%* 7% 15%
p = 0,021
Settimana 24 14% 37%* 4% 16%* 29% 40%
Settimana 52 NA NA NA NA 36% 42%
Settimana 14 4% 14%
p = 0,008
p = 0,005
Settimana 24 5% 20%* 2% 9% p = 0,009 16% 24%
Settimana 52 NA NA NA NA 22% 28%
a n corrisponde ai pazienti randomizzati; il numero effettivo di pazienti valutabili per ciascun endpoint può variare per
* p ≤ 0,001
NA: Non Applicabile
Nello studio GO-BEFORE l’analisi primaria nei pazienti con artrite reumatoide da moderata a severa
(gruppi in combinazione con golimumab 50 e 100 mg + MTX vs MTX da solo per ACR 50) non è
risultata statisticamente significativa alla settimana 24 (p = 0,053). Alla settimana 52 in tutta la
popolazione, la percentuale di pazienti nel gruppo golimumab 50 mg + MTX che ha ottenuto una
risposta ACR era generalmente più alta ma non significativamente diversa quando confrontata con
MTX da solo (vedere Tabella 3). Sono state condotte analisi addizionali nei sottogruppi
rappresentativi della popolazione indicata di pazienti con AR severa, attiva e progressiva. Un effetto
generalmente superiore è stato dimostrato con golimumab 50 mg + MTX versus MTX da solo nella
popolazione indicata in confronto con la popolazione totale.
Negli studi GO-FORWARD e GO-AFTER, sono state osservate risposte statisticamente e
clinicamente significative nella scala DAS28 (Disease Activity Scale) in ogni fase pre-specificata, alla
settimana 14 e alla settimana 24 (p ≤ 0,001). Tra i pazienti che rimanevano in trattamento con
golimumab, randomizzati all’inizio dello studio, le risposte DAS28 venivano mantenute fino alla
settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, le risposte DAS28
sono state simili dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-BEFORE è stata valutata la risposta clinica maggiore, definita come mantenimento di
una risposta ACR 70 su un periodo continuativo di 6 mesi. Alla settimana 52, il 15% dei pazienti del
gruppo golimumab 50 mg + MTX raggiungeva una risposta clinica superiore rispetto al 7% dei
pazienti del gruppo placebo + MTX (p = 0,018). Tra i 159 soggetti randomizzati a golimumab 50 mg
+ MTX, 96 erano ancora in trattamento alla settimana 104. Tra questi 85, 66 e 53 pazienti hanno avuto
rispettivamente una risposta ACR 20/50/70 alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello
studio e trattati con golimumab, sono state osservate percentuali di risposta ACR 20/50/70 simili dalla
settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-BEFORE le variazioni rispetto al basale nel punteggio vdH-S, un punteggio
composito del danno strutturale che misura radiograficamente il numero e la dimensione delle erosioni
articolari e il grado di riduzione dello spazio articolare nelle mani/polsi e piedi, è stato usato per
valutare il grado di danno strutturale. I principali risultati per golimumab alla dose di 50 mg alla
settimana 52 sono presentati nella Tabella 4.
Il numero dei pazienti con nessuna nuova erosione o modifica dal basale nel punteggio totale vdH-S
≤ 0 era significativamente più alto nel gruppo in trattamento con golimumab rispetto al gruppo di
controllo (p = 0,003). Gli effetti radiografici osservati alla settimana 52 si sono mantenuti fino alla
settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, gli effetti
radiografici sono stati simili dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Media (DS) delle modifiche radiografiche dal basale alla settimana 52 nel punteggio vdH-S
totale in tutta la popolazione dello studio GO-BEFORE
Placebo + MTX
Golimumab 50 mg + MTX
n a 160 159
Basale 19,7 (35,4) 18,7 (32,4)
Modifiche dal basale 1,4 (4,6) 0,7 (5,2)*
Punteggio di erosione
Basale 11,3 (18,6) 10,8 (17,4)
Modifiche dal basale 0,7 (2,8) 0,5 (2,1)
Basale 8,4 (17,8) 7,9 (16,1)
Modifiche dal basale 0,6 (2,3) 0,2 (2,0)**
a n corrisponde ai pazienti randomizzati
* p = 0,015
** p = 0,044
Funzionalità fisica e qualità di vita correlata allo stato di salute
La funzionalità fisica e l’invalidità sono state valutate come endpoint separato negli studi
GO-FORWARD e GO-AFTER, usando l’indice d’invalidità dell’HAQ DI. In questi studi, alla
settimana 24, golimumab ha mostrato un miglioramento dell’HAQ DI clinicamente e statisticamente
significativo, rispetto al basale, se paragonato al gruppo di controllo. Tra i pazienti che rimanevano in
trattamento con golimumab, randomizzati all’inizio dello studio, il miglioramento dell’HAQ DI è stato
mantenuto fino alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con
golimumab, il miglioramento dell’HAQ DI è stato simile dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-FORWARD sono stati evidenziati miglioramenti clinicamente e statisticamente
significativi nella qualità di vita correlata allo stato di salute, in base alla misurazione del punteggio
della componente fisica di SF-36 nei pazienti trattati con golimumab versus placebo alla settimana 24.
Tra i pazienti che rimanevano in trattamento con golimumab, randomizzati all’inizio dello studio, il
miglioramento di SF-36 è stato mantenuto fino alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello
studio e trattati con golimumab, il miglioramento della componente fisica di SF-36 è stato simile dalla
settimana 104 fino alla settimana 256. Negli studi GO-FORWARD e GO-AFTER, sono stati osservati
miglioramenti statisticamente significativi nell’affaticamento, secondo la scala FACIT-F (Functional
Assessment of Chronic Illness Therapy-Fatigue).
Artrite psoriasica negli adulti
L’efficacia e la sicurezza di golimumab sono state valutate in uno studio clinico multicentrico,
randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo (GO-REVEAL), condotto in 405 pazienti
adulti con AP in fase attiva (≥ 3 articolazioni tumefatte e ≥ 3 articolazioni dolenti), nonostante la
terapia con antinfiammatori non steroidei (FANS) o DMARD. I pazienti di questo studio avevano una
diagnosi di AP da almeno 6 mesi e almeno una lieve psoriasi. Sono stati arruolati i pazienti con
ciascun sottotipo di artrite psoriasica, compresa artrite poliarticolare senza noduli reumatoidi (43%),
artrite periferica asimmetrica (30%), artrite delle articolazioni interfalangee distali (DIP) (15%),
spondilite con artrite periferica (11%) e artrite mutilante (1%). Non è stato consentito alcun
trattamento precedente con un medicinale anti-TNF. golimumab o placebo sono stati somministrati per
via sottocutanea ogni 4 settimane. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo, golimumab
50 mg, o golimumab 100 mg. Dopo la settimana 24, i pazienti che ricevevano placebo venivano
assegnati a golimumab 50 mg. Alla settimana 52 i pazienti entravano in uno studio di estensione in
aperto a lungo termine.
Il 48% circa dei pazienti ha continuato la somministrazione di dosi stabili di metotrexato
(≤ 25 mg/settimana). Gli endpoint co-primari sono stati la percentuale di pazienti che hanno ottenuto
una risposta ACR 20 alla settimana 14 e la variazione rispetto al basale del punteggio totale vdH-S
modificato per l’AP alla settimana 24.
In generale, non sono state osservate differenze clinicamente significative nelle misure dell’efficacia
fra i regimi di dosaggio con golimumab 50 mg e 100 mg fino alla settimana 104. Secondo il disegno
dello studio, i pazienti nell’estensione a lungo termine potevano essere sottoposti ad uno switch tra le
dosi di golimumab 50 mg e 100 mg a discrezione del medico dello studio.
Segni e sintomi
I principali risultati per la dose da 50 mg alle settimane 14 e 24 sono mostrati nella Tabella 5 e sono
descritti qui di seguito.
Principali risultati di efficacia dello studio GO-REVEAL
Placebo Golimumab 50 mg*
na 113 146
% di pazienti che hanno risposto
Settimana 14 9% 51%
Settimana 24 12% 52%
Settimana 14 2% 30%
Settimana 24 4% 32%
Settimana 14 1% 12%
Settimana 24 1% 19%
Settimana 14 3% 40%
Settimana 24 1% 56%
* p < 0,05 per tutti i confronti;
a n corrisponde ai pazienti randomizzati; il numero effettivo di pazienti valutabili per ciascun endpoint può variare per
b Psoriasis Area and Severity Index
c Sulla base del sottogruppo di pazienti con un coinvolgimento dell’area della superficie corporea (BSA) ≥ 3% al basale,
79 pazienti (69,9%) nel gruppo di trattamento con placebo e 109 (74,3%) in quello con golimumab 50 mg.
Le risposte sono state osservate alla prima valutazione (settimana 4), dopo la somministrazione
iniziale di golimumab. Sono state riscontrate risposte ACR 20 simili alla settimana 14 nei pazienti con
artrite poliarticolare in assenza di noduli reumatoidi e sottotipi di AP, artrite periferica asimmetrica. Il
numero di pazienti con altri sottotipi di AP era troppo esiguo per consentire una valutazione
significativa. Le risposte osservate nei gruppi di trattamento con golimumab erano simili nei pazienti
trattati o meno con MTX concomitante. Tra i 146 pazienti randomizzati a golimumab 50 mg, 70
risultavano essere ancora in trattamento alla settimana 104. Tra questi 70 pazienti, 64, 46 e 31 pazienti
avevano rispettivamente una risposta ACR 20/50/70. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e
trattati con golimumab, sono state osservate percentuali di risposta ACR 20/50/70 simili dalla
settimana 104 fino alla settimana 256.
Sono state anche osservate risposte statisticamente significative nel DAS28 alle settimane 14 e 24
(p < 0,05).
Alla settimana 24, nei pazienti trattati con golimumab, sono stati osservati miglioramenti nei parametri
dell’attività periferica tipica dell’artrite psoriasica (ad es., numero di articolazioni tumefatte, numero di
articolazioni dolenti, dattilite e entesite). Il trattamento con golimumab ha determinato un
miglioramento significativo della funzionalità fisica, valutata dall’HAQ DI e a miglioramenti
significativi della qualità di vita correlata allo stato di salute, in base ai punteggi riassuntivi delle
componenti fisiche e mentali del SF-36. Tra i pazienti rimasti in trattamento con golimumab, al quale
erano stati randomizzati all’inizio dello studio, le risposte DAS28 e HAQ DI venivano mantenute fino
alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, le risposte
DAS28 e HAQ DI sono state simili dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Il danno strutturale di mani e piedi è stato radiologicamente valutato attraverso la variazione rispetto al
basale del punteggio vdH-S, modificato per l’AP con l’aggiunta delle articolazioni interfalangee distali
(DIP) della mano.
Il trattamento con golimumab 50 mg riduce il tasso di progressione del danno articolare periferico in
confronto al trattamento con placebo alla settimana 24 misurata come variazione rispetto al basale del
punteggio totale vdH-S modificato (la media ± punteggio DS era 0,27 ± 1,3 nel gruppo placebo
confrontato con -0,16 ± 1,3 nel gruppo di golimumab; p = 0,011). Dei 146 pazienti che sono stati
randomizzati a golimumab 50 mg, i dati dei raggi X alla settimana 52 erano disponibili per
126 pazienti, di questi il 77% non mostrava alcuna progressione rispetto al basale. Alla settimana 104,
i dati dei raggi X erano disponibili per 114 pazienti e il 77% non mostrava alcuna progressione rispetto
al basale. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, percentuali simili di
pazienti non hanno mostrato alcuna progressione rispetto al basale dalla settimana 104 fino alla
Spondiloartrite assiale negli adulti
Spondilite anchilosante negli adulti
L’efficacia e la sicurezza di golimumab sono state valutate in uno studio clinico multicentrico, in
doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo (GO-RAISE), condotto in 356 pazienti adulti con
spondilite anchilosante in fase attiva (definita come indice Bath dell’attività patologica della spondilite
anchilosante (BASDAI) ≥ 4 e una VAS per dolore lombare totale ≥ 4 su una scala da 0 a 10 cm). I
pazienti arruolati in questo studio avevano la patologia in fase attiva, nonostante la terapia attuale o
precedente con FANS o DMARD e non erano stati trattati in precedenza con alcun medicinale
anti-TNF. Golimumab o placebo sono stati somministrati per via sottocutanea ogni 4 settimane. I
pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo, golimumab 50 mg, o golimumab 100 mg e hanno
potuto continuare la terapia concomitante di DMARD (MTX, SSZ e/o HCQ). L’endpoint primario è
stato la percentuale di pazienti con risposta ASAS 20 (Ankylosing Spondylitis Assessment Study
Group) alla settimana 14. I dati di efficacia controllata con placebo sono stati raccolti e analizzati fino
alla settimana 24.
I principali risultati per la dose da 50 mg sono mostrati nella Tabella 6 e sono descritti qui di seguito.
In linea generale, non sono state osservate differenze clinicamente significative nelle misure
dell’efficacia fra i regimi posologici con golimumab 50 mg e 100 mg fino alla settimana 24. Secondo
il disegno dello studio, i pazienti nell’estensione a lungo termine potevano essere sottoposti ad uno
switch tra le dosi di golimumab 50 mg e 100 mg a discrezione del medico dello studio.
Principali risultati di efficacia dello studio GO-RAISE
Placebo Golimumab 50 mg*
na 78 138
% di pazienti che hanno risposto
Settimana 14 22% 59%
Settimana 24 23% 56%
Settimana 14 15% 45%
Settimana 24 15% 44%
Settimana 14 8% 50%
Settimana 24 13% 49%
* p ≤ 0,001 per tutti i confronti
a n corrisponde ai pazienti randomizzati; il numero effettivo di pazienti valutabili per ciascun endpoint può variare per
Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, la percentuale di pazienti con
risposta ASAS 20 e ASAS 40 è stata simile dalla settimana 24 fino alla settimana 256.
Sono state osservate anche risposte statisticamente significative nel BASDAI 50, 70 e 90 (p ≤ 0,017)
alle settimane 14 e 24. Sono stati riscontrati miglioramenti delle principali misurazioni dell’attività
patologica alla prima valutazione (settimana 4) dopo la somministrazione iniziale di golimumab che
sono stati mantenuti fino alla settimana 24. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con
golimumab, sono state osservate percentuali simili di variazione rispetto al basale nel BASDAI dalla
settimana 24 fino alla settimana 256. È stata osservata un’efficacia costante nei pazienti a prescindere
dall’uso di DMARD (MTX, sulfasalazina e/o idrossiclorochina), presenza dell’antigene HLA-B27 o
livelli basali di PCR in base alla valutazione delle risposte ASAS 20 alla settimana 14.
Il trattamento con golimumab ha portato a miglioramenti significativi nella funzionalità fisica come
valutato dai cambiamenti rispetto al basale in BASFI (Bath Ankylosing Spondylitis Functional Index)
alle settimane 14 e 24. Anche la qualità di vita correlata allo stato di salute, misurato dal punteggio
della componente fisica SF-36, è stata migliorata significativamente alle settimane 14 e 24. Tra i
pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, i miglioramenti nella funzionalità fisica
e nella qualità di vita correlata allo stato di salute sono stati simili dalla settimana 24 fino alla
Spondiloartrite assiale non radiografica negli adulti
La sicurezza e l’efficacia di golimumab sono state valutate in uno studio multicentrico, randomizzato,
in doppio cieco, controllato con placebo (GO-AHEAD) condotto su 197 pazienti adulti con SpA
assiale nr severa in fase attiva (definiti come quei pazienti che soddisfacevano i criteri della
classificazione ASAS per la diagnosi di spondiloartrite assiale ma che non soddisfacevano i criteri di
New York modificati per la diagnosi di SA). I pazienti arruolati in questo studio avevano una malattia
in fase attiva (definita in base ad un BASDAI ≥ 4 e ad una Scala Analogica Visiva (VAS) per il dolore
dorsale complessivo ≥ 4, ciascuna su di una scala da 0 a 10 cm) nonostante una terapia con FANS in
corso o precedente e non erano stati precedentemente trattati con un qualsiasi medicinale biologico
compresa la terapia anti-TNF. I pazienti sono stati randomizzati al trattamento con placebo o con
golimumab 50 mg somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane. Alla settimana 16, i pazienti
entravano in un periodo di trattamento in aperto nel quale tutti ricevevano golimumab 50 mg
somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane fino alla settimana 48 con valutazioni di efficacia
effettuate fino alla settimana 52 e follow-up di sicurezza fino alla settimana 60. Approssimativamente
il 93% dei pazienti che avevano ricevuto golimumab all’inizio dell’estensione in aperto (settimana 16)
rimanevano in trattamento fino alla fine dello studio (settimana 52). Le analisi sono state effettuate sia
su tutta la popolazione trattata (AT, N = 197) che sulla popolazione con segni obiettivi di
infiammazione (OSI, N = 158, come indicato da elevati livelli di PCR e/o dall’evidenza di sacroileite
nella RMI effettuata al basale). I dati di efficacia controllati con placebo sono stati raccolti e analizzati
fino alla settimana 16. L’ endpoint primario era la percentuale di pazienti che otteneva una risposta
ASAS 20 alla settimana 16. I principali risultati sono mostrati nella Tabella 7 e sono descritti di
Principali risultati di efficacia dello studio GO-AHEAD alla settimana 16
Miglioramenti nei segni e nei sintomi
Tutta la popolazione trattata (AT)
Popolazione con segni obiettivi di
na 100 97 80 78
% di pazienti che hanno risposto
ASAS 20 40% 71%** 38% 77%**
ASAS 40 23% 57%** 23% 60%**
ASAS 5/6 23% 54%** 23% 63%**
parziale 18% 33%* 19% 35%*
ASDAS-C b < 1,3 13% 33%* 16% 35%*
BASDAI 50 30% 58%** 29% 59%**
Inibizione dell’infiammazione nelle articolazioni sacro-iliache (SI) misurata con RMI
50 mg Placebo
n C 87 74 69 61
Variazione media nel
sacro-iliaca -0,9 -5,3** -1,2 -6,4**
a n corrisponde ai pazienti randomizzati e trattati
b Spondilite anchilosante punteggio di attività della malattia con proteina C reattiva (AT-Placebo, N = 90;
AT-golimumab 50 mg, N = 88; OSI-Placebo, N = 71; OSI-golimumab 50 mg, N = 71)
c n corrisponde al numero di pazienti con dati di RMI al basale e alla settimana 16
d SPARCC (Spondyloarthritis Research Consortium of Canada)
** p < 0,0001 per confronti golimumab vs placebo
* p < 0,05 per confronti golimumab vs placebo
Miglioramenti statisticamente significativi nei segni e nei sintomi di SpA assiale nr severa in fase
attiva sono stati dimostrati nei pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto al placebo alla
settimana 16 (Tabella 7). Miglioramenti sono stati osservati alla prima valutazione (settimana 4) dopo
la somministrazione iniziale di golimumab. Il punteggio SPARCC misurato con RMI ha mostrato
riduzioni statisticamente significative dell’infiammazione nell’articolazione SI alla settimana 16 nei
pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto al placebo (Tabella 7). Il dolore valutato tramite il
dolore dorsale complessivo e il dolore dorsale notturno su scala VAS e l’attività della malattia
misurata tramite ASDAS-C hanno mostrato anche un miglioramento statisticamente significativo dal
basale alla settimana 16 nei pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto al placebo (p < 0,0001).
Miglioramenti statisticamente significativi nella mobilità spinale valutata con il BASMI (Bath
Ankylosing Spondylitis Metrology Index) e nella funzionalità fisica valutata con il BASFI sono stati
dimostrati nei pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto ai pazienti trattati con placebo
(p < 0,0001). I pazienti trattati con golimumab hanno riportato in modo significativo più miglioramenti
nella qualità di vita correlata allo stato di salute valutati tramite ASQoL, EQ-5D e componenti fisiche
e mentali del SF-36 e hanno riportato in modo significativo più miglioramenti nella produttività
valutati tramite maggiori riduzioni della compromissione complessiva della capacità di lavorare e della
compromissione dello svolgimento delle attività quotidiane valutate tramite il questionario WPAI
rispetto ai pazienti che ricevevano placebo.
Per tutti gli endpoint sopra descritti, risultati statisticamente significativi sono stati dimostrati anche
nella popolazione OSI alla settimana 16.
In entrambe le popolazioni AT e OSI, i miglioramenti nei segni e sintomi, nella mobilità spinale, nella
funzionalità fisica, nella qualità della vita e nella produttività osservati alla settimana 16 tra i pazienti
trattati con golimumab 50 mg, persistevano in quei pazienti rimasti nello studio alla settimana 52.
La sicurezza e l’efficacia del proseguimento del trattamento con golimumab (frequenza di dosaggio
completa o ridotta) rispetto all’interruzione del trattamento sono state valutate in pazienti adulti
(18-45 anni di età) con SpA assiale nr in fase attiva che hanno dimostrato una remissione prolungata
durante i 10 mesi di trattamento mensile in aperto con golimumab (GO-BACK). I pazienti elegibili
(che hanno raggiunto una risposta clinica entro il Mese 4 e uno stato della malattia inattivo (ASDAS
< 1,3) sia al Mese 7 che al Mese 10) entrati nella fase di interruzione in doppio cieco sono stati
randomizzati al proseguimento del trattamento mensile con golimumab (regime di trattamento
completo, N = 63), al trattamento con golimumab ogni 2 mesi (regime di trattamento ridotto, N = 63)
o al trattamento mensile con placebo (interruzione del trattamento, N = 62) per un massimo di circa
L’endpoint primario di efficacia è stato la percentuale di pazienti senza una riacutizzazione
dell’attività della malattia. I pazienti che hanno manifestato una riacutizzazione, cioè avevano un
ASDAS rilevato in 2 valutazioni consecutive in cui entrambe mostravano un punteggio assoluto pari a
≥ 2,1 o un aumento post-interruzione pari a ≥ 1,1 relativamente al Mese 10 (fine del periodo in aperto),
hanno ripreso il trattamento mensile con golimumab in una fase di ritrattamento in aperto per
caratterizzare la risposta clinica.
Risposta clinica dopo l’interruzione del trattamento in doppio cieco
Tra i 188 pazienti con malattia inattiva che hanno ricevuto almeno una dose di trattamento in doppio
cieco, una percentuale di pazienti significativamente maggiore (p < 0,001) non ha manifestato una
riacutizzazione della malattia proseguendo golimumab in trattamento completo (84,1 %), o in regimi
di trattamento ridotto (68,3%) rispetto all’interruzione del trattamento (33,9 %) (Tabella 8).
Analisi della percentuale di partecipanti senza una riacutizzazionea
Analisi completa del set di popolazione (Periodo 2 – In doppio cieco)
Differenza in % vs Placebo
Trattamento n/N % Stimata (IC 95%)b p-Valueb
GLM s.c. QMT 53/63 84,1 50,2 (34,1; 63,6) < 0,001
GLM s.c. Q2MT 43/63 68,3 34,4 (17,0; 49,7) < 0,001
Placebo 21/62 33,9
Il set dell’analisi completa comprende tutti i partecipanti randomizzati che hanno raggiunto la malattia inattiva nel
periodo 1 e che hanno ricevuto almeno una dose di trattamento in cieco dello studio.
a Definito come ASDAS valutato in 2 visite consecutive che mostrano entrambe un punteggio assoluto pari a ≥ 2,1 o
aumento post-interruzione pari a ≥ 1,1 relativamente al Mese 10 (Visita 23).
b Il tasso di errore di tipo I rispetto ai confronti tra trattamento multiplo (GLM s.c. QMT vs Placebo e GLM s.c. Q2MT
vs Placebo) è stato controllato utilizzando una procedura di test sequenziale (step-down). Derivato sulla base del
metodo di Miettinen e Nurminen stratificato con livello di PCR (> 6 mg/L o ≤ 6 mg/L) come fattore di stratificazione.
I partecipanti che hanno interrotto il periodo 2 prematuramente e prima di una “riacutizzazione” saranno conteggiati come
aventi una “riacutizzazione”.
N = Numero totale di partecipanti; n = numero di partecipanti senza una riacutizzazione; GLM = golimumab; s.c. = via
sottocutanea, QMT = dosaggio mensile; Q2MT = dosaggio ogni 2 mesi.
La differenza di tempo alla prima riacutizzazione tra il gruppo di interruzione del trattamento e uno dei
gruppi di trattamento con golimumab è mostrata nella Figura 1 (log-rank p < 0,0001 per ciascun
confronto). Nel gruppo placebo, le riacutizzazioni sono iniziate circa 2 mesi dopo l’interruzione del
trattamento con golimumab, con la maggior parte delle riacutizzazioni verificatesi entro 4 mesi
dall’interruzione del trattamento (Figura 1).
Figura 1: Analisi di Kaplan-Meier di tempo alla prima riacutizzazione
Risposta clinica al ritrattamento per una riacutizzazione della malattia
La risposta clinica è stata definita come un miglioramento BASDAI ≥ 2 o ≥ 50 % rispetto alla media
dei 2 punteggi BASDAI consecutivi attribuiti alla riacutizzazione della malattia. Dei 53 partecipanti
nel regime a dosaggio ridotto o nel regime di sospensione del trattamento che hanno avuto una
riacutizzazione della malattia confermata, 51 (96,2 %) hanno ottenuto una risposta clinica a
golimumab entro i primi 3 mesi di ritrattamento, sebbene un numero inferiore di pazienti (71,7 %) sia
stato in grado di sostenerla per tutti i 3 mesi.
Colite ulcerosa negli adulti
L’efficacia di golimumab è stata valutata in due studi clinici randomizzati, in doppio cieco, controllati
con placebo condotti in pazienti adulti.
Lo studio di induzione (PURSUIT-Induction) ha valutato pazienti con colite ulcerosa in fase attiva di
grado da moderato a severo (punteggio Mayo da 6 a 12; subpunteggio endoscopico ≥ 2) che avevano
una risposta inadeguata o che non avevano tollerato le terapie convenzionali o che erano
corticosteroidi dipendenti. Nella porzione dello studio di conferma della dose, 761 pazienti sono stati
randomizzati a ricevere 400 mg di golimumab s.c. alla settimana 0 e 200 mg alla settimana 2, 200 mg
di golimumab s.c. alla settimana 0 e 100 mg alla settimana 2 o placebo s.c. alle settimane 0 e 2. Era
consentita la somministrazione concomitante di dosi stabili di aminosalicilati per via orale,
corticosteroidi e/o agenti immunomodulatori. In questo studio è stata valutata l’efficacia di golimumab
fino alla settimana 6.
I risultati dello studio di mantenimento (PURSUIT-Maintenance) si basavano sulla valutazione di
456 pazienti che avevano raggiunto una risposta clinica nella precedente induzione con golimumab. I
pazienti sono stati randomizzati a ricevere golimumab 50 mg, golimumab 100 mg o placebo
somministrati per via sottocutanea ogni 4 settimane. Era consentita la somministrazione concomitante
di dosi stabili di aminosalicilati per via orale e/o agenti immunomodulatori. I corticosteroidi dovevano
essere gradatamente ridotti all’inizio dello studio di mantenimento. In questo studio è stata valutata
l’efficacia di golimumab fino alla settimana 54. I pazienti che avevano completato lo studio di
mantenimento fino alla settimana 54 hanno continuato il trattamento in uno studio di estensione, con
efficacia valutata fino alla settimana 216. La valutazione dell’efficacia nello studio di estensione era
basata sui cambiamenti nell’impiego dei corticosteroidi, sulla valutazione globale del medico (PGA)
dell’attività della malattia e sul miglioramento della qualità della vita come misurato dal questionario
sulla malattia infiammatoria dell’intestino (IBDQ).
Principali risultati di efficacia degli studi PURSUIT - Induction e PURSUIT - Maintenance
N = 251
Golimumab 200/100 mg
N = 253
Percentuale di pazienti
Pazienti in risposta clinica alla settimana 6a 30% 51%**
Pazienti in remissione clinica alla settimana 6b 6% 18%**
Pazienti con guarigione della mucosa alla
N = 154
N = 151
N = 151
Percentuale di pazienti
Mantenimento della risposta (Pazienti in
risposta clinica fino alla settimana 54)e 31% 47%* 50%**
Remissione sostenuta (Pazienti in remissione
clinica alle settimane 30 e 54)f 16% 23%g 28%*
N = numero di pazienti
** p ≤ 0,001
* p ≤ 0,01
a Definita come una riduzione rispetto al basale nel punteggio Mayo ≥ 30% e ≥ 3 punti, accompagnata da una riduzione
del subpunteggio del sanguinamento rettale ≥ 1 o un subpunteggio del sanguinamento rettale di 0 o 1.
b Definita come punteggio Mayo ≤ 2 punti, con nessun subpunteggio individuale > 1
c Definita come 0 o 1 nel subpunteggio endoscopico del punteggio Mayo.
d Solo induzione con golimumab.
e I pazienti sono stati valutati per l’attività della CU con il punteggio parziale Mayo ogni 4 settimane (la perdita di
risposta era confermata con l’endoscopia). Pertanto, un paziente che manteneva la risposta era in uno stato di risposta
clinica continua ad ogni valutazione clinica fino alla settimana 54.
f Un paziente doveva essere in remissione alle settimane 30 e 54 (senza mostrare una perdita di risposta in qualsiasi
punto temporale fino alla settimana 54) per ottenere una remissione sostenuta.
g In pazienti di peso inferiore a 80 kg, una percentuale maggiore di pazienti che ricevevano una terapia di mantenimento
da 50 mg mostrava una remissione clinica sostenuta rispetto a quelli che ricevevano placebo.
Più pazienti trattati con golimumab mostravano una guarigione sostenuta della mucosa (pazienti con
guarigione della mucosa alle settimane 30 e 54) nel gruppo 50 mg (42%, p nominale < 0,05) e nel
gruppo 100 mg (42%, p < 0,005) rispetto ai pazienti del gruppo placebo (27%).
Tra il 54% dei pazienti (247/456) che avevano ricevuto una terapia concomitante con corticosteroidi
all’inizio del PURSUIT-Maintenance, la percentuale dei pazienti che avevano mantenuto una risposta
clinica fino alla settimana 54 e non avevano ricevuto terapia concomitante con corticosteroidi alla
settimana 54 è stata maggiore nel gruppo 50 mg (38%, 30/78) e nel gruppo 100 mg (30%, 25/82)
rispetto al gruppo placebo (21%, 18/87). La percentuale di pazienti che avevano eliminato
corticosteroidi entro la settimana 54 è stata maggiore nel gruppo 50 mg (41%, 32/78) e nel gruppo
100 mg (33%, 27/82) rispetto al gruppo placebo (22%, 19/87). Tra i pazienti che erano entrati nello
studio di estensione, la percentuale dei soggetti che erano rimasti liberi da corticosteroidi era
generalmente mantenuta fino alla settimana 216.
I pazienti che non hanno raggiunto una risposta clinica alla settimana 6 durante gli studi
PURSUIT-Induction sono stati trattati con golimumab 100 mg ogni 4 settimane nello studio
PURSUIT-Maintenance. Alla settimana 14, il 28% di questi pazienti ha raggiunto una risposta definita
dal punteggio parziale Mayo (riduzione fino a ≥ 3 punti rispetto all’inizio dell’induzione). Alla
settimana 54, i risultati clinici osservati in questi pazienti sono stati simili ai risultati clinici riportati
nei pazienti che avevano raggiunto una risposta clinica alla settimana 6.
Alla settimana 6, golimumab ha migliorato in modo significativo la qualità di vita come misurato dalla
variazione rispetto al basale in una misura specifica della malattia, IBDQ (questionario sulla malattia
infiammatoria dell’intestino). Tra i pazienti che avevano ricevuto una terapia di mantenimento con
golimumab, il miglioramento della qualità di vita come misurato dall’IBDQ è stato mantenuto fino
alla settimana 54.
Approssimativamente il 63% dei pazienti che avevano ricevuto golimumab all’inizio dello studio di
estensione (settimana 56), rimanevano in trattamento fino alla fine dello studio (ultima
somministrazione di golimumab alla settimana 212).
Artrite idiopatica giovanile poliarticolare pediatrica
La sicurezza e l’efficacia di golimumab sono state valutate in uno studio con sospensione,
randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo (GO-KIDS) in 173 bambini (da 2 a 17 anni di
età) con AIGp attiva con almeno 5 articolazioni attive ed una risposta non adeguata a MTX. Sono stati
inclusi nello studio bambini con AIG a decorso poliarticolare (poliartrite con fattore reumatoide
positivo o negativo, oligoartrite estesa, artrite psoriasica giovanile o AIG sistemica senza sintomi
sistemici in corso). Il numero mediano di articolazioni attive al basale era 12 e la PCR mediana era di
La parte 1 dello studio prevedeva una fase in aperto di 16 settimane nella quale i 173 bambini arruolati
hanno ricevuto golimumab 30 mg/m2 (massimo 50 mg) per via sottocutanea ogni 4 settimane e MTX. I
154 bambini che avevano raggiunto una risposta ACR Ped 30, alla settimana 16, sono entrati nella
parte 2 dello studio, la fase con sospensione randomizzata, e hanno ricevuto golimumab 30 mg/m2
(massimo 50 mg) + MTX o placebo + MTX ogni 4 settimane. Dopo riacutizzazione della malattia, i
bambini hanno ricevuto golimumab 30 mg/m2 (massimo 50 mg) + MTX. Alla settimana 48, i bambini
sono entrati in una fase di estensione a lungo termine.
I bambini in questo studio hanno mostrato risposte ACR Ped 30, 50, 70 e 90 dalla settimana 4.
Alla settimana 16, l’87% dei bambini erano responders ACR Ped 30 e il 79%, il 66% e il 36% dei
bambini erano responders ACR Ped 50, ACR Ped 70 e ACR Ped 90, rispettivamente. Alla
settimana 16, il 34% dei bambini aveva una malattia non attiva definita in base alla presenza di tutti i
seguenti parametri: assenza di articolazioni con artrite attiva; assenza di febbre, eruzione cutanea,
sierosite, splenomegalia, epatomegalia o linfoadenopatia generalizzata attribuibili a AIG; assenza di
uveite attiva; VES normale (< 20 mm/ora) o PCR normale (< 1,0 mg/dL); valutazione globale di
attività della malattia da parte del medico (punteggio VAS ≤ 5 mm); durata della rigidità mattutina
< 15 minuti.
Alla settimana 16, tutte le componenti ACR Ped hanno mostrato un miglioramento clinicamente
rilevante rispetto al basale (vedere Tabella 10).
Miglioramenti rispetto al basale nelle componenti ACR Ped alla settimana 16a
Percentuale mediana di
Golimumab 30 mg/m2
nb = 173
Valutazione globale della malattia da parte del medico
(VASc 0-10 cm)
Valutazione globale del benessere generale da parte del
soggetto/genitore (VAS 0-10 cm)
Numero di articolazioni attive 92%
Numero di articolazioni con una limitata capacità di
Funzionalità fisica in base al CHAQd 50%
VES (mm/h)e 33%
a basale = settimana 0
b “n” riflette i pazienti arruolati
c VAS: Scala Analogica Visiva
d CHAQ: Child Health Assessment Questionaire
e VES (mm/h): velocità di eritrosedimentazione (millimetri per ora)
L’endpoint primario dello studio, la percentuale di bambini che erano responder ACR Ped 30 alla
settimana 16 e che non avevano presentato una riacutizzazione tra la settimana 16 e la settimana 48,
non è stato raggiunto. La maggior parte dei bambini non aveva presentato una riacutizzazione tra la
settimana 16 e la settimana 48 (59% nel gruppo golimumab + MTX e 53% nel gruppo
placebo + MTX, rispettivamente; p = 0,41).
Un’analisi per sottogruppo pre-specificata dell’endpoint primario in base ai valori di PCR al basale
(≥ 1 mg/dL vs < 1 mg/dL) ha dimostrato tassi più elevati di riacutizzazione nei pazienti trattati con
placebo + MTX rispetto ai pazienti trattati con golimumab + MTX tra i soggetti con valori di PCR al
basale ≥ 1 mg/dL (87% vs 40% p = 0,0068).
Alla settimana 48, il 53% e il 55% dei bambini nel gruppo golimumab + MTX e nel gruppo
placebo + MTX, rispettivamente, erano responder ACR Ped 30 e il 40% e il 28% dei bambini nel
gruppo golimumab + MTX e nel gruppo placebo + MTX, rispettivamente, hanno ottenuto una malattia
Colite ulcerosa pediatrica
La sicurezza e l’efficacia di golimumab sono state valutate in uno studio di fase III, multicentrico, in
aperto, (PURSUIT 2) progettato per arruolare bambini di età compresa tra 2 e 17 anni con CU in fase
attiva di grado da moderato a severo, definita come punteggio Mayo completo al basale da 6 a 12,
inclusi, con un subpunteggio endoscopico ≥ 2. I bambini precedentemente esposti ad agenti anti-TNF-
α non erano idonei alla partecipazione. La maggior parte dei 69 partecipanti (97,1%) stava ricevendo
farmaci per il trattamento della CU (corticosteroidi, immunomodulatori e/o 5-ASA); il 52,2% dei
partecipanti stava ricevendo corticosteroidi e l’88,4% stava ricevendo 5-ASA orale. L’età media dei
partecipanti era di 13,4 anni (intervallo 4-17). Il 53,6% (37) dei partecipanti era di sesso femminile. Il
peso medio era di 52,4 kg (intervallo da 16 a 107). Le caratteristiche della malattia al basale per la
popolazione complessiva di golimumab erano rappresentative di pazienti pediatrici con CU in fase
attiva di grado da moderato a severo.
Nella fase di induzione (dalla settimana 0 alla settimana 6), i bambini hanno ricevuto golimumab s.c.
in base al peso corporeo, alle settimane 0 e 2. I bambini con peso corporeo ≥ 45 kg hanno ricevuto
dosi di induzione fisse di 200 mg s.c. alla settimana 0 e 100 mg alla settimana 2. I bambini con peso
corporeo < 45 kg hanno ricevuto dosi di induzione aggiustate per la superficie corporea di 120 mg/m2
s.c. (fino a un massimo di 200 mg) alla settimana 0 e 60 mg/m2 s.c. (fino a un massimo di 100 mg) alla
settimana 2. Alla settimana 6, i bambini sono stati valutati per efficacia e sicurezza.
Nella fase di mantenimento (dalla settimana 6 alla settimana 54), i bambini in risposta clinica a
golimumab (una riduzione rispetto al basale del punteggio Mayo completo di ≥ 30% e ≥ 3 punti, con
una riduzione rispetto al basale del subpunteggio di sanguinamento rettale di ≥ 1 o un subpunteggio di
sanguinamento rettale di 0 o 1 utilizzando la lettura locale del subpunteggio endoscopico) hanno
continuato a ricevere golimumab s.c. 100 mg (bambini di peso ≥ 45 kg) o 60 mg/m2 (bambini di peso
< 45 kg) ogni 4 settimane fino alla settimana 50. Ai bambini che non hanno mostrato una risposta
clinica alla settimana 6, potevano essere somministrate dosi aggiuntive alla settimana 6 e alla
settimana 10, seguite da una valutazione della risposta alla settimana 14 per determinare se i bambini
continuavano con golimumab ogni 4 settimane fino alla settimana 50. Dei 41 bambini che sono entrati
nella fase di mantenimento, 39 bambini sono rimasti nello studio alla settimana 54 (con una
determinazione dell’efficacia mediante punteggio Mayo completo).
L’endpoint primario della remissione clinica, misurato mediante il punteggio Mayo, era definito come
un punteggio Mayo ≤ 2 punti, senza alcun subpunteggio individuale > 1 (in base al subpunteggio
Mayo endoscopico assegnato dall’endoscopista locale). Complessivamente, 22 (31,9%) bambini
hanno mostrato remissione clinica alla settimana 6. Alla settimana 54, il 31,7% di coloro che avevano
ottenuto la risposta clinica alla settimana 6 era in remissione clinica.
Principali risultati di efficacia degli studi PURSUIT 2 - Induction e PURSUIT 2 - Maintenance
PURSUIT 2 - Induction
Endpoint primario Golimumab
N = 69
Soggetti in remissione clinica valutata mediante il
punteggio Mayo alla settimana 6 a 22 (31,9%)
Principali endpoint secondari di efficacia
Soggetti in risposta clinica alla settimana 6b 39 (56,5%)
Soggetti con guarigione endoscopica alla
settimana 6c 28 (40,6%)
PURSUIT 2 – Maintenance
Principali endpoint secondari di efficacia Golimumab
N = 41
Soggetti in remissione clinica alla settimana 54,
valutata mediante il punteggio Mayoa,e
Soggetti con guarigione endoscopica alla
Soggetti in remissione clinica alla settimana 54,
come valutato dal punteggio Mayo, per i
partecipanti che erano in remissione clinica alla
N = numero di pazienti
a La remissione clinica è definita come un punteggio Mayo ≤ 2 punti, senza alcun sottopunteggio individuale > 1.
b Risposta clinica definita come una riduzione rispetto al basale nel punteggio Mayo ≥ 30% e ≥ 3 punti, accompagnato da
una riduzione del subpunteggio del sanguinamento rettale ≥ 1 al basale o un subpunteggio del sanguinamento rettale di
0 o 1.
c La guarigione endoscopica è definita come un subpunteggio endoscopico di 0 o 1 in base all’endoscopia locale.
d Il denominatore è costituito da soggetti in remissione clinica alla settimana 6.
e I soggetti senza punteggio endoscopico alla settimana 54 sono stati considerati non in remissione clinica.
Anticorpi anti-golimumab possono svilupparsi durante il trattamento con golimumab. La formazione
di anticorpi anti-golimumab può essere associata a una ridotta esposizione sistemica al golimumab, ma
non è stata osservata alcuna correlazione apparente tra lo sviluppo di anticorpi e l’efficacia. La
presenza di anticorpi contro golimumab può aumentare il rischio di reazioni al sito di iniezione
(vedere paragrafo 4.8).
5.2 Proprietà farmacocinetiche
Dopo un’unica somministrazione di golimumab per via sottocutanea a soggetti sani o a pazienti con
AR, il tempo medio per raggiungere le concentrazioni sieriche massime (Tmax) variava fra 2 e 6 giorni.
Un’iniezione sottocutanea di golimumab da 50 mg in soggetti sani ha prodotto una concentrazione
sierica massima (Cmax) media ± deviazione standard di 3,1 ± 1,4 µg/mL.
Dopo un’unica iniezione sottocutanea da 100 mg, l’assorbimento di golimumab era simile nella parte
superiore del braccio, nell’addome e nella coscia, con una biodisponibilità media assoluta del 51%.
Poiché golimumab ha evidenziato parametri farmacocinetici quasi proporzionali alla dose dopo una
somministrazione per via sottocutanea, si prevede che la biodisponibilità assoluta di una dose di
golimumab da 50 mg o da 200 mg sia analoga.
Dopo un’unica somministrazione e.v., il volume medio di distribuzione era di 115 ± 19 mL/kg.
La clearance sistemica di golimumab è stata stimata essere di 6,9 ± 2,0 mL/die/kg. Il valore
dell’emivita terminale è stato stimato essere di circa 12 ± 3 giorni nei soggetti sani e presentava valori
analoghi nei pazienti con AR, AP, SA o CU.
Quando è stata somministrata per via sottocutanea una dose di golimumab da 50 mg in pazienti con
AR, AP o SA ogni 4 settimane, le concentrazioni sieriche hanno raggiunto lo steady state entro la
settimana 12. Con l’uso concomitante di MTX, il trattamento con golimumab da 50 mg per via
sottocutanea ogni 4 settimane ha prodotto una concentrazione sierica minima media (± deviazione
standard) allo stato stazionario di circa 0,6 ± 0,4 µg/mL nei pazienti con AR in fase attiva, nonostante
la terapia con MTX, di circa 0,5 ± 0,4 µg/mL nei pazienti con AP attiva, e di circa 0,8 ± 0,4 µg/mL nei
pazienti con SA. Concentrazioni sieriche medie di valle di golimumab allo steady state in pazienti con
SpA assiale nr sono state simili a quelle osservate in pazienti con SA dopo somministrazione
sottocutanea di 50 mg di golimumab ogni 4 settimane.
I pazienti con AR, AP o SA, che non hanno ricevuto MTX in concomitanza, avevano concentrazioni
minime di golimumab allo stato stazionario più basse di circa il 30% rispetto a quelle dei pazienti che
hanno ricevuto golimumab con MTX. In un limitato numero di pazienti con AR trattati con
golimumab per via sottocutanea per un periodo superiore a 6 mesi, l’uso concomitante di MTX ha
ridotto la clearance apparente di golimumab di circa il 36%. Tuttavia, le analisi farmacocinetiche della
popolazione indicano che l’uso concomitante di FANS, corticosteroidi per via orale o sulfasalazina
non ha influenzato la clearance apparente di golimumab.
A seguito di dosi di induzione da 200 mg e 100 mg di golimumab rispettivamente alla settimana 0 e 2,
e successivamente dosi di mantenimento da 50 mg o 100 mg di golimumab per via sottocutanea ogni
4 settimane in pazienti con CU, le concentrazioni sieriche di golimumab hanno raggiunto lo steady
state approssimativamente 14 settimane dopo l’inizio della terapia. Il trattamento con 50 mg o 100 mg
di golimumab per via sottocutanea ogni 4 settimane durante il mantenimento ha dato luogo ad una
concentrazione sierica media di valle allo steady state di circa 0,9 ± 0,5 µg/mL e 1,8 ± 1,1 µg/mL,
In pazienti con CU trattati con 50 mg o 100 mg di golimumab per via sottocutanea ogni 4 settimane,
l’uso concomitante di immunomodulatori non ha avuto un effetto sostanziale sui livelli di valle di
golimumab allo stato stazionario.
I pazienti che hanno sviluppato anticorpi contro golimumab generalmente hanno avuto basse
concentrazioni sieriche di valle di golimumab allo steady state (vedere paragrafo 5.1).
Golimumab, in pazienti con AR, ha mostrato parametri farmacocinetici approssimativamente
proporzionali alla dose nel range di dosaggio di 0,1 – 10,0 mg/kg dopo un’unica dose endovenosa. A
seguito di una dose singola s.c. in soggetti sani, parametri farmacocinetici approssimativamente
proporzionali alla dose sono stati osservati anche nel range di dose compreso tra 50 mg e 400 mg.
Effetto del peso sulla farmacocinetica
Vi è una tendenza verso una clearance apparente di golimumab più elevata con l’aumento del peso
(vedere paragrafo 4.2).
Artrite idiopatica giovanile poliarticolare
La farmacocinetica di golimumab è stata determinata in 173 bambini con AIGp di età compresa tra
2 e 17 anni. Nello studio AIGp, i bambini trattati con golimumab 30 mg/m2 (massimo 50 mg) per via
sottocutanea ogni 4 settimane avevano concentrazioni mediane di valle di golimumab allo stato
stazionario che erano simili tra i differenti gruppi di età e che erano anche simili o lievemente più alte
di quelle viste in pazienti adulti con AR trattati con 50 mg di golimumab ogni 4 settimane.
I modelli e le simulazioni farmacocinetiche/farmacodinamiche di popolazione in bambini con AIGp
hanno confermato la relazione tra esposizioni sieriche di golimumab ed efficacia clinica e confermano
che il regime posologico di 50 mg di golimumab ogni 4 settimane nei bambini con AIGp di almeno
40 kg di peso permette di raggiungere esposizioni simili a quelle che hanno mostrato di essere efficaci
La farmacocinetica di golimumab era simile tra pazienti pediatrici e adulti con colite ulcerosa. La
farmacocinetica di popolazione ha confermato che il regime di somministrazione raccomandato per
golimumab ha determinato un’esposizione sierica a golimumab simile o leggermente superiore nei
soggetti pediatrici rispetto agli adulti, nell’intervallo di peso corporeo valutato.
5.3 Dati preclinici di sicurezza
I dati preclinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di
farmacologia di sicurezza, tossicità a dosi ripetute, tossicità riproduttiva e dello sviluppo.
Non sono stati condotti studi di mutagenesi, fertilità animale, né studi di cancerogenesi a lungo
termine con golimumab.
In uno studio sulla fertilità e sulla funzionalità riproduttiva generale del topo, utilizzando un anticorpo
analogo che inibisce selettivamente l’attività funzionale del TNFα murino, il numero di femmine di
topo gravide si era ridotto. Non è noto se questi risultati fossero dovuti agli effetti sui maschi e/o sulle
femmine. In uno studio sulla tossicità in fase evolutiva, condotto nei topi dopo la somministrazione
dello stesso anticorpo analogo e nelle scimmie cynomolgus impiegando golimumab, non c’è stata
alcuna indicazione di tossicità materna, embriotossicità o teratogenicità.
6. Informazioni farmaceutiche
6.1 Elenco degli eccipienti
L-istidina monocloridrato monoidrato
Polisorbato 80 (E 433)
Acqua per preparazioni iniettabili.
In assenza di studi di compatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali.
6.3 Periodo di validità
6.4 Precauzioni particolari per la conservazione
Conservare in frigorifero (2 °C – 8 °C).
Tenere la siringa preriempita nell’imballaggio esterno, per proteggere il medicinale dalla luce.
Gotenfia può essere conservato a temperature fino a un massimo di 25 °C per un singolo periodo fino
a 15 giorni, ma senza superare la data di scadenza originaria stampata sulla scatola. La nuova data di
scadenza deve essere scritta sulla scatola (fino a 15 giorni dalla data di rimozione dal frigorifero).
Una volta che Gotenfia è stato conservato a temperatura ambiente, non deve essere conservato
nuovamente in frigorifero. Gotenfia deve essere eliminato se non utilizzato entro i 15 giorni di
conservazione a temperatura ambiente.
6.5 Natura e contenuto del contenitore
Gotenfia 50 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita
0,5 mL di soluzione in una siringa preriempita (vetro di tipo 1) con un ago fisso (acciaio inossidabile)
e un cappuccio per l’ago (gomma contenente lattice). Gotenfia è disponibile in confezioni contenenti
1 siringa preriempita e 3 siringhe preriempite.
È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione
Gotenfia è fornito in una siringa preriempita monouso. Ciascuna confezione è provvista di istruzioni
per l’uso che descrivono completamente l’utilizzo della siringa. Una volta tolta la siringa preriempita
dal frigorifero, occorre lasciare che raggiunga la temperatura ambiente attendendo per 30 minuti,
prima di iniettare Gotenfia. La siringa non deve essere agitata.
La soluzione è da limpida a lievemente opalescente, da incolore a giallo chiaro. Gotenfia non deve
essere usato se la soluzione ha un colore alterato, è torbida o contiene particelle estranee visibili.
Le istruzioni complete per la preparazione e la somministrazione di Gotenfia in una siringa
preriempita, vengono fornite nel foglio illustrativo.
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità
alla normativa locale vigente.
7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO
STADA Arzneimittel AG
61118 Bad Vilbel
8. NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO
EU/1/25/2009/001 [1 siringa preriempita]
EU/1/25/2009/002 [3 siringhe preriempite]
9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE
Data della prima autorizzazione: 10 Febbraio 2026
10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO
Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea
per i Medicinali, https://www.ema.europa.eu.
Medicinale sottoposto a monitoraggio addizionale. Ciò permetterà la rapida identificazione di
nuove informazioni sulla sicurezza. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione
avversa sospetta. Vedere paragrafo 4.8 per informazioni sulle modalità di segnalazione delle reazioni
1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE
Gotenfia 100 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita.
2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA
Ogni siringa preriempita da 1 mL contiene 100 mg di golimumab*.
* Anticorpo monoclonale umano IgG1κ prodotto da cellule ovariche di criceto cinese (CHO) con
tecnologia DNA ricombinante.
Eccipiente con effetti noti:
Ogni ml contiene: 0,2 mg di polisorbato 80.
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
3. FORMA FARMACEUTICA
Soluzione iniettabile (iniezione)
La soluzione è da limpida a lievemente opalescente e da incolore a giallo chiaro.
4. INFORMAZIONI CLINICHE
4.1 Indicazioni terapeutiche
Artrite reumatoide (AR)
Gotenfia, in associazione con metotrexato (MTX), è indicato per:
• il trattamento dell’artrite reumatoide in fase attiva di grado da moderato a severo, in pazienti
adulti, quando la risposta ai farmaci anti-reumatici che modificano la malattia (DMARD
Disease-Modifying Anti-Rheumatic Drug), incluso MTX, sia stata inadeguata.
• il trattamento dell’artrite reumatoide severa, attiva e progressiva negli adulti non
precedentemente trattati con MTX.
Golimumab, in associazione con MTX, ha dimostrato di ridurre il tasso di progressione del danno
articolare misurato tramite raggi X e di migliorare la funzionalità fisica.
Per le informazioni riguardanti l’indicazione per l’artrite idiopatica giovanile poliarticolare, vedere
l’RCP di Gotenfia50 mg.
Artrite psoriasica (AP)
Gotenfia, singolarmente o in associazione con metotrexato (MTX), è indicato per il trattamento
dell’artrite psoriasica in fase attiva e progressiva, negli adulti, qualora sia stata inadeguata la risposta a
precedenti trattamenti DMARD. Golimumab ha dimostrato di ridurre il tasso di progressione del
danno articolare periferico, misurato con i raggi X in pazienti con sottotipi di malattia poliarticolare
simmetrica (vedere paragrafo 5.1) e di migliorare la funzionalità fisica.
Spondilite anchilosante (SA)
Gotenfia è indicato per il trattamento della spondilite anchilosante severa in fase attiva, negli adulti
che non hanno risposto in modo adeguato alle terapie convenzionali.
Spondiloartrite assiale non radiografica (SpA assiale nr)
Gotenfia è indicato per il trattamento di pazienti adulti con spondiloartrite assiale severa non
radiografica in fase attiva con segni obiettivi di infiammazione come indicato da elevati livelli di
proteina C reattiva (PCR) e/o dall’evidenza nella risonanza magnetica per immagini (RMI), che hanno
avuto una risposta inadeguata o sono intolleranti ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
Colite ulcerosa (CU)
Gotenfia è indicato per il trattamento della colite ulcerosa in fase attiva di grado da moderato a severo,
in pazienti adulti che non hanno risposto in modo adeguato alla terapia convenzionale inclusi
corticosteroidi e 6-mercaptopurina (6-MP) o azatioprina (AZA), o che risultano intolleranti o per cui
esista una controindicazione medica a queste terapie.
Colite ulcerosa pediatrica (Pediatric Ulcerative colitis, pUC)
Gotenfia è indicato per il trattamento della colite ulcerosa in fase attiva di grado da moderato a severo
in pazienti pediatrici di età pari o superiore a 2 anni con un peso corporeo di almeno 15 kg, che non
hanno risposto in modo adeguato alla terapia convenzionale inclusi corticosteroidi e 6-mercaptopurina
(6-MP) o azatioprina (AZA), o che risultano intolleranti o per cui esista una controindicazione medica
a queste terapie.
4.2 Posologia e modo di somministrazione
Il trattamento deve essere iniziato e supervisionato da medici specialisti esperti nella diagnosi e nel
trattamento dell’artrite reumatoide, dell’artrite psoriasica, della spondilite anchilosante, della
spondiloartrite assiale non radiografica o della colite ulcerosa. Ai pazienti trattati con Gotenfia deve
essere consegnata la Scheda per il Paziente.
Gotenfia 50 mg somministrato una volta al mese, nello stesso giorno di ogni mese.
Gotenfia deve essere somministrato in concomitanza con MTX.
Artrite psoriasica, spondilite anchilosante o spondiloartrite assiale non radiografica
Gotenfia50 mg somministrato una volta al mese, nello stesso giorno di ogni mese.
Per tutte le indicazioni sopra riportate, i dati disponibili suggeriscono che la risposta clinica viene
raggiunta solitamente entro 12-14 settimane dall’inizio del trattamento (dopo 3-4 dosi). È necessario
valutare se continuare la terapia nei pazienti che non mostrano evidenza di beneficio terapeutico entro
questo arco di tempo.
Pazienti con peso corporeo superiore a 100 kg
Per tutte le indicazioni sopra riportate, nei pazienti con AR, AP, SA o SpA assiale nr con un peso
superiore ai 100 kg, che non raggiungono una risposta clinica adeguata dopo 3 o 4 dosi, può essere
preso in considerazione un aumento della dose di golimumab fino a 100 mg una volta al mese,
considerando l’aumentato rischio di alcune reazioni avverse gravi con la dose da 100 mg rispetto alla
dose da 50 mg (vedere paragrafo 4.8). È necessario valutare se continuare la terapia nei pazienti che
non mostrano evidenza di beneficio terapeutico dopo aver ricevuto 3-4 dosi supplementari da 100 mg.
Colite ulcerosa negli adulti
Pazienti con peso corporeo inferiore a 80 kg
Gotenfia somministrato come dose iniziale da 200 mg, seguita da 100 mg alla settimana 2. I pazienti
che hanno risposto in modo adeguato devono ricevere 50 mg alla settimana 6 e successivamente ogni
4 settimane. I pazienti che non hanno risposto in modo adeguato possono trarre beneficio continuando
la terapia con 100 mg alla settimana 6 e successivamente ogni 4 settimane (vedere paragrafo 5.1).
Pazienti con peso corporeo superiore o uguale a 80 kg
Gotenfia somministrato come dose iniziale da 200 mg, seguita da 100 mg alla settimana 2, poi
successivamente 100 mg ogni 4 settimane (vedere paragrafo 5.1).
Durante il trattamento di mantenimento, i corticosteroidi possono essere gradatamente ridotti in
conformità con le linee guida di pratica clinica.
I dati disponibili suggeriscono che la risposta clinica viene raggiunta solitamente entro
12-14 settimane di trattamento (dopo 4 dosi). È necessario valutare se continuare la terapia nei pazienti
che non mostrano evidenza di beneficio terapeutico entro questo periodo di tempo.
Colite ulcerosa pediatrica (Pediatric Ulcerative colitis, pUC)
La dose raccomandata di Gotenfia per i pazienti di età compresa tra 2 e 17 anni con colite ulcerosa si
basa sul peso corporeo (Tabella 1). Gotenfia viene somministrato tramite iniezione sottocutanea.
Tabella 1: Dose di Gotenfia per pazienti pediatrici con colite ulcerosa
Dose di induzione Dose di mantenimento
A partire dalla
della dose di
≥ 80 kg
• 200 mg alla settimana 0
• 100 mg alla settimana 2
• 100 mg ogni quattro
settimane Non pertinente
da ≥ 40 kg a
< 80 kg
• 200 mg alla settimana 0
• 100 mg alla settimana 2
• 100 mg ogni quattro
• 50 mg ogni quattro
da ≥ 15 kg a
< 40 kg
• 100 mg alla settimana 0
• 50 mg alla settimana 2
• 50 mg ogni quattro
• 25 mg ogni quattro
* Il medico può prendere in considerazione di ridurre la dose di mantenimento per i pazienti in remissione alla
settimana 54 o successivamente.
** Questa dose non è sisponibile per Gotenfia
Non esiste una formulazione farmaceutica per Gotenfia che consenta la posologia e la
somministrazione di 25 mg di golimumab. Se è necessaria una dose da 25 mg, si deve utilizzare un
altro prodotto a base di golimumab.
Per la posologia e la somministrazione di 50 mg di golimumab, fare riferimento al paragrafo 4.2
dell’RCP della soluzione iniettabile in siringa preriempita da 50 mg.
I dati disponibili suggeriscono che la risposta clinica viene raggiunta solitamente entro 12-
14 settimane dall’inizio del trattamento (dopo 4 dosi). La prosecuzione della terapia deve essere
rivalutata nei bambini che non mostrano evidenza di beneficio terapeutico entro questo arco di tempo.
Se un paziente dimentica di iniettarsi Gotenfia nel giorno programmato, la dose dimenticata deve
essere iniettata non appena il paziente se ne ricorda. I pazienti devono essere istruiti a non iniettarsi
una dose doppia per compensare la dose dimenticata.
La dose successiva deve essere somministrata in base alle seguenti istruzioni:
• se il ritardo di somministrazione della dose è inferiore a 2 settimane, il paziente deve iniettarsi la
dose dimenticata e continuare a seguire il proprio programma originale.
• se il ritardo di somministrazione della dose è superiore a 2 settimane, il paziente deve iniettarsi
la dose dimenticata e occorrerà definire un nuovo programma di somministrazione a partire
dalla data di questa iniezione.
Anziano (≥ 65 anni)
Non è richiesto nessun aggiustamento della dose nell’anziano.
Compromissione renale ed epatica
Golimumab non è stato studiato in queste popolazioni di pazienti. Non può essere fatta alcuna
raccomandazione sulla dose.
La sicurezza e l’efficacia di golimumab in pazienti di età inferiore a 18 anni per indicazioni diverse
dalla AIGp e dalla pUC non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili. Non esiste alcuna
indicazione per un uso specifico di golimumab in bambini di età inferiore a 2 anni che soffrono di
AIGp e pUC.
Modo di somministrazione
Gotenfia è per uso sottocutaneo. Dopo un’adeguata formazione sulla tecnica di iniezione sottocutanea,
i pazienti possono effettuare da soli la somministrazione se il loro medico stabilisce che ne sono in
grado, con un appropriato controllo da parte del medico, se necessario. Ai pazienti deve essere
spiegato di iniettare l’intera quantità di Gotenfia in conformità alle istruzioni complete per l’uso,
fornite nel foglio illustrativo. Qualora sia richiesta la somministrazione di iniezioni multiple, le
iniezioni devono essere somministrate in siti corporei diversi. Ogni siringa preriempita è monouso per
un singolo paziente e deve essere smaltita immediatamente dopo l’uso.
Per le istruzioni sulla somministrazione, vedere paragrafo 6.6.
Ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
Tubercolosi (TB) in fase attiva o altre infezioni severe quali sepsi e infezioni opportunistiche
(vedere paragrafo 4.4).
Pazienti con insufficienza cardiaca da moderata a severa (Classe III/IV NYHA - New York Heart
Association) (vedere paragrafo 4.4).
4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego
Per migliorare la tracciabilità dei prodotti medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del
prodotto somministrato devono essere registrati (o dichiarati) chiaramente nella cartella clinica del
Prima, durante e dopo il trattamento con golimumab, i pazienti devono essere strettamente monitorati
per le infezioni, tra cui la tubercolosi. Poiché l’eliminazione di golimumab può richiedere fino a
5 mesi, il monitoraggio deve continuare durante questo periodo. L’ulteriore trattamento con
golimumab non deve essere somministrato qualora un paziente sviluppi infezioni gravi o sepsi (vedere
Golimumab non deve essere somministrato a pazienti con infezione clinicamente importante, in fase
attiva. È necessaria cautela se si considera di utilizzare golimumab in pazienti con infezione cronica o
anamnesi di infezioni ricorrenti. I pazienti devono essere informati in modo appropriato dei potenziali
fattori di rischio di infezione ed evitare l’esposizione a tali fattori.
I pazienti che assumono inibitori del TNF sono più soggetti a infezioni gravi.
In pazienti trattati con golimumab, sono state segnalate infezioni batteriche (incluse sepsi e
polmonite), micobatteriche (inclusa TB), infezioni fungine invasive e infezioni opportunistiche,
comprese quelle ad esito fatale. Alcune di queste infezioni gravi si sono sviluppate in pazienti in
terapia immunosoppressiva concomitante che, oltre alla loro patologia di base, può predisporli alle
infezioni. I pazienti che sviluppano una nuova infezione in corso di trattamento con golimumab
devono essere attentamente monitorati e sottoporsi ad un’accurata valutazione diagnostica. La
somministrazione di golimumab deve essere interrotta se un paziente sviluppa una nuova infezione
grave o sepsi e deve essere iniziata un’appropriata terapia antimicrobica o antifungina fino a quando
l’infezione non sia sotto controllo.
Per i pazienti che hanno vissuto o viaggiato in regioni dove le infezioni fungine invasive quali
istoplasmosi, coccidioidomicosi o blastomicosi sono endemiche, i benefici e i rischi del trattamento
con golimumab devono essere attentamente valutati prima di iniziare la terapia con golimumab. Nei
pazienti ad alto rischio trattati con golimumab, deve essere sospettata un’infezione fungina invasiva se
sviluppano una grave malattia sistemica. Se possibile, la diagnosi e la somministrazione di una terapia
antifungina empirica in questi pazienti devono essere fatte consultando un medico esperto nella cura di
pazienti con infezioni fungine invasive.
In pazienti trattati con golimumab sono stati riportati casi di tubercolosi. Va evidenziato che nella
maggioranza di questi casi, si trattava di tubercolosi extrapolmonare, sia localizzata, sia diffusa.
Prima di iniziare il trattamento con golimumab, tutti i pazienti devono essere valutati per tubercolosi
sia attiva, sia inattiva (“latente”). Questa valutazione deve includere una dettagliata anamnesi che
comprenda una storia personale di tubercolosi o un possibile precedente contatto con una fonte di
contagio di tubercolosi e precedenti e/o concomitanti terapie immunosoppressive. In tutti i pazienti
devono essere effettuati appropriati test diagnostici, quali ad esempio test cutanei o ematici della
tubercolina e radiografia del torace (possono essere applicabili linee guida locali). Si raccomanda che
l’effettuazione di questi test venga riportata sulla Scheda per il Paziente. Si ricorda ai medici
prescrittori il rischio di falsi negativi del test cutaneo della tubercolina, in particolare in pazienti
severamente ammalati o immunocompromessi.
Qualora sia diagnosticata una tubercolosi in fase attiva, la terapia con golimumab non deve essere
iniziata (vedere paragrafo 4.3).
In caso di sospetta tubercolosi latente deve essere consultato un medico con esperienza nel trattamento
della tubercolosi. In tutte le situazioni sotto descritte, il rapporto beneficio/rischio della terapia con
golimumab deve essere valutato molto attentamente.
Qualora fosse diagnosticata una tubercolosi inattiva (“latente”), prima di iniziare la terapia con
golimumab deve essere iniziata una terapia antitubercolare per una tubercolosi latente, in accordo alle
linee guida locali.
In pazienti che hanno molti o significativi fattori di rischio per la tubercolosi e hanno un test negativo
per la tubercolosi latente, una terapia anti-tubercolosi deve essere considerata prima dell’inizio di
golimumab. L’uso di una terapia anti-tubercolosi deve anche essere considerato prima dell’inizio della
terapia con golimumab in pazienti con un’anamnesi di tubercolosi latente o attiva, per i quali non può
essere confermato un adeguato corso di trattamento.
Casi di tubercolosi in fase attiva si sono verificati in pazienti trattati con golimumab durante e dopo il
trattamento per una tubercolosi latente. I pazienti trattati con golimumab devono essere attentamente
monitorati per segni e sintomi di tubercolosi attiva, compresi i pazienti che sono risultati negativi al
test per la tubercolosi latente, i pazienti che sono in trattamento per la tubercolosi latente o i pazienti
che sono stati precedentemente trattati per l’infezione da tubercolosi.
Tutti i pazienti devono essere informati di richiedere il consiglio del medico se, durante o dopo il
trattamento con golimumab, appaiono segni/sintomi che suggeriscono la presenza di tubercolosi (ad
es., tosse persistente, deperimento/perdita di peso, leggera febbre).
Riattivazione del virus dell’epatite B
La riattivazione dell’epatite B si è verificata in pazienti trattati con un antagonista del TNF, incluso
golimumab, che erano portatori cronici di questo virus (cioè positivi all’antigene di superficie). Si
sono verificati alcuni casi ad esito fatale.
I pazienti devono essere valutati per l’infezione da HBV prima di iniziare il trattamento con
golimumab. Per i pazienti positivi al test per l’infezione da HBV si raccomanda di consultare un
medico esperto nel trattamento dell’epatite B.
I portatori di virus dell’epatite B che richiedono un trattamento con golimumab devono essere
strettamente monitorati riguardo i segni e i sintomi dell’infezione attiva da virus dell’epatite B per
tutta la durata della terapia e per diversi mesi successivi al termine della stessa. Non sono disponibili
dati sufficienti su pazienti portatori del virus dell’epatite B trattati con terapia antivirale in
associazione alla terapia con un antagonista del TNF per prevenire la riattivazione del virus
dell’epatite B. In pazienti che sviluppano la riattivazione del virus dell’epatite B, il trattamento con
golimumab deve essere interrotto e deve essere iniziata un’efficace terapia antivirale con appropriato
trattamento di supporto.
Neoplasie maligne e malattie linfoproliferative
Non è noto il ruolo potenziale della terapia con inibitori del TNF nello sviluppo delle neoplasie
maligne. Sulla base delle attuali conoscenze, non si può escludere il possibile rischio di sviluppare
linfomi, leucemia o altre neoplasie maligne nei pazienti trattati con un antagonista del TNF. Occorre
prestare attenzione nel prendere in considerazione una terapia con inibitori del TNF in pazienti con
anamnesi di neoplasia maligna o nel valutare di continuare il trattamento nei pazienti che sviluppano
una neoplasia maligna.
Neoplasie maligne pediatriche
Dopo l’immissione in commercio del medicinale, neoplasie maligne, di cui alcune fatali, sono state
riportate tra i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti (fino a 22 anni di età) trattati con medicinali
inibitori del TNF (inizio della terapia ≤ 18 anni di età). Approssimativamente metà dei casi erano
linfomi. Gli altri casi erano rappresentati da una varietà di diverse neoplasie maligne e includevano
rare neoplasie maligne di solito associate con l’immunosoppressione. Un rischio per lo sviluppo di
neoplasie maligne nei bambini e negli adolescenti trattati con inibitori del TNF non può essere escluso.
Linfoma e leucemia
Nelle fasi controllate di studi clinici con tutti i medicinali inibitori del TNF, compreso golimumab, è
stato osservato un numero maggiore di casi di linfoma tra i pazienti che avevano ricevuto un
trattamento anti-TNF, rispetto ai pazienti di controllo. Durante gli studi clinici di Fase IIb e III
condotti con golimumab su AR, AP e SA, l’incidenza di linfoma nei pazienti trattati con golimumab
era maggiore rispetto a quella attesa nella popolazione generale. Sono stati riportati casi di leucemia
nei pazienti trattati con golimumab. Esiste un aumentato rischio di fondo per il linfoma e la leucemia
nei pazienti affetti da artrite reumatoide con malattia infiammatoria di lunga data, molto attiva, che
complica la stima del rischio.
Dopo l’immissione in commercio del medicinale sono stati segnalati rari casi di linfoma epatosplenico
a cellule T (hepatosplenic T-cell lymphoma, HSTCL) in pazienti trattati con altri medicinali inibitori
del TNF (vedere paragrafo 4.8). Questa rara forma di linfoma a cellule T ha un decorso estremamente
aggressivo ed un esito solitamente fatale. La maggior parte dei casi si sono verificati in adolescenti e
giovani adulti maschi quasi tutti in trattamento concomitante con azatioprina (AZA) o
6-mercaptopurina (6–MP) per una malattia infiammatoria dell’intestino. Il rischio potenziale
dell’associazione di AZA o 6-MP e golimumab deve essere attentamente considerato. Non è possibile
escludere un rischio di sviluppo del linfoma epatosplenico a cellule T nei pazienti trattati con inibitori
Neoplasie maligne diverse dal linfoma
Nelle fasi controllate di studi clinici di Fase IIb e III, condotti con golimumab sulla AR, AP, SA e CU
l’incidenza delle neoplasie maligne diverse da linfoma (escluso il tumore cutaneo non melanoma) è
stata simile fra il gruppo di trattamento con golimumab e quello di controllo.
Displasia/carcinoma del colon
Non è noto se il trattamento con golimumab influenzi il rischio di sviluppare displasia o tumore del
colon. Tutti i pazienti con colite ulcerosa che presentano un aumento del rischio di sviluppare displasia
o carcinoma del colon (per esempio, pazienti con colite ulcerosa di lungo decorso o colangite
sclerosante primaria) o che hanno un’anamnesi di displasia o di carcinoma del colon devono essere
controllati in rapporto a tale displasia a intervalli regolari prima di iniziare la terapia e durante il corso
della malattia. Questa valutazione deve includere una colonscopia e biopsie in accordo alle
raccomandazioni locali. Nei pazienti con displasia di recente diagnosi in trattamento con golimumab, i
rischi e i benefici nel singolo paziente devono essere attentamente valutati e si deve considerare se la
terapia deve essere continuata.
In uno studio clinico esplorativo in cui si è valutato l’utilizzo di golimumab in pazienti con asma
severa persistente, è stato segnalato un maggior numero di casi di neoplasie maligne nei pazienti
trattati con golimumab rispetto ai pazienti del gruppo di controllo (vedere paragrafo 4.8). Non è noto il
significato di questi risultati.
In uno studio clinico esplorativo in cui si è valutato l’utilizzo di un altro medicinale anti-TNF,
infliximab, nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) di grado da moderato a
severo, è stato segnalato un maggior numero di casi di neoplasie maligne, principalmente a carico di
polmoni o testa e collo, nei pazienti trattati con infliximab rispetto ai pazienti del gruppo di controllo.
Tutti i pazienti erano assidui fumatori da lungo tempo. Pertanto, occorre prestare attenzione nel
valutare l’impiego di un antagonista del TNF in pazienti affetti da BPCO, così come in pazienti con un
maggior rischio di neoplasia maligna in quanto fumatori assidui.
Tumori della pelle
Melanoma e carcinoma a cellule di Merkel sono stati riportati in pazienti trattati con medicinali
inibitori del TNF, compreso golimumab (vedere paragrafo 4.8). È raccomandato un esame periodico
della pelle, in modo particolare per i pazienti con fattori di rischio per il tumore della pelle.
Insufficienza cardiaca congestizia (Congestive heart failure, CHF)
Sono stati riportati casi di peggioramento della insufficienza cardiaca congestizia (CHF) e nuovi casi
di CHF con gli inibitori del TNF, compreso golimumab. Alcuni casi hanno avuto un esito fatale. In
uno studio clinico con un altro antagonista del TNF, sono stati osservati un peggioramento
dell’insufficienza cardiaca congestizia e un aumento della mortalità dovuta alla CHF. Golimumab non
è stato studiato in pazienti con CHF. Golimumab deve essere utilizzato con cautela in pazienti con
insufficienza cardiaca lieve (classe I/II NYHA). I pazienti devono essere strettamente controllati e il
trattamento con golimumab deve essere interrotto nei pazienti che presentano nuovi sintomi o un
peggioramento dei sintomi dell’insufficienza cardiaca (vedere paragrafo 4.3).
L’impiego di medicinali inibitori del TNF, compreso golimumab, è stato associato a casi di nuova
insorgenza o esacerbazione di sintomi clinici e/o a evidenze radiografiche di patologie demielinizzanti
del sistema nervoso centrale, inclusa la sclerosi multipla e patologie demielinizzanti periferiche. In
pazienti con patologie demielinizzanti preesistenti o di recente manifestazione, i benefici e i rischi del
trattamento con anti-TNF devono essere valutati con attenzione prima di iniziare la terapia con
golimumab. L’interruzione della terapia con golimumab deve essere presa in considerazione se si
sviluppano queste patologie (vedere paragrafo 4.8).
L’esperienza sulla sicurezza del trattamento con golimumab nei pazienti che sono stati sottoposti a
intervento chirurgico, compresa l’artroplastica, è limitata. Qualora si pianifichi un intervento
chirurgico deve essere presa in considerazione la lunga emivita di eliminazione. Un paziente che
richieda un intervento chirurgico nel corso del trattamento con golimumab, deve essere strettamente
monitorato per l’aumentato rischio di infezioni e devono essere prese in considerazione misure
Esiste la possibilità che i medicinali inibitori del TNF, compreso golimumab, colpiscano le difese
dell’ospite contro infezioni e neoplasie maligne, poiché il TNF media l’infiammazione e modula le
risposte immunitarie cellulari.
La relativa deficienza del TNF provocata dalla terapia anti-TNF può comportare l’avvio di un
processo autoimmune. Qualora un paziente presenti sintomi predittivi di una sindrome simil-lupus in
seguito al trattamento con golimumab e risulti positivo per gli anticorpi anti DNA a doppia elica, il
trattamento con golimumab deve essere interrotto (vedere paragrafo 4.8).
In pazienti in trattamento con inibitori del TNF, incluso golimumab, sono stati segnalati casi di
pancitopenia, leucopenia, neutropenia, agranulocitosi, anemia aplastica e trombocitopenia. Tutti i
pazienti devono essere informati di rivolgersi immediatamente al medico nel caso sviluppassero segni
o sintomi compatibili con discrasie ematiche (ad es., febbre persistente, ecchimosi, sanguinamento,
pallore). L’interruzione della terapia con golimumab deve essere presa in considerazione in pazienti
con confermate alterazioni ematologiche significative.
Somministrazione concomitante di antagonisti del TNF e anakinra
Negli studi clinici di associazione di anakinra e un altro medicinale inibitore del TNF, etanercept, si
sono verificate infezioni gravi e neutropenia, senza un beneficio clinico aggiuntivo. Data la natura
degli eventi avversi osservati con questa terapia di associazione, possono verificarsi tossicità similari
con l’associazione di anakinra e altri medicinali inibitori del TNF. L’associazione di golimumab e
anakinra non è raccomandata.
Somministrazione concomitante di antagonisti del TNF e abatacept
Negli studi clinici, l’utilizzo combinato di antagonisti del TNF e abatacept è stato associato a un
aumento del rischio di infezioni, comprese le infezioni gravi, rispetto agli antagonisti del TNF
utilizzati da soli, senza un aumento del beneficio clinico. L’associazione di golimumab e abatacept
non è raccomandata.
Somministrazione concomitante con altre terapie biologiche
Ci sono informazioni insufficienti riguardo l’uso concomitante di golimumab con altre terapie
biologiche usate per trattare le stesse condizioni di golimumab. L’uso concomitante di golimumab con
queste terapie biologiche non è raccomandato a causa della possibilità di un aumento del rischio di
infezione e di altre potenziali interazioni farmacologiche.
Sostituzione tra biologici DMARD
Si deve usare cautela e i pazienti devono continuare ad essere monitorati quando si passa da un
biologico all’altro (molecole diverse o con meccanismi d’azione diversi), poiché la sovrapposizione
dell’attività biologica può ulteriormente aumentare il rischio di eventi avversi, compresa l’infezione.
Vaccinazioni/agenti infettivi terapeutici
I pazienti trattati con golimumab possono ricevere vaccinazioni concomitanti, esclusi i vaccini vivi
(vedere paragrafi 4.5 e 4.6). In pazienti trattati con terapia anti-TNF, sono disponibili dati limitati sulla
risposta ad una vaccinazione con vaccini vivi o sulla trasmissione secondaria dell’infezione con la
somministrazione di vaccini vivi. L’uso di vaccini vivi può provocare infezioni cliniche, comprese le
Altri usi di agenti infettivi terapeutici come i batteri vivi attenuati (ad es., instillazioni endovescicali
con BCG per il trattamento del cancro) possono provocare infezioni cliniche, comprese infezioni
disseminate. Si raccomanda di non somministrare gli agenti infettivi terapeutici in concomitanza con
Dopo l’immissione in commercio del medicinale, gravi reazioni di ipersensibilità sistemica (inclusa
reazione anafilattica) sono state riportate in seguito alla somministrazione di golimumab. Alcune di
queste reazioni si sono verificate dopo la prima somministrazione di golimumab. In caso di reazione
anafilattica o di altre reazioni allergiche gravi, si deve interrompere immediatamente la
somministrazione di golimumab e iniziare una terapia appropriata.
Sensibilità al lattice
Il cappuccio dell’ago sulla siringa preriempita è prodotto con lattice contenente gomma naturale
essiccata e può causare reazioni allergiche nei soggetti sensibili al lattice.
Anziani (≥ 65 anni)
Negli studi di Fase III su AR, AP, SA e CU, non sono state osservate differenze complessive negli
eventi avversi (EA), negli eventi avversi gravi (EAG) e nelle infezioni gravi in pazienti di età pari o
superiore a 65 anni in terapia con golimumab, rispetto ai pazienti più giovani. Tuttavia, si deve usare
cautela nel trattamento degli anziani e prestare particolare attenzione alla comparsa di infezioni. Non
ci sono stati pazienti di età pari o superiore a 45 anni nello studio sulla SpA assiale nr.
Compromissione renale ed epatica
Non sono stati condotti studi specifici con golimumab nei pazienti affetti da compromissione renale o
epatica. Golimumab deve essere usato con cautela in soggetti con funzionalità epatica compromessa
(vedere paragrafo 4.2).
Se possibile, prima di iniziare la terapia con golimumab, si raccomanda di mettere in regola i pazienti
pediatrici con tutte le le immunizzazioni in conformità alle attuali linee guida sull’immunizzazione
(vedere Vaccinazioni/agenti terapeutici infettivi sopra).
Questo medicinale contiene 0,2 mg di polisorbato 80 per ogni siringa preriempita equivalente a 0,2
mg/ml. I polisorbati possono provocare reazioni allergiche.
Potenziale di errori di trattamento
Gotenfia è registrato in dosaggi da 50 mg e 100 mg per somministrazione sottocutanea. È importante
che venga usato il giusto dosaggio per somministrare la dose corretta come indicato nella posologia.
(vedere paragrafo 4.2). Si deve prestare attenzione nel fornire il giusto dosaggio per assicurare che i
pazienti non siano sottodosati o sovradosati.
4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme d’interazione
Non sono stati effettuati studi di interazione.
Uso concomitante con altre terapie biologiche
Non è raccomandata l’associazione di golimumab con altre terapie biologiche usate per trattare le
stesse condizioni di golimumab, compresi anakinra e abatacept (vedere paragrafo 4.4).
Vaccini vivi/agenti infettivi terapeutici
I vaccini vivi non devono essere somministrati contemporaneamente a golimumab (vedere
paragrafi 4.4 e 4.6).
Gli agenti infettivi terapeutici non devono essere somministrati contemporaneamente a golimumab
(vedere paragrafo 4.4).
Benché l’uso concomitante di metotrexato (MTX) generi un aumento delle concentrazioni minime di
golimumab allo stato stazionario (steady state) in pazienti con AR, AP o SA, i dati non suggeriscono
la necessità di aggiustamento della dose di golimumab o di MTX (vedere paragrafo 5.2).
4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento
Donne potenzialmente fertili
Le donne potenzialmente fertili devono ricorrere a un adeguato metodo contraccettivo per prevenire
una gravidanza e continuarne l’uso per almeno 6 mesi dopo l’ultima somministrazione di golimumab.
Vi è un numero moderato di gravidanze (circa 400), i cui dati sono stati raccolti in modo prospettico,
con esposizione a golimumab, che hanno portato a nati vivi con esiti noti, comprese 220 gravidanze
con esposizione durante il primo trimestre. In uno studio basato sulla popolazione (population-based
study) del Nord Europa, che comprende 131 gravidanze (e 134 lattanti), si sono verificati 6/134
(4,5 %) eventi di anomalie congenite maggiori a seguito dell’esposizione in utero a golimumab vs
599/10 823 (5,5 %) eventi per terapia sistemica non biologica, rispetto al 4,6 % nella popolazione
generale dello studio. L’odds ratio aggiustato per fattori di confondimento era, rispettivamente, OR
0,79 (IC 95 % 0,35-1,81) per golimumab vs terapia sistemica non biologica e OR 0,95 (IC 95 %
0,42-2,16) per golimumab rispetto alla popolazione generale.
A causa della sua inibizione del TNF, la somministrazione di golimumab durante la gravidanza può
influire sulle normali risposte immunitarie del neonato. Gli studi in animali non indicano effetti
dannosi diretti o indiretti relativamente alla gravidanza, sviluppo embrionale/fetale, parto o sviluppo
postnatale (vedere paragrafo 5.3). L’esperienza clinica disponibile è limitata. Golimumab deve essere
usato durante la gravidanza solo se strettamente necessario.
Golimumab attraversa la placenta. Successivamente al trattamento con un anticorpo monoclonale
inibitore del TNF durante la gravidanza, l’anticorpo è stato ritrovato fino a 6 mesi nel siero dei lattanti
nati da donne trattate. Conseguentemente, questi lattanti possono avere un aumento del rischio di
infezione. La somministrazione di vaccini vivi nei lattanti esposti in utero a golimumab non è
raccomandata per i 6 mesi successivi all’ultima iniezione di golimumab alla madre durante la
gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).
Non è noto se golimumab sia escreto nel latte materno o assorbito sistematicamente dopo l’ingestione.
È stato dimostrato che golimumab passa nel latte delle scimmie e, poiché le immunoglobuline umane
sono escrete nel latte, le donne non devono allattare al seno durante il trattamento e fino ad almeno
6 mesi dopo il trattamento con golimumab.
Non sono stati condotti negli animali studi sulla fertilità con golimumab. Uno studio di fertilità nei
topi, usando un anticorpo analogo che inibisce selettivamente l’attività funzionale del TNFα murino,
non ha mostrato effetti rilevanti sulla fertilità (vedere paragrafo 5.3).
4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari
Golimumab altera lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. A seguito della
somministrazione di Gotenfia, tuttavia si possono verificare capogiri (vedere paragrafo 4.8).
4.8 Effetti indesiderati
Riassunto del profilo di sicurezza
Nel periodo controllato degli studi pivotal su AR, AP, SA, SpA assiale nr e CU, l’infezione del tratto
respiratorio superiore è stata la più comune reazione avversa (adverse reaction, AR) riportata nel
12,6% dei pazienti trattati con golimumab rispetto all’11,0% dei pazienti di controllo. Le AR più gravi
riportate per golimumab includono le infezioni gravi (comprese sepsi, polmonite, TB, infezioni
fungine invasive e infezioni opportunistiche), malattie demielinizzanti, riattivazione dell’HBV, CHF,
processi autoimmuni (sindrome simil-lupus), reazioni ematologiche, grave ipersensibilità sistemica
(compresa reazione anafilattica), vasculite, linfoma e leucemia (vedere paragrafo 4.4).
Tabella delle reazioni avverse
Le AR osservate negli studi clinici e riportate a livello mondiale dopo l’immissione in commercio di
golimumab sono elencate nella Tabella 2. Nell’ambito della Classificazione per Sistemi e Organi, le
AR sono elencate in base alla frequenza utilizzando le seguenti categorie: molto comune (≥ 1/10);
comune (≥ 1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1 000, < 1/100); raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000); molto raro
(< 1/10 000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno
di ciascuna classe di frequenza, le reazioni avverse sono riportate in ordine decrescente di gravità.
Tabella delle AR
sistemi e organi
Frequenza Reazione avversa
Infezioni ed infestazioni Molto comune: Infezione delle vie respiratorie superiori
(rinofaringite, faringite, laringite e rinite)
Comune: Infezioni batteriche (come cellulite),
infezione delle vie respiratorie inferiori
infezioni virali (come influenza e herpes),
infezioni micotiche superficiali,
Non comune: Sepsi incluso shock settico,
infezioni opportunistiche (come infezioni
fungine invasive [istoplasmosi,
batteriche, infezione da micobatteri atipici e
riattivazione dell’epatite B,
Tumori benigni, maligni
e non specificati (cisti e
Non comune: Neoplasie (come cancro della pelle,
carcinoma a cellule squamose e nevo
carcinoma a cellule di Merkel
Non nota: Linfoma epatosplenico a cellule T*,
sarcoma di Kaposi
Patologie del sistema
Comune: Leucopenia (inclusa neutropenia),
Non comune: Trombocitopenia,
Raro: Anemia aplastica,
Disturbi del sistema
Comune: Reazioni allergiche (broncospasmo,
Raro: Reazioni di ipersensibilità sistemiche gravi
(inclusa reazione anafilattica),
Patologie endocrine Non comune: Patologia della tiroide (come ipotiroidismo,
ipertiroidismo e gozzo)
Disturbi del metabolismo
e della nutrizione
Non comune: Aumento della glicemia,
aumento dei lipidi
Disturbi psichiatrici Comune: Depressione,
Patologie del sistema
mal di testa,
Non comune: Patologie dell’equilibrio
Raro: Malattie demielinizzanti (centrali e
Patologie dell’occhio Non comune: Patologie della vista (come offuscamento
della vista e diminuzione della acuità
allergia oculare (come prurito e irritazione)
Patologie cardiache Non comune: Aritmia,
Raro: Insufficienza cardiaca congestizia (nuova
insorgenza o peggioramento)
Patologie vascolari Comune: Ipertensione
Non comune: Trombosi (come venosa profonda e
Raro: Fenomeno di Raynaud
toraciche e mediastiniche
Comune: Asma e relativi sintomi (come sibilo e
Non comune: Malattia polmonare interstiziale
dolore gastrointestinale e addominale,
patologie gastrointestinali infiammatorie
(come gastrite e colite),
Non comune: Costipazione,
malattia da reflusso gastroesofageo
Patologie epatobiliari Comune: Aumento dell’alanina aminotransferasi,
aumento dell’aspartato aminotransferasi
Non comune: Colelitiasi, patologie epatiche
Patologie della cute e del
Non comune: Reazioni cutanee bollose,
psoriasi (nuova insorgenza o
peggioramento della preesistente psoriasi
palmo/plantare e pustolosa),
Raro: Reazioni lichenoidi,
Non nota: Peggioramento dei sintomi della
Patologie del sistema
muscolo scheletrico e del
Raro: Sindrome simil-lupus
Patologie renali e
Raro: Patologie della vescica,
riproduttivo e della
Non comune: Patologia della mammella,
Patologie generali e
condizioni relative alla
sede di somministrazione
reazioni in sede di iniezione (come eritema
in sede di iniezione, orticaria, indurimento,
dolore, ecchimosi, prurito, irritazione e
Raro: Guarigione difficoltosa
Comune: Fratture ossee
* Osservata con altri medicinali inibitori del TNF.
In questo paragrafo, la durata mediana del follow-up (approssimativamente 4 anni) viene
generalmente presentata per tutti gli usi di golimumab. Laddove l’uso di golimumab viene descritto
per dose, la durata mediana del follow-up varia (approssimativamente 2 anni per una dose da 50 mg,
approssimativamente 3 anni per una dose da 100 mg) in quanto i pazienti potevano essere sottoposti ad
uno switch tra le dosi.
Descrizione di reazioni avverse selezionate
Nel periodo controllato degli studi pivotal, l’infezione delle vie respiratorie superiori è stata la più
comune reazione avversa segnalata nel 12,6% dei pazienti trattati con golimumab (incidenza per
100 soggetti/anno: 60,8; IC al 95%: 55,0-67,1) rispetto all’11,0% dei pazienti di controllo (incidenza
per 100 soggetti/anno: 54,5; IC al 95%: 46,1-64,0). Nelle fasi controllate e non controllate degli studi
con un follow-up mediano di approssimativamente 4 anni, l’incidenza per 100 soggetti/anno delle
infezioni del tratto respiratorio superiore è stata di 34,9 eventi; IC al 95%: 33,8-36,0 per i pazienti
trattati con golimumab.
Nel periodo controllato degli studi pivotal le infezioni sono state osservate nel 23,0% dei pazienti
trattati con golimumab (incidenza per 100 soggetti/anno: 132,0; IC al 95%: 123,3, 141,1) rispetto al
20,2% dei pazienti di controllo (incidenza per 100 soggetti/anno: 122,3; IC al 95%: 109,5-136,2).
Nelle fasi controllate e non controllate degli studi con un follow-up mediano di approssimativamente
4 anni, l’incidenza per 100 soggetti/anno delle infezioni è stata di 81,1 eventi; IC al 95%: 79,5-82,8
per i pazienti trattati con golimumab.
Nel periodo controllato degli studi su AR, AP, SA e SpA assiale nr, le infezioni gravi sono state
osservate nell’1,2% dei pazienti trattati con golimumab e nell’1,2% dei pazienti di controllo.
L’incidenza delle infezioni gravi per 100 soggetti/anno durante il follow-up nel periodo controllato
degli studi su AR, AP, SA e nr-Axial SpA è stata di 7,3; IC al 95%: 4,6-11,1 per il gruppo trattato con
100 mg di golimumab, di 2,9; IC al 95%: 1,2-6,0 per il gruppo trattato con 50 mg di golimumab e di
3,6; IC al 95%: 1,5-7,0 per il gruppo placebo. Nel periodo controllato degli studi sulla CU di
induzione con golimumab, sono state osservate infezioni gravi nello 0,8% dei pazienti trattati con
golimumab rispetto all’1,5% dei pazienti di controllo. Le infezioni gravi, osservate nei pazienti trattati
con golimumab, comprendevano tubercolosi, infezioni batteriche comprese sepsi e polmoniti,
infezioni micotiche invasive e altre infezioni opportunistiche. Alcune di queste infezioni sono state
fatali. Nelle parti controllate e non controllate degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a
3 anni, c’è stata una maggiore incidenza di infezioni gravi, incluse le infezioni opportunistiche e la TB
nei pazienti trattati con 100 mg di golimumab rispetto ai pazienti trattati con 50 mg di golimumab.
L’incidenza per 100 soggetti/anno di tutte le infezioni gravi è stata di 4,1; IC al 95%: 3,6-4,5, per i
pazienti trattati con 100 mg di golimumab e di 2,5; IC al 95%: 2,0-3,1, per i pazienti trattati con 50 mg
L’incidenza di linfoma nei pazienti trattati con golimumab durante gli studi pivotal è stata maggiore
rispetto a quella attesa nella popolazione in generale. Nelle parti controllate e non controllate di questi
studi con un follow-up mediano fino a 3 anni, una maggiore incidenza di linfoma è stata osservata nei
pazienti trattati con 100 mg di golimumab rispetto ai pazienti trattati con 50 mg di golimumab. Il
linfoma è stato diagnosticato in 11 soggetti (1 nei gruppi di trattamento con golimumab 50 mg e 10 nei
gruppi di trattamento con golimumab 100 mg) con un’incidenza (IC al 95%) per 100 soggetti/anno di
follow-up di 0,03 (0,00-0,15) e 0,13 (0,06-0,24) eventi rispettivamente per golimumab 50 mg e
golimumab 100 mg e 0,00 (0,00-0,57) eventi per il placebo. La maggior parte dei linfomi si è
verificata nello studio GO-AFTER nel quale sono stati arruolati pazienti esposti in precedenza a
medicinali anti-TNF e con una durata più lunga e più refrattaria della malattia (vedere paragrafo 4.4).
Neoplasie maligne diverse dal linfoma
Nei periodi controllati degli studi pivotal e per approssimativamente 4 anni di follow-up, l’incidenza
delle neoplasie maligne diverse da linfoma (escluso il tumore cutaneo non melanoma) è stata simile tra
il gruppo di trattamento con golimumab e quello di controllo. Per approssimativamente 4 anni di
follow-up, l’incidenza di neoplasie maligne diverse dal linfoma (escluso il tumore cutaneo non
melanoma) è stata simile a quella della popolazione generale.
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a 3 anni il
tumore cutaneo non melanoma è stato diagnosticato in 5 soggetti trattati con placebo, in 10 trattati con
golimumab 50 mg e in 31 trattati con golimumab 100 mg con un’incidenza (IC al 95%) per
100 soggetti/anno di follow-up pari a 0,36 (0,26-0,49) per golimumab combinato e 0,87 (0,28-2,04)
per il placebo.
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a 3 anni
sono state diagnosticate neoplasie maligne oltre al melanoma, al tumore cutaneo non melanoma e al
linfoma in 5 soggetti trattati con placebo, in 21 trattati con golimumab 50 mg e in 34 trattati con
golimumab 100 mg con un’incidenza (IC al 95%) per 100 soggetti/anno di follow-up pari a 0,48 (0,36-
0,62) per golimumab combinato e 0,87 (0,28-2,04) per il placebo (vedere paragrafo 4.4).
Casi segnalati negli studi clinici in presenza di asma
In uno studio clinico esplorativo, pazienti affetti da asma severa persistente hanno ricevuto una dose di
carico di golimumab (150% della dose in trattamento assegnata) per via sottocutanea alla settimana 0,
seguita da golimumab 200 mg, golimumab 100 mg o golimumab 50 mg ogni 4 settimane per via
sottocutanea fino alla settimana 52. Sono state segnalate otto neoplasie maligne nel gruppo di
trattamento con golimumab in associazione (n = 230) e nessuna nel gruppo di trattamento con placebo
(n = 79). Il linfoma è stato segnalato in 1 paziente, il tumore cutaneo non melanoma in 2 pazienti e
altre neoplasie maligne in 5 pazienti. Non c’è stato alcun accorpamento specifico di alcun tipo di
Nella fase dello studio controllata con placebo, l’incidenza (IC al 95%) di tutte le neoplasie maligne
per 100 soggetti/anno di follow-up è stata di 3,19 (1,38-6,28) nel gruppo di trattamento con
golimumab. In questo studio, l’incidenza (IC al 95%) per 100 soggetti/anno di follow-up in pazienti
trattati con golimumab è stata di 0,40 (0,01-2,20) per il linfoma, 0,79 (0,10-2,86) per il tumore cutaneo
non melanoma e 1,99 (0,64-4,63) per le altre neoplasie maligne. Per i soggetti trattati con placebo,
l’incidenza (IC al 95%) di queste neoplasie maligne per 100 soggetti/anno di follow-up è stata di 0,00
(0,00-2,94). Non è noto il significato di questi risultati.
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con un follow-up mediano fino a 3 anni, è
stata osservata una maggiore incidenza di demielinizzazione in pazienti trattati con 100 mg di
golimumab rispetto ai pazienti trattati con 50 mg di golimumab (vedere paragrafo 4.4).
Aumenti degli enzimi epatici
Nei periodi controllati degli studi pivotal su AR e AP, sono stati osservati lievi aumenti di ALT (> 1 e
< 3 volte il limite superiore della norma (upper limit of normal, ULN)) in percentuali simili nei
pazienti trattati con golimumab e in quelli di controllo negli studi su AR e AP (da 22,1% a 27,4% di
pazienti); negli studi sulla SA e sulla SpA assiale nr, lievi aumenti di ALT sono stati osservati
maggiormente nei pazienti trattati con golimumab (26,9%) rispetto a quelli di controllo (10,6%). Nei
periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su AR e AP, con un follow-up mediano di
approssimativamente 5 anni, l’incidenza dei lievi aumenti di ALT era simile per i pazienti trattati con
golimumab e quelli di controllo negli studi su AR e AP. Nel periodo controllato degli studi pivotal
sulla CU di induzione con golimumab, lievi aumenti di ALT (> 1 e < 3 volte il ULN) sono stati
osservati in percentuali simili nei pazienti trattati con golimumab e in quelli di controllo
(rispettivamente da 8,0% a 6,9%). Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su CU
con un follow-up mediano di approssimativamente 2 anni, la percentuale di pazienti con lievi aumenti
di ALT è stata del 24,7% nei pazienti che ricevevano golimumab durante il periodo di mantenimento
dello studio sulla CU.
Nel periodo controllato degli studi pivotal sull’AR e sulla SA, gli aumenti di ALT ≥ 5 volte l’ULN
sono stati non comuni e sono stati osservati in un numero di pazienti trattati con golimumab maggiore
(da 0,4% a 0,9%) rispetto ai pazienti di controllo (0,0%). Questa tendenza non è stata osservata nella
popolazione con AP. Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su AR, AP e SA con
un follow-up mediano di 5 anni, l’incidenza degli aumenti di ALT ≥ 5 volte l’ULN era simile sia per i
pazienti trattati con golimumab, sia per i pazienti di controllo. In generale, questi aumenti sono stati
asintomatici e le anomalie sono diminuite o si sono risolte con la continuazione o l’interruzione di
golimumab o con la modifica dei medicinali concomitanti. Non sono stati riportati casi nei periodi
controllati e non controllati dello studio sulla SpA assiale nr (fino a 1 anno). Nei periodi controllati
degli studi pivotal sulla CU, di induzione con golimumab, aumenti di ALT ≥ 5 x ULN sono stati
osservati in percentuali simili nei pazienti trattati con golimumab e nei pazienti trattati con placebo
(rispettivamente da 0,3% a 1,0%). Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal su CU
con un follow-up mediano di approssimativamente 2 anni, la percentuale di pazienti con aumenti di
ALT ≥ 5 x ULN è stata dello 0,8% nei pazienti che ricevevano golimumab durante il periodo di
mantenimento dello studio sulla CU.
Negli studi pivotal su AR, AP, SA e SpA assiale nr, un paziente in uno studio sulla AR con anomalie
epatiche preesistenti e medicinali con fattore di confondimento, trattato con golimumab, ha sviluppato
epatite letale non infettiva con ittero. Il ruolo di golimumab come fattore contribuente o di
aggravamento non può essere escluso.
Reazioni al sito di iniezione
Nei periodi controllati degli studi pivotal sono state osservate reazioni al sito di iniezione nel 5,4% dei
pazienti trattati con golimumab, rispetto al 2,0% dei pazienti di controllo. La presenza di anticorpi
contro golimumab può aumentare il rischio di reazioni al sito di iniezione. La maggior parte delle
reazioni al sito di iniezione è stata lieve e moderata e la maggior parte delle manifestazioni frequenti
era rappresentata da eritema al sito di iniezione. Le reazioni al sito di iniezione generalmente non
richiedono la sospensione del trattamento con il medicinale.
Negli studi controllati di Fase IIb e/o III su AR, AP, SA, SpA assiale nr, asma severa persistente e
negli studi di Fase II/III sulla CU, nessun paziente trattato con golimumab ha sviluppato reazioni
Nei periodi controllati e non controllati degli studi pivotal con 1 anno di follow-up, il 3,5% dei
pazienti trattati con golimumab e il 2,3% dei pazienti di controllo avevano una positività recente agli
ANA (a titolazioni di 1:160 o superiori). La frequenza degli anticorpi anti-dsDNA a 1 anno di
follow-up nei pazienti anti-dsDNA negativi al basale era l’1,1%.
La sicurezza di golimumab è stata studiata in uno studio di fase III condotto su 69 pazienti di età
compresa tra 4 e 17 anni affetti da colite ulcerosa in fase attiva di grado da moderato a severo. In
questo studio, le reazioni avverse osservate sono state coerenti con il profilo di sicurezza consolidato
di golimumab in pazienti adulti con CU.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale
è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del
medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il
sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.
In uno studio clinico sono state somministrate dosi singole fino a 10 mg/kg per via endovenosa, senza
alcuna tossicità dose-limitante. In caso di sovradosaggio, si raccomanda di monitorare il paziente per
individuare i segni e i sintomi degli eventi avversi e di istituire immediatamente un trattamento
5. PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE
5.1 Proprietà farmacodinamiche
Categoria farmacoterapeutica: immunosoppressori, inibitori del fattore di necrosi tumorale alfa
(TNF-α), codice ATC: L04AB06
Gotenfia è un farmaco biosimilare. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito web dell’Agenzia
Europea dei Medicinali https://www.ema.europa.eu.
Golimumab è un anticorpo monoclonale umano che forma complessi stabili ad elevata affinità sia per
la forma solubile, sia per quella transmembrana bioattiva del TNF-α umano, impedendo il legame del
TNF-α ai suoi recettori.
Il legame di golimumab al TNF umano ha mostrato di inibire l’espressione sulla superficie cellulare,
indotta dal TNF-α, delle molecole di adesione, selettina E, molecola di adesione alle cellule vascolari
di tipo 1 (vascular cell adhesion molecule, VCAM) e molecola di adesione intracellulare di tipo 1
(intercellular adhesion molecule, ICAM) da parte delle cellule endoteliali umane. In vitro, anche la
secrezione, indotta dal TNF, di interleuchina (IL)-6, IL-8 e fattore stimolante la crescita delle colonie
granulocitarie e macrofagiche (granulocyte macrophage colony stimulating factor, GM-CSF) da parte
delle cellule endoteliali umane, è stata inibita da golimumab.
Un miglioramento dei livelli di proteina C-reattiva (PCR) è stato osservato rispetto ai gruppi trattati
con placebo e, il trattamento con golimumab ha generato riduzioni significative dei livelli sierici
rispetto al basale di IL-6, ICAM-1, metallo proteinasi della matrice 3 (MMP) e fattore di crescita
vascolare endoteliale (vascular endothelial growth factor, VEGF), rispetto al trattamento di controllo.
Inoltre, nei pazienti con AR e SA i livelli di TNF- α si sono abbassati e nei pazienti con AP i livelli di
IL-8 sono diminuiti. Queste variazioni sono state osservate nella prima valutazione (settimana 4) dopo
la somministrazione iniziale di golimumab e sono generalmente durate fino alla settimana 24.
Artrite reumatoide negli adulti
L’efficacia di golimumab è stata dimostrata in tre studi clinici multicentrici, randomizzati, in doppio
cieco, controllati con placebo, condotti in più di 1500 pazienti di età ≥ 18 anni, con AR in fase attiva
da moderata a severa, diagnosticata secondo i criteri dell’American College of Rheumatology (ACR)
per almeno un periodo di 3 mesi prima dello screening. I pazienti dovevano presentare almeno 4
articolazioni tumefatte e 4 articolazioni dolenti. Golimumab o placebo sono stati somministrati per via
sottocutanea ogni 4 settimane.
GO-FORWARD ha valutato 444 pazienti con AR in fase attiva, nonostante una dose stabile di almeno
15 mg/settimana di MTX e che non erano stati trattati in precedenza con alcun medicinale anti-TNF. I
pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo + MTX, golimumab 50 mg + MTX, golimumab
100 mg + MTX o golimumab 100 mg + placebo. Dopo la settimana 24, i pazienti che ricevevano
placebo + MTX venivano assegnati a golimumab 50 mg + MTX. Alla settimana 52 i pazienti
entravano in uno studio in aperto con estensione nel lungo termine.
GO-AFTER ha valutato 445 pazienti trattati in precedenza con uno o più medicinali anti-TNF,
adalimumab, etanercept, o infliximab. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo,
golimumab 50 mg, o golimumab 100 mg. Durante lo studio, i pazienti hanno potuto continuare la
terapia concomitante di DMARD con MTX, sulfasalazina (SSZ), e/o idrossiclorochina (HCQ). Le
motivazioni indicate per l’interruzione di precedenti terapie con anti-TNF sono state mancanza di
efficacia (58%), intolleranza (13%), e/o motivi diversi da sicurezza o efficacia (29%, per lo più per
GO-BEFORE ha valutato 637 pazienti con AR in fase attiva, MTX-naïve e non trattati in precedenza
con un medicinale anti-TNF. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo + MTX, golimumab
50 mg + MTX, golimumab 100 mg + MTX o golimumab 100 mg + placebo. Alla settimana 52, i
pazienti entravano in uno studio in aperto con estensione a lungo termine nel quale i pazienti che
ricevevano placebo + MTX e presentavano almeno 1 articolazione dolente o tumefatta venivano
spostati al trattamento con golimumab 50 mg + MTX.
Nel GO-FORWARD gli endpoint (co)primari erano la percentuale di pazienti che ottenevano una
risposta ACR 20 alla settimana 14 e il miglioramento dell’Health Assessment Questionnaire (HAQ)
alla settimana 24 rispetto al basale. Nel GO-AFTER l’endpoint primario era la percentuale di pazienti
che avevano ottenuto una risposta ACR 20 alla settimana 14. Nel GO-BEFORE, gli endpoint
co-primari erano la percentuale di pazienti che avevano ottenuto una risposta ACR 50 alla
settimana 24 e un cambiamento dal basale del punteggio Sharp modificato da van der Heijde (vdH-S)
alla settimana 52. Oltre agli endpoint primari, sono state svolte valutazioni aggiuntive dell’impatto del
trattamento con golimumab su segni e sintomi dell’artrite, risposta radiografica, funzionalità fisica e
qualità di vita correlata allo stato di salute.
In linea generale, non sono state osservate differenze clinicamente significative nelle valutazioni
dell’efficacia fra i regimi posologici con golimumab 50 mg e 100 mg in associazione con MTX, fino
alla settimana 104 nel GO-FORWARD e nel GO-BEFORE e fino alla settimana 24 nel GO-AFTER.
In ognuno degli studi sulla AR secondo il disegno dello studio, i pazienti nell’estensione a lungo
termine potevano essere sottoposti ad uno switch tra le dosi di golimumab 50 mg e 100 mg a
discrezione del medico dello studio.
Segni e sintomi
I principali risultati relativi ai criteri ACR per la dose di golimumab da 50 mg alle settimane 14, 24 e
52 per gli studi GO-FORWARD, GO-AFTER e GO-BEFORE sono mostrati nella Tabella 3 e sono
descritti qui di seguito. Le risposte sono state osservate nella prima valutazione (settimana 4), dopo la
somministrazione iniziale di golimumab.
Nello studio GO-FORWARD, tra gli 89 soggetti randomizzati a golimumab 50 mg + MTX, 48
risultavano essere ancora in trattamento alla settimana 104. Tra questi, 40, 33 e 24 pazienti avevano
rispettivamente una risposta ACR 20/50/70 alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello
studio e trattati con golimumab, sono state osservate percentuali di risposta ACR 20/50/70 simili dalla
settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-AFTER, la percentuale di pazienti che hanno ottenuto una risposta ACR 20, è stata
maggiore fra i pazienti in terapia con golimumab rispetto a quelli trattati con placebo, a prescindere
dal motivo segnalato per l’interruzione di una o più terapie anti-TNF.
Principali risultati di efficacia delle parti controllate degli studi GO-FORWARD, GO-AFTER e
AR in fase attiva
AR in fase attiva, trattata
in precedenza con uno o
più medicinali anti-TNF
AR in fase attiva, MTX
na 133 89 150 147 160 159
% di pazienti che hanno risposto
Settimana 14 33% 55%* 18% 35%* NA NA
Settimana 24 28% 60%* 16% 31%
p = 0,002
Settimana 52 NA NA NA NA 52% 60%
Settimana 14 10% 35%* 7% 15%
p = 0,021
Settimana 24 14% 37%* 4% 16%* 29% 40%
Settimana 52 NA NA NA NA 36% 42%
Settimana 14 4% 14%
p = 0,008
p = 0,005
Settimana 24 5% 20%* 2% 9% p = 0,009 16% 24%
Settimana 52 NA NA NA NA 22% 28%
a n corrisponde ai pazienti randomizzati; il numero effettivo di pazienti valutabili per ciascun endpoint può variare per
* p ≤ 0,001
NA: Non Applicabile
Nello studio GO-BEFORE l’analisi primaria nei pazienti con artrite reumatoide da moderata a severa
(gruppi in combinazione con golimumab 50 e 100 mg + MTX vs MTX da solo per ACR 50) non è
risultata statisticamente significativa alla settimana 24 (p = 0,053). Alla settimana 52 in tutta la
popolazione, la percentuale di pazienti nel gruppo golimumab 50 mg + MTX che ha ottenuto una
risposta ACR era generalmente più alta ma non significativamente diversa quando confrontata con
MTX da solo (vedere Tabella 3). Sono state condotte analisi addizionali nei sottogruppi
rappresentativi della popolazione indicata di pazienti con AR severa, attiva e progressiva. Un effetto
generalmente superiore è stato dimostrato con golimumab 50 mg + MTX versus MTX da solo nella
popolazione indicata in confronto con la popolazione totale.
Negli studi GO-FORWARD e GO-AFTER, sono state osservate risposte statisticamente e
clinicamente significative nella scala DAS28 (Disease Activity Scale) in ogni fase pre-specificata, alla
settimana 14 e alla settimana 24 (p ≤ 0,001). Tra i pazienti che rimanevano in trattamento con
golimumab, randomizzati all’inizio dello studio, le risposte DAS28 venivano mantenute fino alla
settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, le risposte DAS28
sono state simili dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-BEFORE è stata valutata la risposta clinica maggiore, definita come mantenimento di
una risposta ACR 70 su un periodo continuativo di 6 mesi. Alla settimana 52, il 15% dei pazienti del
gruppo golimumab 50 mg + MTX raggiungeva una risposta clinica superiore rispetto al 7% dei
pazienti del gruppo placebo + MTX (p = 0,018). Tra i 159 soggetti randomizzati a golimumab 50 mg
+ MTX, 96 erano ancora in trattamento alla settimana 104. Tra questi 85, 66 e 53 pazienti hanno avuto
rispettivamente una risposta ACR 20/50/70 alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello
studio e trattati con golimumab, sono state osservate percentuali di risposta ACR 20/50/70 simili dalla
settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-BEFORE le variazioni rispetto al basale nel punteggio vdH-S, un punteggio
composito del danno strutturale che misura radiograficamente il numero e la dimensione delle erosioni
articolari e il grado di riduzione dello spazio articolare nelle mani/polsi e piedi, è stato usato per
valutare il grado di danno strutturale. I principali risultati per golimumab alla dose di 50 mg alla
settimana 52 sono presentati nella Tabella 4.
Il numero dei pazienti con nessuna nuova erosione o modifica dal basale nel punteggio totale vdH-S
≤ 0 era significativamente più alto nel gruppo in trattamento con golimumab rispetto al gruppo di
controllo (p = 0,003). Gli effetti radiografici osservati alla settimana 52 si sono mantenuti fino alla
settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, gli effetti
radiografici sono stati simili dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Media (DS) delle modifiche radiografiche dal basale alla settimana 52 nel punteggio vdH-S
totale in tutta la popolazione dello studio GO-BEFORE
Placebo + MTX
Golimumab 50 mg + MTX
n a 160 159
Basale 19,7 (35,4) 18,7 (32,4)
Modifiche dal basale 1,4 (4,6) 0,7 (5,2)*
Punteggio di erosione
Basale 11,3 (18,6) 10,8 (17,4)
Modifiche dal basale 0,7 (2,8) 0,5 (2,1)
Basale 8,4 (17,8) 7,9 (16,1)
Modifiche dal basale 0,6 (2,3) 0,2 (2,0)**
a n corrisponde ai pazienti randomizzati
* p = 0,015
** p = 0,044
Funzionalità fisica e qualità di vita correlata allo stato di salute
La funzionalità fisica e l’invalidità sono state valutate come endpoint separato negli studi
GO-FORWARD e GO-AFTER, usando l’indice d’invalidità dell’HAQ DI. In questi studi, alla
settimana 24, golimumab ha mostrato un miglioramento dell’HAQ DI clinicamente e statisticamente
significativo, rispetto al basale, se paragonato al gruppo di controllo. Tra i pazienti che rimanevano in
trattamento con golimumab, randomizzati all’inizio dello studio, il miglioramento dell’HAQ DI è stato
mantenuto fino alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con
golimumab, il miglioramento dell’HAQ DI è stato simile dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Nello studio GO-FORWARD sono stati evidenziati miglioramenti clinicamente e statisticamente
significativi nella qualità di vita correlata allo stato di salute, in base alla misurazione del punteggio
della componente fisica di SF-36 nei pazienti trattati con golimumab versus placebo alla settimana 24.
Tra i pazienti che rimanevano in trattamento con golimumab, randomizzati all’inizio dello studio, il
miglioramento di SF-36 è stato mantenuto fino alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello
studio e trattati con golimumab, il miglioramento della componente fisica di SF-36 è stato simile dalla
settimana 104 fino alla settimana 256. Negli studi GO-FORWARD e GO-AFTER, sono stati osservati
miglioramenti statisticamente significativi nell’affaticamento, secondo la scala FACIT-F (Functional
Assessment of Chronic Illness Therapy-Fatigue).
Artrite psoriasica negli adulti
L’efficacia e la sicurezza di golimumab sono state valutate in uno studio clinico multicentrico,
randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo (GO-REVEAL), condotto in 405 pazienti
adulti con AP in fase attiva (≥ 3 articolazioni tumefatte e ≥ 3 articolazioni dolenti), nonostante la
terapia con antinfiammatori non steroidei (FANS) o DMARD. I pazienti di questo studio avevano una
diagnosi di AP da almeno 6 mesi e almeno una lieve psoriasi. Sono stati arruolati i pazienti con
ciascun sottotipo di artrite psoriasica, compresa artrite poliarticolare senza noduli reumatoidi (43%),
artrite periferica asimmetrica (30%), artrite delle articolazioni interfalangee distali (DIP) (15%),
spondilite con artrite periferica (11%) e artrite mutilante (1%). Non è stato consentito alcun
trattamento precedente con un medicinale anti-TNF. golimumab o placebo sono stati somministrati per
via sottocutanea ogni 4 settimane. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo, golimumab
50 mg, o golimumab 100 mg. Dopo la settimana 24, i pazienti che ricevevano placebo venivano
assegnati a golimumab 50 mg. Alla settimana 52 i pazienti entravano in uno studio di estensione in
aperto a lungo termine.
Il 48% circa dei pazienti ha continuato la somministrazione di dosi stabili di metotrexato
(≤ 25 mg/settimana). Gli endpoint co-primari sono stati la percentuale di pazienti che hanno ottenuto
una risposta ACR 20 alla settimana 14 e la variazione rispetto al basale del punteggio totale vdH-S
modificato per l’AP alla settimana 24.
In generale, non sono state osservate differenze clinicamente significative nelle misure dell’efficacia
fra i regimi di dosaggio con golimumab 50 mg e 100 mg fino alla settimana 104. Secondo il disegno
dello studio, i pazienti nell’estensione a lungo termine potevano essere sottoposti ad uno switch tra le
dosi di golimumab 50 mg e 100 mg a discrezione del medico dello studio.
Segni e sintomi
I principali risultati per la dose da 50 mg alle settimane 14 e 24 sono mostrati nella Tabella 5 e sono
descritti qui di seguito.
Principali risultati di efficacia dello studio GO-REVEAL
Placebo Golimumab 50 mg*
na 113 146
% di pazienti che hanno risposto
Settimana 14 9% 51%
Settimana 24 12% 52%
Settimana 14 2% 30%
Settimana 24 4% 32%
Settimana 14 1% 12%
Settimana 24 1% 19%
Settimana 14 3% 40%
Settimana 24 1% 56%
* p < 0,05 per tutti i confronti;
a n corrisponde ai pazienti randomizzati; il numero effettivo di pazienti valutabili per ciascun endpoint può variare per
b Psoriasis Area and Severity Index
c Sulla base del sottogruppo di pazienti con un coinvolgimento dell’area della superficie corporea (BSA) ≥ 3% al basale,
79 pazienti (69,9%) nel gruppo di trattamento con placebo e 109 (74,3%) in quello con golimumab 50 mg.
Le risposte sono state osservate alla prima valutazione (settimana 4), dopo la somministrazione
iniziale di golimumab. Sono state riscontrate risposte ACR 20 simili alla settimana 14 nei pazienti con
artrite poliarticolare in assenza di noduli reumatoidi e sottotipi di AP, artrite periferica asimmetrica. Il
numero di pazienti con altri sottotipi di AP era troppo esiguo per consentire una valutazione
significativa. Le risposte osservate nei gruppi di trattamento con golimumab erano simili nei pazienti
trattati o meno con MTX concomitante. Tra i 146 pazienti randomizzati a golimumab 50 mg, 70
risultavano essere ancora in trattamento alla settimana 104. Tra questi 70 pazienti, 64, 46 e 31 pazienti
avevano rispettivamente una risposta ACR 20/50/70. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e
trattati con golimumab, sono state osservate percentuali di risposta ACR 20/50/70 simili dalla
settimana 104 fino alla settimana 256.
Sono state anche osservate risposte statisticamente significative nel DAS28 alle settimane 14 e 24
(p < 0,05).
Alla settimana 24, nei pazienti trattati con golimumab, sono stati osservati miglioramenti nei parametri
dell’attività periferica tipica dell’artrite psoriasica (ad es., numero di articolazioni tumefatte, numero di
articolazioni dolenti, dattilite e entesite). Il trattamento con golimumab ha determinato un
miglioramento significativo della funzionalità fisica, valutata dall’HAQ DI e a miglioramenti
significativi della qualità di vita correlata allo stato di salute, in base ai punteggi riassuntivi delle
componenti fisiche e mentali del SF-36. Tra i pazienti rimasti in trattamento con golimumab, al quale
erano stati randomizzati all’inizio dello studio, le risposte DAS28 e HAQ DI venivano mantenute fino
alla settimana 104. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, le risposte
DAS28 e HAQ DI sono state simili dalla settimana 104 fino alla settimana 256.
Il danno strutturale di mani e piedi è stato radiologicamente valutato attraverso la variazione rispetto al
basale del punteggio vdH-S, modificato per l’AP con l’aggiunta delle articolazioni interfalangee distali
(DIP) della mano.
Il trattamento con golimumab 50 mg riduce il tasso di progressione del danno articolare periferico in
confronto al trattamento con placebo alla settimana 24 misurata come variazione rispetto al basale del
punteggio totale vdH-S modificato (la media ± punteggio DS era 0,27 ± 1,3 nel gruppo placebo
confrontato con -0,16 ± 1,3 nel gruppo di golimumab; p = 0,011). Dei 146 pazienti che sono stati
randomizzati a golimumab 50 mg, i dati dei raggi X alla settimana 52 erano disponibili per
126 pazienti, di questi il 77% non mostrava alcuna progressione rispetto al basale. Alla settimana 104,
i dati dei raggi X erano disponibili per 114 pazienti e il 77% non mostrava alcuna progressione rispetto
al basale. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, percentuali simili di
pazienti non hanno mostrato alcuna progressione rispetto al basale dalla settimana 104 fino alla
Spondiloartrite-assiale negli adulti
Spondilite anchilosante negli adulti
L’efficacia e la sicurezza di golimumab sono state valutate in uno studio clinico multicentrico, in
doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo (GO-RAISE), condotto in 356 pazienti adulti con
spondilite anchilosante in fase attiva (definita come indice Bath dell’attività patologica della spondilite
anchilosante (BASDAI) ≥ 4 e una VAS per dolore lombare totale ≥ 4 su una scala da 0 a 10 cm). I
pazienti arruolati in questo studio avevano la patologia in fase attiva, nonostante la terapia attuale o
precedente con FANS o DMARD e non erano stati trattati in precedenza con alcun medicinale
anti-TNF. Golimumab o placebo sono stati somministrati per via sottocutanea ogni 4 settimane. I
pazienti sono stati randomizzati a ricevere placebo, golimumab 50 mg, o golimumab 100 mg e hanno
potuto continuare la terapia concomitante di DMARD (MTX, SSZ e/o HCQ). L’endpoint primario è
stato la percentuale di pazienti con risposta ASAS 20 (Ankylosing Spondylitis Assessment Study
Group) alla settimana 14. I dati di efficacia controllata con placebo sono stati raccolti e analizzati fino
alla settimana 24.
I principali risultati per la dose da 50 mg sono mostrati nella Tabella 6 e sono descritti qui di seguito.
In linea generale, non sono state osservate differenze clinicamente significative nelle misure
dell’efficacia fra i regimi posologici con golimumab 50 mg e 100 mg fino alla settimana 24. Secondo
il disegno dello studio, i pazienti nell’estensione a lungo termine potevano essere sottoposti ad uno
switch tra le dosi di Sim golimumab poni 50 mg e 100 mg a discrezione del medico dello studio.
Principali risultati di efficacia dello studio GO-RAISE
Placebo Golimumab 50 mg*
na 78 138
% di pazienti che hanno risposto
Settimana 14 22% 59%
Settimana 24 23% 56%
Settimana 14 15% 45%
Settimana 24 15% 44%
Settimana 14 8% 50%
Settimana 24 13% 49%
* p ≤ 0,001 per tutti i confronti
a n corrisponde ai pazienti randomizzati; il numero effettivo di pazienti valutabili per ciascun endpoint può variare per
Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, la percentuale di pazienti con
risposta ASAS 20 e ASAS 40 è stata simile dalla settimana 24 fino alla settimana 256.
Sono state osservate anche risposte statisticamente significative nel BASDAI 50, 70 e 90 (p ≤ 0,017)
alle settimane 14 e 24. Sono stati riscontrati miglioramenti delle principali misurazioni dell’attività
patologica alla prima valutazione (settimana 4) dopo la somministrazione iniziale di golimumab che
sono stati mantenuti fino alla settimana 24. Tra i pazienti che rimanevano nello studio e trattati con
golimumab, sono state osservate percentuali simili di variazione rispetto al basale nel BASDAI dalla
settimana 24 fino alla settimana 256. È stata osservata un’efficacia costante nei pazienti a prescindere
dall’uso di DMARD (MTX, sulfasalazina e/o idrossiclorochina), presenza dell’antigene HLA-B27 o
livelli basali di PCR in base alla valutazione delle risposte ASAS 20 alla settimana 14.
Il trattamento con golimumab ha portato a miglioramenti significativi nella funzionalità fisica come
valutato dai cambiamenti rispetto al basale in BASFI (Bath Ankylosing Spondylitis Functional Index)
alle settimane 14 e 24. Anche la qualità di vita correlata allo stato di salute, misurato dal punteggio
della componente fisica SF-36, è stata migliorata significativamente alle settimane 14 e 24. Tra i
pazienti che rimanevano nello studio e trattati con golimumab, i miglioramenti nella funzionalità fisica
e nella qualità di vita correlata allo stato di salute sono stati simili dalla settimana 24 fino alla
Spondiloartrite assiale non radiografica negli adulti
La sicurezza e l’efficacia di golimumab sono state valutate in uno studio multicentrico, randomizzato,
in doppio cieco, controllato con placebo (GO-AHEAD) condotto su 197 pazienti adulti con SpA
assiale nr severa in fase attiva (definiti come quei pazienti che soddisfacevano i criteri della
classificazione ASAS per la diagnosi di spondiloartrite assiale ma che non soddisfacevano i criteri di
New York modificati per la diagnosi di SA). I pazienti arruolati in questo studio avevano una malattia
in fase attiva (definita in base ad un BASDAI ≥ 4 e ad una Scala Analogica Visiva (VAS) per il dolore
dorsale complessivo ≥ 4, ciascuna su di una scala da 0 a 10 cm) nonostante una terapia con FANS in
corso o precedente e non erano stati precedentemente trattati con un qualsiasi medicinale biologico
compresa la terapia anti-TNF. I pazienti sono stati randomizzati al trattamento con placebo o con
golimumab 50 mg somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane. Alla settimana 16, i pazienti
entravano in un periodo di trattamento in aperto nel quale tutti ricevevano golimumab 50 mg
somministrato per via sottocutanea ogni 4 settimane fino alla settimana 48 con valutazioni di efficacia
effettuate fino alla settimana 52 e follow-up di sicurezza fino alla settimana 60. Approssimativamente
il 93% dei pazienti che avevano ricevuto golimumab all’inizio dell’estensione in aperto (settimana 16)
rimanevano in trattamento fino alla fine dello studio (settimana 52). Le analisi sono state effettuate sia
su tutta la popolazione trattata (AT, N = 197) che sulla popolazione con segni obiettivi di
infiammazione (OSI, N = 158, come indicato da elevati livelli di PCR e/o dall’evidenza di sacroileite
nella RMI effettuata al basale). I dati di efficacia controllati con placebo sono stati raccolti e analizzati
fino alla settimana 16. L’ endpoint primario era la percentuale di pazienti che otteneva una risposta
ASAS 20 alla settimana 16. I principali risultati sono mostrati nella Tabella 7 e sono descritti di
Principali risultati di efficacia dello studio GO-AHEAD alla settimana 16
Miglioramenti nei segni e nei sintomi
Tutta la popolazione trattata (AT)
Popolazione con segni obiettivi di
na 100 97 80 78
% di pazienti che hanno risposto
ASAS 20 40% 71%** 38% 77%**
ASAS 40 23% 57%** 23% 60%**
ASAS 5/6 23% 54%** 23% 63%**
ASAS remissione parziale 18% 33%* 19% 35%*
ASDAS-C b < 1,3 13% 33%* 16% 35%*
BASDAI 50 30% 58%** 29% 59%**
Inibizione dell’infiammazione nelle articolazioni sacro-iliache (SI) misurata con RMI
50 mg Placebo
n C 87 74 69 61
Variazione media nel
punteggio SPARCCd RMI
iliaca -0,9 -5,3** -1,2 -6,4**
a n corrisponde ai pazienti randomizzati e trattati
b Spondilite anchilosante punteggio di attività della malattia con proteina C reattiva (AT-Placebo, N = 90;
AT-golimumab 50 mg, N = 88; OSI-Placebo, N = 71; OSI-golimumab 50 mg, N = 71)
c n corrisponde al numero di pazienti con dati di RMI al basale e alla settimana 16
d SPARCC (Spondyloarthritis Research Consortium of Canada)
** p < 0,0001 per confronti golimumab vs placebo
* p < 0,05 per confronti golimumab vs placebo
Miglioramenti statisticamente significativi nei segni e nei sintomi di SpA assiale nr severa in fase
attiva sono stati dimostrati nei pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto al placebo alla
settimana 16 (Tabella 7). Miglioramenti sono stati osservati alla prima valutazione (settimana 4) dopo
la somministrazione iniziale di golimumab. Il punteggio SPARCC misurato con RMI ha mostrato
riduzioni statisticamente significative dell’infiammazione nell’articolazione SI alla settimana 16 nei
pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto al placebo (Tabella 7). Il dolore valutato tramite il
dolore dorsale complessivo e il dolore dorsale notturno su scala VAS e l’attività della malattia
misurata tramite ASDAS-C hanno mostrato anche un miglioramento statisticamente significativo dal
basale alla settimana 16 nei pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto al placebo (p < 0,0001).
Miglioramenti statisticamente significativi nella mobilità spinale valutata con il BASMI (Bath
Ankylosing Spondylitis Metrology Index) e nella funzionalità fisica valutata con il BASFI sono stati
dimostrati nei pazienti trattati con golimumab 50 mg rispetto ai pazienti trattati con placebo
(p < 0,0001). I pazienti trattati con golimumab hanno riportato in modo significativo più miglioramenti
nella qualità di vita correlata allo stato di salute valutati tramite ASQoL, EQ-5D e componenti fisiche
e mentali del SF-36 e hanno riportato in modo significativo più miglioramenti nella produttività
valutati tramite maggiori riduzioni della compromissione complessiva della capacità di lavorare e della
compromissione dello svolgimento delle attività quotidiane valutate tramite il questionario WPAI
rispetto ai pazienti che ricevevano placebo.
Per tutti gli endpoint sopra descritti, risultati statisticamente significativi sono stati dimostrati anche
nella popolazione OSI alla settimana 16.
In entrambe le popolazioni AT e OSI, i miglioramenti nei segni e sintomi, nella mobilità spinale, nella
funzionalità fisica, nella qualità della vita e nella produttività osservati alla settimana 16 tra i pazienti
trattati con golimumab 50 mg, persistevano in quei pazienti rimasti nello studio alla settimana 52.
La sicurezza e l’efficacia del proseguimento del trattamento con golimumab (frequenza di dosaggio
completa o ridotta) rispetto all’interruzione del trattamento sono state valutate su pazienti adulti
(18-45 anni di età) con SpA assiale nr in fase attiva che hanno dimostrato una remissione prolungata
durante i 10 mesi di trattamento mensile in aperto con golimumab (GO-BACK). I pazienti elegibili
(che hanno raggiunto una risposta clinica entro il Mese 4 e uno stato della malattia inattivo (ASDAS
< 1,3) sia al Mese 7 che al Mese 10) entrati nella fase di interruzione in doppio cieco sono stati
randomizzati al proseguimento del trattamento mensile con golimumab (regime di trattamento
completo, N = 63), al trattamento con golimumab ogni 2 mesi (regime di trattamento ridotto, N = 63)
o al trattamento mensile con placebo (interruzione del trattamento, N = 62) per un massimo di circa
L’endpoint primario di efficacia è stato la percentuale di pazienti senza una riacutizzazione
dell’attività della malattia. I pazienti che hanno manifestato una riacutizzazione, cioè avevano un
ASDAS rilevato in 2 valutazioni consecutive in cui entrambe mostravano un punteggio assoluto pari a
≥ 2,1 o un aumento post-interruzione pari a ≥ 1,1 relativamente al Mese 10 (fine del periodo in aperto),
hanno ripreso il trattamento mensile con golimumab in una fase di ritrattamento in aperto per
caratterizzare la risposta clinica.
Risposta clinica dopo l’interruzione del trattamento in doppio cieco
Tra i 188 pazienti con malattia inattiva che hanno ricevuto almeno una dose di trattamento in doppio
cieco, una percentuale di pazienti significativamente maggiore (p < 0,001) non ha manifestato una
riacutizzazione della malattia proseguendo golimumab in trattamento completo (84,1 %), o in regimi
di trattamento ridotto (68,3%) rispetto all’interruzione del trattamento (33,9 %) (Tabella 8).
Analisi della percentuale di partecipanti senza una riacutizzazionea
Analisi completa del set di popolazione (Periodo 2 – In doppio cieco)
Differenza in % vs Placebo
Trattamento n/N % Stimata (IC 95%)b p-Valueb
GLM s.c. QMT 53/63 84,1 50,2 (34,1; 63,6) < 0,001
GLM s.c. Q2MT 43/63 68,3 34,4 (17,0; 49,7) < 0,001
Placebo 21/62 33,9
Il set dell’analisi completa comprende tutti i partecipanti randomizzati che hanno raggiunto la malattia inattiva nel
periodo 1 e che hanno ricevuto almeno una dose di trattamento in cieco dello studio.
a Definito come ASDAS valutato in 2 visite consecutive che mostrano entrambe un punteggio assoluto pari a ≥ 2,1 o
aumento post-interruzione pari a ≥ 1,1 relativamente al Mese 10 (Visita 23).
b Il tasso di errore di tipo I rispetto ai confronti tra trattamento multiplo (GLM s.c. QMT vs Placebo e GLM s.c. Q2MT
vs Placebo) è stato controllato utilizzando una procedura di test sequenziale (step-down). Derivato sulla base del
metodo di Miettinen e Nurminen stratificato con livello di PCR (> 6 mg/L o ≤ 6 mg/L) come fattore di stratificazione.
I partecipanti che hanno interrotto il periodo 2 prematuramente e prima di una “riacutizzazione” saranno conteggiati come
aventi una “riacutizzazione”.
N = Numero totale di partecipanti; n = numero di partecipanti senza una riacutizzazione; GLM = golimumab; s.c. = via
sottocutanea, QMT = dosaggio mensile; Q2MT = dosaggio ogni 2 mesi.
La differenza di tempo alla prima riacutizzazione tra il gruppo di interruzione del trattamento e uno dei
gruppi di trattamento con golimumab è mostrata nella Figura 1 (log-rank p < 0,0001 per ciascun
confronto). Nel gruppo placebo, le riacutizzazioni sono iniziate circa 2 mesi dopo l’interruzione del
trattamento con golimumab, con la maggior parte delle riacutizzazioni verificatesi entro 4 mesi
dall’interruzione del trattamento (Figura 1).
Figura 1: Analisi di Kaplan-Meier di tempo alla prima riacutizzazione
Risposta clinica al ritrattamento per una riacutizzazione della malattia
La risposta clinica è stata definita come un miglioramento BASDAI ≥ 2 o ≥ 50 % rispetto alla media
dei 2 punteggi BASDAI consecutivi attribuiti alla riacutizzazione della malattia. Dei 53 partecipanti
nel regime a dosaggio ridotto o nel regime di sospensione del trattamento che hanno avuto una
riacutizzazione della malattia confermata, 51 (96,2 %) hanno ottenuto una risposta clinica a
golimumab entro i primi 3 mesi di ritrattamento, sebbene un numero inferiore di pazienti (71,7 %) sia
stato in grado di sostenerla per tutti i 3 mesi.
Colite ulcerosa negli adulti
L’efficacia di golimumab è stata valutata in due studi clinici randomizzati, in doppio cieco, controllati
con placebo condotti in pazienti adulti.
Lo studio di induzione (PURSUIT-Induction) ha valutato pazienti con colite ulcerosa in fase attiva di
grado da moderato a severo (punteggio Mayo da 6 a 12; subpunteggio endoscopico ≥ 2) che avevano
una risposta inadeguata o che non avevano tollerato le terapie convenzionali o che erano
corticosteroidi dipendenti. Nella porzione dello studio di conferma della dose, 761 pazienti sono stati
randomizzati a ricevere 400 mg di golimumab s.c. alla settimana 0 e 200 mg alla settimana 2, 200 mg
di golimumab s.c. alla settimana 0 e 100 mg alla settimana 2 o placebo s.c. alle settimane 0 e 2. Era
consentita la somministrazione concomitante di dosi stabili di aminosalicilati per via orale,
corticosteroidi e/o agenti immunomodulatori. In questo studio è stata valutata l’efficacia di golimumab
fino alla settimana 6.
I risultati dello studio di mantenimento (PURSUIT-Maintenance) si basavano sulla valutazione di
456 pazienti che avevano raggiunto una risposta clinica nella precedente induzione con golimumab. I
pazienti sono stati randomizzati a ricevere golimumab 50 mg, golimumab 100 mg o placebo
somministrati per via sottocutanea ogni 4 settimane. Era consentita la somministrazione concomitante
di dosi stabili di aminosalicilati per via orale e/o agenti immunomodulatori. I corticosteroidi dovevano
essere gradatamente ridotti all’inizio dello studio di mantenimento. In questo studio è stata valutata
l’efficacia di golimumab fino alla settimana 54. I pazienti che avevano completato lo studio di
mantenimento fino alla settimana 54 hanno continuato il trattamento in uno studio di estensione, con
efficacia valutata fino alla settimana 216. La valutazione dell’efficacia nello studio di estensione era
basata sui cambiamenti nell’impiego dei corticosteroidi, sulla valutazione globale del medico (PGA)
dell’attività della malattia e sul miglioramento della qualità della vita come misurato dal questionario
sulla malattia infiammatoria dell’intestino (IBDQ).
Principali risultati di efficacia degli studi PURSUIT - Induction e PURSUIT - Maintenance
N = 251
Golimumab 200/100 mg
N = 253
Percentuale di pazienti
Pazienti in risposta clinica alla settimana 6a 30% 51%**
Pazienti in remissione clinica alla
Pazienti con guarigione della mucosa alla
N = 154
N = 151
N = 151
Percentuale di pazienti
Mantenimento della risposta (Pazienti in
risposta clinica fino alla settimana 54)e 31% 47%* 50%**
Remissione sostenuta (Pazienti in remissione
clinica alle settimane 30 e 54)f 16% 23%g 28%*
N = numero di pazienti
** p ≤ 0,001
* p ≤ 0,01
a Definita come una riduzione rispetto al basale nel punteggio Mayo ≥ 30% e ≥ 3 punti, accompagnata da una riduzione
del subpunteggio del sanguinamento rettale ≥ 1 o un 0 subpunteggio del sanguinamento rettale di 0 o 1.
b Definita come punteggio Mayo ≤ 2 punti, con nessun subpunteggio individuale > 1
c Definita come 0 o 1 nel subpunteggio endoscopico del punteggio Mayo.
d Solo induzione con golimumab.
e I pazienti sono stati valutati per l’attività della CU con il punteggio parziale Mayo ogni 4 settimane (la perdita di
risposta era confermata con l’endoscopia). Pertanto, un paziente che manteneva la risposta era in uno stato di risposta
clinica continua ad ogni valutazione clinica fino alla settimana 54.
f Un paziente doveva essere in remissione alle settimane 30 e 54 (senza mostrare una perdita di risposta in qualsiasi
punto temporale fino alla settimana 54) per ottenere una remissione sostenuta.
g In pazienti di peso inferiore a 80 kg, una percentuale maggiore di pazienti che ricevevano una terapia di mantenimento
da 50 mg mostrava una remissione clinica sostenuta rispetto a quelli che ricevevano placebo.
Più pazienti trattati con golimumab mostravano una guarigione sostenuta della mucosa (pazienti con
guarigione della mucosa alle settimane 30 e 54) nel gruppo 50 mg (42%, p nominale < 0,05) e nel
gruppo 100 mg (42%, p < 0,005) rispetto ai pazienti del gruppo placebo (27%).
Tra il 54% dei pazienti (247/456) che avevano ricevuto una terapia concomitante con corticosteroidi
all’inizio del PURSUIT-Maintenance, la percentuale dei pazienti che avevano mantenuto una risposta
clinica fino alla settimana 54 e non avevano ricevuto terapia concomitante con corticosteroidi alla
settimana 54 è stata maggiore nel gruppo 50 mg (38%, 30/78) e nel gruppo 100 mg (30%, 25/82)
rispetto al gruppo placebo (21%, 18/87). La percentuale di pazienti che avevano eliminato
corticosteroidi entro la settimana 54 è stata maggiore nel gruppo 50 mg (41%, 32/78) e nel gruppo
100 mg (33%, 27/82) rispetto al gruppo placebo (22%, 19/87). Tra i pazienti che erano entrati nello
studio di estensione, la percentuale dei soggetti che erano rimasti liberi da corticosteroidi era
generalmente mantenuta fino alla settimana 216.
I pazienti che non hanno raggiunto una risposta clinica alla settimana 6 durante gli studi
PURSUIT-Induction sono stati trattati con golimumab 100 mg ogni 4 settimane nello studio
PURSUIT-Maintenance. Alla settimana 14, il 28% di questi pazienti ha raggiunto una risposta definita
dal punteggio parziale Mayo (riduzione fino a ≥ 3 punti rispetto all’inizio dell’induzione). Alla
settimana 54, i risultati clinici osservati in questi pazienti sono stati simili ai risultati clinici riportati
nei pazienti che avevano raggiunto una risposta clinica alla settimana 6.
Alla settimana 6, golimumab ha migliorato in modo significativo la qualità di vita come misurato dalla
variazione rispetto al basale in una misura specifica della malattia, IBDQ (questionario sulla malattia
infiammatoria dell’intestino). Tra i pazienti che avevano ricevuto una terapia di mantenimento con
golimumab, il miglioramento della qualità di vita come misurato dall’IBDQ è stato mantenuto fino
alla settimana 54.
Approssimativamente il 63% dei pazienti che avevano ricevuto golimumab all’inizio dello studio di
estensione (settimana 56), rimanevano in trattamento fino alla fine dello studio (ultima
somministrazione di golimumab alla settimana 212).
Colite ulcerosa pediatrica
La sicurezza e l’efficacia di golimumab sono state valutate in uno studio di fase III, multicentrico, in
aperto, (PURSUIT 2) progettato per arruolare bambini di età compresa tra 2 e 17 anni con CU in fase
attiva di grado da moderato a severo, definita come punteggio Mayo completo al basale da 6 a 12,
inclusi, con un subpunteggio endoscopico ≥ 2. I bambini precedentemente esposti ad agenti anti-TNF-
α non erano idonei alla partecipazione. La maggior parte dei 69 partecipanti (97,1%) stava ricevendo
farmaci per il trattamento della CU (corticosteroidi, immunomodulatori e/o 5-ASA); il 52,2% dei
partecipanti stava ricevendo corticosteroidi e l’88,4% stava ricevendo 5-ASA per via orale. L’età
media dei partecipanti era di 13,4 anni (intervallo 4-17). Il 53,6% (37) dei partecipanti era di sesso
femminile. Il peso medio era di 52,4 kg (intervallo da 16 a 107). Le caratteristiche della malattia al
basale per la popolazione complessiva di golimumab erano rappresentative di pazienti pediatrici con
CU in fase attiva di grado da moderato a severo.
Nella fase di induzione (dalla settimana 0 alla settimana 6), i bambini hanno ricevuto golimumab s.c.
in base al peso corporeo, alle settimane 0 e 2. I bambini con peso corporeo ≥ 45 kg hanno ricevuto
dosi di induzione fisse di 200 mg s.c. alla settimana 0 e 100 mg alla settimana 2. I bambini con peso
corporeo < 45 kg hanno ricevuto dosi di induzione aggiustate per la superficie corporea di 120 mg/m2
s.c. (fino a un massimo di 200 mg) alla settimana 0 e 60 mg/m2 s.c. (fino a un massimo di 100 mg) alla
settimana 2. Alla settimana 6, i bambini sono stati valutati per efficacia e sicurezza.
Nella fase di mantenimento (dalla settimana 6 alla settimana 54), i bambini in risposta clinica a
golimumab (una riduzione rispetto al basale del punteggio Mayo completo di ≥ 30% e ≥ 3 punti, con
una riduzione rispetto al basale del subpunteggio di sanguinamento rettale di ≥ 1 o un subpunteggio di
sanguinamento rettale di 0 o 1 utilizzando la lettura locale del subpunteggio endoscopico) hanno
continuato a ricevere golimumab s.c. 100 mg (bambini di peso ≥ 45 kg) o 60 mg/m2 (bambini di peso
< 45 kg) ogni 4 settimane fino alla settimana 50. Ai bambini che non hanno mostrato una risposta
clinica alla settimana 6, potevano essere somministrate dosi aggiuntive alla settimana 6 e alla
settimana 10, seguite da una valutazione della risposta alla settimana 14 per determinare se i bambini
continuavano con golimumab ogni 4 settimane fino alla settimana 50. Dei 41 bambini che sono entrati
nella fase di mantenimento, 39 bambini sono rimasti nello studio alla settimana 54 (con una
determinazione dell’efficacia mediante punteggio Mayocompleto).
L’endpoint primario della remissione clinica, misurato mediante il punteggio Mayo, era definito come
un punteggio Mayo ≤ 2 punti, senza alcun subpunteggio individuale > 1 (in base al subpunteggio
Mayo endoscopico assegnato dall’endoscopista locale). Complessivamente, 22 (31,9%) bambini
hanno mostrato remissione clinica alla settimana 6. Alla settimana 54, il 31,7% di coloro che avevano
ottenuto la risposta clinica alla settimana 6 era in remissione clinica.
Principali risultati di efficacia degli studi PURSUIT 2 - Induction e PURSUIT 2 - Maintenance
PURSUIT 2 - Induction
Endpoint primario Golimumab
N = 69
Soggetti in remissione clinica valutata mediante
il punteggio Mayo alla settimana 6a 22 (31,9%)
Principali endpoint secondari di efficacia
Soggetti in risposta clinica alla settimana 6b 39 (56,5%)
Soggetti con guarigione endoscopica alla
settimana 6c 28 (40,6%)
PURSUIT 2 – Maintenance
Principali endpoint secondari di efficacia Golimumab
N = 41
Soggetti in remissione clinica alla settimana 54,
valutata mediante il punteggio Mayoa,e
Soggetti con guarigione endoscopica alla
Soggetti in remissione clinica alla settimana 54,
come valutato dal punteggio Mayo, per i
partecipanti che erano in remissione clinica alla
N = numero di pazienti
a La remissione clinica è definita come un punteggio Mayo ≤ 2 punti, senza alcun sottopunteggio individuale > 1.
b Risposta clinica definita come una riduzione rispetto al basale nel punteggio Mayo ≥ 30% e ≥ 3 punti, accompagnato da
una riduzione del subpunteggio del sanguinamento rettale ≥ 1 al basale o un subpunteggio del sanguinamento rettale di
0 o 1.
c La guarigione endoscopica è definita come un subpunteggio endoscopico di 0 o 1 in base all’endoscopia locale.
d Il denominatore è costituito da soggetti in remissione clinica alla settimana 6.
e I soggetti senza punteggio endoscopico alla settimana 54 sono stati considerati non in remissione clinica.
Anticorpi anti-golimumab possono svilupparsi durante il trattamento con golimumab.
La formazione di anticorpi anti-golimumab può essere associata a una ridotta esposizione sistemica al
golimumab, ma non è stata osservata alcuna correlazione apparente tra lo sviluppo di anticorpi e
l’efficacia. La presenza di anticorpi contro golimumab può aumentare il rischio di reazioni al sito di
iniezione (vedere paragrafo 4.8).
5.2 Proprietà farmacocinetiche
Dopo un’unica somministrazione di golimumab per via sottocutanea a soggetti sani o a pazienti con
AR, il tempo medio per raggiungere le concentrazioni sieriche massime (Tmax) variava fra 2 e 6 giorni.
Un’iniezione sottocutanea di golimumab da 50 mg in soggetti sani ha prodotto una concentrazione
sierica massima (Cmax) media ± deviazione standard di 3,1 ± 1,4 µg/mL.
Dopo un’unica iniezione sottocutanea da 100 mg, l’assorbimento di golimumab era simile nella parte
superiore del braccio, nell’addome e nella coscia, con una biodisponibilità media assoluta del 51%.
Poiché golimumab ha evidenziato parametri farmacocinetici quasi proporzionali alla dose dopo una
somministrazione per via sottocutanea, si prevede che la biodisponibilità assoluta di una dose di
golimumab da 50 mg o da 200 mg sia analoga.
Dopo un’unica somministrazione e.v., il volume medio di distribuzione era di 115 ± 19 mL/kg.
La clearance sistemica di golimumab è stata stimata essere di 6,9 ± 2,0 mL/die/kg. Il valore
dell’emivita terminale è stato stimato essere di circa 12 ± 3 giorni nei soggetti sani e presentava valori
analoghi nei pazienti con AR, AP, SA o CU.
Quando è stata somministrata per via sottocutanea una dose di golimumab da 50 mg in pazienti con
AR, AP o SA ogni 4 settimane, le concentrazioni sieriche hanno raggiunto lo steady state entro la
settimana 12. Con l’uso concomitante di MTX, il trattamento con golimumab da 50 mg per via
sottocutanea ogni 4 settimane ha prodotto una concentrazione sierica minima media (± deviazione
standard) allo stato stazionario di circa 0,6 ± 0,4 µg/mL nei pazienti con AR in fase attiva, nonostante
la terapia con MTX, di circa 0,5 ± 0,4 µg/mL nei pazienti con AP attiva, e di circa 0,8 ± 0,4 µg/mL nei
pazienti con SA. Concentrazioni sieriche medie di valle di golimumab allo steady state in pazienti con
SpA assiale nr sono state simili a quelle osservate in pazienti con SA dopo somministrazione
sottocutanea di 50 mg di golimumab ogni 4 settimane.
I pazienti con AR, AP o SA, che non hanno ricevuto MTX in concomitanza, avevano concentrazioni
minime di golimumab allo stato stazionario più basse di circa il 30% rispetto a quelle dei pazienti che
hanno ricevuto golimumab con MTX. In un limitato numero di pazienti con AR trattati con
golimumab per via sottocutanea per un periodo superiore a 6 mesi, l’uso concomitante di MTX ha
ridotto la clearance apparente di golimumab di circa il 36%. Tuttavia, le analisi farmacocinetiche della
popolazione indicano che l’uso concomitante di FANS, corticosteroidi per via orale o sulfasalazina
non ha influenzato la clearance apparente di golimumab.
A seguito di dosi di induzione da 200 mg e 100 mg di golimumab rispettivamente alla settimana 0 e 2,
e successivamente dosi di mantenimento da 50 mg o 100 mg di golimumab per via sottocutanea ogni
4 settimane in pazienti con CU, le concentrazioni sieriche di golimumab hanno raggiunto lo steady
state approssimativamente 14 settimane dopo l’inizio della terapia. Il trattamento con 50 mg o 100 mg
di golimumab per via sottocutanea ogni 4 settimane durante il mantenimento ha dato luogo ad una
concentrazione sierica media di valle allo steady state di circa 0,9 ± 0,5 µg/mL e 1,8 ± 1,1 µg/mL,
In pazienti con CU trattati con 50 mg o 100 mg di golimumab per via sottocutanea ogni 4 settimane,
l’uso concomitante di immunomodulatori non ha avuto un effetto sostanziale sui livelli di valle di
golimumab allo stato stazionario.
I pazienti che hanno sviluppato anticorpi contro golimumab generalmente hanno avuto basse
concentrazioni sieriche di valle di golimumab allo steady state (vedere paragrafo 5.1).
Colite ulcerosa pediatrica
La farmacocinetica di golimumab era simile tra pazienti pediatrici e adulti con colite ulcerosa. La
farmacocinetica di popolazione ha confermato che il regime di somministrazione raccomandato per
golimumab ha determinato un’esposizione sierica a golimumab simile o leggermente superiore nei
soggetti pediatrici rispetto agli adulti, nell’intervallo di peso corporeo valutato.
Golimumab, in pazienti con AR, ha mostrato parametri farmacocinetici approssimativamente
proporzionali alla dose nel range di dosaggio di 0,1 – 10,0 mg/kg dopo un’unica dose endovenosa. A
seguito di una dose singola s.c. in soggetti sani, parametri farmacocinetici approssimativamente
proporzionali alla dose sono stati osservati anche nel range di dose compreso tra 50 mg e 400 mg.
Effetto del peso sulla farmacocinetica
Vi è una tendenza verso una clearance apparente di golimumab più elevata con l’aumento del peso
(vedere paragrafo 4.2).
5.3 Dati preclinici di sicurezza
I dati preclinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di
farmacologia di sicurezza, tossicità a dosi ripetute, tossicità riproduttiva e dello sviluppo.
Non sono stati condotti studi di mutagenesi, fertilità animale, né studi di cancerogenesi a lungo
termine con golimumab.
In uno studio sulla fertilità e sulla funzionalità riproduttiva generale del topo, utilizzando un anticorpo
analogo che inibisce selettivamente l’attività funzionale del TNFα murino, il numero di femmine di
topo gravide si era ridotto. Non è noto se questi risultati fossero dovuti agli effetti sui maschi e/o sulle
femmine. In uno studio sulla tossicità in fase evolutiva, condotto nei topi dopo la somministrazione
dello stesso anticorpo analogo e nelle scimmie cynomolgus impiegando golimumab, non c’è stata
alcuna indicazione di tossicità materna, embriotossicità o teratogenicità.
6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE
6.1 Elenco degli eccipienti
L-istidina monocloridrato monoidrato
Polisorbato 80 (E 433)
Acqua per preparazioni iniettabili.
In assenza di studi di compatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali.
6.3 Periodo di validità
6.4 Precauzioni particolari per la conservazione
Conservare in frigorifero (2 °C – 8 °C).
Tenere la siringa preriempita nell’imballaggio esterno, per proteggere il medicinale dalla luce.
Gotenfia può essere conservato a temperature fino a un massimo di 25 °C per un singolo periodo fino
a 15 giorni, ma senza superare la data di scadenza originaria stampata sulla scatola. La nuova data di
scadenza deve essere scritta sulla scatola (fino a 15 giorni dalla data di rimozione dal frigorifero).
Una volta che Gotenfia è stato conservato a temperatura ambiente, non deve essere conservato
nuovamente in frigorifero. Gotenfia deve essere eliminato se non utilizzato entro i 15 giorni di
conservazione a temperatura ambiente.
6.5 Natura e contenuto del contenitore
Gotenfia 100 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita
1 mL di soluzione in una siringa preriempita (vetro di tipo 1) con un ago fisso (acciaio inossidabile) e
un cappuccio per l’ago (gomma contenente lattice). Gotenfia è disponibile in confezioni contenenti
1 siringa preriempita e 3 siringhe preriempite.
È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione
Gotenfia è fornito in una siringa preriempita monouso. Ciascuna confezione è provvista di istruzioni
per l’uso che descrivono completamente l’utilizzo della siringa. Una volta tolta la siringa preriempita
dal frigorifero, occorre lasciare che raggiunga la temperatura ambiente attendendo per 30 minuti,
prima di iniettare Gotenfia. La siringa non deve essere agitata.
La soluzione è da limpida a lievemente opalescente, da incolore a giallo chiaro Gotenfia non deve
essere usato se la soluzione ha un colore alterato, è torbida o contiene particelle estranee visibili.
Le istruzioni complete per la preparazione e la somministrazione di Gotenfia in una siringa
preriempita, vengono fornite nel foglio illustrativo.
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità
alla normativa locale vigente.
7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO
STADA Arzneimittel AG
61118 Bad Vilbel
8. NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO
EU/1/25/2009/003 [1 siringa preriempita]
EU/1/25/2009/004 [3 siringhe preriempite]
9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE
Data della prima autorizzazione: 10 Febbraio 2026
10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO
Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea
per i Medicinali, https://www.ema.europa.eu.