PAROXETINA AUROBINDO

Principio attivo: PAROXETINA CLORIDRATO EMIIDRATO, PAROXETINA · ATC N06AB05 · AUROBINDO PHARMA (ITALIA) S.R.L.

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Principio attivo: PAROXETINA CLORIDRATO EMIIDRATO, PAROXETINA
Forma farmaceutica: Compressa rivestita con film
Dosaggio: 20 mg COMPRESSA RIVESTITA CON FILM
Via di somministrazione: ORALE
Titolare AIC: AUROBINDO PHARMA (ITALIA) S.R.L.
Codice ATC: N06AB05
Regime di fornitura: Soggetto a Prescrizione Medica
Foglietto ufficiale AIFA: Consulta sulla Banca Dati Farmaci AIFA
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Questi medicinali contengono lo stesso principio attivo e possono essere usati come alternative, dopo il consiglio del farmacista:
· PAROXETINA MYLAN GENERICS - MYLAN S.P.A.
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A cosa serve questo medicinale?

Paroxetina Aurobindo è un trattamento per gli adulti con depressione e/o disturbi d’ansia. I disturbi d’ansia che vengono trattati con Paroxetina Aurobindo sono: disturbo ossessivo compulsivo (pensieri ossessivi, ripetitivi, con un comportamento incontrollabile), disturbo da panico (attacchi di panico, compresi quelli causati da agorafobia, che è una paura degli spazi aperti), disturbo d’ansia sociale (paura delle situazioni sociali o evitarle), disturbo da stress post traumatico (l’ansia causata da un evento traumatico) e

disturbo d’ansia generalizzato (generalmente il sentirsi molto ansiosi o nervosi).

Paroxetina Aurobindo fa parte di un gruppo di farmaci chiamati SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Tutti abbiamo una sostanza chiamata serotonina nel cervello. Le persone che sono depresse

o ansiose hanno più bassi livelli di serotonina rispetto ad altri. Non è del tutto noto come Paroxetina Aurobindo e gli altri SSRI agiscano, ma possono aiutare aumentando il livello di serotonina nel cervello. Trattare la depressione o i disturbi d’ansia in modo appropriato è importante per aiutarla a stare meglio.

Cosa deve sapere prima di usarlo

Non prenda Paroxetina Aurobindo  Se sta prendendo farmaci chiamati inibitori delle monoamine ossidasi (IMAO, compresa la moclobemide (antidepressivo), linezolid (antibiotico) e metiltioninio cloruro (blu di metilene – agente diagnostico pre-intervento) oppure li ha presi in qualsiasi momento entro le ultime due settimane. Il medico le consiglierà come deve cominciare a prendere Paroxetina Aurobindo una volta che ha smesso di prendere l’IMAO.

 Se sta prendendo un antipsicotico chiamato tioridazina o un antipsicotico chiamato pimozide.  Se è allergico alla paroxetina o ad uno qualsiasi degli altri componenti di questo medicinale (elencati al paragrafo 6). Se si verifica una qualsiasi di queste condizioni, informi il medico senza prendere Paroxetina Aurobindo.

Avvertenze e precauzioni

Si rivolga al medico o al farmacista prima di prendere Paroxetina Aurobindo.

Controlli con il medico se:  Sta assumendo altri medicinali (vedere Altri medicinali e Paroxetina Aurobindo, all’interno di questo foglio)?  Ha problemi ai reni, al fegato o cardiaci?  Soffre di epilessia o ha una storia di crisi convulsive o convulsioni?  Ha mai avuto episodi di mania (comportamento o pensieri iperattivi )?

 Sta seguendo una terapia elettro convulsiva (ECT)?  Ha una storia di disturbi emorragici, o sta prendendo altri medicinali che possono aumentare il rischio di sanguinamento (che includono i farmaci usati per migliorare la fluidità del sangue, come il warfarin, antipsicotici come perfenazina o clozapina, antidepressivi triciclici, farmaci usati per il dolore e

l’infiammazione chiamati farmaci anti infiammatori non steroidei o FANS, come l’acido acetilsalicilico, ibuprofene, celecoxib, etodolac, diclofenac, meloxicam)?  Sta prendendo tamoxifene per il trattamento del cancro al seno o per problemi di fertilità? Paroxetina Aurobindo può rendere meno efficace il tamoxifene, così il medico può consigliarle di prendere un altro antidepressivo.  Ha il diabete?

 È a dieta iposodica?  Ha il glaucoma (pressione oculare)?  È in gravidanza o sta pianificando una gravidanza (vedere Gravidanza, allattamento al seno e Paroxetina Aurobindo, all’interno di questo foglio)?  Ha meno di 18 anni (vedi Bambini e adolescenti sotto i 18 anni, all’interno di questo foglio)? Se ha risposto SI ad una di queste domande , e non le ha ancora discusse con il suo medico, torni da lui e gli chieda cosa fare per prendere Paroxetina Aurobindo.

Bambini e adolescenti sotto i 18 anni Paroxetina Aurobindo non deve essere usata per i bambini e gli adolescenti sotto i 18 anni. Inoltre, i pazienti sotto i 18 anni hanno un rischio maggiore di effetti collaterali come il tentativo di suicidio, pensieri suicidi e ostilità (prevalentemente comportamento aggressivo, comportamento oppositivo e rabbia) quando assumono Paroxetina Aurobindo. Se il medico ha prescritto Paroxetina Aurobindo per lei (o il suo bambino)

e vuole discutere di questo, torni da lui. Deve informare il medico se compare o se peggiora uno qualsiasi dei sintomi sopra elencati quando lei (o suo figlio) sta assumendo Paroxetina Aurobindo. Inoltre, gli effetti a lungo termine di sicurezza relativi alla crescita, maturazione e allo sviluppo cognitivo e comportamentale della paroxetina in questo gruppo di età non sono ancora stati dimostrati. Negli studi di paroxetina in pazienti con meno di 18 anni, gli effetti indesiderati comuni che hanno colpito

meno di 1 su 10 bambini / adolescenti sono stati: un aumento di pensieri suicidari e tentativi di suicidio, deliberato autolesionismo, l’essere ostile, aggressivo o non amichevole, mancanza di appetito, tremori, sudorazione anomala, iperattività (con troppa energia), agitazione, cambiamento delle emozioni (incluso piangere e cambiamenti di umore) e inusuale formazione di ecchimosi o sanguinamento (come ad esempio

sangue dal naso). Questi studi hanno inoltre dimostrato che gli stessi sintomi colpiscono bambini e

adolescenti che assumono pillole di zucchero (placebo) al posto di paroxetina, anche se questi sono stati osservati meno frequentemente. Alcuni pazienti in questi studi su adolescenti sotto 18 anni avevano una sindrome da sospensione quando interrompevano l’assunzione di paroxetina. Questi effetti sono stati in gran parte simili a quelli osservati negli adulti dopo la sospensione di paroxetina (vedere Paragrafo 3, Come prendere Paroxetina Aurobindo, all’interno di questo foglio illustrativo). Inoltre, i pazienti sotto i 18 avevano avuto anche comunemente

esperienza (che colpisce meno di 1 su 10) di mal di stomaco, nervosismo e cambiamenti emotivi (compreso pianto, cambiamenti di umore, autolesionismo, pensieri di suicidio e tentato suicidio).

Pensieri di suicidio e peggioramento della depressione o disturbo d’ansia Se è depresso e / o ha disturbi d’ansia può talvolta avere pensieri di autolesionismo o di uccidersi. Questi possono essere aumentati quando inizia a prendere un antidepressivo, dal momento che questi medicinali hanno bisogno di tempo per essere efficaci, di solito circa due settimane, ma a volte di più.

Può essere più portato a pensare in questo modo:

- Se ha già avuto pensieri di uccidersi o di autolesionismo.
- Se è un giovane adulto. Informazioni ottenute da studi clinici hanno mostrato un aumentato rischio di
comportamento suicidario negli adulti di età inferiore a 25 anni con disturbi psichiatrici che sono stati
trattati con un antidepressivo.
Se ha pensieri di autolesionismo o di uccidersi, in qualsiasi momento, si rivolga al suo medico o vada
immediatamente in ospedale.

Può esserle d’aiuto informare un parente o un amico vicino che è depresso o ha un disturbo d’ansia, e chiedergli di leggere questo foglio. Può chiedere loro di dirle se pensano che la depressione o l’ansia stia peggiorando, o se sono preoccupati per i cambiamenti nel suo comportamento.

Importanti effetti collaterali osservati con Paroxetina Aurobindo Alcuni pazienti che assumono Paroxetina Aurobindo sviluppano uno stato chiamato acatisia, per il quale si sentono inquieti e sentono di non poter stare seduti o immobili. Altri pazienti sviluppano uno stato chiamato sindrome serotoninergica o eventi simili alla sindrome maligna da neurolettici, per la quale si manifestano alcuni o tutti i seguenti sintomi: sensazione di grande agitazione o irritabilità, sensazione di

confusione, sensazione di irrequietezza, sensazione di calore, sudorazione, brividi, tremori, allucinazioni (strane visioni o suoni), scatti improvvisi dei muscoli o battito cardiaco veloce. Se nota uno qualsiasi di questi sintomi, contatti il medico. Per maggiori informazioni su questi o altri effetti indesiderati della Paroxetina Aurobindo, veda la Sezione 4, Possibili effetti indesiderati, all’interno di questo foglio.

Medicinali quali Paroxetina Aurobindo (i cosiddetti inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e della serotonina-noradrenalina (SNRI) possono causare sintomi di disfunzione sessuale (vedere paragrafo 4). In alcuni casi, si è osservata la persistenza di questi sintomi dopo l’interruzione del trattamento.

Altri medicinali e Paroxetina Aurobindo Alcuni farmaci possono influenzare il modo in cui Paroxetina Aurobindo agisce, o rendere più probabile che lei abbia effetti collaterali. Paroxetina Aurobindo può influire anche sul modo in cui alcuni altri farmaci agiscono. Questi includono:  Medicinali chiamati inibitori della monoamino-ossidasi (MAO-inibitori, incluso moclobemide

(antidepressivo) e metiltioninio cloruro (blu di metilene – agente diagnostico preintervento)) - vedere Non prenda Paroxetina Aurobindo, all’interno di questo foglio.  Tioridazina o pimozide, che sono antipsicotici - vedere Non prenda Paroxetina Aurobindo, all’interno di questo foglio.

 Acido acetilsalicilico, ibuprofene o altri farmaci chiamati FANS (farmaci anti infiammatori non steroidei) come il celecoxib, etodolac, diclofenac e meloxicam, usato per il dolore e l’infiammazione.  Tramadolo e petidina, antidolorifici.  Farmaci chiamati triptani, come sumatriptan, usato per il trattamento dell’emicrania.  Altri antidepressivi inclusi altri SSRI e gli antidepressivi triciclici come clomipramina, nortriptilina e

desipramina.

 Un integratore alimentare chiamato triptofano.  Mivacurio e succinilcolina (usati in anestesia).  Farmaci come il litio, risperidone, perfenazina, clozapina (chiamati antipsicotici) utilizzati per trattare alcune condizioni psichiatriche .  Fentanyl, usato in anestesia o per trattare il dolore cronico.  Una combinazione di fosamprenavir e ritonavir, che è usata per il trattamento del virus

dell’immunodeficienza umana (HIV).  Erba di S. Giovanni, un rimedio a base di erbe per la depressione .  Fenobarbital, fenitoina, sodio valproato o carbamazepina, utilizzati per il trattamento di convulsioni o epilessia.  Atomoxetina che viene usata per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione / iperattività (ADHD).

 Prociclidina, usata per alleviare il tremore, soprattutto nella malattia di Parkinson.  Warfarin o altri farmaci (chiamati anticoagulanti) usati per fluidificare il sangue .

 Propafenone, flecainide e medicinali usati per trattare l’irregolarità del battito cardiaco.  Metoprololo, un beta-bloccante utilizzato per trattare la pressione alta e problemi cardiaci.  Pravastatina, usata per trattare alti livelli di colesterolo.  Rifampicina, utilizzato per il trattamento della tubercolosi (TB) e la lebbra.  Linezolid, un antibiotico.

Tamoxifene, che viene utilizzato per il trattamento del cancro al seno o per problemi di fertilità.

Se sta prendendo o ha recentemente assunto uno qualsiasi dei farmaci di questo elenco, e non ha già discusso di questo con il medico, torni dal suo medico e gli chieda cosa fare. Può essere necessario modificare la dose o può essere necessario dare un altro medicinale.

Informi il medico o il farmacista se sta assumendo, ha recentemente assunto o potrebbe assumere qualsiasi altro medicinale , inclusi i medicinali ottenuti senza una prescrizione medica.

Assunzione di Paroxetina Aurobindo con cibi e bevande e alcool Non beva alcool mentre sta assumendo Paroxetina Aurobindo. L’alcool può rendere i suoi sintomi o effetti collaterali peggiori. Assumere Paroxetina Aurobindo al mattino con il cibo riduce la probabilità di avere una

sensazione di malessere (nausea).

Gravidanza e allattamento e Paroxetina Aurobindo Parli con il medico il prima possibile se è incinta, se potrebbe essere in stato di gravidanza, o se ha in programma una gravidanza. Nei neonati le cui madri hanno assunto Paroxetina Aurobindo durante i primi mesi di gravidanza, ci sono stati alcuni rapporti, che indicano un aumentato rischio di difetti alla nascita, in particolare quelli che interessano il cuore. Nella popolazione generale, circa 1 su 100 bambini sono nati con un difetto cardiaco. Ciò è aumentato fino a 2 su 100 bambini in madri che assumevano Paroxetina

Aurobindo. Lei e il suo medico potete decidere che è meglio per lei passare ad un altro trattamento o interrompere gradualmente l’assunzione di Paroxetina Aurobindo durante la gravidanza. Tuttavia, a seconda delle sue circostanze, il medico può suggerire che è meglio per lei continuare a prendere Paroxetina Aurobindo.

Si assicuri che l’ostetrica o il medico sappia che sta assumendo Paroxetina Aurobindo. Se assunti durante la gravidanza, in particolare in gravidanza avanzata, farmaci come Paroxetina Aurobindo possono aumentare il rischio di una grave condizione nei bambini, chiamata ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN). Nella PPHN, la pressione sanguigna nei vasi tra il cuore del bambino e i polmoni è troppo alta. Se si prende Paroxetina Aurobindo nel corso degli ultimi 3 mesi di gravidanza, il neonato può avere

anche altre condizioni, che di solito iniziano durante le prime 24 ore dopo la nascita. I sintomi includono:
- Problemi con la respirazione
- Una pelle bluastra o che sia troppo calda o troppo fredda
- Le labbra blu

- Vomito o non si alimenta correttamente
- Può essere molto stanco, non riesce a dormire o piange molto

- Muscoli rigidi o flosci
- Tremori, nervosismo o convulsioni.
- Riflessi esagerati
Se il suo bambino ha uno di questi sintomi quando è nato, o è preoccupata per la salute del suo bambino,
contatti il medico o l’ostetrica che sarà in grado di consigliarla.

Paroxetina Aurobindo può trovarsi nel latte materno in quantità molto piccole . Se sta assumendo Paroxetina Aurobindo, torni e parli al suo medico prima di iniziare l’allattamento. Lei e il suo medico potete decidere che può allattare al seno mentre sta prendendo Paroxetina Aurobindo.

Paroxetina, in studi su animali, ha dimostrato di ridurre la qualità dello sperma. In teoria, ciò potrebbe influenzare la fertilità ma l’impatto sulla fertilità umana non è stato ancora osservato.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari

Possibili effetti collaterali della Paroxetina Aurobindo includono vertigini, confusione, sonnolenza o visione offuscata. Se avverte questi effetti collaterali, non guidi o usi macchinari.

Paroxetina Aurobindo contiene lattosio Paroxetina Aurobindo contiene piccole quantità di lattosio. Se le è stato detto dal medico che ha un’intolleranza ad alcuni zuccheri, contatti il medico prima di assumere questo medicinale.

Come usarlo

Prenda sempre questo medicinale seguendo esattamente le istruzioni del medico. Se ha dubbi consulti il medico o il farmacista.

Le dosi raccomandate per le diverse condizioni sono riportati nella tabella che segue:

Dose iniziale Dose giornaliera Dose giornaliera raccomandata massima

Depressione 20 mg 20 mg 50 mg Disturbo ossessivo compulsivo 20 mg 40 mg 60 mg Disturbo da attacchi di panico 10 mg 40 mg 60 mg Disturbo d’ansia sociale 20 mg 20 mg 50 mg Disturbo da stress post-traumatico 20 mg 20 mg 50 mg Disturbo d’ansia generalizzata 20 mg 20 mg 50 mg

Il medico le consiglierà quale dose deve iniziare a prendere la prima volta che assumerà Paroxetina

Aurobindo. La maggior parte delle persone inizia a sentirsi meglio dopo un paio di settimane. Se non inizia a sentirsi meglio dopo questo tempo, si rivolga al medico, che la consiglierà. Lui o lei può decidere di aumentare la dose gradualmente, 10 mg per volta, fino ad una dose massima giornaliera. Prenda le sue compresse al mattino con il cibo.

Le inghiotta con un sorso d’acqua. Non masticare.

Il medico parlerà con lei di quanto tempo sarà necessario continuare a prendere le compresse. Questo può essere per molti mesi o anche di più

Persone anziane La dose massima per le persone sopra i 65 anni di età è di 40 mg al giorno.

Pazienti con malattie epatiche o renali

In caso di problemi al fegato o malattia renale grave, il medico può decidere che deve utilizzare una dose più

bassa del solito di Paroxetina Aurobindo.

Se prende più Paroxetina Aurobindo di quanto deve Non prenda mai più compresse di quelle che il medico le ha raccomandato. Se prende troppe compresse di Paroxetina Aurobindo (o qualcun altro lo fa), lo dica al medico o vada in ospedale immediatamente. Mostri loro la confezione di compresse.

Qualcuno che aveva preso un sovradosaggio di Paroxetina Aurobindo aveva manifestato uno qualsiasi dei sintomi elencati nel paragrafo 4 Possibili effetti indesiderati, oppure i seguenti sintomi: febbre, irrigidimento incontrollabile dei muscoli.

Se dimentica di prendere Paroxetina Aurobindo Prenda il suo farmaco alla stessa ora ogni giorno.

Se si dimentica una dose, e si ricorda prima di andare a letto, la prenda subito. Il giorno successivo prosegua come al solito.

Se si ricorda solo durante la notte, o il giorno dopo, tralasci di prendere la dose dimenticata. Potrebbe avere una sindrome da sospensione, ma questa dovrebbe risolversi dopo aver preso la dose successiva alla solita ora.

Non prenda una dose doppia per compensare la dimenticanza della dose.

Cosa fare se non si sente meglio Paroxetina Aurobindo non allevia i sintomi da subito - tutti gli antidepressivi necessitano di tempo per avere effetto. Alcune persone iniziano a sentirsi meglio in un paio di settimane, ma per altri può essere necessario un po’ più di tempo. Alcune persone che prendono antidepressivi si sentono peggio prima di stare meglio. Se non inizia a sentirsi meglio dopo un paio di settimane, torni dal suo medico che la consiglierà. Il

medico le chiederà di vederla di nuovo un paio di settimane dopo l’inizio del trattamento. Informi il medico se non ha iniziato a sentirsi meglio.

Se interrompe il trattamento con Paroxetina Aurobindo Non interrompa l’assunzione di Paroxetina Aurobindo fino a quando il medico non le dice di farlo.

Quando interrompe l’assunzione di Paroxetina Aurobindo, il medico la aiuterà a ridurre la dose lentamente per un certo numero di settimane o mesi - questo dovrebbe contribuire a ridurre la probabilità di effetti dovuto alla sospensione del farmaco. Un modo per farlo è quello di ridurre gradualmente la dose di Paroxetina Aurobindo di 10 mg ad intervalli settimanali. La maggior parte delle persone ha riferito che qualunque sintomo da interruzione di Paroxetina Aurobindo è lieve e si risolve da solo entro due settimane. Per alcuni questi sintomi possono essere più gravi, o protrarsi per un periodo di tempo più lungo. Se dovesse soffrire degli effetti dovuti all’interruzione del trattamento il medico può decidere che si deve interrompere più lentamente. Se interrompendo il trattamento con Paroxetina Aurobindo dovesse soffrire di effetti da sospensione gravi, consulti il medico. Lui o lei può chiederle di iniziare a prendere le compresse di

nuovo e a interrompere il trattamento più lentamente.

Se ha ulteriori domande sull’uso di questo medicinale, si rivolga al medico o al farmacista.

Possibili effetti indesiderati

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino. È più probabile che gli effetti collaterali compaiano nelle prime settimane di assunzione di Paroxetina Aurobindo.

Se avverte uno dei seguenti effetti indesiderati durante il trattamento consulti il medico.

Può essere necessario consultare il medico o andare immediatamente in ospedale.

Effetti indesiderati non comuni, possono colpire fino a 1 persona ogni 100:

- Se ha ecchimosi o sanguinamento insoliti, come vomitare sangue o passaggio di sangue nelle feci,
contatti il medico o vada immediatamente in ospedale.
- Se scopre di non riuscire a urinare, consulti il medico o vada immediatamente in ospedale .
Effetti indesiderati rari, possono colpire fino a 1 persona su 1.000:
- Se ha esperienza di convulsioni (attacchi), consulti il medico o vada immediatamente in
ospedale

- Se si sente agitato e se si sente di non poter stare seduto o immobile, può aver sviluppato uno stato
chiamato acatisia. Aumentare la dose di Paroxetina Aurobindo può peggiorare questi sintomi. Se si
sente così, contatti il suo medico.
- Se si sente stanco, debole o confuso e ha i muscoli rigidi, doloranti o non coordinati questo può
essere dovuto al fatto che il suo sangue ha un basso contenuto di sodio. Se ha questi sintomi, contatti
il medico.

Effetti indesiderati molto rari, possono colpire fino a 1 persona ogni 10.000: - Reazioni allergiche che possono essere gravi a Paroxetina Aurobindo.

Se sviluppa un’eruzione cutanea rossa e grumosa, gonfiore delle palpebre, viso, labbra, bocca o lingua, inizia ad avere prurito o ha difficoltà a respirare (fiato corto) o deglutire e a sentirsi debole o stordito con conseguente collasso o perdita di coscienza, consulti il medico o vada immediatamente in ospedale. - Se ha alcuni o tutti i seguenti sintomi può aver sviluppato uno stato chiamato sindrome serotoninergica o eventi simili alla sindrome maligna da neurolettici. I sintomi includono:

sensazione di grande agitazione o irritabilità, sensazione di confusione, sensazione di irrequietezza, sensazione di calore, sudorazione, brividi, tremori, allucinazioni (strane visioni o suoni), scatti improvvisi dei muscoli o battito cardiaco veloce. La severità può aumentare, portando a perdita di coscienza. Se si sente così, contatti il suo medico. - Glaucoma acuto.

Se i suoi occhi diventano dolorosi e ha una visione offuscata, contatti il medico.

Frequenza sconosciuta
- Aggressione.
- Durante l’assunzione di Paroxetina Aurobindo o subito dopo l’interruzione del trattamento alcune

persone hanno manifestato l’intenzione di farsi del male o di uccidersi (vedere paragrafo 2 Cosa deve
sapere prima di prendere Paroxetina Aurobindo).
- Digrignamento dei denti.
Se sperimenta questi effetti indesiderati, contatti il suo medico.
Altri possibili effetti indesiderati durante il trattamento
Effetti indesiderati molto comuni, possono colpire più di 1 persona su 10:
- Malessere (nausea). L’assunzione del farmaco la mattina con il cibo riduce la probabilità che ciò
accada.

- Variazione del desiderio sessuale o della funzione sessuale. Per esempio, la mancanza di
orgasmo e, negli uomini, erezione ed eiaculazione anormale.
- Difficoltà di concentrazione.

Effetti indesiderati comuni, possono colpire fino a 1 persona su 10:

- Aumento del livello di colesterolo nel sangue
- Mancanza di appetito
- Non dormire bene (insonnia) o sensazione di sonnolenza
- Sogni anomali (anche incubi)
- Senso di vertigine o instabilità (tremori)

- Mal di testa
- Agitazione
- Sentirsi insolitamente debole
- Visione offuscata

- Sbadigli, secchezza della bocca

- Diarrea o stitichezza
- Vomito
- Aumento di peso
- Sudorazione.

Effetti indesiderati non comuni, possono colpire fino a 1 persona ogni 100:

- Breve aumento della pressione arteriosa, o breve diminuzione che può causare un senso di
vertigine o svenimento quando ci si alza improvvisamente
- Battito cardiaco più veloce del normale
- Mancanza di movimento, rigidità, tremori o movimenti anormali della bocca e della lingua
- Pupille dilatate
- Eruzioni cutanee
- Prurito

- Sentirsi confuso
- Allucinazioni (strane visioni o suoni)

- Incapacità di urinare (ritenzione urinaria) o un’incontrollabile, involontaria perdita di urina
(incontinenza urinaria).
- Se è un paziente diabetico può notare una perdita di controllo dei livelli di zuccheri nel sangue
durante l’assunzione di Paroxetina Aurobindo. Parli con il medico su un possibile aggiustamento
della dose dell’insulina o dei medicinali per il diabete.
- Incremento nel sangue dell’ormone chiamato prolattina.

- Disordini del ciclo mestruale (incluse mestruazioni abbondanti o irregolari, emorragie fra due cicli e assenza o ritardo delle mestruazioni).

Effetti indesiderati rari, possono colpire fino a 1 persona ogni 1000: - Anomala produzione di latte materno in uomini e donne

- Battito cardiaco lento
- Effetti sul fegato messi in evidenza dalle analisi del sangue sulla funzionalità epatica
- Attacchi di panico
- Comportamento o pensieri iperattivi (mania)
- Sentirsi distaccati da se stessi (depersonalizzazione)
- Ansia
-
-
Forte bisogno di muovere le gambe (Sindrome delle Gambe senza Riposo)
Dolore alle articolazioni o ai muscoli.
Effetti indesiderati molto rari, possono colpire fino a 1 persona ogni 10.000:
- Problemi al fegato che rendono gialli la pelle o il bianco degli occhi
- Sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico (SIADH) che è una condizione in cui il
corpo sviluppa un eccesso di acqua e una diminuzione della concentrazione di sodio (sale), come
risultato di impropri segnali chimici. Pazienti con SIADH possono diventare severamente malati, o

possono non avere alcun sintomo.
- Ritenzione di fluidi o ritenzione idrica che può causare gonfiore delle braccia o delle gambe
- Sensibilità alla luce del sole
- Erezione permanente e dolorosa del pene
- Basso numero di piastrine nel sangue.

- Eruzione cutanea conosciuta come eritema multiforme, che può manifestarsi con bolle, il cui aspetto
è simile a piccoli bersagli (macchie centrali scure circondate da un’area più chiara con un anello
scuro ai bordi).
- Eruzione diffusa con bolle e desquamazione cutanea, in particolare intorno alla bocca, al naso, agli
occhi e ai genitali (sindrome di Stevens-Johnson).

- Eruzione diffusa con bolle e desquamazione cutanea localizzata sulla maggior parte della superficie corporea (necrolisi epidermica tossica).

Frequenza non nota (non può essere stimata sulla base dei dati disponibili)

- Infiammazione del colon (che causa diarrea).

Quando assumevano Paroxetina Aurobindo alcuni pazienti hanno generato ronzii, sibili, fischi, suoni o altri rumori persistenti nelle orecchie (tinnito).

Nei pazienti che assumono questo tipo di medicinali si è osservato un aumento del rischio di fratture ossee.

Possibili effetti dovuti ad astinenza quando si interrompe il trattamento

Effetti indesiderati molto comuni, che possono colpire più di 1 persona su 10:
- Sensazione di capogiro, instabilità o mancanza di equilibrio
- Sensazione di formicolio, di bruciore e (meno comunemente) di shock elettrico, anche alla testa

- Quando assumevano Paroxetina Aurobindo alcuni pazienti hanno generato ronzii, sibili, fischi, suoni o altri rumori persistenti nelle orecchie (tinnito).

- Disturbi del sonno (sogni vividi, incubi, incapacità di dormire)
- Sentirsi ansioso
- Mal di testa.

Effetti indesiderati non comuni, che possono colpire fino a 1 persona ogni 100: - Sensazione di malessere (nausea)

- Sudorazione (inclusa sudorazione notturna)
- Sentirsi irrequieto o agitato
- Tremore (tremito)
- Sentirsi confuso o disorientato
- Diarrea (feci molli)

- Sentirsi sensibile o irritabile
- Disturbi visivi
- Battito cardiaco rapido o martellante (palpitazioni)

Si rechi dal medico se gli effetti dovuti alla sospensione la preoccupano quando interrompe il trattamento con

Paroxetina Aurobindo.

Segnalazione degli effetti indesiderati Se si manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga al medico o al farmacista. Lei può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse. Segnalando gli effetti indesiderati lei può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.

Come conservarlo

Tenere questo medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini. Non usi questo medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sul cartone e sul blister dopo SCAD. La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno di quel mese.

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

Non getti alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al farmacista come eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

Informazioni supplementari

Cosa contiene Paroxetina Aurobindo - Il principio attivo è la Paroxetina.

Ogni compressa rivestita con film contiene 20 mg di paroxetina (come paroxetina cloridrato emidrato).

- Gli altri componenti sono: Calcio fosfato dibasico diidrato, Calcio fosfato dibasico anidro, Lattosio monoidrato, Sodio amido glicolato (Tipo A), Magnesio stearato (E470b) Rivestimento : Titanio diossido (E 171), Ipromellosa (E464), Macrogol 400, Polisorbato 80 (E433)

Descrizione dell’aspetto di Paroxetina Aurobindo e contenuto della confezione

Compresse rivestite con film Paroxetina Aurobindo 20 mg compresse rivestite con film sono compresse di colore bianco, a forma di capsula, biconvesse con impresso ‘56’ su un lato e ‘C’, con una linea di rottura profonda, sul lato opposto. La compressa può essere divisa in due metà uguali.

Paroxetina Aurobindo 20 mg compresse rivestite con film è disponibile in confezioni da 12 e 28 compresse rivestite con film.

Non tutte le confezioni possono essere commercializzate.

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio Aurobindo Pharma (Italia) S.r.l. Via San Giuseppe 102 21047 Saronno (VA)

Produttore

APL Swift Services (Malta) Limited HF26, Hal Far Industrial Estate, Hal Far Birzebbugia, BBG 3000 Malta

Questo medicinale è autorizzato negli Stati Membri dello Spazio Economico Europeo con le seg uenti denominazioni:

Italia Paroxetina Aurobindo

Questo foglio illustrativo è stato aggiornato nel

i aI

Domande frequenti su PAROXETINA AUROBINDO

Come si usa PAROXETINA AUROBINDO?

PAROXETINA AUROBINDO si presenta in forma di Compressa rivestita con film e si somministra per via orale. Rispetti la posologia indicata dal medico o dal farmacista e legga attentamente il foglietto illustrativo.

PAROXETINA AUROBINDO è disponibile senza ricetta?

No, PAROXETINA AUROBINDO è soggetto a prescrizione medica.

Qual è il principio attivo di PAROXETINA AUROBINDO?

Il principio attivo di PAROXETINA AUROBINDO è PAROXETINA CLORIDRATO EMIIDRATO, PAROXETINA.

Quali sono gli equivalenti di PAROXETINA AUROBINDO?

Tra i medicinali con lo stesso principio attivo: PAROXETINA MYLAN GENERICS, PAROXETINA MYLAN PHARMA, PAROXETINA DOC, PAROXETINA ALMUS. Il farmacista può proporle un equivalente.

Chi produce PAROXETINA AUROBINDO?

PAROXETINA AUROBINDO è prodotto da AUROBINDO PHARMA (ITALIA) S.R.L..

Da quando PAROXETINA AUROBINDO è autorizzato in Italia?

PAROXETINA AUROBINDO ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio (AIC) il 2011-03-25.

📄 Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) — scheda tecnica

1. Denominazione del medicinale

Paroxetina Aurobindo 20 mg compresse rivestite con film

2. Composizione qualitativa e quantitativa

Ogni compressa rivestita con film contiene paroxetina 20 mg (come paroxetina cloridrato emiidrato). Eccipiente con effetti noti: lattosio anidro 9,5 mg /compressa rivestita con film. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3. Forma farmaceutica

Compressa rivestita con film. Compresse di colore bianco, rivestite con film, a forma di capsula, biconvesse con impresso “56“ su un lato e “C” con una profonda linea di frattura sull’altro lato. La compressa rivestita con film può essere divisa in due parti uguali. 4 INFORMAZIONI CLINICHE

4.1 Indicazioni terapeutiche

Trattamento di - Episodio di depressione maggiore - Disturbo ossessivo compulsivo (OCD) - Disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia - Disturbo d’ansia sociale/fobia sociale - Disturbo d’ansia generalizzata - Disturbo da stress post-traumatico

4.2 Posologia e modo di somministrazione

Posologia EPISODI DI DEPRESSIONE MAGGIORE La dose raccomandata è di 20 mg, una volta al giorno. In generale, il miglioramento nei pazienti inizia dopo una settimana, ma può divenire evidente dalla seconda settimana di terapia. Come per tutti i farmaci antidepressivi, il dosaggio deve essere rivisto e aggiustato se necessario entro le prime 3 - 4 settimane dall’inizio della terapia ed in seguito come ritenuto clinicamente appropriato. In alcuni pazienti, che hanno una risposta insufficiente alla dose di 20 mg, la dose può essere aumentata gradualmente fino ad un massimo di 50 mg al giorno, con aumenti graduali di 10 mg, in base alla risposta del paziente. I pazienti con depressione devono essere trattati per un periodo sufficiente di almeno sei mesi per assicurarsi che siano liberi da sintomi. DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO (OCD) La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 20 mg al giorno e la dose può essere aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg sino alla dose raccomandata. Se dopo alcun

settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale del dosaggio fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con OCD devono essere trattati per un periodo sufficiente per assicurarsi che siano liberi da sintomi. Tale periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1 Proprietà farmacodinamiche). DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 10 mg al giorno e la dose aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg alla dose raccomandata, in base alla risposta del paziente. Un basso dosaggio iniziale è raccomandato per ridurre al minimo il potenziale peggioramento della sintomatologia da panico, come si è osservato generalmente nel trattamento iniziale di questo disturbo. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con disturbo da attacchi di panico devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare che siano liberi da sintomi. Tale periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1 Proprietà farmacodinamiche). DISTURBO D’ANSIA SOCIALE/FOBIA SOCIALE La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L’uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1 Proprietà farmacodinamiche). DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L’uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1 Proprietà farmacodinamiche). DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L’uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1 Proprietà farmacodinamiche). INFORMAZIONI GENERALI SINTOMI DA SOSPENSIONE OSSERVATI IN SEGUITO AD INTERRUZIONE DEL TRATTAMENTO CON PAROXETINA Si deve evitare un’interruzione brusca del trattamento (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego e paragrafo 4.8 Effetti indesiderati). Il regime a riduzioni graduali della posologia usato negli studi clinici ha utilizzato un decremento progressivo del dosaggio giornaliero pari a 10 mg ad intervalli settimanali. Se si dovessero manifestare, a seguito della riduzione della dose o al momento della interruzione del trattamento, sintomi non tollerabili, si può prendere in considerazione il ripristino della dose prescritta in precedenza. Successivamente il medico può continuare a ridurre la dose, ma in modo più graduale. Popolazioni speciali:  Anziani Nei soggetti anziani è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina, tuttavia il range delle concentrazioni plasmatiche è sovrapponibile a quello osservato in soggetti più giovani. Il trattamento deve iniziare alle stesse dosi utilizzate nell’adulto. In alcuni pazienti può essere utile l’incremento della dose, ma la dose massima non può superare i 40 mg al giorno. Popolazione pediatric

 Bambini e adolescenti (7-17 anni) La paroxetina non deve essere usata per il trattamento di bambini ed adolescenti in quanto è stato riscontrato in studi clinici controllati come la paroxetina sia associata ad un aumento del rischio di comportamento suicidario e di atteggiamento ostile. Inoltre in tali studi l’efficacia non è stata dimostrata in modo adeguato (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego e paragrafo 4.8 Effetti indesiderati).  Bambini di età inferiore ai 7 anni L’uso di paroxetina in bambini di età inferiore a 7 anni non è stato studiato. La paroxetina non deve essere usata fino a quando la sicurezza e l’efficacia in questo gruppo di età non siano state determinate.  Insufficienza renale/epatica In pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min) o in pazienti con insufficienza epatica è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina. Pertanto il dosaggio deve essere limitato alle dosi più basse dell’intervallo posologico. Modo di somministrazione Si raccomanda di somministrare la paroxetina una volta al giorno, al mattino con del cibo. Le compresse rivestite con film devono essere deglutite piuttosto che masticate.

4.3 Controindicazioni

 Ipersensibilità alla paroxetina o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.  La paroxetina è controindicata in associazione con farmaci inibitori delle monoamino-ossidasi (MAOinibitori). In casi eccezionali, linezolid (un antibiotico che è un MAO inibitore non selettivo reversibile) può essere somministrato in associazione con paroxetina a condizione che sia possibile l’attenta osservazione dei sintomi della sindrome serotoninergica ed il monitoraggio della pressione arteriosa in strutture sanitarie (vedere paragrafo 4.5). Il trattamento con paroxetina può essere iniziato: - due settimane dopo l’interruzione del trattamento con un MAO-inibitore non reversibile o - almeno 24 ore dopo l’interruzione del trattamento con un MAO-inibitore reversibile (per esempio moclobemide, linezolid, metiltioninio cloruro (blu di metilene; agente diagnostico pre-intervento che è un IMAO reversibile non selettivo)). L’inizio della terapia con qualsiasi MAO-inibitore deve avvenire ad almeno una settimana di distanza dall’interruzione del trattamento con paroxetina.  La paroxetina non deve essere usata in associazione a tioridazina poiché, come con altri farmaci inibitori dell’enzima epatico CYP450 2D6, la paroxetina può elevare i livelli plasmatici della tioridazina (vedere paragrafo 4.5). La somministrazione di tioridazina da sola può indurre prolungamento dell’intervallo QTc associato a gravi aritmie ventricolari quali torsioni di punta e morte improvvisa.  La paroxetina non deve essere usata in associazione con pimozide (vedere paragrafo 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione).

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego

Il trattamento con paroxetina deve essere iniziato con cautela due settimane dopo la cessazione del trattamento con MAO-inibitori irreversibili o 24 ore dopo la cessazione del trattamento con MAO-inibitori reversibili. Il dosaggio di paroxetina deve essere aumentato gradualmente fino a raggiungere una risposta ottimale (vedere paragrafo 4.3 Controindicazioni e paragrafo 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione). Popolazione pediatrica Paroxetina Aurobindo non deve essere usata per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età. Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità (prevalentemente comportamento aggressivo, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati con maggior

frequenza negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Qualora, in base ad esigenze mediche, dovesse essere presa la decisione di effettuare comunque il trattamento, il paziente deve essere sorvegliato attentamente per quanto concerne la comparsa di sintomi suicidari. Per di più non sono disponibili i dati sulla sicurezza a lungo termine in bambini ed adolescenti relativi alla crescita, alla maturazione e allo sviluppo cognitivo e comportamentale. Suicidio/pensieri suicidari o peggioramento del quadro clinico La depressione è associata ad aumentato rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (suicidio/eventi correlati). Tale rischio persiste fino a che si verifichi una remissione significativa. Poiché possono non verificarsi miglioramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immediatamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati fino ad avvenuto miglioramento. È esperienza clinica in generale che il rischio di suicidio può aumentare nelle prime fasi del miglioramento. Altre patologie psichiatriche per le quali la paroxetina è prescritta possono anche essere associate ad un aumentato rischio di comportamento suicidario. Inoltre, queste patologie possono essere associate al disturbo depressivo maggiore. Quando si trattano pazienti con disturbi depressivi maggiori si devono pertanto osservare le stesse precauzioni seguite durante il trattamento di pazienti con altre patologie psichiatriche. Pazienti con anamnesi positiva per comportamento o pensieri suicidari, o che manifestano un grado significativo di ideazione suicidaria prima dell’inizio del trattamento, sono a rischio maggiore di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio, e devono essere attentamente controllati durante il trattamento. Una metaanalisi degli studi clinici condotti con farmaci antidepressivi in confronto con placebo, in pazienti adulti con disturbi psichiatrici, ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nella fascia di età inferiore a 25 anni dei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo (vedere anche paragrafo 5.1). La terapia farmacologica con antidepressivi deve essere sempre associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo cambiamenti di dose. I pazienti (o chi si prende cura di essi) devono essere avvertiti della necessità di monitorare e di riportare immediatamente al proprio medico curante qualsiasi peggioramento del quadro clinico, l’insorgenza di comportamento o pensieri suicidari o di cambiamenti comportamentali. Acatisia/agitazione psicomotoria L’uso di paroxetina è stato associato allo sviluppo di acatisia, che è caratterizzata da una sensazione interna di irrequietezza e di agitazione psicomotoria quale l’impossibilità di sedere o stare immobile, generalmente associate ad un malessere soggettivo. Ciò è più probabile che accada entro le prime settimane di trattamento. In pazienti che presentano tali sintomi, l’aumento del dosaggio può essere dannoso. Sindrome serotoninergica/sindrome maligna da neurolettici In rare occasioni, sono stati riportati casi di comparsa della sindrome serotoninergica o della sindrome maligna da neurolettici, in associazione al trattamento con paroxetina, in particolare quando somministrata in concomitanza ad altri farmaci serotoninergici e/o neurolettici. Poiché tali sindromi possono comportare condizioni di potenziale pericolo di vita, si deve interrompere il trattamento con paroxetina in caso di comparsa di tali eventi (caratterizzati da quadri di sintomi, quali ipertermia, rigidità, mioclono, instabilità del sistema autonomo con possibile rapida fluttuazione dei segni vitali, cambiamenti dello stato mentale compresi confusione, irritabilità, agitazione estrema che evolve a delirium e coma) e deve essere iniziato un trattamento sintomatico di supporto. La paroxetina non deve essere usata in associazione a precursori della serotonina (quali L-triptofano, oxitriptano) a causa del rischio di sindrome serotoninergica (vedere paragrafo

4.3 Controindicazioni e paragrafo 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione).

Mania Come con tutti gli antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela in pazienti con anamnesi di mania. La paroxetina deve essere sospesa in tutti i pazienti che entrano in una fase maniacale. Insufficienza renale/epatica Si raccomanda cautela nei pazienti con insufficienza renale grave o in quelli con insufficienza epatica (vedere paragrafo 4.2 Posologia e metodo di amministrazione).

Diabete Nei pazienti diabetici il trattamento con un Inibitore Selettivo della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) può alterare il controllo glicemico. Può essere necessario modificare il dosaggio dell’insulina e/o degli ipoglicemizzanti orali. Inoltre, sono stati condotti studi che suggeriscono che quando paroxetina e pravastatina sono somministrate in concomitanza può verificarsi un aumento dei livelli di glucosio ematico (vedere paragrafo 4.5). Epilessia Come con altri antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela in pazienti con epilessia. Convulsioni L’incidenza complessiva di convulsioni in pazienti trattati con paroxetina è inferiore allo 0,1%. Il farmaco deve essere sospeso in tutti i pazienti che presentano convulsioni. Terapia elettroconvulsivante (ECT) Esiste un’esperienza clinica limitata nella somministrazione concomitante di paroxetina con terapia elettroconvulsivante (ECT). Glaucoma Come con altri SSRI, la paroxetina può causare midriasi e deve essere usata con cautela nei pazienti con glaucoma ad angolo chiuso o con anamnesi positiva per glaucoma. Patologie cardiovascolari In pazienti con patologie cardiovascolari devono essere osservate le precauzioni consuete. Iponatremia Raramente è stata riportata iponatremia, prevalentemente negli anziani. Deve essere esercitata cautela anche in quei pazienti a rischio di iponatremia, per esempio per terapie concomitanti e cirrosi. L’iponatremia è in genere reversibile dopo la sospensione della paroxetina. Emorragie Con gli SSRI sono stati riportati casi di disturbi emorragici a livello cutaneo, quali ecchimosi e porpora. Sono state riportate altre manifestazioni emorragiche, per esempio emorragie gastrointestinali. I pazienti anziani possono essere maggiormente a rischio per sanguinamenti non correlati al ciclo mestruale. Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI in concomitanza ad anticoagulanti orali, a farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o ad altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (per esempio antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazina, gran parte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico, FANS, COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie (vedere paragrafo 4.8). Disfunzione sessuale Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e della serotonina-noradrenalina (SNRI) possono causare sintomi di disfunzione sessuale (vedere paragrafo 4.8). Sono stati segnalati casi di disfunzione sessuale a lungo termine con persistenza dei sintomi dopo l’interruzione dell’uso di SSRI/SNRI. Interazione con tamoxifene Alcuni studi hanno evidenziato che l’efficacia del tamoxifene, misurata in base al rischio di ricadute/mortalità da carcinoma mammario, può essere ridotta in caso di co-prescrizione con paroxetina a causa dell’inibizione irreversibile della paroxetina sul CYP2D6. La paroxetina deve essere se possibile evitata durante l’uso del tamoxifene per il trattamento o la prevenzione del carcinoma mammario (vedere paragrafo 4.5). Sintomi da sospensione osservati in caso di interruzione del trattamento con paroxetina I sintomi da sospensione osservati quando il trattamento è interrotto sono comuni, in particolare in caso di brusca interruzione (vedere paragrafo 4.8 Effetti indesiderati). Negli studi clinici gli eventi avversi osservat

con l’interruzione del trattamento si presentavano nel 30% dei pazienti in trattamento con paroxetina, in confronto al 20% dei pazienti trattati con placebo. L’insorgenza di sintomi da sospensione non è la stessa nei casi in cui un farmaco induce assuefazione o dipendenza. Il rischio di comparsa dei sintomi da sospensione può dipendere da diversi fattori, compresi la durata e il dosaggio della terapia e il tasso di riduzione della dose. Sono stati riportati vertigini, disturbi del sensorio (comprese parestesia, sensazione di scossa elettrica e tinnito), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente l’intensità di tali sintomi è da lieve a moderata, tuttavia in alcuni pazienti può essere grave. In genere compaiono entro i primi giorni di sospensione del trattamento, ma vi sono stati casi molto rari nei quali sono comparsi in pazienti che avevano inavvertitamente saltato una dose. Generalmente tali sintomi sono auto-limitanti, e di solito si risolvono entro due settimane, sebbene in alcuni individui possano durare più a lungo (2-3 mesi o più). Si consiglia, pertanto di ridurre gradualmente la dose di paroxetina, quando si sospende il trattamento, nel corso di un periodo di diverse settimane o mesi, in base alle necessità del paziente (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina“ al paragrafo 4.2). Avvertenze relative agli eccipienti Paroxetina Aurobindo contiene una piccola quantità di lattosio. I pazienti con problemi ereditari rari di intolleranza al galattosio, carenza di Lapp lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere questo medicinale.

4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione

Farmaci serotoninergici Come con altri SSRI, la somministrazione contemporanea con farmaci serotoninergici può portare alla insorgenza di effetti associati alla 5-HT (sindrome serotoninergica: vedere paragrafo 4.4). Si deve consigliare cautela ed è richiesto un più attento controllo clinico quando farmaci serotoninergici (quali L-triptofano, triptani, tramadolo, linezolid, metiltioninio cloruro (blu di metilene), SSRI, litio, petidina e preparazioni a base di erba di san Giovanni - Hypericum perforatum - sono somministrati in concomitanza con paroxetina. Si consiglia cautela anche con il fentanil, utilizzato nell’anestesia generale o nel trattamento del dolore cronico. L’uso concomitante di paroxetina e MAO inibitori è controindicato a causa del rischio di sindrome serotoninergica (vedere paragrafo 4.3 Posologia e modo di somministrazione). Pravastatina È stata osservata un’interazione tra paroxetina e pravastatina alcuni studi suggeriscono che la somministrazione concomitante di paroxetina e pravastatina può portare ad un aumento dei livelli di glucosio ematico. In pazienti con diabete mellito che assumono sia paroxetina che pravastatina può essere necessario un aggiustamento della dose degli agenti ipoglicemici e/o dell’insulina (vedere paragrafo 4.4). Pimozide Un incremento medio di 2.5 volte dei livelli di pimozide si è manifestato in uno studio con bassa dose singola di pimozide (2 mg), quando questa è stata somministrata in associazione a 60 mg di paroxetina. Questo può essere spiegato sulla base dell’effetto inibitorio che paroxetina possiede sul CYP2D6. A causa del ridotto indice terapeutico di pimozide e della sua nota capacità di prolungare l’intervallo QT, l’uso concomitante di pimozide e paroxetina è controindicato (vedere paragrafo 4.3). Enzimi preposti al metabolismo dei farmaci Il metabolismo e la farmacocinetica della paroxetina possono essere influenzati dalla induzione o dalla inibizione degli enzimi che metabolizzano i farmaci. Qualora la paroxetina sia somministrata in concomitanza con un farmaco noto per essere inibitore del metabolismo enzimatico, deve essere preso in considerazione l’uso delle dosi più basse dell’intervallo posologico. In caso di somministrazione in concomitanza con farmaci noti quali induttori del metabolismo enzimatico (ad esempio carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale, fenitoina), o con fosamprenavir/ritonavir non è richiesto alcun aggiustamento della dose iniziale. Qualsiasi modifica della posologia di paroxetina (si

dopo l’inizio che a seguito di interruzione di un farmaco che induce il metabolismo) deve essere basata sulla risposta clinica (tollerabilità ed efficacia). Bloccanti neuromuscolari Gli SSRI possono ridurre l’attività delle colinesterasi plasmatiche con risultante prolungamento dell’azione bloccante neuromuscolare di mivacurio e succinilcolina Fosamprenavir/ritonavir: la sommistrazione contemporanea di fosamprenavir/ritonavir 700/100 mg due volte al giorno con paroxetina 20 mg al giorno in volontari sani per 10 giorni riduce in modo significativo i livelli plasmatici di paroxetina di circa il 55%. I livelli plasmatici di fosamprenavir/ritonavir durante la somministrazione contemporanea con paroxetina sono risultati simili ai valori di riferimento di altri studi, indicando che paroxetina non ha un effetto significativo sul metabolismo di fosamprenavir/ritonavir. Non sono disponibili dati relativi all’effetto a lungo termine della somministrazione contemporanea di paroxetina e fosamprenavir/ritonavir per una durata superiore ai 10 giorni. Prociclidina La somministrazione giornaliera di paroxetina aumenta in modo significativo i livelli plasmatici di prociclidina. Se si osservano effetti anticolinergici, la dose di prociclidina deve essere ridotta. Anticonvulsivanti Carbamazepina, fenitoina, sodio valproato. La somministrazione concomitante non sembra mostrare alcun effetto sul profilo farmacocinetico e farmacodinamico nei pazienti epilettici. Potenza inibitoria di paroxetina sul CYP2D6 Come altri antidepressivi, inclusi altri SSRI, la paroxetina inibisce l’enzima CYP2D6 del citocromo epatico P450. L’inibizione del CYP2D6 può portare all’aumento delle concentrazioni plasmatiche di farmaci in cosomministrazione, metabolizzati da questo enzima. Sono compresi tra questi farmaci alcuni antidepressivi triciclici (ad esempio clomipramina, nortriptilina e desipramina), neurolettici fenotiazinici (ad esempio perfenazina e tioridazina, vedere paragrafo 4.3), risperidone, atomoxetina, alcuni antiaritmici di Tipo 1 c (ad esempio propafenone e flecainide) e metoprololo. Non è raccomandato l’uso di paroxetina in associazione con metoprololo, somministrato nella insufficienza cardiaca, a causa del ridotto indice terapeutico del metoprololo in questa indicazione. Il tamoxifene ha un metabolita attivo importante, l’endoxifene, che è prodotto dal CYP2D6 e contribuisce significativamente all’efficacia del tamoxifene. In alcuni studi una ridotta efficacia del tamoxifene è stata riportata con l’utilizzo concomitante di alcuni antidepressivi SSRI. L’interazione farmacocinetica fra gli inibitori del CYP2D6 ed il tamoxifene, che mostra una riduzione del 65%-75% dei livelli plasmatici di una o più forme di tamoxifene, ad es. endoxifene, è stata riportata in letteratura. L’inibizione irreversibile del CYP2D6 da parte della paroxetina porta a una riduzione della concentrazione plasmatica di endoxifene. Poiché un ridotto effetto del tamoxifene non può essere escluso, la cosomministrazione con potenti inibitori del CYP2D6 (inclusa la paroxetina) non dovrebbe sempre essere evitata quando possibile (vedere paragrafo 4.4). Alcool Come con altri farmaci psicotropi, i pazienti devono essere avvertiti di evitare l’uso di alcool in corso di trattamento con paroxetina. Anticoagulanti orali Può presentarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e anticoagulanti orali. L’uso concomitante di paroxetina ed anticoagulanti orali può portare ad un aumento dell’attività anticoagulante ed al rischio di emorragie. Pertanto la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali (vedere paragrafo 4.4). FANS, acido acetilsalicilico ed altri antiaggreganti piastrinici Può verificarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico.

L’uso concomitante di paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico può portare ad un aumento del rischio di emorragie (vedere paragrafo 4.4). Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI in concomitanza ad anticoagulanti orali, farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o ad altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (per esempio antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazina, gran parte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico, FANS, COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie.

4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento

Fertilità I dati sugli animali hanno dimostrato che paroxetina può influire sulla qualità dello sperma (vedere paragrafo 5.3). Dati in vitro su materiale umano rilevano qualche effetto sulla qualità dello sperma, tuttavia, nell’uomo pazienti trattati con SSRI (inclusa paroxetina) hanno dimostrato che l’effetto sulla qualità dello sperma è reversibile. Finora non è stato osservato impatto sulla fertilità. Gravidanza Alcuni studi epidemiologici hanno indicato un aumento nel rischio di malformazioni congenite, in particolare cardiovascolari (ad esempio difetti del setto ventricolare e atriale) associati all’assunzione di paroxetina durante il primo trimestre di gravidanza. Il meccanismo è sconosciuto. I dati indicano che il rischio di partorire un neonato con un difetto cardiovascolare a seguito dell’esposizione materna alla paroxetina sia inferiore a 2/100 a fronte del rischio pari a circa 1/100 atteso per tali difetti nella popolazione generale. La paroxetina deve essere somministrata in gravidanza solo quando strettamente indicato. Il medico, all’atto della prescrizione, dovrà valutare l’opzione di trattamenti alternativi in donne in gravidanza o che stanno pianificando una gravidanza. L’interruzione brusca durante la gravidanza deve essere evitata (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina”, paragrafo 4.2). I neonati devono essere tenuti sotto osservazione se l’uso materno di paroxetina continua negli stadi più avanzati della gravidanza, in particolare nel terzo trimestre. I seguenti sintomi si possono presentare nei neonati in seguito all’uso materno di paroxetina negli stadi più avanzati della gravidanza: stress respiratorio, cianosi, apnea, convulsioni, temperatura instabile, difficoltà nell’alimentazione, vomito, ipoglicemia, ipertonia, ipotonia, iperreflessia, tremore, nervosismo, irritabilità, letargia, pianto costante, sonnolenza e difficoltà nell’addormentamento. Tale sintomatologia potrebbe essere dovuta o agli effetti serotoninergici o ai sintomi da sospensione. Nella maggior parte dei casi le complicanze iniziano immediatamente al momento del parto o subito dopo (meno di 24 ore). Dati epidemiologici hanno suggerito che l’utilizzo degli SSRI durante la gravidanza, particolarmente durante la gravidanza avanzata, può causare un aumento del rischio di ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN). Il rischio osservato è stato di circa 5 casi su 1000 gravidanze. Nella popolazione generale si presentano da 1 a 2 casi di PPHN su 1000 gravidanze. Studi negli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva, ma non hanno indicato effetti dannosi diretti rispetto alla gravidanza, sviluppo embrio-fetale, parto o sviluppo postnatale (vedere paragrafo 5.3). Allattamento Piccole quantità di paroxetina sono escrete nel latte materno. In studi pubblicati, le concentrazioni sieriche in neonati allattati al seno non sono state rilevabili (<2 nanogrammi/ml) o molto basse (<4 nanogrammi/ml) e in questi neonati non è stato osservato alcun segno degli effetti del farmaco. Poiché non sono previsti effetti, può essere preso in considerazione l’allattamento al seno.

4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

L’esperienza clinica ha dimostrato che la terapia con paroxetina non è associata ad alterazioni delle funzioni cognitive o psicomotorie. Tuttavia, come con tutti i farmaci psicoattivi, i pazienti devono essere avvertiti di usare cautela nella guida di autoveicoli e nell’uso di macchinari.

Sebbene la paroxetina non aumenti gli effetti dannosi psichici e motori indotti dalla assunzione di alcool, non è consigliato l’uso concomitante di paroxetina e alcool.

4.8 Effetti indesiderati

Alcune delle reazioni avverse al farmaco sotto riportate possono diminuire in intensità e frequenza con la continuazione del trattamento e non comportano generalmente interruzione della terapia. Le reazioni avverse sono elencate di seguito per sistemi e organi e per frequenza. Le frequenze sono definite come: Molto comune (≥1/10), Comune (≥1/100, <1/10), Non comune (≥1/1.000, <1/100), Raro (≥1/10.000, <1/1.000), Molto raro (<1/10.000), Non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili) Patologie del sistema emolinfopoietico Non comune: disturbi emorragici, in particolare a carico della cute e delle mucose (per lo più ecchimosi e sanguinamenti ginecologici). Molto raro: trombocitopenia. Disturbi del sistema immunitario Molto raro: reazioni allergiche gravi e potenzialmente fatali (incluse reazioni anafilattoidi ed angioedema). Patologie endocrine Molto raro: sindrome da inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH). Disturbi del metabolismo e della nutrizione Comune: diminuzione dell’appetito, aumento dei livelli di colesterolo. Raro: iponatremia. L’iponatremia è stata soprattutto riportata in pazienti anziani ed è talvolta dovuta alla sindrome di inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH). Non comune: Nei pazienti diabetici è stata segnalata alterazione del controllo glicemico (vedere paragrafo 4.4). Disturbi psichiatrici Comune: sonnolenza, insonnia, agitazione, sogni anomali (inclusi incubi). Non comune: confusione, allucinazioni. Raro: reazioni maniacali, ansia, depersonalizzazione, attacchi di panico, acatisia (vedere paragrafo 4.4). Frequenza non nota: bruxismo, ideazione suicidaria, comportamento suicidario*, comportamento aggressivo.* *Casi di ideazione suicidaria e comportamento suicidario sono stati segnalati durante la terapia con paroxetina o subito dopo l’interruzione del trattamento (vedere paragrafo 4.4). *Casi di aggressione sono stati osservati nell’esperienza successiva all’immissione in commercio. Tali sintomi possono anche essere dovuti alla patologia di base. Patologie del sistema nervoso Molto comune: difficoltà di concentrazione. Comune: vertigini, tremori, cefalea. Non comune: disturbi extrapiramidali. Raro: convulsioni, sindrome delle gambe senza riposo (RLS). Molto raro: sindrome serotoninergica (i sintomi possono includere agitazione, confusione, diaforesi, allucinazioni, iperreflessia, mioclono, brividi, tachicardia e tremore).

Sono stati riportati casi di disturbi extrapiramidali, inclusa distonia oro-facciale, a volte in pazienti già affetti da disturbi del movimento o in pazienti in trattamento con neurolettici. Patologie dell’occhio Comune: visione offuscata. Non comune: midriasi (vedere paragrafo 4.4). Molto raro: glaucoma acuto. Patologie dell’orecchio e del labirinto Frequenza non nota: tinnito. Patologie cardiache Non comune: tachicardia sinusale. Raro: bradicardia. Patologie vascolari Non comune: aumento o calo transitorio della pressione arteriosa, ipotensione posturale. Sono stati riportati aumenti o cali transitori della pressione arteriosa in seguito a trattamento con paroxetina, di solito in pazienti con preesistente ipertensione o ansia. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Comune: sbadiglio. Patologie gastrointestinali Molto comune:nausea. Comune: stipsi, diarrea, vomito, secchezza delle fauci. Molto raro: emorragie gastrointestinali. Non nota: colite microscopica Patologie epatobiliari Raro: incremento degli enzimi epatici. Molto raro: eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata ad ittero e/o insufficienza epatica). Sono stati riportati incrementi degli enzimi epatici. Nel periodo successivo all’immissione in commercio sono stati anche riferiti, molto raramente, eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata a ittero e/o insufficienza epatica). Si deve prendere in considerazione la sospensione del trattamento con paroxetina nel caso di prolungato incremento dei valori dei test di funzionalità epatica. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune: sudorazione. Non comune: rash cutaneo, prurito. Molto raro: gravi reazioni avverse cutanee (incluso eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi tossica epidermica), orticaria, reazioni di fotosensibilità. Patologie renali e urinarie Non comune: ritenzione urinaria, incontinenza urinaria. Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Molto comune:disfunzioni sessuali. Raro: iperprolattinemia/galattorrea, disordini mestruali (inclusi menorragia, metrorragia, amenorrea, mestruazioni ritardate e mestruazioni irregolari). Molto raro: priapismo. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Raro: artralgia, mialgia.

Gli studi epidemiologici, condotti principalmente in pazienti con 50 anni di età ed oltre, mostrano un aumento del rischio di fratture ossee nei pazienti trattati con SSRI e TCA. Il meccanismo che porta a questo rischio è sconosciuto. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune: astenia, aumento del peso corporeo. Molto raro: edema periferico. SINTOMI DA SOSPENSIONE OSSERVATI IN SEGUITO AD INTERRUZIONE DEL TRATTAMENTO CON PAROXETINA Comune: vertigini, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, ansia, cefalea. Non comune: agitazione, nausea, tremore, confusione, sudorazione, instabilità emotiva, disturbi della visione, palpitazioni, diarrea, irritabilità. L’interruzione del trattamento con paroxetina (soprattutto se brusca) porta in genere a sintomi da sospensione. Sono stati riportati vertigini, disturbi del sensorio (comprese parestesia, sensazione di scossa elettrica e tinnito), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emozionale, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente tali eventi sono da lievi a moderati ed auto-limitanti, tuttavia in alcuni pazienti possono essere gravi e/o prolungati. Si consiglia pertanto che, se non è più richiesto il trattamento con paroxetina, vi sia una graduale interruzione, condotta tramite un decremento graduale della dose (vedere paragrafo 4.2 e paragrafo 4.4). EVENTI AVVERSI DA STUDI CLINICI PEDIATRICI Sono stati osservati i seguenti eventi avversi: Aumento dei comportamenti correlati al suicidio (compresi tentativi di suicidio e ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e incremento dell’atteggiamento ostile. Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente durante studi clinici con adolescenti affetti da Disturbo Depressivo Maggiore. L’incremento dell’atteggiamento ostile si è presentato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo compulsivo, specialmente nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Ulteriori eventi che sono stati osservati sono: diminuzione dell’appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilità emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell’umore), eventi avversi correlati al sanguinamento, prevalentemente della pelle e delle mucose. Eventi osservati dopo la sospensione / riduzione graduale della paroxetina sono: labilità emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell’umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, vertigini, nausea e dolore addominale (vedere paragrafo 4.4). Vedere il paragrafo 5.1 per ulteriori informazioni sugli studi clinici pediatrici. Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.

4.9 Sovradosaggio

Sintomi e segni Sulla base delle informazioni disponibili riguardo al sovradosaggio con paroxetina, appare evidente un ampio margine di sicurezza. L’esperienza nei casi di sovradosaggio di paroxetina ha indicato che, oltre ai sintomi descritti nel paragrafo 4.8 Effetti indesiderati, sono stati riportati febbre e contrazioni muscolari involontarie. I pazienti si sono generalmente ripresi senza gravi sequele anche nei casi in cui la paroxetina è stata assunta, da sola, fino a dosi di 2000 mg. Eventi quali coma o alterazioni dell’ECG sono stat

occasionalmente riportati, molto raramente con esito fatale, ma in genere quando paroxetina è stata assunta in associazione ad altri farmaci psicotropi, con o senza alcool. Trattamento Non è noto un antidoto specifico. Il trattamento deve basarsi sulle misure generali utilizzate nel trattamento del sovradosaggio con antidepressivi. Per ridurre l’assorbimento di paroxetina, può essere presa in considerazione la somministrazione di 20-30 g di carbone attivo, se possibile entro poche ore dall’assunzione del sovradosaggio. È indicata una terapia di supporto con attenta osservazione e frequente monitoraggio dei segni vitali. La gestione del paziente deve seguire le indicazioni cliniche. 5 PROPRIETA’ FARMACOLOGICHE

5.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Antidepressivi – inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, codice ATC: N06A B05 Meccanismo di azione Paroxetina è un potente e selettivo inibitore della ricaptazione della 5-idrossitriptamina (5-HT, serotonina) e la sua azione antidepressiva e la sua efficacia nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo, disturbo d’ansia sociale/fobia sociale, disturbo d’ansia generalizzata, disturbo da stress post-traumatico e disturbo da attacchi di panico si ritengono correlate a questa specifica inibizione della ricaptazione della 5-HT nei neuroni cerebrali. Paroxetina non è chimicamente correlabile ai triciclici, tetraciclici ed agli altri antidepressivi disponibili. Paroxetina ha bassa affinità per i recettori colinergici di tipo muscarinico e studi negli animali hanno evidenziato solo deboli proprietà anticolinergiche. In accordo con questa selettività d’azione, studi in vitro hanno indicato che, a differenza degli antidepressivi triciclici, paroxetina ha bassa affinità per gli alfa 1, alfa 2 e beta-adrenorecettori, per i recettori dopaminergici (D2), per i recettori 5-HT1 like e 5-HT2, e per quelli dell’istamina (H1). Questa mancanza di interazione con i recettori post-sinaptici in vitro è stata confermata dagli studi in vivo, che hanno dimostrato l’assenza di proprietà depressive sul sistema nervoso centrale e di proprietà ipotensive. Effetti farmacodinamici Paroxetina non altera le funzioni psicomotorie e non potenzia gli effetti depressivi dell’etanolo. Analogamente ad altri inibitori selettivi della ricaptazione della 5-HT, paroxetina causa sintomi correlati all’eccessiva stimolazione del recettore della 5-HT in caso di somministrazione ad animali precedentemente trattati con inibitori delle monoamino-ossidasi (MAO) o triptofano. Studi relativi al comportamento e al EEG indicano come paroxetina sia debolmente attivante a dosi in genere maggiori di quelle richieste per inibire la ricaptazione della 5-HT. Le proprietà attivanti non sono per loro natura “anfetamino-simili“. Studi nell’animale indicano che paroxetina è ben tollerata dal sistema cardiovascolare. Paroxetina non causa modifiche significative della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e dell’ECG dopo somministrazione a soggetti sani. Studi indicano che paroxetina, al contrario degli antidepressivi che inibiscono la ricaptazione della noradrenalina, ha una più ridotta propensione ad inibire gli effetti antiipertensivi della guanetidina. Paroxetina, nel trattamento dei disturbi depressivi, dimostra una efficacia comparabile a quella degli antidepressivi standard. Esiste anche una certa evidenza che paroxetina possa avere un valore terapeutico nei pazienti che non rispondono alla terapia standard. La somministrazione della dose al mattino non ha alcun effetto negativo sulla qualità o la durata del sonno. Inoltre i pazienti, quando rispondono alla terapia con paroxetina, possono riportare un miglioramento del sonno.

Analisi della suicidalità negli adulti Una analisi specifica per la paroxetina degli studi clinici condotti in confronto con placebo, in pazienti adulti con disturbi psichiatrici, ha mostrato una frequenza più elevata di comportamento suicidario nei giovani adulti (di età da 18 a 24 anni) trattati con paroxetina rispetto al placebo (2,19% in confronto a 0,92%). Nel gruppo con età maggiore, tale incremento non è stato osservato. Negli adulti (di tutte le età) con disturbi depressivi maggiori, vi è stato un aumento della frequenza di comportamento suicidario nei pazienti trattati con paroxetina in confronto al placebo (0,32% in confronto a 0,05%); tutti gli eventi sono stati tentativi di suicidio. Tuttavia, la maggioranza di tali tentativi per paroxetina (8 su 11) sono avvenuti in giovani adulti (vedere anche paragrafo 4.4). Risposta alla dose Negli studi a dose fissa la curva dose risposta si presenta piatta, non indicando un vantaggio in termini di efficacia nell’utilizzo di dosi più alte di quelle raccomandate. Tuttavia esistono alcuni dati clinici che suggeriscono che incrementi successivi della dose possono essere di beneficio per alcuni pazienti. Efficacia a lungo termine L’efficacia a lungo termine di paroxetina nella depressione è stata dimostrata in uno studio di mantenimento di 52 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute: le ricadute nei pazienti trattati con paroxetina (20-40 mg al giorno) si verificavano nel 12% dei casi, in confronto al 28% dei casi nei pazienti che assumevano placebo. L’efficacia a lungo termine di paroxetina nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è stata esaminata in tre studi di mantenimento di 24 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute. In uno dei tre studi è stata raggiunta una differenza significativa nella proporzione dei pazienti con ricadute tra paroxetina (38%) e placebo (59%). L’efficacia a lungo termine di paroxetina nel trattamento del disturbo da attacchi di panico è stata dimostrata in uno studio di mantenimento di 24 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute: le ricadute nei pazienti trattati con paroxetina (10-40 mg al giorno) si verificavano nel 5% dei casi, in confronto al 30% dei casi nei pazienti che assumevano placebo. Questo è stato supportato da uno studio di mantenimento di 36 settimane. L’efficacia a lungo termine di paroxetina nel trattamento dei disturbi d’ansia sociale e d’ansia generalizzata e del disturbo da stress post-traumatico non è stata sufficientemente dimostrata. EVENTI AVVERSI DA STUDI CLINICI PEDIATRICI Durante studi clinici a breve termine (fino a 10-12 settimane) in bambini ed adolescenti sono stati riportati i seguenti eventi avversi, nei pazienti trattati con paroxetina con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e tali eventi si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo: aumento dei comportamenti correlati al suicidio (compresi tentativi di suicidio e ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e incremento dell’atteggiamento ostile. Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente durante studi clinici con adolescenti affetti da Disturbo Depressivo Maggiore. L’incremento dell’atteggiamento ostile si è presentato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo compulsivo, specialmente nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Ulteriori eventi che sono stati osservati più frequentemente nel gruppo trattato con paroxetina rispetto a quello trattato con placebo sono stati: diminuzione dell’appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilità emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell’umore). Negli studi dove è stato utilizzato il regime terapeutico con riduzioni graduali della dose, i sintomi riportati durante la fase di riduzione graduale o al momento della interruzione del trattamento con paroxetina, osservati con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e che si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo, sono stati: labilità emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell’umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, vertigini, nausea e dolore addominale (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego). In cinque studi a gruppi paralleli, della durata di otto settimane fino a otto mesi di trattamento, gli eventi avversi correlati al sanguinamento, prevalentemente della pelle e delle mucose, sono stati osservati nei pazienti trattati con paroxetina con una frequenza del 1,74% rispetto allo 0,74% osservato nel gruppo di pazienti trattati con placebo.

5.2 Proprietà farmacocinetiche

Assorbimento Paroxetina è ben assorbita dopo somministrazione orale e va incontro a metabolismo di primo passaggio. A causa del metabolismo di primo passaggio, la quantità di paroxetina disponibile nella circolazione sistemica è inferiore a quella assorbita dal tratto gastrointestinale. In caso di aumento del carico corporeo a seguito di dosi singole più alte o di dosi multiple si verificano una saturazione parziale dell’effetto di primo passaggio e una riduzione della clearance plasmatica. Ciò comporta un aumento non proporzionato delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina e pertanto i parametri farmacocinetici non sono costanti, con conseguente cinetica non lineare. Tuttavia la non linearità è generalmente modesta ed è limitata a quei soggetti che raggiungono bassi livelli plasmatici a bassi dosaggi. I livelli sistemici di steady-state sono raggiunti entro 7-14 giorni dall’inizio del trattamento con le formulazioni a rilascio immediato o controllato e la farmacocinetica non sembra variare durante il trattamento a lungo termine. Distribuzione Paroxetina risulta ampiamente distribuita nei tessuti ed i calcoli farmacocinetici indicano che solo l’1% della paroxetina presente nell’organismo si trova nel plasma. Circa il 95% della paroxetina presente nel plasma è legato alle proteine alle concentrazioni terapeutiche. Non è stata dimostrata alcuna correlazione tra le concentrazioni plasmatiche di paroxetina e gli effetti clinici (eventi avversi ed efficacia). Biotrasformazione I principali metaboliti di paroxetina sono prodotti polari e coniugati di ossidazione e di metilazione, che vengono prontamente eliminati. In considerazione della loro relativa mancanza di attività farmacologica, è estremamente improbabile che possano contribuire agli effetti terapeutici della paroxetina. Il metabolismo non compromette la selettività di azione di paroxetina sulla ricaptazione neuronale di 5-HT. Eliminazione L’escrezione urinaria di paroxetina immodificata è generalmente meno del 2%, mentre quella dei metaboliti è circa il 64% della dose. Circa il 36% della dose è escreto nelle feci, probabilmente attraverso la bile, di cui la paroxetina immodificata rappresenta meno dell’1% della dose. Pertanto paroxetina è eliminata quasi completamente per via metabolica. L’escrezione dei metaboliti è bifasica, essendo all’inizio il risultato del metabolismo di primo passaggio e successivamente controllata dalla eliminazione sistemica di paroxetina. L’emivita di eliminazione è variabile, ma è generalmente di circa un giorno. Popolazioni speciali di pazienti Anziani e insufficienza renale/epatica Un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina è stato osservato in soggetti anziani e in soggetti con grave insufficienza renale ed in soggetti con insufficienza epatica, ma il range delle concentrazioni plasmatiche è sovrapponibile a quello dei soggetti adulti sani.

5.3 Dati preclinici di sicurezza

Studi tossicologici sono stati condotti nella scimmia Rhesus e nel ratto albino; in entrambe le specie il profilo metabolico è simile a quello descritto nell’uomo. Come atteso con amine lipofile, inclusi gli antidepressivi triciclici, è stata rilevata nei ratti una fosfolipidosi. Fosfolipidosi non è stata osservata negli studi sui primati, della durata fino ad un anno, a dosi sei volte più elevate di quelle dell’intervallo raccomandato di dosaggi clinici. Cancerogenesi: in studi di due anni condotti nel topo e nel ratto, paroxetina non ha mostrato effetti cancerogeni. Genotossicità: non è stata osservata genotossicità in una serie di test in vitro e in vivo. Studi sulla tossicità riproduttiva nei ratti hanno mostrato che paroxetina influenza la fertilità maschile e femminile attraverso la riduzione dell’indice di fertilità e il tasso di gravidanza. Nei ratti, sono stati osservat

una maggiore mortalità dei piccoli ed un ritardo dell’ossificazione. Quest’ultimi effetti sono probabilmente correlati alla tossicità materna e non sono considerati un effetto diretto sul feto/neonato. 6 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

6.1 Elenco degli eccipienti

Nucleo della compressa: Calcio fosfato dibasico diidrato, Calcio fosfato dibasico anidro Lattosio monoidrato Sodio amido glicolato (Tipo A) (l’amido usato è amido di patata) Magnesio stearato (E470b) Rivestimento della compressa: Titanio diossido (E 171) Ipromellosa (E464) Macrogol 400 Polisorbato 80 (E433)

6.2 Incompatibilità

Non pertinente.

6.3 Periodo di validità

4 anni.

6.4 Precauzioni particolari per la conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

6.5 Natura e contenuto del contenitore

Paroxetina Aurobindo compresse rivestite con film è disponibile in blister in PVC/PVDC/Alluminio. Confezioni: 12 e 28 compresse rivestite con film. È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione

Nessuna istruzione particolare. 7 TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO Aurobindo Pharma (Italia) S.r.l Via San Giuseppe 102 21047 Saronno (VA) 8 NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO "20 mg compresse rivestite con film" 12 compresse in blister PVCPVDC/AL AIC n. 040172013 "20 mg compresse rivestite con film " 28 compresse in blister PVC/PVDC/AL AIC n. 040172025

DATA DI PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE Data della prima autorizzazione: 25/03/2011 Data del rinnovo più recente: 28/08/2015 10 DATA DI REVISIONE DEL TEST

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