POHERDY

Principio attivo: pertuzumab · ATC L01FD02

💊 Vedi alternative con lo stesso principio attivo

Principio attivo: pertuzumab
Codice ATC: L01FD02
Autorizzazione: Medicinale autorizzato a livello europeo (procedura centralizzata EMA), valido anche in Italia.
Foglietto ufficiale: Consulta su EMA (in italiano)

1. Cos'è e a cosa serve

Poherdy contiene il principio attivo pertuzumab ed è usato nel trattamento di pazienti adulti che hanno

un tumore alla mammella quando:

Il tumore alla mammella è stato identificato come “HER-2 positivo” - il medico la sottoporrà ad

un’analisi per determinare questo aspetto.

Il tumore si è diffuso ad altre parti del corpo quali polmoni o fegato (metastatizzato) e non è

stato trattato in precedenza con medicinali antitumorali (chemioterapia) o altri medicinali

concepiti per legarsi a HER2, oppure il tumore è ricomparso nella mammella dopo il

Il tumore non si è diffuso ad altre parti del corpo e il trattamento verrà somministrato prima

dell’intervento chirurgico (il trattamento che precede l’intervento chirurgico prende il nome di

Il tumore non si è diffuso ad altre parti del corpo e il trattamento verrà somministrato dopo

l’intervento chirurgico (il trattamento che segue l’intervento chirurgico prende il nome di terapia

Oltre a Poherdy, le saranno anche somministrati trastuzumab e dei medicinali chemioterapici Le

informazioni su questi medicinali sono descritte in fogli illustrativi separati. Chieda al medico o

all’infermiere di fornirle informazioni su questi altri medicinali.

Come agisce Poherdy

Poherdy è un tipo di medicinale chiamato “anticorpo monoclonale” che si lega a bersagli specifici

nell’organismo e sulle cellule tumorali.

Poherdy riconosce e si lega a un bersaglio chiamato “recettore del fattore di crescita epiteliale

umano 2” (HER2). L’HER2 è presente in grandi quantità sulla superficie di alcune cellule tumorali e

ne stimola la crescita. Quando Poherdy si lega alle cellule tumorali con HER2, può rallentarne o

arrestarne la crescita oppure può ucciderle.

2. Cosa deve sapere prima di prenderlo

Poherdy non deve esserle somministrato

Se è allergico al pertuzumab o a uno qualsiasi degli altri componenti di questo medicinale

(elencati al paragrafo 6).

Se soffre di intolleranza ereditaria al fruttosio (HFI), una condizione genetica piuttosto rara in

cui l’enzima per scomporre il fruttosio non viene prodotto.

Se ha dubbi, consulti il medico o l’infermiere prima che le venga somministrato Poherdy.

Avvertenze e precauzioni

Il trattamento con Poherdy può avere effetti sul cuore. Prima che le venga somministrato Poherdy si

rivolga al medico o all’infermiere:

Se ha avuto problemi al cuore in passato (ad esempio insufficienza cardiaca, trattamento di

gravi anormalità del battito cardiaco, pressione alta non controllata, attacco cardiaco recente).

La funzionalità cardiaca verrà valutata prima e durante il trattamento con pertuzumab e il

medico la sottoporrà ad alcuni esami per verificare se il cuore funziona correttamente.

Se ha avuto problemi al cuore in passato durante il trattamento precedente con trastuzumab.

Se in passato le è stato somministrato un medicinale chemioterapico della classe delle

antracicline, ad esempio doxorubicina o epirubicina; questi medicinali possono danneggiare il

muscolo cardiaco e aumentare il rischio di problemi al cuore con pertuzumab.

Se una qualsiasi di queste condizioni la riguarda (o se ha dei dubbi), ne parli con il medico o

l’infermiere prima che le venga somministrato pertuzumab. Per maggiori dettagli sui segni di problemi

cardiaci a cui prestare attenzione, vedere paragrafo 4 “Effetti indesiderati gravi”.

Possono verificarsi reazioni all’infusione, reazioni allergiche o anafilattiche (reazione allergica più

grave). Il medico o l’infermiere verificherà l’insorgenza di effetti indesiderati durante l’infusione e nei

30-60 minuti successivi. Se manifesta qualsiasi reazione grave il medico può interrompere il suo

trattamento con pertuzumab. Molto raramente, i pazienti sono morti a causa di reazioni anafilattiche

durante l’infusione con pertuzumab. Vedere paragrafo 4 “Effetti indesiderati gravi” per ulteriori

informazioni sulle reazioni all’infusione da controllare durante e dopo l’infusione.

Neutropenia febbrile (bassi livelli di globuli bianchi con febbre)

La somministrazione di pertuzumab insieme ad altri trattamenti antitumorali (trastuzumab e

chemioterapia) può causare una diminuzione del numero di globuli bianchi e sviluppare febbre

(aumento della temperatura corporea). Se ha un’infiammazione del tratto digerente (es. infiammazione

alla bocca o diarrea) può essere maggiormente soggetto allo sviluppo di questo effetto indesiderato.

Il trattamento con pertuzumab può causare diarrea grave. I pazienti di età superiore ai 65 anni

presentano un rischio maggiore di diarrea rispetto ai pazienti di età inferiore ai 65 anni. La diarrea è

una condizione in cui il corpo produce feci più acquose del normale. In caso di diarrea grave mentre

riceve il trattamento antitumorale, il medico può farle iniziare un trattamento antidiarroico e può

interrompere il trattamento con pertuzumab fino a quando la diarrea sarà sotto controllo.

Uso nei bambini e negli adolescenti

Pertuzumab non deve essere somministrato a pazienti di età inferiore ai 18 anni perché non sono

disponibili informazioni sulla sua efficacia in questa fascia d’età.

Uso negli anziani

Rispetto ai pazienti di età inferiore ai 65 anni, i pazienti di età superiore ai 65 anni trattati con

pertuzumab hanno maggiori probabilità di manifestare effetti indesiderati quali riduzione dell’appetito,

diminuzione del numero di globuli rossi, perdita di peso, sensazione di stanchezza, perdita o

alterazione del gusto, sensazione di debolezza, intorpidimento, formicolio o pizzicore principalmente

ai piedi e alle gambe e diarrea.

Altri medicinali e Poherdy

Informi il medico o l’infermiere se sta assumendo, ha recentemente assunto o potrebbe assumere

qualsiasi altro medicinale.

Gravidanza e allattamento

Prima di iniziare il trattamento, deve riferire al medico o all’infermiere se è in corso una gravidanza,

se sospetta o sta pianificando una gravidanza, o se sta allattando con latte materno. Il medico o

l’infermiere la informerà dei benefici e dei rischi, per lei e il bambino, legati al trattamento con

pertuzumab durante la gravidanza.

Informi immediatamente il medico se dovesse iniziare una gravidanza durante il trattamento con

pertuzumab o nei 6 mesi successivi all’interruzione del trattamento.

Chieda al medico se può allattare al seno durante o dopo il trattamento con pertuzumab.

Pertuzumab può causare danni al feto. Lei deve usare metodi anticoncezionali efficaci durante il

trattamento con pertuzumab e nei 6 mesi successivi all’interruzione del trattamento. Chieda consiglio

al medico per il metodo anticoncezionale migliore per lei.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari

Pertuzumab può avere lievi effetti sulla sua capacità di guidare o di usare macchinari. Tuttavia, se

manifesta capogiri, qualsiasi reazione all’infusione, reazioni allergiche o anafilattiche, aspetti finché

non si sono completamente risolte prima di guidare o di usare macchinari.

Poherdy contiene Sodio

Poherdy contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per dose, cioè è essenzialmente “senza sodio”.

Tuttavia, prima della somministrazione, Poherdy viene diluito con una soluzione per infusione di

cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%). Consultare il medico se si segue una dieta iposodica.

Poherdy contiene sorbitolo.

Il sorbitolo è una fonte di fruttosio. Se il medico le ha diagnosticato l’intollernza ereditaria al fruttosio

(HFI), una rara malattia genetica, non deve assumere questo medicinale. I pazienti con HFI non

riescono a trasformare il fruttosio, il cui accumulo può causare gravi effetti collaterali.

Informi il medico prima di assumere questo medicinale se soffre di HFI.

Poherdy contiene polisorbato

Questo medicinale contiene 0,2 mg di polisorbato 20 in ogni mL, equivalenti a 2,8 mg in ogni

flaconcino. I polisorbati possono provocare reazioni allergiche. Informi il medico se ha allergie note.

3. Come viene somministrato Poherdy

Somministrazione del medicinale

Poherdy le sarà somministrato da un medico o da un infermiere presso un ospedale o una clinica.

Il medicinale viene somministrato con una flebo in una vena (infusione endovenosa) una volta

ogni tre settimane.

La quantità di medicinale somministrata e la durata dell’infusione saranno diverse per la prima

dose e per le dosi successive.

Il numero di infusioni che le saranno somministrate dipende dalla risposta al trattamento e

dall’eventuale somministrazione del trattamento prima dell’intervento chirurgico (terapia

neoadiuvante) o dopo l’intervento chirurgico (terapia adiuvante) oppure a causa della diffusione

Pertuzumab è somministrato insieme ad altri trattamenti antitumorali (trastuzumab e

Per la prima infusione:

Le saranno somministrati 840 mg di pertuzumab nell’arco di 60 minuti. Il medico o l’infermiere

verificherà l’insorgenza di effetti indesiderati durante l’infusione e nei 60 minuti successivi.

Le saranno somministrati anche trastuzumab e chemioterapia.

Per tutte le infusioni successive, se la prima infusione è stata ben tollerata:

Le saranno somministrati 420 mg di pertuzumab nell’arco di 30-60 minuti. Il medico o

l’infermiere verificherà l’insorgenza di effetti indesiderati durante l’infusione e nei 30-60 minuti

Le saranno somministrati anche trastuzumab e chemioterapia.

Per ulteriori informazioni sulla somministrazione di trastuzumab e chemioterapia (che possono altresì

causare effetti indesiderati), legga il foglio illustrativo di questi medicinali . Se ha qualsiasi dubbio su

questi medicinali, si rivolga al medico o all’infermiere.

Se dimentica di prendere Poherdy

Se dimentica o salta un appuntamento per la somministrazione di pertuzumab, prenda un altro

appuntamento non appena possibile. Se sono trascorse 6 settimane o più dall‘ultima visita, le verrà

somministrata una dose più elevata di pertuzumab pari a 840 mg.

Se interrompe il trattamento con Poherdy

Non interrompa l’assunzione del medicinale senza averne prima parlato con il medico. È importante

che le vengano somministrate tutte le infusioni che le sono state prescritte.

Se ha qualsiasi dubbio sull’uso di questo medicinale, si rivolga al medico o all’infermiere.

4. Possibili effetti indesiderati

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le

persone li manifestino.

Effetti indesiderati gravi

Se nota la comparsa di uno qualsiasi dei seguenti effetti indesiderati, informi immediatamente il

medico o l’infermiere:

Diarrea molto grave o persistente (7 o più scariche al giorno).

Una diminuzione del numero o una bassa quantità di globuli bianchi (mostrati in un esame del

sangue), con o senza febbre, che può aumentare il rischio di un’infezione.

Reazioni all’infusione con sintomi che possono essere sia lievi che più gravi, e che possono

comprendere sensazione di malessere (nausea), febbre, brividi, sensazione di stanchezza, mal di

testa, perdita di appetito, dolore articolare e muscolare, vampate di calore.

Reazioni allergiche e anafilattiche (reazioni allergiche più gravi), con sintomi che possono

comprendere gonfiore del viso e della gola con difficoltà a respirare. Molto raramente, i pazienti

sono morti a causa di reazioni anafilattiche durante l’infusione con pertuzumab.

Problemi al cuore (insufficienza cardiaca) con sintomi che possono comprendere tosse, affanno

e edema (ritenzione idrica) delle gambe o delle braccia.

Sindrome da lisi tumorale (una condizione che può verificarsi quando vi è una veloce morte

delle cellule tumorali, che causa un’alterazione dei livelli ematici di minerali e metaboliti

riscontrata mediante esame del sangue). I sintomi possono includere problemi renali (debolezza,

respiro affannoso, stanchezza e confusione), problemi cardiaci (fluttuazioni cardiache con

aumento o diminuzione del battito cardiaco), crisi convulsive, vomito o diarrea e formicolio

della bocca, delle mani o dei piedi.

Se nota la comparsa di uno dei suddetti effetti indesiderati, informi immediatamente il medico o

Altri effetti indesiderati includono:

Molto comuni (interessano più di 1 persona su 10):

Perdita di capelli

Sensazione di star male o star male

Sensazione di stanchezza

Infiammazione del tratto digerente (infiammazione alla bocca)

Diminuzione del numero di globuli rossi, rilevabile con un esame del sangue

Dolore articolare o muscolare, debolezza muscolare

Perdita o alterazione del gusto

Gonfiore alle caviglie o ad altre parti del corpo, dovuto a un’eccessiva quantità d’acqua

Difficoltà a dormire

Vampate di calore

Sensazione di debolezza, intorpidimento, formicolio o pizzicore prevalentemente ai piedi e alle

Bruciori di stomaco

Pelle secca, prurito o eruzione simile all’acne

Problemi alle unghie

Mal di gola, arrossamento del naso, dolore o ipersecrezione nasale, sintomi simil-influenzali e

Aumento della lacrimazione

Febbre associata a livelli pericolosamente bassi di neutrofili (un tipo di globuli bianchi)

Dolore corporeo, alle braccia, alle gambe e allo stomaco

Comuni (interessano fino a 1 persona su 10):

Sensazione di intorpidimento, pizzicore o formicolio ai piedi o alle mani; dolore acuto,

lancinante o pulsante oppure associato a sensazione di gelo/calore; sensazione di dolore arrecata

da qualcosa che non dovrebbe essere doloroso, come un lieve tocco; ridotta capacità di

percepire cambiamenti di temperatura (caldo o freddo); perdita di equilibrio o coordinazione

Infiammazione del letto ungueale nel punto in cui l’unghia e la pelle si incontrano

Infezione dell’orecchio, del naso o della gola

Condizione associata a compromissione della funzione del ventricolo sinistro del cuore, con o

Non comuni (si manifestano in meno di 1 persona su 100):

Sintomi al torace, come tosse secca o affanno (possibili segni di malattia polmonare

interstiziale, una condizione di danno ai tessuti intorno agli alveoli polmonari)

Liquido attorno ai polmoni, che causa difficoltà a respirare

Se dopo l’interruzione della terapia con pertuzumab manifesta uno qualsiasi dei suddetti sintomi,

consulti subito il medico e lo metta al corrente di essere stato precedentemente trattato con

Alcuni degli effetti indesiderati manifestati possono essere dovuti al tumore alla mammella. Se

pertuzumab le viene somministrato in concomitanza a trastuzumab e chemioterapia, alcuni effetti

indesiderati possono essere riconducibili anche a questi altri medicinali.

Segnalazione degli effetti indesiderati

Se manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga

al medico o all’infermiere. Può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il sistema

nazionale di segnalazione riportato nell’ allegato V. Segnalando gli effetti indesiderati può contribuire

a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.

5. Come conservarlo

Poherdy sarà conservato dagli operatori sanitari presso l’ospedale o la clinica. Le informazioni per la

conservazione sono le seguenti:

Tenere il medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini.

Non usare il medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sulla confezione dopo “Scad”.

La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno di quel mese.

Conservare in frigorifero (2°C - 8°C).

Conservare il flaconcino nell’astuccio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.

Non usare il medicinale se si nota la presenza di particelle nel liquido o se il colore è cambiato

(vedere paragrafo 6).

Non getti alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al farmacista

come eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

6. Contenuto della confezione e altre informazioni

Cosa contiene Poherdy

Il principio attivo è pertuzumab. Ogni flaconcino contiene complessivamente 420 mg di

pertuzumab ad una concentrazione di 30 mg/mL.

Gli altri componenti sono L-istidina, L-istidina cloridrato monoidrato, sorbitolo (E420, vedere

paragrafo 2 “Poherdy contiene sorbitolo”), polisorbato 20 (E432,vedere paragrafo 2 “Poherdy

contiene polisorbato”) e acqua per preparazioni iniettabili.

Descrizione dell’aspetto di Poherdy e contenuto della confezione

Poherdy è un concentrato per soluzione per infusione. È un liquido da limpido a leggermente

opalescente, da incolore a giallo chiaro. È fornito in un flaconcino di vetro contenente 14 mL di

Ogni confezione contiene un flaconcino.

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio e produttore

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

5349 AB Oss

5349 AB Oss

Per ulteriori informazioni su questo medicinale, contatti il rappresentante locale del titolare

dell’autorizzazione all’immissione in commercio:

Tél/Tel: 0080066550123 (+32 2 2418100)

Organon Pharma B.V. Lithuania atstovybė

Tel.: +370 52041693

Органон (И.А.) Б.В. - клон България

Тел.: +359 2 806 3030

Tél/Tel: 0080066550123 (+32 2 2418100)

Organon Czech Republic s.r.o.

Tel.: +420 277 051 010

Organon Hungary Kft.

Tel.: +36 1 766 1963

Organon Denmark ApS

Tlf: +45 4484 6800

Organon Pharma B.V., Cyprus branch

Tel: +356 2277 8116

Organon Healthcare GmbH

Tel: 0800 3384 726 (+49 (0) 89 2040022 10)

Tel.: 00800 66550123 (+32 2 2418100)

Organon Pharma B.V. Estonian RO

Tel: +372 66 61 300

Organon Norway AS

Tlf: +47 24 14 56 60

Τηλ: +30-216 6008607

Organon Healthcare GmbH

Tel: +49 (0) 89 2040022 10

Organon Salud, S.L.

Tel: +34 91 591 12 79

Organon Polska Sp. z o.o.

Tel.: +48 22 306 57 64

Tél: +33 (0) 1 57 77 32 00

Organon Portugal, Sociedade Unipessoal Lda.

Tel: +351 218705500

Organon Pharma d.o.o.

Tel: +385 1 638 4530

Organon Biosciences S.R.L.

Tel: +40 21 527 29 90

Organon Pharma (Ireland) Limited

Tel: +353 15828260

Organon Pharma B.V., Oss, podružnica Ljubljana

Tel: +386 1 300 10 80

Sími: +354 535 7000

Organon Slovakia s. r. o.

Tel: +421 2 44 88 98 88

Organon Italia S.r.l.

Tel: +39 06 90259059

Organon Finland Oy

Puh/Tel: +358 (0) 29 170 3520

Organon Pharma B.V., Cyprus branch

Τηλ: +357 22866730

Organon Sweden AB

Tel: +46 8 502 597 00

Ārvalsts komersanta “Organon Pharma B.V.”

Tel: +371 66968876

Questo foglio illustrativo è stato aggiornato il.

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea

per i Medicinali (EMA): https://www.ema.europa.eu.

Domande frequenti su POHERDY

POHERDY è disponibile senza ricetta?

POHERDY è disponibile senza obbligo di ricetta. Chieda comunque consiglio al farmacista.

Qual è il principio attivo di POHERDY?

Il principio attivo di POHERDY è pertuzumab.

📄 Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) — scheda tecnica

1. Denominazione del medicinale

Poherdy 420 mg concentrato per soluzione per infusione

2. Composizione qualitativa e quantitativa

Ogni flaconcino di concentrato da 14 mL contiene 420 mg di pertuzumab corrispondenti ad una

concentrazione di 30 mg/mL. Dopo la diluizione 1 mL di soluzione contiene circa 3,02 mg di

pertuzumab per la dose iniziale e circa 1,59 mg per la dose di mantenimento (vedere paragrafo 6.6).

Pertuzumab è un anticorpo IgG1 monoclonale umanizzato prodotto nelle cellule di mammiferi (ovaio

di criceto cinese) tramite tecnologia DNA ricombinante.

Eccipienti con effetti noti

Ogni mL di soluzione contiene 30 mg di sorbitolo. Ogni flaconcino contiene 420 mg di sorbitolo.

Ogni mL di soluzione contiene 0,20 mg di polisorbato 20. Ogni flaconcino contiene 2,8 mg di

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3. Forma farmaceutica

Concentrato per soluzione per infusione (concentrato sterile).

Liquido da limpido a leggermente opalescente, da incolore a giallo chiaro con pH di 5,7 – 6,3 e

osmolalità di 180 – 240 mOsmol/kg.

4. Informazioni cliniche

4.1 Indicazioni terapeutiche

Carcinoma mammario in fase iniziale

Poherdy è indicato in associazione con trastuzumab e chemioterapia nel:

• trattamento neoadiuvante di pazienti adulti con carcinoma mammario HER2 positivo,

localmente avanzato, infiammatorio o allo stadio iniziale ad alto rischio di recidiva (vedere

• trattamento adiuvante di pazienti adulti con carcinoma mammario HER2 positivo allo stadio

iniziale ad alto rischio di recidiva (vedere paragrafo 5.1)

Carcinoma mammario metastatico

Poherdy è indicato in associazione con trastuzumab e docetaxel in pazienti adulti con carcinoma

mammario HER2 positivo, metastatico o localmente recidivato non operabile, non trattati in

precedenza con terapia anti-HER2 o chemioterapia per la malattia metastatica.

4.2 Posologia e modo di somministrazione

Il trattamento con Poherdy deve essere iniziato solo sotto la supervisione di un medico esperto nella

somministrazione di farmaci antitumorali. Poherdy deve essere somministrato da personale sanitario

preparato a gestire l’anafilassi e in un ambiente in cui siano immediatamente disponibili le

apparecchiature per la rianimazione.

I pazienti trattati con Poherdy devono presentare uno stato di tumore HER2 positivo, definito da un

punteggio all’immunoistochimica (IHC) di 3+ e/o un rapporto ≥ 2.0 secondo la valutazione mediante

ibridazione in situ (ISH) eseguita con un test convalidato.

Per garantire il raggiungimento di risultati accurati e riproducibili, i test devono essere eseguiti in un

laboratorio specializzato, che può assicurare la validazione delle procedure d’analisi. Per le istruzioni

complete sull’esecuzione e interpretazione dei test fare riferimento al foglio illustrativo dei test HER2

La dose di carico iniziale raccomandata di pertuzumab è di 840 mg da somministrare per infusione

endovenosa in 60 minuti, seguita successivamente da una dose di mantenimento di 420 mg

somministrata ogni 3 settimane nell'arco di 30-60 minuti. Dopo ogni infusione di Poherdy si

raccomanda un periodo di osservazione di 30-60 minuti dopo il completamento di ogni infusione, che

deve essere portato a termine prima delle successive infusioni di trastuzumab o della chemioterapia

(vedere paragrafo 4.4).

Poherdy e trastuzumab devono essere somministrati in sequenza e non miscelati nella stessa sacca

infusionale. Poherdy e trastuzumab possono essere somministrati in qualsiasi ordine. Quando

trastuzumab è somministrato con Poherdy, si raccomanda per trastuzumab di seguire un programma di

somministrazione ogni 3 settimane, come segue:

• una dose di carico iniziale di trastuzumab in infusione endovenosa di 8 mg/kg di peso corporeo

seguita successivamente da una dose di mantenimento di 6 mg/kg di peso corporeo ogni

• una somministrazione sottocutanea per iniezione di una dose fissa di trastuzumab (600 mg) ogni

3 settimane, indipendentemente dal peso corporeo del paziente.

Nei pazienti in terapia con un taxano, la somministrazione di quest’ultimo deve essere successiva a

quella di Poherdy e trastuzumab.

Per quanto riguarda il docetaxel da somministrare in combinazione con Poherdy, la dose iniziale

raccomandata di docetaxel è di 75 mg/m2, e successivamente può essere aumentata fino a 100 mg/m2

nei cicli successivi, se la dose iniziale è ben tollerata. In alternativa docetaxel può essere

somministrato dall’inizio ad una dose di 100 mg/m2 con una cadenza di 3 settimane, sulla base del

regime scelto. Se si utilizza un regime a base di carboplatino, la dose raccomandata per docetaxel è di

75 mg/m2 per tutto il trattamento (senza aumento della dose). Quando viene somministrato con

Poherdy nel setting adiuvante, la dose raccomandata di paclitaxel è 80 mg/m2 una volta alla settimana

per 12 cicli settimanali.

Nei pazienti trattati con un regime a base di antracicline, Poherdy e trastuzumab devono essere

somministrati dopo il completamento dell’intero regime a base di antracicline (vedere paragrafo 4.4).

Carcinoma mammario metastatico

Poherdy deve essere somministrato in combinazione con trastuzumab e docetaxel. Il trattamento con

Poherdy e trastuzumab può essere continuato fino alla progressione della malattia o allo sviluppo di

tossicità non gestibile anche nel caso in cui la terapia con docetaxel venga interrotta.

Carcinoma mammario in fase iniziale

Nel setting neoadiuvante, Poherdy deve essere somministrato da 3 a 6 cicli in associazione con

trastuzumab e chemioterapia nell’ambito di un regime completo per il trattamento del carcinoma

mammario in fase iniziale (vedere paragrafo 5.1).

Nel setting adiuvante, Poherdy deve essere somministrato in associazione con trastuzumab per un

anno in totale (per un massimo di 18 cicli oppure fino a recidiva della malattia o allo sviluppo di

tossicità non gestibile, a seconda di quale evento si verifichi per primo) nell’ambito di un regime

completo per il trattamento del carcinoma mammario in fase iniziale e indipendentemente dal timing

dell’intervento chirurgico. Il trattamento deve comprendere la chemioterapia standard a base di

antracicline e/o taxani. La somministrazione del trattamento con Poherdy e trastuzumab deve essere

iniziata il Giorno 1 del primo ciclo di trattamento contenente taxani e deve essere continuata anche nel

caso in cui la chemioterapia venga interrotta.

Per le raccomandazioni relative alle dosi ritardate od omesse, fare riferimento alla Tabella 1 riportata

Tabella 1 Raccomandazioni relative alle dosi ritardate od omesse

tra due infusioni

Endovenoso (EV) Sottocutaneo (SC)

< 6 settimane La dose di 420 mg di

Poherdy in infusione

endovenosa deve essere

somministrata non appena

possibile. Non aspettare fino

alla successiva dose

Successivamente, tornare alla

La dose da 6 mg/kg di

trastuzumab in infusione

endovenosa deve essere

somministrata non appena

Non aspettare fino alla

alla posologia originale

La dose fissa di 600 mg di

trastuzumab s.c. deve essere

possibile. Non aspettare fino

alla successiva dose

≥ 6 settimane La dose di carico iniziale di

840 mg di Poherdy deve

nuovamente in infusione

endovenosa da 60 minuti,

seguita da una dose di

mantenimento di 420 mg

infusione ogni 3 settimane.

La dose di carico iniziale di

8 mg/kg di trastuzumab

deve essere somministrata

nell’arco di 90 minuti circa,

seguita da una dose di

mantenimento di 6 mg/kg

infusione ogni 3 settimane.

Adattamento della dose

Per Poherdy o trastuzumab non sono raccomandate riduzioni della dose. Per informazioni dettagliate

riguardo a trastuzumab, fare riferimento al relativo riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP).

I pazienti possono continuare la terapia durante i periodi di mielosoppressione reversibile indotta da

chemioterapia ma devono essere attentamente monitorati per potenziali complicanze neutropeniche

che possono insorgere in questo lasso di tempo. Per le modifiche della dose di docetaxel e di altri

chemioterapici, vedere il relativo RCP.

Se il trattamento con trastuzumab viene interrotto si deve sospendere anche la terapia con Poherdy.

Disfunzione del ventricolo sinistro

Il trattamento con Poherdy e trastuzumab deve essere sospeso per almeno 3 settimane in caso di segni

e sintomi suggestivi di insufficienza cardiaca congestizia. Il trattamento con Poherdy deve essere

interrotto se l’insufficienza cardiaca congestizia viene confermata (per informazioni più dettagliate

vedere paragrafo 4.4).

Pazienti con carcinoma mammario metastatico

I pazienti devono presentare un valore pre -trattamento della frazione di eiezione ventricolare sinistra

(LVEF) ≥ 50%. Il trattamento con Poherdy e trastuzumab deve essere sospeso per almeno

3 settimane in caso di:

• una riduzione della LVEF a valori inferiori al 40%

• una LVEF tra 40% e 45% associata a una diminuzione ≥ 10 punti % rispetto al valore pre-

La somministrazione di Poherdy e trastuzumab può essere ripresa se la LVEF è ritornata a valori

> 45% o a 40-45% associata ad una riduzione < 10 punti % rispetto ai valori pre-trattamento.

Pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale

I pazienti devono presentare un valore pre-trattamento della LVEF ≥ 55% (≥ 50% dopo il

completamento della componente antraciclinica della chemioterapia, se somministrata). Il trattamento

con Poherdy e trastuzumab deve essere sospeso per almeno 3 settimane in caso di:

• una riduzione della LVEF a valori inferiori al 50% associata a una diminuzione ≥ 10 punti %

rispetto al valore pre-trattamento.

La somministrazione di Poherdy e trastuzumab può essere ripresa se la LVEF è ritornata a valori

≥ 50% o ad una riduzione < 10 punti % rispetto ai valori pre-trattamento.

Nel complesso non sono state osservate differenze nell’efficacia di pertuzumab tra i pazienti di età

≥ 65 anni e i pazienti di età < 65 anni. Non è necessario un aggiustamento della dose nei pazienti

anziani di età ≥ 65 anni. I dati in pazienti di età > 75 anni sono limitati. Vedere paragrafo 4.8 per la

valutazione dei dati di sicurezza di pertuzumab nei pazienti anziani.

Non sono necessari aggiustamenti della dose di pertuzumab in pazienti con compromissione renale

lieve o moderata. Non è possibile fornire raccomandazioni per la dose in pazienti con compromissione

renale severa a causa dei limitati dati farmacocinetici disponibili (vedere paragrafo 5.2).

La sicurezza e l’efficacia di pertuzumab non sono state studiate in pazienti con compromissione della

funzionalità epatica. Non è possibile fornire specifiche raccomandazioni per la dose.

La sicurezza e l’efficacia di pertuzumab non sono state stabilite nei bambini e negli adolescenti al di

sotto dei 18 anni di età. Non vi è un impiego rilevante di pertuzumab nella popolazione pediatrica per

il trattamento del carcinoma mammario.

Modo di somministrazione

Poherdy deve essere somministrato mediante infusione endovenosa. Non deve essere somministrato in

push o bolo endovenoso. Per le istruzioni sulla diluizione di Poherdy prima della somministrazione,

vedere paragrafi 6.2 e 6.6.

Per la dose iniziale, la durata di infusione raccomandata è di 60 minuti. Se la prima infusione è ben

tollerata, quelle successive possono essere somministrate nell’arco di 30-60 minuti (vedere

Se il paziente sviluppa una reazione all’infusione, è possibile rallentare la velocità di infusione di

Poherdy o sospendere l’infusione (vedere paragrafo 4.8). L’infusione può essere ripresa una volta che i

sintomi si sono placati. Il trattamento con ossigeno, beta agonisti, antistaminici, somministrazione

rapida di liquidi per via e.v. e antipiretici può contribuire ad alleviare i sintomi.

Reazioni di ipersensibilità/anafilassi

Se il paziente manifesta una reazione di grado 4 secondo i Criteri comuni di terminologia per gli

eventi avversi del National Cancer Institute (NCI-CTCAE) (anafilassi), broncospasmo o sindrome da

distress respiratorio acuto, l’infusione deve essere interrotta immediatamente e in via definitiva

(vedere paragrafo 4.4).

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati nel paragrafo 6.1.

Poherdy è controindicato nei soggetti con intolleranza ereditaria al fruttosio (HFI). Prima di iniziare il

trattamento, l’HFI deve essere esclusa tramite anamnesi o sulla base del quadro clinico (vedere

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego

Per migliorare la tracciabilità dei prodotti medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del

prodotto somministrato devono essere registrati chiaramente.

Disfunzione del ventricolo sinistro (inclusa insufficienza cardiaca congestizia)

Sono state riferite diminuzioni della LVEF con medicinali che bloccano l’'attività di HER2, compreso

pertuzumab. L’incidenza di disfunzione sistolica ventricolare sinistra sintomatica (LVD) [insufficienza

cardiaca congestizia] è risultata superiore nei pazienti trattati con pertuzumab in associazione con

trastuzumab e chemioterapia rispetto a trastuzumab e chemioterapia. I pazienti trattati in precedenza

con antracicline o radioterapia nell’area del torace possono essere a maggior rischio di diminuzione

della LVEF. I casi di insufficienza cardiaca sintomatica segnalati nel setting adiuvante sono stati

riscontrati per la maggior parte in pazienti trattati con chemioterapia a base di antracicline (vedere

Pertuzumab non è stato valutato in pazienti con: valore pre-trattamento della LVEF ≤ 50%, anamnesi

di insufficienza cardiaca congestizia (CHF), diminuzioni della LVEF fino a < 50% durante la terapia

adiuvante precedente con trastuzumab o condizioni che possono compromettere la funzionalità del

ventricolo sinistro, quali ipertensione non controllata, infarto miocardico recente, grave aritmia

cardiaca che necessiti di trattamento o precedente esposizione ad una dose cumulativa di antracicline

> 360 mg/m2 di doxorubicina o equivalente.

È opportuno valutare la LVEF prima dell’inizio di pertuzumab e a intervalli regolari durante il

trattamento con pertuzumab (ad es. una volta durante il trattamento neoadiuvante e ogni 12 settimane

nel setting adiuvante o metastatico) per assicurare che la LVEF rientri entro i limiti normali. Se la

LVEF è diminuita come indicato nel paragrafo 4.2 e in occasione della valutazione successiva non è

migliorata o è ulteriormente peggiorata, si devono sospendere pertuzumab e trastuzumab, a meno che

si ritenga che i benefici per il singolo paziente superino i rischi.

Il rischio cardiaco deve essere attentamente valutato e bilanciato con la necessità medica del singolo

paziente prima di utilizzare pertuzumab in associazione con un’antraciclina. Sulla base delle attività

farmacologiche di farmaci diretti contro HER2 e antracicline, l’uso concomitante di pertuzumab e

queste ultime può portare ad un aumento del rischio di tossicità cardiaca rispetto all’uso sequenziale.

Nell’ambito degli studi APHINITY e BERENICE l’uso sequ enziale di pertuzumab (in associazione

con trastuzumab e un taxano) è stato valutato dopo la somministrazione di epirubicina o doxorubicina

quale componente di molti regimi a base di antracicline. Tuttavia, in merito all’uso concomitante di

pertuzumab con un’antraciclina sono disponibili solo dati di sicurezza limitati. Nello studio

TRYPHAENA, pertuzumab è stato somministrato in concomitanza con epirubicina, come parte del

regime FEC (5 -fluorouracile, epirubicina, ciclofosfamide; vedere paragrafi 4.8 e 5.1). Sono stati

trattati soltanto pazienti mai sottoposti alla chemioterapia che hanno ricevuto basse dosi cumulative di

epirubicina (fino a 300 mg/m2). In questo studio la sicurezza cardiaca è risultata simile a quella

osservata nei pazienti trattati co n lo stesso regime ma con la somministrazione sequenziale di

pertuzumab (dopo chemioterapia FEC).

Pertuzumab è stato associato a reazioni correlate all’infusione, compresi eventi con esito fatale (vedere

paragrafo 4.8). Si raccomanda l’attenta osservazione del paziente durante la prima infusione di

pertuzumab e nei 60 minuti successivi, nonché durante le infusioni seguenti di pertuzumab e nei 30-

60 minuti successivi. Se si verifica una reazione significativa all’infusione, l’infusione deve essere

rallentata o interrotta e devono essere somministrate terapie mediche appropriate. I pazienti devono

essere sottoposti ad attenta valutazione clinica ed essere strettamente monitorati fino alla completa

risoluzione dei segni e dei sintomi. Nei pazienti che manifestano gravi reazioni all’infusione occorre

prendere in considerazione l’interruzione permanente del trattamento. La valutazione clinica deve

fondarsi sulla gravità della precedente reazione e sulla risposta alla terapia somministrata per la

reazione avversa (vedere paragrafo 4.2).

Reazioni di ipersensibilità/anafilassi

I pazienti devono essere sottoposti a stretta osservazione al fine di rilevare l’insorgenza di reazioni di

ipersensibilità. Con pertuzumab sono stati riscontrati casi di ipersensibilità severa, compresi anafilassi

ed eventi con esito fatale (vedere paragrafo 4.8). I medicinali per il trattamento di tali reazioni devono

essere pertanto sempre disponibili per l’uso immediato, unitamente alle attrezzature di emergenza. La

somministrazione di pertuzumab deve essere definitivamente interrotta in caso di reazioni di

ipersensibilità di grado 4 NCI-CTCAE (anafilassi), broncospasmo o sindrome da distress respiratorio

acuto (vedere paragrafo 4.2).

I pazienti trattati con pertuzumab, trastuzumab e docetaxel sono a maggior rischio di sviluppare

neutropenia febbrile rispetto ai pazienti trattati con placebo, trastuzumab e docetaxel, soprattutto

durante i primi 3 cicli di trattamento (vedere paragrafo 4.8). Nello studio CLEOPATRA condotto sul

carcinoma mammario metastatico, la conta dei neutrofili al nadir era simile nei pazienti del gruppo

trattato con pertuzumab e nei pazienti del gruppo trattato con placebo. La più alta incidenza di

neutropenia febbrile nei pazienti trattati con pertuzumab era associata ad una più elevata incidenza di

mucosite e diarrea in questi pazienti. Deve essere considerato un trattamento sintomatico per la

mucosite e la diarrea.Non è stato riferito alcun evento di neutropenia febbrile dopo l’interruzione del

trattamento con docetaxel.

Pertuzumab può indurre diarrea severa. La diarrea è più frequente durante la somministrazione

concomitante con una terapia a base di taxani. I pazienti anziani (> 65 anni) presentano un rischio

maggiore di diarrea rispetto ai pazienti più giovani (< 65 anni). La diarrea deve essere trattata secondo

la pratica clinica standard e le linee guida. In particolare, nei pazienti anziani e in caso di diarrea

severa o prolungata, dev’essere preso in considerazione un intervento precoce con loperamide, fluidi e

sostituzione di elettroliti. . In caso di mancato miglioramento delle condizioni del paziente, deve essere

considerata l’interruzione del trattamento. Quando la diarrea è sotto controllo, il trattamento con

pertuzumab può essere ripristinato.

Eccipienti con effetti noti

Ogni mL di questo medicinale contiene 30 mg di sorbitolo (E420). I pazienti con intolleranza

ereditaria al fruttosio (HFI) non devono assumere questo medicinale. Nei pazienti con HFI, si sviluppa

un’avversione spontanea per gli alimenti contenenti fruttosio, che può essere associata all’insorgenza

di sintomi (vomito, disturbi gastrointestinali, apatia, ritardo di crescita staturale e ponderale). Pertanto,

prima di ricevere Poherdy, è necessario raccogliere un’anamnesi dettagliata relativa ai sintomi di HFI

di ciascun paziente. In caso di somministrazione accidentale e sospetta intolleranza al fruttosio,

l’infusione deve essere interrotta immediatamente, la glicemia deve essere ripristinata e la funzionalità

degli organi deve essere stabilizzata mediante terapia intensiva (vedere paragrafo 4.3).

Questo medicinale contiene 2,8 mg di polisorbato 20 in ogni fiala e 0,2 mg/mL. I polisorbati possono

provocare reazioni allergiche.

Contenuto di sodio

Poherdy contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per dose, cioè essenzialmente ”privo di sodio”.

Poherdy è tuttavia diluito in una soluzione per infusione di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%). Questo

aspetto deve essere tenuto in considerazione per i pazienti che seguono una dieta a basso contenuto di

sodio (vedere il paragrafo 6.6).

4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

In un sottostudio dello studio registrativo randomizzato CLEOPATRA nel carcinoma mammario

metastatico, condotto su 37 pazienti, non sono state osservate interazioni farmacocinetiche tra

pertuzumab e trastuzumab o tra pertuzumab e docetaxel. Inoltre, l’analisi farmacocinetica di

popolazione non ha mostrato evidenza di interazione farmacologica tra pertuzumab e trastuzumab o

tra pertuzumab e docetaxel. L’assenza di interazioni farmacologiche è stata confermata dai dati

farmacocinetici emersi dagli studi NEOSPHERE e APHINITY.

In cinque studi sono stati valutati gli effetti di pertuzumab sulla farmacocinetica dei farmaci citotossici

somministrati in concomitanza docetaxel, paclitaxel, gemcitabina, capecitabina, carboplatino ed

erlotinib. Non si è evidenziata alcuna interazione farmacocinetica tra pertuzumab e questi farmaci. La

farmacocinetica di pertuzumab in questi studi è risultata sovrapponibile a quella osservata negli studi

che prevedevano trattamenti in monoterapia.

4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento

Le donne in età fertile devono usare metodi contraccettivi efficaci durante il trattamento con Poherdy e

nei 6 mesi successivi all’ultima dose di Poherdy.

I dati sull’uso di pertuzumab nelle donne in gravidanza sono limitati. Studi sugli animali hanno

mostrato una tossicità a livello della riproduzione (vedere paragrafo 5.3). Poherdy non è raccomandato

durante la gravidanza e nelle donne potenzialmente fertili che non fanno uso di contraccettivi.

Poiché le IgG umane vengono secrete nel latte materno e il potenziale di assorbimento e danno per il

neonato non è noto, deve essere sospeso l’allattamento al seno oppure il trattamento, tenendo conto del

beneficio dell’allattamento al seno per il bambino e del beneficio della terapia con Poherdy per la

madre (vedere paragrafo 5.2).

Non sono stati condotti studi specifici sugli animali per valutare l’effetto di pertuzumab sulla fertilità.

In studi di tossicità a dose ripetuta nelle scimmie cynomolgus, non è stato possibile trarre conclusioni

definitive sugli effetti avversi sugli organi riproduttivi maschili. Non sono state osservate reazioni

avverse nelle scimmie cynomolgus sessualmente mature esposte a pertuzumab (vedere paragrafo 5.3).

4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

Sulla base delle reazioni avverse riportate, pertuzumab altera lievemente la capacità di guidare o di

usare macchinari. Durante il trattamento con pertuzumab possono manifestarsi capogiri (vedere

paragrafo 4.8). I pazienti che manifestano reazioni all’infusione devono essere avvisati di non guidare

e di non utilizzare macchinari fino alla scomparsa dei sintomi.

4.8 Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza

La sicurezza di pertuzumab è stata valutata in oltre 6.000 pazienti nell’ambito di sperimentazioni

cliniche di fase I, II e III, tra cui gli studi registrativi CLEOPATRA (n=808), NEOSPHERE (n=417),

TRYPHAENA (n=225) e APHINITY (n=4804) [aggregati nella Tabella 2], condotte in pazienti affetti

da varie neoplasie maligne e trattati prevalentemente con pertuzumab in associazione con altri farmaci

antineoplastici. Il profilo di sicurezza di pertuzumab è risultato sostanzialmente sovrapponibile in tutti

gli studi, sebbene l’incidenza e le reazioni avverse da farmaco (ADR) più comuni variassero in

funzione della somministrazione di pertuzumab in monoterapia o in associazione con agenti

Tabella delle reazioni avverse

Nella Tabella 2 sono riassunte le ADR osservate nei gruppi di pazienti trattati con pertuzumab

nell’ambito dei seguenti studi clinici registrativi:

• CLEOPATRA, in cui pertuzumab è stato somministrato in associazione con docetaxel e

trastuzumab a pazienti con carcinoma mammario metastatico (n=453);

• NEOSPHERE (n=309) e TRYPHAENA (n=218), nei quali il trattamento neoadiuvante con

pertuzumab è stato somministrato in associazione con trastuzumab e chemioterapia a pazienti

affette da carcinoma mammario localmente avanzato, infiammatorio o in fase iniziale;

• APHINITY, in cui il trattamento adiuvante con pertuzumab è stato somministrato in

associazione con trastuzumab e chemioterapia a base o non a base di antracicline e contenente

un taxano a pazienti affette da carcinoma mammario in fase iniziale (n=2364).

Nella Tabella 2 sono inoltre riportate le ADR riscontrate nel setting post-marketing. Poiché in questi

studi pertuzumab è stato somministrato con trastuzumab e chemioterapia, è difficile stabilire la

relazione causale di un evento avverso a un medicinale specifico.

Le ADR sono riportate di seguito in base alla classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA e

le seguenti categorie di frequenza:

Molto comune (≥ 1/10)

Comune (≥ 1/100, < 1/10)

Non comune (≥ 1/1.000, < 1/100)

Raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000)

Molto raro (< 1/10.000)

Non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

All’interno di ciascuna classe di frequenza e della Classe sistemico organica (SOC), le ADR sono

riferite in ordine di gravità decrescente.

In base ai dati aggregati ricavati da questi studi, le ADR più comuni (≥ 30%) sono state diarrea,

alopecia, nausea, affaticamento, neutropenia e vomito. Le ADR di grado 3-4 secondo i criteri NCI-

CTCAE riferite con maggiore frequenza (≥ 10%) sono state neutropenia e neutropenia febbrile.

Tabella 2 Sintesi delle reazioni avverse da farmaco osservate in pazienti trattate con

Pertuzumab negli studi clinici^ e nel setting Post-marketing†

sistemi e organi Molto comune Comune Non comune Raro

Infezione delle vie

Patologie del sistema

Disturbi del sistema

Reazione all’infusione°°, * Ipersensibilità°, *

Sindrome da rilascio

metabolismo e della

Riduzione del’'appetito Sindrome da lisi

Disturbi psichiatrici Insonnia

Patologie del sistema

Patologie dell’occhio Aumento della

sistemi e organi Molto comune Comune Non comune Raro

Patologie cardiache Disfunzione del

Patologie vascolari Vampate di calore

Patologie della cute e

Patologie del sistema

Dolore alle estremità

e condizioni relative

alla sede di

^ La Tabella 2 riporta i dati aggregati emersi dall’intero periodo di trattamento dello studio CLEOPATRA (cut -

off dei dati all’11 febbraio 2014; numero mediano di cicli di pertuzumab pari a 24) e dal periodo di trattamento

neoadiuvante degli studi NEOSPHERE (numero mediano di cicli di pertuzumab pari a 4 in tutti i bracci di

trattamento) e TRYPHAENA (numero mediano di cicli di pertuzumab pari a 3-6 in tutti i bracci di trattamento)

nonché dal periodo di trattamento dello studio APHINITY (numero mediano di cicli di pertuzumab pari a 18).

* Sono state riportate ADRs con esito fatale.

** Per l’intero periodo di trattamento nei 4 studi. L’incidenza della disfunzione del ventricolo sinistro e

dell’insufficienza cardiaca congestizia rispecchiano i termini preferiti MedDRA riportati nei singoli studi.

° La reazione di ipersensibilità/anafilattica è definita da una serie di termini MedDRA.

°° La reazione all’infusione include una serie di differenti termini MedDRA all’interno di un intervallo di

tempo, vedere il paragrafo sottostante “Descrizione delle reazioni avverse selezionate”.

† ADR riportate nel setting post-marketing.

Descrizione di reazioni avverse selezionate

Disfunzione del ventricolo sinistro (LVD)

Nello studio registrativo CLEOPATRA nel carcinoma mammario metastatico l’incidenza della LVD

durante il trattamento in studio è risultata superiore nel gruppo trattato con placebo rispetto al gruppo

trattato con pertuzumab (rispettivamente 8,6% e 6,6%). L’incidenza di LVD sintomatica è risultata a

sua volta inferiore nel gruppo trattato con pertuzumab (1,8% nel gruppo trattato con placebo versus

1,5% nel gruppo trattato con pertuzumab) (vedere paragrafo 4.4).

Nello studio neoadiuvante NEOSPHERE, in cui alle pazienti sono stati somministrati 4 cicli di

pertuzumab come trattamento neoadiuvante, l’incidenza di LVD (nel corso dell’intero periodo di

trattamento) è risultata superiore nel gruppo trattato con pertuzumab, trastuzumab e docetaxel (7,5%)

rispetto al gruppo trattato con trastuzumab e docetaxel (1,9%). Nel gruppo trattato con pertuzumab e

trastuzumab è stato osservato un caso di LVD sintomatica. Nello studio neoadiuvante TRYPHAENA

l’incidenza di LVD (nel corso dell’intero periodo di trattamento) è risultata dell’8,3% nel gruppo

trattato con pertuzumab + trastuzumab e FEC (5-fluorouracile, epirubicina, ciclofosfamide) seguiti da

pertuzumab + trastuzumab e docetaxel; del 9,3% nel gruppo trattato con pertuzumab + trastuzumab e

docetaxel dopo FEC e del 6,6% nel gruppo trattato con pertuzumab in associazione con TCH

(docetaxel, carboplatino e trastuzumab). L’incidenza di LVD sintomatica (insufficienza cardiaca

congestizia) è risultata dell’1,3% sia nel gruppo trattato con pertuzumab + trastuzumab e docetaxel

dopo FEC (ad esclusione di un paziente che ha manifestato LVD sintomatica durante il trattamento

con FEC prima di ricevere pertuzumab + trastuzumab e docetaxel) sia nel gruppo trattato con

pertuzumab in associazione con TCH. Nessun paziente del gruppo trattato con pertuzumab +

trastuzumab e FEC seguiti da pertuzumab + trastuzumab e docetaxel ha manifestato LVD sintomatica.

Nella fase neoadiuvante dello studio BERENICE, l’incidenza di LVD sintomatica di classe III/IV

secondo la New York Heart Association (NYHA; insufficienza cardiaca congestizia secondo gli NCI-

CTCAE v.4) si è attestata all’1,5% nel gruppo trattato con il regime dose dense doxorubicina e

ciclofosfamide (AC) seguito da pertuzumab + trastuzumab e paclitaxel, mentre nessun paziente (0%)

ha manifestato LVD sintomatica nel gruppo trattato con il regime FEC seguito da pertuzumab in

associazione a trastuzumab e docetaxel. L’incidenza di LVD asintomatica (riduzione della frazione di

eiezione secondo gli NCI-CTCAE v.4) si è attestata al 7% nel gruppo trattato con il regime dose dense

AC seguito da pertuzumab + trastuzumab e paclitaxel, e al 3,5% nel gruppo trattato con il regime FEC

seguito da pertuzumab + trastuzumab e docetaxel.

Nello studio APHINITY l’incidenza di insufficienza cardiaca sintomatica (classe III/IV secondo

NYHA), associata a una diminuzione della LVEF di almeno il 10% rispetto al basale e fino a un

valore inferiore al 50%, si è attestata al di sotto dell’1% (0,8% dei pazienti trattati con pertuzumab

versus 0,4 % dei pazienti trattati con placebo). Al cut-off dei dati, il 62,5% dei pazienti trattati con

pertuzumab e il 66,7% dei pazienti trattati con placebo che avevano manifestato insufficienza cardiaca

sintomatica mostravano una risoluzione della diminuzione della LVEF (ovvero presentavano 2

misurazioni consecutive della LVEF al di sopra del 50%). Gli eventi sono stati segnalati per la

maggior parte in pazienti trattati con antracicline. Diminuzioni asintomatiche o lievemente

sintomatiche (classe II secondo NYHA) della LVEF di almeno il 10% rispetto al basale e fino a un

valore inferiore al 50% sono state riportate nel 2,7% dei pazienti trattati con pertuzumab e nel 2,9 %

dei pazienti trattati con placebo, Al momento del cutoff dei dati, il recupero della funzione cardiaca è

stato osservato nell’84,4% dei pazienti trattati con pertuzumab e nell’87,0% dei pazienti trattati con

Negli studi registrativi una reazione all’infusione è stata definita come qualsiasi evento segnalato

come reazione di ipersensibilità, reazione anafilattica, reazione acuta all’infusione o sindrome da

rilascio di citochine verificatosi durante un’infusione o nello stesso giorno dell’infusione. Nello studio

registrativo CLEOPATRA, la dose iniziale di pertuzumab veniva somministrata il giorno prima della

somministrazione di trastuzumab e docetaxel per permettere la valutazione delle reazioni associate a

pertuzumab. Nel primo giorno, in cui veniva somministrato solo pertuzumab, la frequenza

complessiva delle reazioni all’infusione è stata del 9,8% nel gruppo trattato con placebo e del 13,2%

nel gruppo trattato con pertuzumab; la maggior parte delle reazioni all’infusione è stata di intensità

lieve o moderata. Le reazioni all’infusione più comuni (≥ 1,0%) nel gruppo trattato con pertuzumab

sono state piressia, brividi, affaticamento, cefalea, astenia, ipersensibilità e vomito.

Durante il secondo ciclo, in cui tutti i medicinali sono stati somministrati nello stesso giorno, le

reazioni all ’infusione più comuni ( ≥ 1,0%) nel gruppo trattato con pertuzumab sono state

affaticamento, disgeusia, ipersensibilità al farmaco, mialgia e vomito (vedere paragrafo 4.4).

Negli studi condotti nel setting neoadiuvante e adiuvante, pertuzumab è stato, in tutti i cicli,

somministrato lo stesso giorno degli altri trattamenti in studio. Le reazioni all’infusione si sono

manifestate nel 18,6% - 25,0% dei pazienti il primo giorno della somministrazione di pertuzumab (in

associazione con trastuzumab e chemioterapia). La tipologia e la gravità degli eventi erano in linea con

quelle osservate nello studio CLEOPATRA nei cicli in cui pertuzumab era somministrato lo stesso

giorno di trastuzumab e docetaxel, inoltre la maggior parte delle reazioni si è manifestata con gravità

lieve o moderata.

Reazioni di ipersensibilità/anafilassi

Nello studio registrativo CLEOPATRA nel carcinoma mammario metastatico, la frequenza

complessiva di eventi di ipersensibilità/anafilassi segnalati dallo sperimentatore durante l’intera durata

del trattamento è stata del 9,3% tra i pazienti trattati con placebo e dell’11,3% tra i pazienti trattati con

pertuzumab, rispettivamente il 2,5% e il 2,0% dei quali di grado 3-4 NCI-CTCAE. Complessivamente,

2 pazienti del gruppo trattato con placebo e 4 pazienti del gruppo trattato con pertuzumab hanno

manifestato eventi descritti dallo sperimentatore come anafilassi (vedere paragrafo 4.4).

In generale, la maggior parte delle reazioni di ipersensibilità è stata di gravità lieve o moderata e si è

risolta con il trattamento. In base alle modifiche apportate al trattamento dello studio, la maggior parte

delle reazioni è stata valutata come secondaria alle infusioni di docetaxel.

Negli studi condotti nel setting neoadiuvante e adiuvante, gli eventi di ipersensibilità/anafilassi erano

in linea con quelli osservati nello studio CLEOPATRA. Nello studio NEOSPHERE due pazienti del

gruppo trattato con pertuzumab e docetaxel hanno sviluppato anafilassi. In entrambi gli studi

TRYPHAENA e APHINITY la frequenza complessiva delle reazioni di ipersensibilità/anafilassi è

risultata superiore nel gruppo trattato con pertuzumab e TCH (rispettivamente 13,2% e 7,6%) di cui il

2,6% e l’1,3%, rispettivamente, di tali reazioni era di grado 3-4 NCI-CTCAE.

Nello studio clinico registrativo CLEOPATRA, la maggioranza dei pazienti di entrambi i gruppi di

trattamento ha manifestato almeno un evento di leucopenia (63,0% dei pazienti del gruppo trattato con

pertuzumab e 58,3% dei pazienti del gruppo trattato con placebo), di cui per lo più eventi di natura

neutropenica (vedere paragrafo 4.4). Si è manifestata neutropenia febbrile nel 13,7% dei pazienti

trattati con pertuzumab e nel 7,6% dei pazienti trattati con placebo. In entrambi i gruppi di trattamento

la proporzione di pazienti che ha manifestato neutropenia febbrile è risultata maggiore nel primo ciclo

di terapia ed in seguito è diminuita costantemente. È stato osservato un aumento dell’incidenza di

neutropenia febbrile tra i pazienti asiatici di entrambi i gruppi di trattamento rispetto ai pazienti di altre

razze e di altre zone geografiche. Tra i pazienti asiatici l’incidenza di neutropenia febbrile è stata più

alta nel gruppo trattato con pertuzumab (25,8%) rispetto al gruppo trattato con placebo (11,3%).

Nello studio NEOSPHERE, l’8,4% dei paziente trattati con pertuzumab neoadiuvante, trastuzumab e

docetaxel ha manifestato neutropenia febbrile rispetto al 7,5% di pazienti trattati con trastuzumab e

docetaxel. Nello studio TRYPHAENA, la neutropenia febbrile si è osservata nel 17, 1% dei pazienti

trattati in neoadiuvante con pertuzumab + TCH, e nel 9,3% dei pazienti trattati in neoadiuvante con

pertuzumab , trastuzumab e docetaxel dopo FEC. In TRYPHAENA, l’incidenza della neutropenia

febbrile è stata più alta nei pazienti a cui sono stati somministrati sei cicli di pertuzumab rispetto ai

pazienti a cui sono stati somministrati tre cicli di pertuzumab, indipendentemente dalla chemioterapia.

Come per lo studio CLEOPATRA, è stata osservata una maggior incidenza di neutropenia e

neutropenia febbrile tra i pazienti asiatici, rispetto ad altri pazienti, in entrambi gli studi in

neoadiuvante. In NEOSPHERE, l’8,3% dei pazienti asiatici trattati in neoadiuvante con pertuzumab,

trastuzumab e docetaxel ha manifestato neutropenia febbrile rispetto al 4,0% dei pazienti asiatici

trattati in neoadiuvante con trastuzumab e docetaxel.

Nello studio APHINITY si è manifestata neutropenia febbrile nel 12,1% dei pazienti trattati con

pertuzumab e nell’11,1% dei pazienti trattati con placebo. Come per gli studi CLEOPATRA,

TRYPHAENA e NEOSPHERE, nello studio APHINITY è stata osservata una maggior incidenza di

neutropenia febbrile tra i pazienti asiatici trattati con pertuzumab rispetto ai pazienti di altre razze

(15,9% dei pazienti trattati con pertuzumab e 9,9% dei pazienti trattati con placebo).

Nello studio registrativo CLEOPATRA nel carcinoma mammario metastatico, si è manifestata diarrea

nel 68,4% dei pazienti trattati con pertuzumab e nel 48,7% dei pazienti trattati con placebo (vedere

paragrafo 4.4). La maggior parte degli eventi è stata di gravità da lieve a moderata e si è manifestata

nei primi cicli di trattamento. L’incidenza di diarrea di grado 3-4 NCI-CTCAE è stata del 9,3% nei

pazienti trattati con pertuzumab rispetto al 5,1% dei pazienti trattati con placebo. La durata mediana

dell’episodio più lungo è stata di 18 giorni nei pazienti trattati con pertuzumab e di 8 giorni nei

pazienti trattati con placebo. I casi di diarrea hanno risposto positivamente alla terapia con farmaci

Nello studio NEOSPHERE, si è manifestata diarrea nel 45,8% dei pazienti trattati in neoadiuvante con

pertuzumab, trastuzumab e docetaxel rispetto al 33,6% dei pazienti trattati con trastuzumab e

docetaxel. Nello studio TRYPHAENA, si è manifestata diarrea nel 72,3% dei pazienti trattati in

neoadiuvante con pertuzumab + TCH e nel 61,4% dei pazienti trattati in neoadiuvante con

pertuzumab, trastuzumab e docetaxel dopo FEC. In entrambi gli studi la maggior parte degli eventi è

stata di severità da lieve a moderata.

Nello studio APHINITY è stata segnalata una maggior incidenza di diarrea nel braccio trattato con

pertuzumab (71,2%) rispetto al braccio trattato con placebo (45,2%). Eventi di diarrea di grado ≥ 3

sono stati riportati nel 9,8% dei pazienti nel braccio trattato con pertuzumab rispetto al 3,7% dei

pazienti nel braccio trattato con placebo. La maggior parte degli eventi segnalati è stata di grado 1 o 2.

L’incidenza più alta di diarrea (tutti i gradi) è stata riportata durante il periodo di concomitanza tra la

terapia a bersaglio molecolare e la chemioterapia con taxano (61,4% dei pazienti nel braccio trattato

con pertuzumab rispetto al 33,8% dei pazienti nel braccio trattato con placebo). L’incidenza della

diarrea è risultata molto più bassa dopo l’interruzione della chemioterapia, interessando, nel periodo di

sola terapia mirata post chemioterapia, il 18,1% dei pazienti nel braccio di pertuzumab rispetto al 9,2%

dei pazienti nel braccio placebo.

Nello studio registrativo CLEOPATRA nel carcinoma mammario metastatico, si è manifestato rash

nel 51,7% dei pazienti trattati con pertuzumab rispetto al 38,9% dei pazienti trattati con placebo. La

maggior parte degli eventi è stata di gravità di grado 1 o 2, si è manifestata nei primi due cicli e ha

risposto alle terapie standard come il trattamento dell’acne per via topica o orale.

Nello studio NEOSPHERE, si è manifestato rash nel 40,2% dei pazienti trattati in neoadiuvante con

pertuzumab, trastuzumab e docetaxel rispetto al 29,0% dei pazienti trattati con trastuzumab e

Nello studio TRYPHAENA, si è manifestato rash nel 36,8% dei pazienti trattati in neoadiuvante con

pertuzumab + TCH rispetto al 20,0% dei pazienti trattati in neoadiuvante con pertuzumab,

trastuzumab e docetaxel dopo FEC. L’incidenza di rash è stata più alta nei pazienti a cui sono stati

somministrati sei cicli di pertuzumab rispetto ai pazienti a cui sono stati somministrati tre cicli di

pertuzumab, indipendentemente dalla chemioterapia.

Nello studio AP HINITY l’evento avverso di rash si è manifestato nel 25,8% dei pazienti nel braccio

trattato con pertuzumab rispetto al 20,3% dei pazienti nel braccio trattato con placebo. La maggior

parte degli eventi di rash era di grado 1 o 2.

Anomalie di laboratorio

Nello studio registrativo CLEOPATRA nel carcinoma mammario metastatico, l’incidenza di

neutropenia di grado 3-4 NCI-CTCAE v.3 era equilibrata tra i due gruppi di trattamento (86,3% dei

pazienti trattati con pertuzumab e 86,6% dei pazienti trattati con placebo, incluso rispettivamente il

60,7% e il 64,8% di neutropenia di grado 4).

Nello studio NEOSPHERE, l’incidenza di neutropenia di grado 3-4 NCI-CTCAE v.3 è stata del 74,5%

in pazienti trattati in neoadiuvante con pertuzumab, trastuzumab e docetaxel rispetto all’84,5% in

pazienti trattati con trastuzumab e docetaxel, incluso rispettivamente il 50,9% e il 60,2% di

neutropenia di grado 4. Nello studio TRYPHAENA, l’incidenza di neutropenia di grado 3-4 NCI-

CTCAE v.3 è stata dell’ 85,3% in pazienti trattati in neoadiuvante con pertuzumab + TCH e del 77,0%

in pazienti trattati in neoadiuvante con pertuzumab, trastuzumab e docetaxel dopo FEC, incluso

rispettivamente il 66,7% e 59,5% di neutropenia di grado 4.

Nello studio APHINITY l’incidenza di neutropenia di grado 3-4 NCI-CTCAE v.4 è stata del 40,6% in

pazienti trattati con pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia rispetto al 39,1% in pazienti trattati con

placebo, trastuzumab e chemioterapia, incluso rispettivamente il 28,3% e il 26,5% di neutropenia di

L’incidenza dei seguenti eventi avversi di qualsiasi grado nei pazienti di età ≥ 65 anni è superiore di

almeno il 5% rispetto a quella osservata nei pazienti di età < 65 anni: riduzione dell’appetito, anemia,

perdita di peso, astenia, disgeusia, neuropatia periferica, ipomagnesemia e diarrea.

Non è necessario un aggiustamento della dose nei pazienti anziani di età ≥ 65 anni. I dati in pazienti

di età > 75 anni sono limitati.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale

è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del

medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il

sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.

La dose massima tollerata di pertuzumab non è stata determinata. Nel corso di studi clinici non sono

state valutate dosi singole maggiori di 25 mg/kg (1727 mg).

In caso di sovradosaggio, i pazienti devono essere monitorati attentamente per individuare segni o

sintomi di reazioni avverse e deve essere iniziato un trattamento sintomatico appropriato.

5. Proprietà farmacologiche

5.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: medicinali antineoplastici, anticorpi monoclonali, codice ATC:

Poherdy è un medicinale biosimilare. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito web

dell’Agenzia Europea per i Medicinali: https://www.ema.europa.eu.

Pertuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato ricombinante mirato specificamente al dominio

di dimerizzazione extracellulare (sottodominio II) del recettore del fattore di crescita epiteliale umano

2 (HER2) e, quindi, blocca la eterodimerizzazione ligando-dipendente di HER2 con altri membri della

famiglia HER, compresi EGFR, HER3 e HER4. Di conseguenza, pertuzumab inibisce la segnalazione

intracellulare avviata dal ligando attraverso due principali vie di segnalazione: protein-chinasi attivata

da mitogeni (MAP chinasi) e fosfoinositide 3-chinasi (PI3K). L’inibizione di queste vie di

segnalazione può determinare rispettivamente lìarresto della crescita cellulare e l’apoptosi.

Pertuzumab media inoltre la citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente (ADCC).

Sebbene pertuzumab in monoterapia inibisca la proliferazione delle cellule tumorali umane,

l’associazione di pertuzumab e trastuzumab aumenta significativamente l’attività antitumorale nei

modelli di xenotrapianto con iperespressione di HER2.

Efficacia e sicurezza clinica

L’efficacia di pertuzumab nel carcinoma mammario HER2 positivo è sostenuta da uno studio

randomizzato di fase III e uno studio a braccio singolo di fase II nel carcinoma mammario metastatico,

da due studi di fase II nel setting neoadiuvante nel carcinoma mammario in fase iniziale (uno

controllato), da uno studio non randomizzato di fase II nel setting neoadiuvante e da uno studio

randomizzato di fase III nel setting adiuvante.

Negli studi clinici riportati di seguito l’iperespressione di HER2 è stata determinata da un laboratorio

centrale e definita come un punteggio 3+ all’immunoistochimica (IHC) o un rapporto di

amplificazione ≥ 2,0 all’ibridazione in situ (ISH).

Carcinoma mammario metastatico

Pertuzumab in associazione con trastuzumab e docetaxel

CLEOPATRA (WO20698) è uno studio clinico di fase III, multicentrico, randomizzato, in doppio

cieco, controllato con placebo, condotto in 808 pazienti affetti da carcinoma mammario HER2

positivo non operabile, metastatico o localmente recidivato. I pazienti con fattori di rischio cardiaco

clinicamente rilevanti non sono stati inclusi (vedere paragrafo 4.4). A causa dell’esclusione dei

pazienti con metastasi al cervello non vi sono dati disponibili circa l’attività di pertuzumab sulle

metastasi cerebrali. Sono disponibili dati molto limitati in pazienti con malattia non resecabile

localmente recidivata. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere placebo +

trastuzumab + docetaxel o pertuzumab + trastuzumab + docetaxel.

Pertuzumab e trastuzumab sono stati somministrati a dosi standard ogni 3 settimane. I pazienti sono

stati trattati con pertuzumab e trastuzumab fino a progressione di malattia, al ritiro del consenso o allo

sviluppo di tossicità non gestibile. Docetaxel è stato somministrato a una dose iniziale di 75 mg/m2 in

infusione endovenosa ogni 3 settimane per almeno 6 cicli. La dose di docetaxel poteva essere

aumentata fino a 100 mg/m2 a discrezione dello sperimentatore, se la dose iniziale era stata ben

L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) valutata da un

comitato di revisione indipendente e definita come il periodo di tempo trascorso dalla data di

randomizzazione alla data della progressione di malattia o decesso (per qualsiasi causa) se verificatosi

entro 18 settimane dall’ultima valutazione del tumore. Gli endpoint secondari di efficacia erano la

sopravvivenza globale (OS), la PFS (valutata dallo sperimentatore), il tasso di risposta obiettiva

(ORR), la durata della risposta e il tempo alla progressione dei sintomi secondo il questionario FACT-

B sulla qualità della vita.

Circa la metà dei pazienti di ciascun gruppo di trattamento presentava malattia positiva ai recettori

ormonali (definita come positiva al recettore degli estrogeni [ER] e/o positiva al recettore del

progesterone [PgR]) e circa la metà dei pazienti di ciascun gruppo di trattamento era stata trattata in

precedenza con terapia adiuvante o neoadiuvante. La maggior parte di questi pazienti era stata

precedentemente trattata con terapia a base di antracicline e l’11% di tutti i pazienti era stato

precedentemente trattato con trastuzumab. Complessivamente il 43% dei pazienti di entrambi i gruppi

in trattamento era stato precedentemente sottoposto a radioterapia. La LVEF mediana dei pazienti al

basale era del 65,0% (intervallo 50% - 88%) in entrambi i gruppi.

I risultati di efficacia dello studio CLEOPATRA sono riassunti nella Tabella 3. Nel gruppo trattato

con pertuzumab è stato dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della PFS, valutata

dalla commissione di revisione indipendente, rispetto al gruppo trattato con placebo. I risultati relativi

alla PFS valutata dallo sperimentatore erano simili a quelli osservati per la PFS valutata dalla

commissione di revisione indipendente.

Tabella 3 Sintesi dell’efficacia nello studio CLEOPATRA

(IC al 95%)

Valore di p

Sopravvivenza libera da

(revisione indipendente) – endpoint

N. di pazienti con un evento

N. mediano di mesi

[0,51; 0,75] <0,0001

Sopravvivenza globale - endpoint

N. di pazienti con un evento

N. mediano di mesi

[0,56; 0,84] 0,0002

Tasso di risposta obiettiva (ORR)^ -

N. di pazienti con malattia misurabile

Pazienti che hanno risposto al

IC al 95% per ORR

Risposta completa (CR)

Risposta parziale (PR)

Malattia stabile (SD)

Progressione della malattia (PD)

[4,2; 17,5] 0,0011

Durata della Risposta †^

N. mediano di settimane

IC al 95% per la mediana

* Analisi primaria della sopravvivenza libera da progressione, data di cut-off 13 maggio 2011.

** Analisi finale della sopravvivenza globale basata sugli eventi, data di cut -off 11 febbraio 2014.

*** Pazienti con miglior risposta globale CR o PR confermata secondo i criteri RECIST.

† Parametro valutato nei pazienti con miglior risposta globale CR o PR.

^ Il tasso di risposta obiettiva e la durata della risposta sono basati su valutazioni del tumore effettuate dalla

struttura di revisione indipendente.

Sono stati osservati risultati compatibili nei vari sottogruppi pre-specificati di pazienti, compresi i

sottogruppi basati sui fattori di stratificazione per area geografica e per terapia adiuvante/neoadiuvante

precedente o carcinoma mammario metastatico de novo (vedere Figura 1). Un’analisi esplorativa post

hoc ha rilevato che nei pazienti precedentemente trattati con trastuzumab (n=88), l’Hazard Ratio per la

PFS valutata dalla commissione di revisione indipendente era dello 0,62 (IC al 95% 0,35-1,07) rispetto

allo 0,60 (IC al 95% 0,43-0,83) per i pazienti precedentemente sottoposti a una terapia che non

includeva trastuzumab (n=288).

Figura 1 PFS per sottogruppo di pazienti valutata dalla commissione di revisione indipendente

L’analisi finale della OS basata sugli eventi è stata condotta al momento del decesso di 389 pazienti

(221 nel gruppo trattato con placebo e 168 nel gruppo trattato con pertuzumab). Il beneficio

statisticamente significativo in termini di OS a favore del gruppo trattato con pertuzumab,

precedentemente osservato nell’analisi ad interim della OS (condotta un anno dopo l’analisi primaria),

è stato mantenuto (HR 0,68, p = 0,0002 test log-rank). Il tempo mediano al decesso è risultato di 40,8

mesi nel gruppo trattato con placebo e di 56,5 mesi nel gruppo trattato con pertuzumab (vedere

Tabella 3, Figura 2).

Un’analisi descrittiva della OS condotta alla fine dello studio dopo il decesso di 515 pazienti (280 nel

gruppo trattato con placebo e 235 nel gruppo trattato con pertuzumab) ha evidenziato che il beneficio

statisticamente significativo in termini di OS a favore del gruppo trattato con pertuzumab è stato

mantenuto nel corso del tempo dopo un follow-up mediano di 99 mesi (HR 0,69, p < 0,0001 test log-

rank; tempo mediano al decesso 40,8 mesi [gruppo trattato con placebo] versus 57,1 mesi [gruppo

trattato con pertuzumab]). Le stime della sopravvivenza di riferimento a 8 anni si sono attestate al 37%

nel gruppo trattato con pertuzumab e al 23% nel gruppo trattato con placebo.

Figura 2 Curva di Kaplan-Meier della sopravvivenza globale basata sugli eventi

HR= hazard ratio; IC= intervallo di confidenza; Pla= placebo; Ptz = pertuzumab; T= trastuzumab ( herceptin);

Non sono state osservate differenze statisticamente significative tra i due gruppi di trattamento in

termini di qualità della vita correlata alla salute, valutata mediante i punteggi FACT-B TOI-PFB.

Informazioni supplementari relative agli studi clinici

BO17929 - studio a braccio singolo nel carcinoma mammario metastatico.

BO17929 era uno studio di fase II, non randomizzato, in pazienti affetti da carcinoma mammario

metastatico i cui tumori avevano mostrato progressione durante il trattamento con trastuzumab.

Il trattamento con pertuzumab e trastuzumab ha determinato un tasso di risposta del 24,2%, con un

ulteriore 25,8% di pazienti che hanno presentato una stabilizzazione della malattia di almeno 6 mesi,

indicando che pertuzumab è attivo in seguito a progressione con trastuzumab.

Carcinoma mammario in fase iniziale

Nel setting neoadiuvante, il carcinoma mammario localmente avanzato e infiammatorio è considerato

ad alto rischio indipendentemente dallo stato dei recettori ormonali. Nel carcinoma mammario in fase

iniziale, le dimensioni del tumore, il grado, lo stato dei recettori ormonali e le metastasi linfonodali

devono essere presi in considerazione nella valutazione del rischio.

L’indicazione al trattamento neoadiuvante per il tumore mammario si basa sul dimostrato

miglioramento della percentuale di risposte complete patologiche e sul trend positivo in termini di

sopravvivenza libera da progressione, benché non sia stato ancora stabilito il beneficio in termini di

outcome a lungo termine, come per esempio sopravvivenza globale o sopravvivenza libera da

NEOSPHERE è uno studio di fase II, multicentrico, internazionale, randomizzato e controllato su

pertuzumab ed è stato condotto in 417 pazienti adulti di sesso femminile affette da carcinoma

mammario HER2 positivo di nuova diagnosi, in fase iniziale, infiammatorio o localmente avanzato

(T2-4d; tumore primario > 2 cm di diametro), non trattate in precedenza con trastuzumab,

chemioterapia o radioterapia.

Non sono state incluse pazienti con metastasi, carcinoma mammario bilaterale, fattori di rischio

cardiaco clinicamente importanti (vedere il paragrafo 4.4) o LVEF < 55%. La maggior parte delle

pazienti erano di età inferiore ai 65 anni.

Le pazienti sono state randomizzate a ricevere, prima dell’intervento chirurgico, uno dei seguenti

regimi neoadiuvanti per 4 cicli:

• Trastuzumab + docetaxel

• Pertuzumab + trastuzumab e docetaxel

• Pertuzumab + trastuzumab

• Pertuzumab + docetaxel.

La randomizzazione è stata stratificata in funzione della tipologia di tumore mammario (operabile,

localmente avanzato o infiammatorio) e della positività per i recettori ormonali ER o PgR.

Pertuzumab è stato somministrato per via endovenosa a una dose iniziale di 840 mg, seguita da

420 mg ogni 3 settimane. Trastuzumab è stato somministrato per via endovenosa a una dose iniziale di

8 mg/kg, seguita da 6 mg/kg ogni 3 settimane. Docetaxel è stato somministrato per via endovenosa a

una dose iniziale di 75 mg/m2, seguita da 75 o 100 mg/m2 (se tollerati) ogni 3 settimane. Dopo

l’intervento chirurgico tutte le pazienti hanno ricevuto 3 cicli di 5-fluorouracile (600 mg/m2),

epirubicina (90 mg/m2) e ciclofosfamide (600 mg/m2) (FEC) somministrati per via endovenosa ogni

3 settimane e trastuzumab somministrato per via endovenosa ogni 3 settimane al fine di completare un

anno di terapia. Alle pazienti che hanno ricevuto prima dell’intervento chirurgico esclusivamente

pertuzumab + trastuzumab sono stati somministrati dopo l’intervento sia FEC sia docetaxel.

L’endpoint primario dello studio era il tasso di risposta patologica completa (pCR) (ypT0/is). Gli

endpoint secondari di efficacia erano il tasso di risposta clinica, il tasso di chirurgia conservativa della

mammella (solo tumori T2-3), la sopravvivenza libera da malattia (DFS) e la PFS. Altri tassi

esplorativi di pCR comprendevano lo stato dei linfonodi (ypT0/isN0 e ypT0N0).

I dati demografici erano ben equilibrati (l’età mediana era pari a 49-50 anni, la maggior parte dei

soggetti era caucasica [71%] e tutti erano di sesso femminile). Complessivamente il 7% delle pazienti

era affetto da carcinoma mammario infiammatorio, il 32% da carcinoma mammario localmente

avanzato e il 61% da carcinoma mammario operabile. Circa la metà delle pazienti in ciascun gruppo di

trattamento aveva malattia positiva ai recettori ormonali (ER positiva e/o PgR positiva).

I risultati di efficacia sono presentati nella Tabella 4. Nelle pazienti trattate con pertuzumab +

trastuzumab e docetaxel è stato osservato un miglioramento statisticamente significativo e

clinicamente rilevante dei tassi di pCR (ypT0/is) rispetto alle pazienti a cui sono stati somministrati

trastuzumab e docetaxel (45,8% versus 29,0%, valore di p = 0,0141). Indipendentemente dalla

definizione di pCR adottata sono stati evidenziati risultati coerenti. La differenza nel tasso di pCR

ottenuta nel gruppo di pazienti trattate con pertuzumab + trastuzumab e docetaxel rispetto a quelle

tratte con trastuzumab e docetaxel verosimilmente si tradurrà in una differenza clinicamente

significativa dei risultati a lungo termine ed è supportata dall’andamento positivo di PFS (HR 0,69;

95% CI 0,34; 1,40) e DFS (HR 0,60; 95% CI 0,28; 1,27).

I tassi di pCR e l’entità del beneficio ottenuto con pertuzumab (pertuzumab più trastuzumab e

docetaxel rispetto a pazienti trattate con trastuzumab e docetaxel) sono risultati inferiori nel

sottogruppo di pazienti con tumore mammario positivo ai recettori ormonali (differenza del 6% di

pCR a livello mammario) rispetto alle pazienti con tumori negativi ai recettori ormonali (differenza del

26,4% di pCR a livello mammario). I tassi di pCR sono risultati simili nelle pazienti inoperabili

rispetto a quelle con malattia localmente avanzata. Sono state incluse poche pazienti con carcinoma

mammario infiammatorio, per cui non è possibile trarre conclusioni definitive sull’efficacia di

pertuzumab, tuttavia il tasso di pCR è stato maggiore nei pazienti che hanno ricevuto pertuzumab con

trastuzumab e docetaxel.

TRYPHAENA è uno studio clinico di fase II, multicentrico e randomizzato condotto su 225 pazienti

con carcinoma mammario HER2 positivo, localmente avanzato, operabile o infiammatorio (T2-4d;

tumore primario > 2 cm di diametro) non trattate in precedenza con trastuzumab, chemioterapia o

radioterapia. Non sono state incluse pazienti con metastasi, carcinoma mammario bilaterale, fattori di

rischio cardiaci clinicamente importanti (vedere paragrafo 4.4) o LVEF < 55%. La maggior parte delle

pazienti era di età inferiore ai 65 anni. Le pazienti sono state randomizzate a ricevere, prima

dell’intervento chirurgico, uno dei 3 regimi neoadiuvanti indicati di seguito:

• 3 cicli di FEC seguiti da 3 cicli di docetaxel, tutti somministrati in concomitanza con

pertuzumab e trastuzumab

• 3 cicli di FEC in monoterapia seguiti da 3 cicli di docetaxel, con somministrazione

concomitante di trastuzumab e pertuzumab

• 6 cicli di TCH in associazione con pertuzumab.

La randomizzazione è stata stratificata in funzione della tipologia di carcinoma mammario (operabile,

localmente avanzato o infiammatorio) e della positività a ER e/o PgR.

Pertuzumab è stato somministrato per via endovenosa a una dose iniziale di 840 mg, seguita da

420 mg ogni 3 settimane. Trastuzumab è stato somministrato per via endovenosa a una dose iniziale di

8 mg/kg, seguita da 6 mg/kg ogni 3 settimane. Il trattamento FEC (5-fluorouracile [500 mg/m2],

epirubicina [100 mg/m2], ciclofosfamide [600 mg/m2]) è stato somministrato per via endovenosa ogni

3 settimane per 3 cicli. Docetaxel è stato somministrato a una dose iniziale di 75 mg/m2 mediante

infusione e.v. ogni 3 settimane con la possibilità di aumentare progressivamente la dose a 100 mg/m2 a

discrezione dello sperimentatore nel caso in cui la dose iniziale fosse ben tollerata. Tuttavia, nel

gruppo trattato con pertuzumab in associazione con TCH, docetaxel è stato somministrato per via

endovenosa a 75 mg/m2 (aumento progressivo della dose non consentito) e carboplatino (AUC 6) per

via endovenosa ogni 3 settimane. Dopo l’intervento chirurgico tutte le pazienti sono state trattate con

trastuzumab al fine di completare un anno di terapia.

L’endpoint primario dello studio era la sicurezza cardiaca durante il periodo di trattamento

neoadiuvante della sperimentazione. Gli endpoint secondari di efficacia erano il tasso di pCR della

mammella (ypT0/is), la DFS, la PFS e la OS.

I dati demografici erano ben equilibrati tra i bracci (l’età mediana era pari a 49-50 anni, la maggior

parte dei soggetti era caucasica [77%] e tutti erano di sesso femminile). Complessivamente il 6% delle

pazienti era affetto da carcinoma mammario infiammatorio, il 25% da carcinoma mammario

localmente avanzato e il 69% da carcinoma mammario operabile. La malattia di circa la metà delle

pazienti in ciascun gruppo di trattamento era ER positiva e/o PgR positiva.

Rispetto ai dati pubblicati per regimi di terapia simili senza pertuzumab, in tutti e 3 i bracci di

trattamento sono stati osservati elevati tassi di pCR (vedere Tabella 4). Indipendentemente dalla

definizione di pCR adottata i risultati si sono dimostrati coerenti. I tassi di pCR sono risultati inferiori

nel sottogruppo di pazienti con tumori positivi ai recettori ormonali (range: da 46,2% a 50,0%) rispetto

alle pazienti con tumori negativi ai recettori ormonali (range: da 65,0% a 83,8%).

I tassi di pCR sono risultati simili nelle pazienti inoperabili rispetto a quelle con malattia localmente

avanzata. Le pazienti con carcinoma mammario infiammatorio sono state poche per trarre conclusioni

Tabella 4 NEOSPHERE (WO20697) e TRYPHAENA (BO22280): panoramica dell’efficacia

(popolazione Intent to Treat)

NEOSPHERE (WO20697) TRYPHAENA (BO22280)

[IC al 95%]1

nei tassi di

[IC al 95%]3

[-35,1; -8,5] NA NA NA

Valore di p

(con corr. di

NA NA NA

[IC al 95%]

ypT0 N0 n.

[IC al 95%]

clinica5 79 (79,8%) 89 (88,1%) 69 (67,6%) 65 (71,4%) 67 (91,8%) 71 (94,7%) 69 (89,6%)

FEC: 5-fluorouracile, epirubicina, ciclofosfamide; TCH: docetaxel, carboplatino e trastuzumab, CMH: Cochran– Mantel–Haenszel.

1. IC al 95% per un campione binomiale utilizzando il metodo di Pearson-Clopper.

2. I trattamenti pertuzumab+ trastuzumab + docetaxel e pertuzumab+ trastuzumab sono confrontati a trastuzumab + docetaxel,

mentre pertuzumab + docetaxel è confrontato a pertuzumab + trastuzumab + docetaxel.

3. IC al 95% approssimato per la differenza di due tassi di risposta utilizzando il metodo di Hauck-Anderson.

4. Valore di p ottenuto dal test di Cochran-Mantel-Haenszel, con aggiustamento di Simes per la molteplicità.

5. La risposta clinica rappresenta le pazienti con CR o PR come miglior risposta globale durante il periodo neoadiuvante (per la

lesione mammaria primaria).

Lo studio BERENICE è uno studio di fase II non randomizzato, in aperto, multicentrico e

internazionale condotto su 401 pazienti affetti da carcinoma mammario HER2-positivo, localmente

avanzato, infiammatorio o carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale (con tumori primari

di diametro > 2 cm o linfonodi positivi).

Lo studio BERENICE comprendeva due gruppi paralleli di pazienti. I soggetti ritenuti idonei al

trattamento neoadiuvante con trastuzumab + chemioterapia a base di antracicline/taxani sono stati

assegnati al trattamento con uno dei due regimi specificati di seguito prima della chirurgia:

• Coorte A - 4 cicli con regime dose dense di doxorubicina e ciclofosfamide ogni due settimane

seguiti da 4 cicli di pertuzumab in associazione a trastuzumab e paclitaxel

• Coorte B - 4 cicli di FEC seguiti da 4 cicli di pertuzumab in associazione a trastuzumab e

Dopo la chirurgia, tutti i pazienti sono stati trattati con pertuzumab e trastuzumab per via endovenosa

ogni 3 settimane fino al completamento di 1 anno di terapia.

L’endpoint primario dello studio BERENICE era la sicurezza cardiaca durante la fase di trattamento

neoadiuvante della sperimentazione.

L’endpoint primario di sicurezza cardiaca, es. l’incidenza di LVD di NYVA classe III/IV e declino di

LVEF, è risultato coerente con i dati riscontrati precedentemente nel setting neoadiuvante (vedere

paragrafi 4.4 e 4.8).

Nel setting adiuvante, sulla base dei dati dello studio APHINITY, i pazienti con carcinoma mammario

HER2 positivo allo stadio iniziale ad alto rischio di recidiva sono definiti come quelli con malattia

caratterizzata da coinvolgimento dei linfonodi (linfonodo-positiva) oppure negativa per l’espressione

dei recettori ormonali (ormono-negativa).

Lo studio APHINITY è uno studio di fase III, controllato con placebo, in doppio cieco, randomizzato

e multicentrico, condotto su 4.804 pazienti con carcinoma mammario HER2 positivo in fase iniziale,

sottoposte a intervento chirurgico e rimozione del tumore primitivo prima della randomizzazione. Le

pazienti sono state successivamente randomizzate a ricevere pertuzumab o placebo, in associazione

con trastuzumab e chemioterapia adiuvante. Per le singole pazienti è stato selezionato dagli

sperimentatori uno dei seguenti regimi chemioterapici a base di antracicline o non a base di

• 3 o 4 cicli di FEC o 5-fluorouracile, doxorubicina e ciclofosfamide (FAC), seguiti da 3 o 4 cicli

di docetaxel o 12 cicli di paclitaxel settimanale

• 4 cicli di AC o epirubicina e ciclofosfamide (EC), seguiti da 3 o 4 cicli di docetaxel o 12 cicli di

• 6 cicli di docetaxel in associazione con carboplatino.

Pertuzumab e trastuzumab sono stati somministrati per via endovenosa (vedere paragrafo 4.2) ogni

3 settimane a partire dal Giorno 1 del primo ciclo contenente un taxano, per 52 settimane complessive

(massimo 18 cicli) o fino a recidiva della malattia, ritiro del consenso o sviluppo di tossicità non

gestibile. Sono state somministrate dosi standard di 5-fluorouracile, epirubicina, doxorubicina,

ciclofosfamide, docetaxel, paclitaxel e carboplatino. Dopo il completamento della chemioterapia, le

pazienti sono state trattate con radioterapia e/o terapia ormonale in base al protocollo clinico locale.

L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS), definita

come il tempo intercorso tra randomizzazione e prima insorgenza di recidiva ipsilaterale, locale o

regionale di carcinoma mammario invasivo, recidiva a distanza, carcinoma mammario controlaterale

invasivo o decesso per qualsiasi causa. Gli endpoint secondari di efficacia erano la IDFS includendo

anche qualsiasi secondo tumore primitivo non mammario, la sopravvivenza globale (OS), la

sopravvivenza libera da malattia (DFS), l’intervallo libero da recidiva (RFI) e l’intervallo libero da

recidiva a distanza (DRFI).

I dati demografici erano ben equilibrati tra i due bracci di trattamento. L’età mediana era pari a 51 anni

e oltre il 99% dei pazienti era di sesso femminile. La maggioranza delle pazienti era caucasica (71%) e

presentava malattia linfonodo-positiva (63%) e/o positiva per i recettori ormonali (64%).

Dopo un follow-up mediano di 45,4 mesi lo studio APHINITY ha messo in evidenza una riduzione del

19% (hazard ratio [HR] = 0,81; 95% IC 0,66; 1,00 valore di p 0,0446) del rischio di recidiva o decesso

nelle pazienti randomizzate al trattamento con pertuzumab rispetto alle pazienti randomizzate al

trattamento con placebo.

Dopo un follow-up mediano di 101,2 mesi (8,4 anni), alla terza analisi ad interim della OS, il numero

di decessi nelle pazienti randomizzate al trattamento con pertuzumab è stato di 168 decessi [7,0%]

rispetto ai 202 decessi [8,4%] nelle pazienti randomizzate al trattamento con placebo; HR=0,83; 95%

IC [0,68; 1,02].

I risultati di efficacia emersi dallo studio APHINITY sono riassunti nella Tabella 5 e nella Figura 3.

Tabella 5 Efficacia complessiva: popolazione ITT.

Placebo + trastuzumab +

Sopravvivenza libera da malattia invasiva(IDFS)*

Numero (%) di pazienti con evento 171 (7,1%) 210 (8,7%)

HR [IC al 95%] 0,81 [0,66; 1,00]

Valore di p (test log-rank, stratificato1) 0,0446

Tasso di pazienti libere da eventi a 3 anni2 [IC al 95%] 94,1 [93,1; 95,0] 93,2 [92,2; 94,3]

IDFS compreso secondo tumore primitivo non

Numero (%) di pazienti con evento 189 (7,9%) 230 (9,6%)

HR [IC al 95%] 0,82 [0,68; 0,99]

Valore di p (test log-rank, stratificato1) 0,0430

Tasso di pazienti libere da eventi a 3 anni2 [IC al 95%] 93,5 [92,5; 94,5] 92,5 [91,4; 93,6]

Sopravvivenza libera da malattia (DFS)*

Numero (%) di pazienti con evento 192 (8,0%) 236 (9,8%)

HR [IC al 95%] 0,81 [0,67; 0,98]

Valore di p (test log-rank, stratificato1) 0,0327

Tasso di pazienti libere da eventi a 3 anni2 [IC al 95%] 93,4 [92,4; 94,4] 92,3 [91,2; 93,4]

Sopravvivenza globale (OS)**

Numero (%) di pazienti con evento 168 (7%) 202 (8,4%)

HR [IC al 95%] 0,83 [0,68; 1,02]

Legenda delle abbreviazioni (Tabella 5): HR: Hazard Ratio; IC: intervallo di confidenza.

* Analisi primaria della sopravvivenza libera da malattia invasiva, data di cut -off 19 dicembre 2016.

** Dati della terza analisi ad interim della sopravvivenza globale, data di cut-off 10 gennaio 2022.

1. Tutte le analisi sono state stratificate per stato linfonodale, versione del protocollo, stato dei recettori ormonali

da valutazione centralizzata e regime chemioterapico adiuvante.

2. Tasso di pazienti libere da eventi a 3 anni ricavato da stime di Kaplan-Meier.

Figura 3 Curva di Kaplan-Meier della sopravvivenza libera da malattia invasiva

IDFS = sopravvivenza senza malattia invasiva; CI = intervallo di confidenza; Pla = placebo; Ptz = pertuzumab; T

La stima della IDFS a 4 anni si è attestata al 92,3% nel gruppo trattato con pertuzumab rispetto al

90,6% nel gruppo trattato con placebo. Al momento della stima il follow-up mediano era pari a

Risultati relativi all’analisi per sottogruppo

Al momento dell’analisi primaria i benefici ottenuti con pertuzumab sono apparsi più evidenti per le

pazienti appartenenti a specifici gruppi ad alto rischio, in particolare in donne con malattia linfonodo-

positiva oppure donne con malattia negativa per i recettori ormonali (vedere Tabella 6).

Tabella 6 Efficacia osservata nei sottogruppi per stato nodale e stato dei recettori ormonali1

Numero di eventi IDFS /Totale N (%) Unstratified HR

(95% CI) Pertuzumab + trastuzumab

Placebo + trastuzumab +

Stato recettori ormonali

Analisi di sottogruppi prespecificati senza aggiustamenti per confronti multipli, i risultati sono considerati

Nel sottogruppo con malattia linfonodo-positiva, per le pazienti trattate rispettivamente con

pertuzumab e con placebo, i tassi di IDFS stimati sono risultati pari al 92,0% rispetto al 90,2% a 3 anni

e pari all’89,9% rispetto all’86,7% a 4 anni. Nel sottogruppo con malattia linfonodo-negativa, per le

pazienti trattate rispettivamente con pertuzumab e con placebo, i tassi di IDFS stimati sono risultati

pari al 97,5% rispetto al 98,4% a 3 anni e pari al 96,2% rispetto al 96,7% a 4 anni. Nel sottogruppo

con malattia negativa per i recettori ormonali, per le pazienti trattate rispettivamente con pertuzumab e

con placebo, i tassi di IDFS stimati sono risultati pari al 92,8% rispetto al 91,2% a 3 anni e pari al

91,0% rispetto all’88,7% a 4 anni. Nel sottogruppo con malattia positiva per i recettori ormonali, per le

pazienti trattate rispettivamente con pertuzumab e con placebo, i tassi di IDFS stimati sono risultati

pari al 94,8% rispetto al 94,4% a 3 anni e pari al 93,0% rispetto al 91,6% a 4 anni.

Esiti riferiti dai pazienti (PRO)

Gli endpoint secondari comprendevano la valutazione dello stato di salute globale, della funzionalità

fisica e dello svolgimento delle attività della vita quotidiana, e dei sintomi del trattamento riferiti dal

paziente attraverso la compilazione dei questionari sulla qualità di vita QLQ -C30 e QLQ -BR23

elaborati dall’EORTC. Nelle analisi degli esiti riferiti dai pazienti una differenza di 10 punti è stata

considerata clinicamente rilevante.

In entrambi i bracci di trattamento i punteggi ottenuti dai pazienti relativamente alla funzionalità

fisica, allo stato di salute globale e ai sintomi di diarrea hanno mostrato una variazione clinicamente

significativa durante la fase di chemioterapia. La riduzione media dal basale a quel momento per la

funzionalità fisica è stata pari a -10,7 (IC al 95%: -11,4; -10,0) nel braccio trattato con pertuzumab e

pari a -10,6 (IC al 95%: -11,4; -9,9) nel gruppo trattato con placebo, mentre per lo stato di salute

globale è risultata pari a -11,2 (IC al 95%: -12,2; -10,2) nel braccio trattato con pertuzumab e a -10,2

(IC al 95%: -11,1; -9,2) nel braccio trattato con placebo. La variazione relativa ai sintomi di diarrea ha

registrato un aumento a +22,3 (IC al 95%: 21,0; 23,6) nel braccio trattato con pertuzumab rispetto a

+9,2 (IC al 95%: 8,2; 10,2) nel braccio trattato con placebo.

Dopo il termine della chemioterapia e durante il solo trattamento a bersaglio molecolare, in entrambi i

bracci, i punteggi relativi alla funzionalità fisica e allo stato di salute globale sono tornati ai livelli

basali. I sintomi di diarrea sono tornati al quadro basale dopo la terapia anti-HER2 nel braccio trattato

con pertuzumab. Nel complesso l’aggiunta di pertuzumab a trastuzumab + chemioterapia non ha

influito sullo svolgimento delle attività della vita quotidiana delle pazienti nel corso dello studio.

Durante il trattamento con pertuzumab possono svilupparsi anticorpi anti -pertuzumab. Non è stata

osservata alcuna correlazione apparente tra lo sviluppo di anticorpi e la risposta clinica o gli eventi

L’Agenzia europea per i medicinali ha revocato l’obbligo di presentare i risultati di studi condotti con

pertuzumab in tutti i sottogruppi nella popolazione pediatrica con carcinoma mammario (vedere

paragrafo 4.2 per le informazioni sull’uso in pazienti pediatrici).

5.2 Proprietà farmacocinetiche

È stata condotta un’analisi farmacocinetica di popolazione con i dati di 481 pazienti di diversi studi

clinici (fase I, II e III) affetti da varie neoplasie maligne avanzate che sono stati trattati con

pertuzumab in monoterapia o in associazione con dosi di pertuzumab comprese tra 2 e 25 mg/kg

somministrate ogni 3 settimane tramite infusioni endovenose di 30-60 minuti.

Pertuzumab è somministrato mediante infusione endovenosa.

Tra tutti gli studi clinici il volume di distribuzione del compartimento centrale (Vc) e periferico (Vp)

nel paziente tipico è stato rispettivamente di 3,11 e 2,46 litri.

Il metabolismo di pertuzumab non è stato studiato direttamente. Gli anticorpi sono eliminati

principalmente mediante il catabolismo.

La clearance (CL) mediana di pertuzumab era di 0,235 litri/giorno e l’emivita mediana era di

Pertuzumab ha mostrato una farmacocinetica lineare all’interno dell’intervallo di dosi raccomandato.

I risultati di un’analisi farmacocinetica di popolazione non hanno mostrato differenze significative

nella farmacocinetica di pertuzumab tra i pazienti di età < 65 anni (n=306) e i pazienti di età

≥ 65 anni (n=175).

Non sono stati condotti studi clinici specifici con pertuzumab in pazienti con compromissione renale.

Sulla base dei risultati dell’analisi farmacocinetica di popolazione, l’esposizione a pertuzumab dei

pazienti con compromissione renale da lieve (clearance della creatinina [CLcr] da 60 a 90 mL/min,

N=200) a moderata (CLcr da 30 a 60 mL/min, N=71) era simile a quella dei pazienti con funzionalità

renale nella norma (CLcr maggiore di 90 mL/min, N=200). Non è stata osservata nessuna correlazione

tra la CLcr e l’esposizione a pertuzumab oltre l’intervallo della CLcr (da 27 a 244 mL/min).

Altre popolazioni speciali

L’analisi farmacocinetica di popolazione ha suggerito l’assenza di differenze farmacocinetiche basate

su età, sesso ed etnia (giapponesi o non giapponesi). L’albumina basale e la massa corporea magra

erano le covariate più significative a influenzare la CL. La CL è diminuita nei pazienti con

concentrazioni basali di albumina più elevate ed è aumentata nei pazienti con una maggiore massa

corporea magra. Tuttavia, le analisi di sensibilità eseguite con la dose e lo schema di somministrazione

raccomandati di pertuzumab hanno mostrato che a valori estremi di queste due covariate, non vi era

impatto significativo sulla capacità di conseguire le concentrazioni target allo stato stazionario

individuate nei modelli preclinici di xenotrapianto di tumore. Pertanto, non è necessario aggiustare il

dosaggio di pertuzumab in base a queste covariate.

I risultati farmacocinetici (PK) di pertuzumab negli studi NEOSPHERE e APHINITY si sono

dimostrati in linea con le previsioni del precedente modello di PK di popolazione. Per quanto riguarda

la farmacocinetica di pertuzumab, non sono state riscontrate differenze nei pazienti con carcinoma

mammario in fase iniziale rispetto ai pazienti con carcinoma mammario metastatico.

5.3 Dati preclinici di sicurezza

Non sono stati condotti studi specifici sugli animali per valutare l’effetto di pertuzumab sulla fertilità.

Dagli studi di tossicità a dose ripetuta condotti nelle scimmie cynomolgus non è possibile trarre

nessuna conclusione definitiva degli effetti avversi sugli organi riproduttivi maschili.

Sono stati condotti studi di tossicologia riproduttiva in scimmie cynomolgus gravide (dal 19 fino al

50 giorno di gestazione [GG]) a dosi iniziali di 30-150 mg/kg seguite da dosi bisettimanali di 10-

100 mg/kg. Questi livelli di dose hanno determinato un’esposizione clinicamente rilevante da 2,5 a 20

volte maggiore rispetto alla dose umana raccomandata, sulla base della Cmax. La somministrazione

endovenosa di pertuzumab dal 19 fino al 50 giorno di gestazione (GG) (periodo di organogenesi) era

embriotossica con un aumento dose-dipendente di decessi embrio-fetali dal 25 al 70 GG. Le incidenze

di mortalità embrio-fetale sono state del 33, 50 e 85% per le scimmie gravide trattate con dosi

bisettimanali di pertuzumab rispettivamente di 10, 30 e 100 mg/kg (da 2,5 a 20 volte superiore alla

dose umana raccomandata, in base alla Cmax). Al momento del taglio Cesareo avvenuto al 100 GG in

tutti i gruppi trattati con pertuzumab sono stati rilevati oligoidramnios, riduzione del peso polmonare e

renale relativo ed ipoplasia renale evidenziabile microscopicamente in linea con un ritardo dello

sviluppo renale. Inoltre, in linea con la riduzione dello sviluppo fetale, secondaria all’oligoidramnios

sono stati anche rilevati: ipoplasia polmonare (1 di 6 nel gruppo 30 mg/kg e 1 di 2 nel gruppo

100 mg/kg), difetti del setto ventricolare (1 di 6 nel gruppo 30 mg/kg), assottigliamento della parete

ventricolare (1 di 2 nel gruppo 100 mg/kg) e difetti scheletrici minori (esterni - 3 di 6 nel gruppo

30 mg/kg). L’esposizione a pertuzumab è stata riscontrata nella prole di tutti i gruppi trattati a livelli

compresi tra il 29 e il 40% dei livelli sierici materni al 100 GG.

Nelle scimmie cynomolgus, la somministrazione settimanale di pertuzumab per via e.v. a dosi fino a

150 mg/kg/dose è stata generalmente ben tollerata. Con dosi di 15 mg/kg e superiori, è stata osservata

diarrea lieve intermittente, associata al trattamento. In un sottogruppo di scimmie, la somministrazione

cronica (da 7 a 26 dosi settimanali) ha determinato gravi episodi di diarrea secretoria. La diarrea è

stata gestita (ad eccezione dell’eutanasia di un animale, 50 mg/kg/dose) con trattamenti di supporto,

tra cui idratazione per via endovenosa.

6. Informazioni farmaceutiche

6.1 Elenco degli eccipienti

L-istidina cloridrato monoidrato

Polisorbato 20 (E432)

Acqua per preparazioni iniettabili

Non usare soluzioni di glucosio (5%) per diluire pertuzumab perché il farmaco è chimicamente e

fisicamente instabile in queste soluzioni.

Questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali ad eccezione di quelli menzionati

nel paragrafo 6.6.

6.3 Periodo di validità

Flaconcino non aperto

Dopo la diluizione, la stabilità chimica e fisica in uso è stata dimostrata per 48 ore nell’intervallo di

temperatura compreso tra 2°C e 8°C seguite da 24 ore a 30°C protetto dalla luce. Dal punto di vista

microbiologico il prodotto deve essere usato immediatamente. Se non utilizzato immediatamente, i

tempi e le condizioni di conservazione in uso prima della somministrazione sono di responsabilità

dell’utilizzatore e non devono normalmente superare le 24 ore a 2-8°C, a meno che la diluizione non

sia stata effettuata in condizioni asettiche controllate e validate.

6.4 Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare in frigorifero (2°C-8°C).

Conservare il flaconcino nell’astuccio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.

Per le condizioni di conservazione dopo la diluizione vedere paragrafo 6.3.

6.5 Natura e contenuto del contenitore

Flaconcino (di vetro borosilicato di tipo I), con tappo (in gomma clorobutilica) contenente 14 mL di

Confezione da 1 flaconcino.

6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione

Pertuzumab non contiene nessun conservante antimicrobico. Pertanto, occorre prestare attenzione al

fine di assicurare la sterilità della soluzione infusionale preparata che deve essere predisposta da un

Pertuzumab è monouso.

Il flaconcino non deve essere agitato. 14 mL di pertuzumab concentrato devono essere prelevati dal

flaconcino utilizzando un ago e una siringa sterili e diluiti nella sacca di infusione da 250 mL in PVC

o polielofine non PVC di soluzione di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%) per infusione. Dopo la

diluzione, un mL di soluzione deve contenere circa 3,02 mg di pertuzumab (840 mg/278 mL) per la

dose iniziale dove sono richiesti due flaconcini e circa 1,59 mg di pertuzumab (420 mg/264 mL) per la

dose di mantenimento dove è richiesto un flaconcino.

La sacca deve essere capovolta con delicatezza per miscelare la soluzione evitando la formazione di

I medicinali per infusione parenterale devono essere ispezionati visivamente prima della

somministrazione per escludere la presenza di particelle e di cambiamento del colore. Se si nota la

presenza di particelle o il cambiamento del colore, la soluzione non deve essere utilizzata. Si deve

somministrare l’infusione immediatamente dopo averla preparata (vedere paragrafo 6.3).

Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità

alla normativa locale vigente.

Pertuzumab è compatibile con sacche in polivinilcloruro (PVC) o in poliolefine non PVC, polietilene

7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO

5349 AB Oss

8. NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO

9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE

Data della prima autorizzazione: 23 aprile 2026

10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia europea

per i medicinali: https://www.ema.europa.eu.

Testo ufficiale (AIFA). Le informazioni non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.

💬 Una domanda su questo farmaco?
Assistente Guidafarmacie ×
Risposte generate automaticamente dal testo ufficiale. Non sostituiscono il parere del medico. In caso di emergenza, chiama il 112.