PRILACE

Prilace è indicato per il trattamento della pressione del sangue alta (ipertensione arteriosa essenziale) quando il trattamento con ramipril o piretanide da soli (monoterapia) si è rivelato insufficiente oppure quando la pressione del sangue è stata stabilizzata su valori normali in seguito a trattamento con ramipril e piretanide somministrati separatamente e alle stesse dosi contenute in Prilace.

Usato per: ipertensione arteriosa

Principio attivo: PIRETANIDE, RAMIPRIL · ATC C09BA05 · ZENTIVA ITALIA S.R.L.

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Prezzo e rimborsabilità

Fascia A — rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale

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PRILACE*14 cpr 5 mg + 6 mg A 10,23 € 10,23 € 0,00 € + ticket*

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Principio attivo: PIRETANIDE, RAMIPRIL
Forma farmaceutica: Compressa
Dosaggio: 6 mg , 5 mg COMPRESSA
Via di somministrazione: ORALE
Titolare AIC: ZENTIVA ITALIA S.R.L.
Codice ATC: C09BA05
Regime di fornitura: Soggetto a Prescrizione Medica
Foglietto ufficiale AIFA: Consulta sulla Banca Dati Farmaci AIFA
Medicinali equivalenti con lo stesso principio attivo
Questi medicinali contengono lo stesso principio attivo e possono essere usati come alternative, dopo il consiglio del farmacista:
· RAMIPRIL E IDROCLOROTIAZIDE AUROBINDO - AUROBINDO PHARMA (ITALIA) S.R.L.
· RAMIPRIL E IDROCLOROTIAZIDE ZENTIVA - ZENTIVA ITALIA S.R.L.
· RAMIPRIL E IDROCLOROTIAZIDE PENSA - TOWA PHARMACEUTICAL S.P.A.
· RAMIPRIL E IDROCLOROTIAZIDE KRKA - KRKA D.D. NOVO MESTO
· RAMIPRIL E INDAPAMIDE EGIS - EGIS PHARMACEUTICALS PLC
· IDROQUARK - POLIFARMA S.P.A.
· UNIPRILDIUR - GLOBAL PHARMACIES PARTNER SRL
· TRIATEC HCT - SANOFI S.R.L.
· KRUPLUS - SO.SE.PHARM S.R.L. SOCIETA' DI SERVIZIO PER L'INDUSTRIA FARMACEUTICA ED AFFINI
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Rimborsabilita: Rimborsabile SSN - fascia A - A TOTALE CARICO DEL SSN.

A cosa serve questo medicinale?

Prilace contiene le sostanze attive ramipril e piretanide.

Ramipril appartiene ad una classe di medicinali chiamati “ACE-inibitori” (Inibitori dell’Enzima di

Conversione dell’Angiotensina) ed agisce:
- diminuendo la produzione da parte dell’organismo di sostanze che possono causare un aumento
della pressione del sangue;
- rilassando ed allargando i vasi sanguigni;
- facilitando il lavoro del cuore nel pompare il sangue in circolo nel corpo.

Piretanide appartiene ad una classe di medicinali chiamati “diuretici”, che favoriscono la produzione di urina, e di conseguenza riducono la pressione del sangue.

Prilace è indicato per il trattamento della pressione del sangue alta (ipertensione arteriosa

essenziale) quando il trattamento con ramipril o piretanide da soli (monoterapia) si è rivelato insufficiente oppure quando la pressione del sangue è stata stabilizzata su valori normali in seguito a trattamento con ramipril e piretanide somministrati separatamente e alle stesse dosi contenute in Prilace.

Cosa deve sapere prima di usarlo

Non prenda Prilace - se è allergico al ramipril, alla piretanide o ad uno qualsiasi degli altri componenti di questo

medicinale (elencato al paragrafo 6);
- se è allergico ad altri ACE inibitori o alle sulfonamidi (antibiotici sulfamidici e sulfoniluree);
- se è in corso una terapia con sacubitril/valsartan, farmaco usato per il trattamento
dell’insufficienza cardiaca a lungo termine;

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- se ha avuto in precedenza gonfiore alle gambe, braccia, viso, gola o lingua (angioedema ad esempio in seguito a precedente trattamento con altri medicinali della famiglia degli ACEinibitori);

- se soffre di gravi problemi ai reni (insufficienza renale grave);
- se ha problemi ai reni che richiedono la dialisi;
- se soffre di un restringimento dei vasi sanguigni dei reni con ridotto afflusso di sangue ai reni
(stenosi dell'arteria renale di entrambi i reni o dell’unico rene di cui dispone);
- se è stato sottoposto in passato a trapianto dei reni;
- se soffre di restringimento (stenosi) delle valvole del cuore (aorta o mitrale) che comporta

problemi di circolazione del sangue oppure di una malattia del cuore caratterizzata da ispessimento delle pareti del cuore (cardiomiopatia ipertrofica); - se ha una malattia chiamata iperaldosteronismo primario caratterizzata da un aumento della produzione dell’ormone aldosterone con disturbi come alta pressione, basse quantità di potassio

nel sangue, debolezza dei muscoli e aumento della eliminazione dell’urina;
- se soffre di gravi problemi al fegato (insufficienza epatica grave) con alterazioni dello stato di
coscienza (coma epatico o precoma) o di infiammazione al fegato (malattia epatica primaria);
- se ha quantità anormali di sali minerali nel corpo (disturbi del bilancio elettrolitico) ad esempio
ridotti valori di sodio nel sangue (iponatriemia) o ridotte quantità di potassio nel sangue

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-
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-
(ipokaliemia);
se ha riduzione del volume del sangue (ipovolemia);
se è in gravidanza (vedere “Gravidanza e allattamento”);
se allatta al seno (vedere “Gravidanza e allattamento”);
se è un bambino o un adolescente;
- se ha la pressione del sangue bassa o sbalzi della pressione arteriosa (stati ipotensivi o
emodinamicamente instabili);
- se ha il diabete o ha problemi ai reni e sta assumendo medicinali contenenti aliskiren (utilizzato
per trattare la pressione alta del sangue) (vedere paragrafo “Altri medicinali e Prilace”);
- se deve sottoporsi ad un trattamento per rimuovere il colesterolo dal sangue per mezzo di

macchinari (aferesi delle lipoproteine a bassa densità (LDL) per mezzo di destran solfato) o a dialisi o ad altro trattamento di filtrazione del sangue (emofiltrazione), poiché a causa del macchinario utilizzato l’uso di Prilace potrebbe non essere adatto a lei (vedere anche "Altri medicinali e Prilace").

Avvertenze e precauzioni Si rivolga al medico o al farmacista prima di prendere Prilace. Deve prendere Prilace sotto regolare controllo medico.

Pazienti con sistema renina-angiotensina eccessivamente stimolato

Il medico le somministrerà Prilace con particolare cautela se lei presenta una condizione chiamata “stimolazione eccessiva del sistema renina-angiotensina”, il meccanismo ormonale che regola l’eliminazione di sodio ed acqua per mezzo dei reni (vedere “Come prendere Prilace”). Questo perché potrebbe verificarsi un notevole abbassamento della pressione del sangue e gravi alterazioni della funzionalità dei reni, soprattutto se le viene somministrato per la prima volta l’ACE-inibitore o una

terapia diuretica concomitante o le viene aumentata per la prima volta la dose di questi medicinali. Il medico la sottoporrà ad attento controllo della pressione del sangue.

È probabile che lei sviluppi una stimolazione eccessiva del sistema renina-angiotensina per esempio

- ha la pressione del sangue molto alta (ipertensione grave) o rapido aumento della pressione del sangue con gravi danni agli organi (ipertensione maligna). All’inizio del trattamento deve essere sottoposto ad attento controllo medico;

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- ha problemi al cuore (insufficienza cardiaca). Se l’insufficienza è grave, all’inizio del trattamento
deve essere sottoposto ad attento controllo medico;
- ha restringimento delle valvole del cuore (aorta o mitrale) che comporta problemi di circolazione
del sangue (ad esempio stenosi valvolare aortica o mitralica). All’inizio della terapia deve essere

sottoposto ad attento controllo medico;
- soffre di restringimento dei vasi sanguigni dei reni con ridotto afflusso di sangue ai reni (stenosi
dell'arteria renale). All’inizio del trattamento deve essere sottoposto ad attento controllo
medico (vedere anche sotto “Controllo della funzionalità renale”);
- sta assumendo medicinali che favoriscono la produzione di urina (diuretici). Se non è possibile
sospendere il trattamento o ridurre la dose del diuretico, all’inizio del trattamento deve essere

sottoposto ad attento controllo medico; - ha perso molti liquidi o sali del corpo (deplezione idrica o salina) a causa di una dieta a basso contenuto di liquidi o di sali oppure a causa di uno stato di malessere quale diarrea, vomito od eccessiva sudorazione senza adeguato apporto di liquidi e di sali.

Pazienti particolarmente a rischio per un abbassamento eccessivo della pressione del sangue Se è ad elevato rischio di avere un eccessivo abbassamento della pressione del sangue, ad esempio soffre di una malattia che riduce l’afflusso di sangue al cuore o al cervello (stenosi delle arterie coronariche o dei vasi che alimentano il cervello), all’inizio della terapia deve essere sottoposto ad attento controllo medico.

Anziani del Se è anziano il medico valuterà la sua funzionalità dei reni prima di iniziare il trattamento.

Controllo della funzionalità dei reni
Il medico controllerà la sua funzionalità dei reni soprattutto durante le prime settimane di
trattamento e se:
- ha problemi al cuore (insufficienza cardiaca)
- ha disturbi ai vasi sanguigni dei reni, compreso il restringimento dei vasi sanguigni dei reni con

ridotto afflusso di sangue al rene (stenosi dell’arteria renale unilaterale) con possibile riduzione
della funzionalità del rene
- ha problemi ai reni (insufficienza renale)
- è stato sottoposto a trapianto del rene.

Controllo dei sali minerali nel corpo (elettroliti) Durante il trattamento con Prilace il medico le prescriverà regolarmente esami del sangue per misurare i livelli di sodio, potassio, calcio, acido urico e zuccheri (glicemia). Se la funzionalità dei suoi reni è ridotta il medico le controllerà i livelli di potassio nel sangue con maggiore frequenza.

Esami del sangue Il medico le controllerà il numero dei globuli bianchi del sangue (conta leucocitaria) per poter individuarne una possibile riduzione (leucopenia), soprattutto all’inizio del trattamento e se lei ha ridotta funzionalità dei reni o soffre di malattie chiamate “lupus eritematoso sistemico o sclerodermia” (che possono manifestarsi con irritazione della pelle, dolori articolari e febbre) o

assume altri medicinali che possono causare alterazioni del sangue (vedere “Altri medicinali e Prilace” e “Possibili effetti indesiderati”).

Se ha grave perdita di proteine con le urine (proteinuria) durante il trattamento con Prilace deve

essere sottoposto ad attento controllo medico.

Iperaldosteronismo primario

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Se soffre di una malattia chiamata iperaldosteronismo primario, caratterizzata da un aumento della produzione dell’ormone aldosterone con disturbi come alta pressione del sangue, basse quantità di potassio nel sangue, debolezza dei muscoli ed aumento della eliminazione dell’urina, il medico le controllerà con attenzione i livelli di potassio nel sangue.

Altri controlli
Il medico la sottoporrà ad attenti controlli se:
- soffre di un'infiammazione delle articolazioni che causa dolore e gonfiore (gotta)
- ha ridotta funzionalità del fegato.

Gonfiore a testa, collo o mani e piedi (angioedema) Se durante il trattamento con Prilace manifesta gonfiore al viso, alle mani e ai piedi, alle labbra, alla lingua o alla gola (angioedema), interrompa l’assunzione del medicinale e si rivolga immediatamente al medico o al più vicino ospedale.

Non usare contemporaneamente altri farmaci come sacubitril/valsartan che possono causare angioedema, una grave reazione allergica ( vedere anche paragrafi “Non prenda Prilace” e “Altri medicinali e Prilace”).

Non usare contemporaneamente altri farmaci come temsirolimus, sirolimus, everolimus, racecadotril e vildagliptin che possono causare angioedema, una grave reazione allergica ( vedere anche paragrafo “Altri medicinali e Prilace”).

Angioedema dell’intestino Se durante il trattamento con Prilace manifesta angioedema intestinale con dolore all’addome (con o senza nausea o vomito) interrompa l’assunzione del medicinale e si rivolga immediatamente al medico o al più vicino ospedale.

Uso concomitante di medicinali per abbassare la pressione del sangue (ACE-inibitori, antagonisti del

recettore dell’angiotensina II o aliskiren) Durante la terapia con Prilace non assuma altri medicinali per abbassare la pressione del sangue (altri medicinali del gruppo degli ACE-inibitori, antagonisti del recettore dell’angiotensina II o medicinali contenenti aliskiren) perché possono manifestarsi bassa pressione del sangue (ipotensione), aumento dei livelli di potassio nel sangue (iperpotassiemia) e riduzione della funzionalità dei reni

(anche insufficienza renale acuta) (vedere ”Altri medicinali e Prilace”). In particolare non prenda contemporaneamente ACE-inibitori e antagonisti del recettore dell'angiotensina II se ha ridotta funzionalità dei reni causata dal diabete (nefropatia diabetica).

Bambini e adolescenti

Questo medicinale non deve essere utilizzato nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni.

Altri medicinali e Prilace Informi il medico o il farmacista se sta assumendo, ha recentemente assunto o potrebbe assumere

qualsiasi altro medicinale.

Prilace può influenzare gli effetti di altri medicinali ed altri medicinali possono influenzare gli effetti di Prilace.

L’associazione tra Prilace e i seguenti medicinali è controindicata:

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- trattamenti quali dialisi, filtrazione del sangue (emofiltrazione) con membrane ad alto flusso, come ad esempio membrane poliacrilonitriliche, o trattamento per rimuovere il colesterolo dal sangue per mezzo di macchinari (aferesi delle lipoproteine a bassa densità per mezzo di destrano solfato) poiché possono manifestarsi gravi e rapide reazioni allergiche (reazioni anafilattoidi)

(vedere “Non prenda Prilace”);
- medicinali per abbassare la pressione del sangue contenenti aliskiren se ha il diabete o ridotta
funzionalità dei reni (vedere “Non prenda Prilace” e “Avvertenze e precauzioni”).
- sacubitril/valsartan, medicinale usato per il trattamento dell’insufficienza cardiaca a lungo
termine, può aumentare il rischio di angioedema (vedere anche paragrafi “Non prenda Prilace” e
“Avvertenze e precauzioni”).

L’associazione tra Prilace e i seguenti medicinali è sconsigliata: - altri medicinali per abbassare la pressione del sangue (altri medicinali del gruppo degli ACEinibitori, antagonisti del recettore dell'angiotensina II). L’uso combinato di questi medicinali con

Prilace aumenta gli effetti indesiderati quali bassa pressione del sangue (ipotensione), aumento dei livelli di potassio nel sangue (iperpotassiemia) e riduzione della funzionalità dei reni (inclusa l’insufficienza renale) (vedere “Non prenda Prilace” e “Avvertenze e precauzioni”); - sali di potassio, altri medicinali che possono aumentare la concentrazione di potassio nel sangue e medicinali che favoriscono la produzione di urina senza ridurre i livelli di potassio (diuretici

risparmiatori di potassio, come spironolattone). L’uso combinato di Prilace con questi medicinali può aumentare la quantità di potassio nel sangue, a volte grave; - medicinali che possono essere dannosi per l’orecchio (ad esempio antibiotici aminoglicosidici) poiché la piretanide contenuta in Prilace può aumentare la gravità e la frequenza dei danni all’udito, che possono anche essere non reversibili.

L’associazione tra Prilace e i seguenti medicinali richiede particolare cautela: - medicinali per abbassare la pressione del sangue (antipertensivi) e medicinali che possono anche abbassare la pressione del sangue (nitrati: per i disturbi di dolori al petto; antidepressivi triciclici:

per trattare la depressione; anestetici: per gli interventi chirurgici). Questi medicinali possono aumentare l’effetto di abbassamento della pressione di Prilace (vedere anche “Avvertenze e precauzioni”, “Possibili effetti indesiderati” e “Come prendere Prilace”); - medicinali utilizzati per il trattamento della pressione bassa del sangue, della insufficienza circolatoria (shock), della riduzione della funzionalità del cuore (insufficienza cardiaca), dell’asma

o delle allergie (vasopressori simpaticomimetici): questi medicinali possono ridurre gli effetti di abbassamento della pressione di Prilace e, a sua volta, Prilace può ridurre gli effetti di questi medicinali. Il medico dovrà controllare la sua pressione del sangue; - allopurinolo (utilizzato per ridurre i livelli di acido urico nel sangue), immunosoppressori (utilizzati per evitare il rigetto degli organi dopo il trapianto), corticosteroidi (utilizzati in certe malattie

infiammatorie), procainamide (per trattare i problemi del battito del cuore), citostatici (per il trattamento del cancro) e altri medicinali che possono alterare il sangue. L’uso combinato di Prilace e questi medicinali aumenta il rischio di reazioni nel sangue (vedere anche “Avvertenze e precauzioni); - sali di litio (per la cura di malattie mentali): Prilace può aumentare i livelli di litio nel sangue e la

sua tossicità. Il medico deve pertanto controllare i suoi livelli di litio nel sangue; - medicinali per il trattamento del diabete (medicinali antidiabetici come insuline e sulfaniluree): il ramipril contenuto in Prilace può determinare una riduzione degli zuccheri nel sangue e la piretanide contenuta in Prilace può ridurre gli effetti dei medicinali antidiabetici. Il medico

controllerà i suoi livelli di zuccheri nel sangue; - medicinali contenenti vildagliptin (per il trattamento del diabete). L’uso combinato di Prilace e questi medicinali aumenta la frequenza di gonfiore al viso, alle mani e ai piedi, alle labbra, alla lingua o alla gola (angioedema);

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- trimetoprim e cotrimoxazolo (per infezioni causate da batteri);
- temsirolimus (per il cancro);
- everolimus (per prevenire il rigetto di innesti);
- inibitori dell’enzima neprilisina (NEP). L’uso combinato di Prilace e inibitori della neprilisina (NEP),

come racecadotril (usato per il trattamento della diarrea) può aumentare il rischio di angioedema.

L’associazione tra Prilace e i seguenti medicinali richiede particolare attenzione:

- medicinali antinfiammatori non steroidei (per il trattamento del dolore e dell’infiammazione,

detti anche FANS, come ad esempio indometacina, acido acetilsalicilico): questi medicinali possono ridurre l’effetto di abbassamento della pressione del sangue di Prilace, peggiorare l’alterazione della funzionalità dei reni (insufficienza renale acuta) ed aumentare i livelli di potassio nel sangue, soprattutto se la sua funzionalità dei reni è già ridotta. Il medico le

somministrerà questa combinazione con cautela soprattutto se lei è anziano. Deve bere ed
assumere liquidi a sufficienza ed il medico le controllerà la funzionalità dei reni all’inizio di questo
trattamento;
- eparina (per fluidificare il sangue): la combinazione con Prilace può aumentare i livelli di potassio
nel sangue (kaliemia);
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-
-
probenecid (per ridurre i livelli di acido urico nel sangue): questo medicinale può ridurre gli effetti
di abbassamento della pressione del sangue di Prilace;
salicilati (usati per il dolore): Prilace può aumentare gli effetti e la tossicità dei salicilati;
corticosteroidi, ACTH (ormone), amfotericina B (per trattare le infezioni da funghi),
carbenoxolone (per trattare le lesioni – ulcere – allo stomaco), consumo di liquirizia in grande
quantità, uso protratto di lassativi (per favorire l’evacuazione intestinale) ed altri medicinali che
possono ridurre i livelli di potassio nel sangue: l’uso combinato di Prilace può ridurre i livelli di
potassio nel sangue (ipopotassiemia);
- digitalici (usati per malattie del cuore): l’uso combinato di Prilace e questi medicinali può
aumentare la tossicità dei digitalici a causa delle alterazioni dei livelli di sali minerali nel sangue

(riduzione dei livelli di potassio - ipopotassiemia, riduzione dei livelli di magnesio nel sangue -
ipomagnesiemia);
- miorilassanti curarinici (per rilassare i muscoli durante gli interventi chirurgici): l’uso combinato
con Prilace può aumentare e prolungare gli effetti di rilassamento dei muscoli;
- medicinali che possono danneggiare i reni: la combinazione può aumentare l’effetto dannoso sui

reni (dovuto alla piretanide); - terapie desensibilizzanti: se deve sottoporsi a terapie per ridurre l’allergia alle punture di insetti, informi il medico che sta assumendo Prilace perché vi è una maggiore possibilità che si verifichino effetti indesiderati gravi e rapide reazioni allergiche (reazioni anafilattiche o anafilattoidi).

Prilace con cibi e alcol L’assunzione di cibo non influenza l’attività di Prilace.

Una dieta ad alto contenuto di sale può ridurre l’effetto di abbassamento della pressione del sangue di Prilace.

Prilace aumenta gli effetti dell’alcol.

Gravidanza e allattamento

Se è in corso una gravidanza, se sospetta o sta pianificando una gravidanza, o se sta allattando con latte materno chieda consiglio al medico o al farmacista prima di prendere questo medicinale.

Gravidanza

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Non prenda Prilace durante la gravidanza. Deve escludere una possibile gravidanza prima dell'inizio del trattamento. Durante il trattamento con Prilace deve usare misure contraccettive adeguate. Se non è possibile passare ad una terapia senza ACE-inibitori e diuretici, eviti la gravidanza poiché

Prilace può nuocere al feto.

Allattamento Non prenda Prilace se sta allattando al seno. Se non è possibile un trattamento alternativo a Prilace, interrompa l'allattamento al seno.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari A causa della possibile insorgenza di alcuni effetti indesiderati (ad esempio alcuni disturbi dovuti all’abbassamento della pressione del sangue, quali giramenti di testa e stordimento) che possono interferire con la sua capacità di concentrazione e di reazione, Prilace può compromettere la capacità

di guidare veicoli o di usare macchinari.

Per chi svolge attività sportiva L’uso del medicinale senza necessità terapeutica costituisce doping e può determinare comunque positività ai test anti-doping.

Come usarlo

Prenda questo medicinale seguendo sempre esattamente le istruzioni del medico o del farmacista. Se ha dubbi consulti il medico o il farmacista.

La dose raccomandata è 1 compressa al giorno di Prilace. Uso nei pazienti con problemi ai reni (insufficienza renale di grado moderato) e negli anziani Se ha problemi ai reni o è anziano il medico stabilirà la dose con molta cautela.

La dose di mantenimento è di ½ compressa di Prilace al giorno. Non superi la dose massima di 1 compressa di Prilace al giorno.

Uso nei pazienti già in trattamento con diuretici Se sta assumendo altri medicinali che favoriscono la produzione di urina (diuretici) il trattamento con

il diuretico deve essere sospeso almeno 2-3 giorni prima dell’inizio della terapia con Prilace o deve almeno esserne ridotta la dose. Segua attentamente le indicazioni del medico; la dose iniziale raccomandata è di ½ compressa di Prilace al giorno.

Modo di somministrazione Prenda preferibilmente la dose raccomandata in una sola somministrazione al mattino. Prenda le compresse con un’adeguata quantità di liquido (almeno ½ bicchiere). Non mastichi o schiacci le compresse. Può prendere Prilace prima, durante o dopo i pasti.

Il medico stabilirà per quanto tempo deve prendere Prilace.

Se prende più Prilace di quanto deve

Una dose eccessiva di Prilace può causare aumento della produzione di urina, notevole abbassamento della pressione del sangue, stato di shock, battito del cuore rallentato (bradicardia), alterazioni dei livelli di liquidi e sali minerali nel corpo, problemi ai reni (insufficienza renale), alterazioni del ritmo del battito del cuore, riduzione o perdita di coscienza fino al coma, convulsioni,

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diminuzione della motilità (paresi), arresto di emissione di feci e gas dall’intestino (ileo paralitico), e difficoltà ad urinare ed eccessivo aumento del volume della vescica soprattutto in caso di ostruzione delle vie urinarie (per esempio dovuta ad ingrossamento della prostata - iperplasia prostatica).

In caso di ingestione/assunzione accidentale di una dose eccessiva di Prilace contatti immediatamente il medico o si rivolga al più vicino ospedale.

Se dimentica di prendere Prilace Non prenda una dose doppia per compensare la dimenticanza della compressa.

Se ha qualsiasi dubbio sull’uso di questo medicinale, si rivolga al medico o al farmacista.

Possibili effetti indesiderati

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino.

Possono manifestarsi i seguenti effetti indesiderati secondo la seguente frequenza:

Effetti indesiderati dovuti a ramipril:

Comuni (possono interessare fino a 1 persona su 10):
• mal di testa (cefalea)
• giramenti di testa (sensazione di testa leggera)
• tosse secca, che peggiora di notte o in posizione sdraiata, e che si verifica soprattutto nelle donne
e nei non fumatori
• infiammazione dei bronchi (bronchite)
• infiammazione dei seni nasali (sinusite)
• difficoltà nel respirare (dispnea)

• infiammazione dello stomaco e dell’intestino
• disturbi della digestione
• dolori all’addome
• disturbi della digestione (dispepsia)

• diarrea
• nausea
• vomito
• eruzione cutanea, in particolare con arrossamenti e rigonfiamenti (rash maculo-papulare)
• spasmi muscolari (crampi muscolari)

• dolori ai muscoli (mialgia)
• aumento dei livelli di potassio nel sangue
• pressione del sangue bassa
• improvvisi cali della pressione del sangue quando ci si alza o dopo essere stati seduti o sdraiati
(ipotensione ortostatica)

• perdita di coscienza (sincope)
• dolore al petto
• affaticamento

Non comuni (possono interessare fino a 1 persona su 100):
• diminuzione o interruzione dell’afflusso di sangue al cuore (ischemia miocardica)
• dolore al petto (angina pectoris)
• attacco cardiaco (infarto miocardico)

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• battito del cuore accelerato (tachicardia)
• alterazioni del battito del cuore (aritmia)
• battito cardiaco irregolare o forte (palpitazioni)
• accumulo di liquidi con gonfiore in diverse parti del corpo (edema periferico)

• aumento di un tipo di globuli bianchi (eosinofilia)
• giramenti di testa (vertigini)
• alterazione della sensibilità della pelle, formicolii (parestesia)
• perdita del senso del gusto (ageusia)
• alterazione o riduzione del senso del gusto (disgeusia)

• disturbi della vista, compresa visione offuscata
• costrizione dei bronchi che rende difficile la respirazione (broncospasmo)
• peggioramento dell’asma
• rigonfiamento della parete interna del naso (congestione nasale)
• infiammazione del pancreas (pancreatite) a volte fatale

• alterazione degli esami del sangue specifici per il controllo del pancreas (aumento dei livelli degli
enzimi pancreatici)
• gonfiore e dolore della prima parte dell’intestino (angioedema del piccolo intestino)
• dolore allo stomaco
infiammazione della mucosa dello stomaco (gastrite)
•
•
•
•
•
stitichezza (stipsi)
secchezza della bocca
riduzione della funzionalità renale (insufficienza renale)
aumento dell’emissione di urina
• peggioramento della perdita di proteine con le urine (proteinuria)
• aumento dell’urea nel sangue
• aumento della creatinina nel sangue
• grave reazione allergica con gonfiore al viso, alle mani e ai piedi, alle labbra, alla lingua o alla gola,
difficoltà nella deglutizione e nella respirazione (angioedema) che può avere esito mortale. I

pazienti di razza nera hanno un maggior rischio di manifestare questo tipo di reazione con l’uso di
ACE-inibitori
• prurito
• sudorazione eccessiva (iperidrosi)

• dolore alle articolazioni (artralgia)
• perdita dell’appetito (anoressia)
• diminuzione dell’appetito (inappetenza)
• vampate di calore
• febbre

• alterazione degli esami del sangue specifici per il controllo del fegato (aumento dei livelli sierici
degli enzimi epatici e/o della bilirubina coniugata)
• temporanea incapacità a raggiungere o a mantenere l’erezione (impotenza erettile)
• riduzione del desiderio sessuale
• depressione, ansia, nervosismo, agitazione

• disturbi del sonno, compresa sonnolenza

Rari (possono interessare fino a 1 persona su 1000): • diminuzione del numero dei globuli bianchi del sangue (neutropenia e agranulocitosi),

diminuzione del numero dei globuli rossi del sangue, diminuzione dell’emoglobina del sangue, diminuzione del numero delle piastrine del sangue. Questi effetti sono più probabili nei pazienti con problemi ai reni o con malattie come lupus eritematoso o sclerodermia o con altri medicinali che possono alterare i valori del sangue

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• tremori
• alterazione o perdita dell’equilibrio (senso di instabilità)
• occhi rossi e gonfi (congiuntivite)
• disturbi dell’udito

• sentire ronzii o fischi all’interno dell’orecchio (acufeni)
• infiammazione della lingua (glossite)
• infiammazione della pelle con desquamazione (dermatite esfoliativa)
• orticaria
• alterazioni delle unghie (onicolisi)

• restringimento dei vasi sanguigni (stenosi vascolare)
• riduzione dell’afflusso di sangue agli organi (ipoperfusione)
• infiammazione dei vasi sanguigni (vasculite)
• debolezza muscolare (astenia)
• ingiallimento della pelle e degli occhi (ittero colestatico)

• danni alle cellule del fegato (danno epatocellulare)
• stato confusionale

Molto rari (possono interessare fino a 1 persona su 10.000): • allergie alla luce (reazioni di fotosensibilizzazione)

• depressione del midollo osseo
• diminuzione del numero di tutte le cellule del sangue (pancitopenia)
Non nota (la frequenza non può essere stabilita sulla base dei dati disponibili):

• rottura dei globuli rossi del sangue (anemia emolitica)
• diminuzione o interruzione dell’afflusso di sangue al cervello (ischemia cerebrale)
• occlusione dei vasi sanguigni del cervello (ictus ischemico)
• temporanea interruzione dell’afflusso di sangue al cervello (attacco ischemico transitorio)
• alterazione della capacità di movimento e di reazione (stordimento e riduzione della capacità di

reagire)
• sensazione di bruciore
• disturbi del senso dell’olfatto (parosmia)
• raffreddore (rinite)

• infiammazione della bocca con presenza di piaghe (stomatite aftosa)
• gravi lesioni alla pelle, alla bocca e ad altre parti del corpo con vesciche, bolle, febbre elevata,
vomito, diarrea e dolori alle articolazioni (necrolisi epidermica tossica, sindrome di Stevens-
Johnson)
• una o più lesioni a coccarda sulla pelle, con aspetto simili a un bersaglio (eritema multiforme)
• lesione della pelle e delle mucose con bolle (pemfigo)

• peggioramento della psoriasi, una malattia della pelle caratterizzata da desquamazione bianco-
argentea
• irritazione della pelle simile alla psoriasi (dermatite psoriasiforme)
• irritazione della pelle caratterizzata dalla comparsa di macchie rosse irregolari (esantema)

• irritazione localizzata nelle mucose e caratterizzata dalla comparsa di bolle o placche squamose
(enantema pemfigoide o lichenoide)
• perdita dei capelli (alopecia)
• urina concentrata (di colore scuro), sensazione di malessere o malessere, crampi muscolari,

confusione e convulsioni che possono essere dovuti a inappropriata secrezione di ADH (ormone antidiuretico). Se manifesta questi sintomi contatti tempestivamente il suo medico • diminuzione dei livelli di sodio nel sangue, soprattutto a causa di dieta a basso contenuto di sale

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• malattia caratterizzata da un passeggero restringimento dei vasi sanguigni con diminuzione del flusso di sangue verso le dita delle mani e dei piedi che diventano biancastre e bluastre per un breve periodo e, quando la circolazione torna alla normalità, diventano rosse, pulsano e fanno male (sindrome di Raynaud)

• reazioni allergiche (reazioni anafilattiche o anafilattoidi). La possibilità di gravi reazioni allergiche
al veleno di insetti o altri allergeni, possono essere aumentate durante la terapia con ACE-inibitori
• aumento dei livelli di anticorpi che l’organismo produce contro se stesso a causa di malattie del
sistema immunitario (anticorpi antinucleo)
• gravi problemi al fegato (insufficienza epatica)
• infiammazione del fegato (epatite colestatica o citolitica) eccezionalmente ad esito mortale

• ingrossamento delle mammelle nell’uomo (ginecomastia)
• disturbi dell’attenzione

Altri effetti indesiderati dovuti a piretanide sono:

• aumentata concentrazione dei globuli rossi del sangue (emoconcentrazione)
• insorgenza o intensificazione dei disturbi nei pazienti che presentano problemi a far defluire
l’urina (ad esempio pazienti con problemi di svuotamento della vescica, ipertrofia prostatica,
restringimento del canale uretrale); in questi casi può verificarsi ritenzione urinaria con eccessiva
dilatazione della vescica

reintegrata attraverso una adeguata dieta)
• debolezza muscolare
• riduzione del volume di liquidi nel corpo (soprattutto negli anziani e se la perdita di liquidi non è

• sindrome caratterizzata da crampi muscolari, spasmi, contrazione non volontaria dei muscoli e
tremori muscolari (tetania)
• aumento dei livelli di grassi nel sangue (colesterolo e trigliceridi)
• modifiche dell’acidità del sangue (alcalosi metabolica)
• aumento della eliminazione di calcio e magnesio
• riduzione dei livelli di potassio nel sangue
• aumento dei livelli di acido urico nel sangue (che può causare attacchi di gotta, soprattutto se ha

già elevati livelli di acido urico nel sangue)
• riduzione della tolleranza agli zuccheri (con peggioramento del diabete o comparsa di diabete non
noto)
• aumento della sete

• formazione di coaguli di sangue nei vasi sanguigni (trombosi)
• disturbi dell’udito, come fischi o ronzii (tinnito) e sordità talvolta irreversibile.

Segnalazione degli effetti indesiderati

Se manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga al medico o al farmacista. Lei può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo http://www.agenziafarmaco.gov.it/content/come-segnalare-una-sospetta-reazione-avversa. Segnalando gli effetti indesiderati lei può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di

questo medicinale.

Come conservarlo

Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce.

Tenere il medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini.

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Non usi questo medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sulla scatola e sul blister dopo “Scad.”. La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno di quel mese.

Non getti alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al farmacista come

eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

Informazioni supplementari

Cosa contiene Prilace

- I principi attivi sono: ramipril e piretanide. Ogni compressa contiene 5 mg di ramipril e 6 mg di
piretanide.
- Gli altri componenti sono: ipromellosa, amido pregelatinizzato, cellulosa microcristallina,
magnesio stearato.

Descrizione dell’aspetto di Prilace e contenuto della confezione Prilace si presenta in forma di compresse divisibili in confezione da 14 compresse.

Titolare dell’Autorizzazione all’immissione in commercio Zentiva Italia S.r.l. Via P. Paleocapa n 7 20121 Milano

Produttore Sanofi S.r.l. S.S. n. 17, km 22 – 67019 Scoppito (AQ) Questo foglio illustrativo è stato aggiornato il en zia

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Domande frequenti su PRILACE

Come si usa PRILACE?

PRILACE si presenta in forma di Compressa e si somministra per via orale. Rispetti la posologia indicata dal medico o dal farmacista e legga attentamente il foglietto illustrativo.

PRILACE è disponibile senza ricetta?

No, PRILACE è soggetto a prescrizione medica.

Qual è il principio attivo di PRILACE?

Il principio attivo di PRILACE è PIRETANIDE, RAMIPRIL.

Quali sono gli equivalenti di PRILACE?

Tra i medicinali con lo stesso principio attivo: RAMIPRIL E IDROCLOROTIAZIDE AUROBINDO, RAMIPRIL E IDROCLOROTIAZIDE MYLAN GENERICS, RAMIPRIL E IDROCLOROTIAZIDE DOC GENERICI, RAMIPRIL IDROCLOROTIAZIDE EG STADA. Il farmacista può proporle un equivalente.

Chi produce PRILACE?

PRILACE è prodotto da ZENTIVA ITALIA S.R.L..

Da quando PRILACE è autorizzato in Italia?

PRILACE ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio (AIC) il 1996-07-11.

📄 Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) — scheda tecnica

1. Denominazione del medicinale

PRILACE 5 mg + 6 mg compresse

2. Composizione qualitativa e quantitativa

Una compressa contiene 5 mg di ramipril e 6 mg di piretanide. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1

3. Forma farmaceutica

Compresse oblunghe, di colore bianco-giallo, con solco di frattura.

4. Informazioni cliniche

4.1 Indicazioni terapeutiche

Trattamento dell'ipertensione arteriosa essenziale nei pazienti non sufficientemente controllati con la monoterapia oppure nei pazienti la cui pressione arteriosa è stata stabilizzata su valori normali a seguito di trattamento con i due componenti l'associazione dati nella stessa proporzione dell'associazione fissa.

4.2 Posologia e modo di somministrazione

Posologia In generale il trattamento dell'ipertensione deve essere iniziato con uno dei componenti l'associazione somministrato a basse dosi da aumentare poi gradualmente. L'associazione fissa di ramipril 5 mg e di piretanide 6 mg dovrebbe essere impiegata nei pazienti la cui pressione arteriosa è già ritornata a valori normali in seguito a trattamento con l'associazione libera di ramipril e piretanide a dosi uguali a quella dell'associazione fissa. La dose abituale nei pazienti in cui è indicato il trattamento con l'associazione è di 1 compressa al giorno di Prilace. In caso di inadeguata risposta, non deve essere aumentata la dose di Prilace ma la dose adeguata di mantenimento va determinata mediante ulteriore titolazione con l'associazione libera dei due componenti. Dosaggio nei pazienti con insufficienza renale di grado moderato (clearance della creatinina 30-60 ml/min) e negli anziani: la titolazione della dose deve essere fatta con molta cautela. La dose giornaliera di mantenimento è di ½ compressa di Prilace e la dose massima giornaliera è di 1 compressa di Prilace. Prilace può essere assunto indipendentemente dai pasti e dovrebbe essere inghiottito con adeguata quantità di liquido. In generale si consiglia di assumere la dose prescritta in una sola volta al mattino.

Dosaggio in pazienti pretrattati con diuretici Nei pazienti già in trattamento con diuretici si dovrebbe prendere in considerazione la sospensione del diuretico almeno 2-3 giorni (secondo la durata d’azione del diuretico) prima dell’inizio della terapia con Prilace o almeno la riduzione della dose del diuretico. Qualora non sia possibile sospendere il diuretico si raccomanda di iniziare il trattamento con la dose più bassa possibile di ramipril (1,25 mg) da solo come singolo componente. Successivamente si può procedere alla sostituzione del diuretico e del ramipril con una dose iniziale non superiore a ½ compressa di Prilace. Dosaggio in pazienti con alterata funzione renale Nei pazienti con insufficienza renale di grado moderato (clearance della creatinina 50-20 ml/min per 1,73 m2 di superficie corporea): il trattamento è iniziato con il solo ramipril ad un dosaggio giornaliero di 1,25 mg. Dopo un graduale incremento della dose di ramipril, il trattamento continua con l’associazione e la dose iniziale è di ½ compressa. La dose giornaliera massima consentita è di una compressa. Modo di somministrazione Le compresse devono essere assunte con un’adeguata quantità di liquido (approssimativamente ½ bicchiere). Le compresse non vanno masticate o schiacciate. Prilace può essere assunto indifferentemente prima, durante o dopo i pasti.

4.3 Controindicazioni

Prilace non deve essere prescritto nei pazienti che presentino una qualsiasi delle seguenti condizioni: - ipersensibilità ai principi attivi, ad altri ACE-inibitori, alle sulfonamidi (il paziente va osservato per possibili reazioni avverse dovute alle interazioni) o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1; - precedenti di angioedema (ad esempio: in seguito a precedente trattamento con inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina [ACE]); - concomitante terapia con sacubitril/valsartan (vedere paragrafi 4.4 e 4.5). - insufficienza renale grave (creatininemia superiore a 1,8 mg/dl; clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min); - condizioni renali che richiedano la dialisi; - stenosi dell'arteria renale (di entrambi i reni o nei pazienti con un solo rene); - precedenti di trapianto renale; - stenosi emodinamicamente rilevante della valvola aortica o della mitrale oppure cardiomiopatia ipertrofica; - iperaldosteronismo primario; - insufficienza epatica grave (coma epatico o precoma) o malattia epatica primaria; - disturbi clinicamente rilevanti del bilancio elettrolitico che possono peggiorare in seguito al trattamento con Prilace (es. iponatriemia, ipokaliemia); - deplezione di liquidi clinicamente rilevante (ipovolemia); - gravidanza (vedere paragrafo 4.6); - allattamento (vedere paragrafo 4.6); - età pediatrica; - stati ipotensivi o emodinamicamente instabili; - l'uso concomitante di Prilace con medicinali contenenti aliskiren è controindicato nei pazienti affetti da diabete mellito o compromissione renale (velocità di filtrazione glomerulare GFR < 60 ml/min/1.73 m2 ) (vedere paragrafi 4.5 e 5.1).

Durante il trattamento con Prilace i pazienti non devono essere sottoposti ad aferesi delle lipoproteine a bassa densità (LDL) per mezzo di destran solfato né a dialisi od emofiltrazione con membrane a flusso elevato poliacrilonitriliche metallo-sulfonate (per esempio "AN 69") (vedere anche paragrafo 4.5).

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego

Angioedema – testa, collo o estremità L’angioedema che si verifica durante l'impiego di ACE-inibitori richiede l’immediata sospensione della terapia. Nei pazienti in terapia con ACE-inibitori è stato riportato angioedema al volto, estremità, labbra, lingua, glottide o laringe. La terapia d’emergenza comprende l’immediata somministrazione di adrenalina (per via sottocutanea o per iniezione endovenosa lenta) e monitoraggio elettrocardiografico e della pressione arteriosa. Si consiglia l’ospedalizzazione del paziente con un periodo di osservazione di almeno 12-24 ore e la dimissione solamente alla completa risoluzione della sintomatologia. Angioedema – intestinale Nei pazienti in terapia con ACE-inibitori è stato riportato angioedema intestinale. Questi pazienti hanno presentato dolore addominale (con o senza nausea o vomito); in alcuni casi si è verificato anche angioedema facciale. I sintomi dell’angioedema intestinale si sono risolti dopo l’interruzione dell’ACE-inibitore. Un aumento del rischio di angioedema è possibile nei pazienti che assumono in concomitanza farmaci che possono causare angioedema come gli inibitori mTOR (ad es. temsirolimus, everolimus, sirolimus) o vildagliptin ( vedere paragrafo 4.5). L’ uso concomitante di ACE inibitori con sacubitril/valsartan è controindicato per l’ aumentato rischio di angioedema (vedere paragrafo 4.3 e 4.5). Inibitori della neprilisina (NEP) (ad esempio: racecadotril): I pazienti in terapia concomitante con inibitori della neprilisina (NEP) (ad es. racecadotril) possono aumentare il rischio di angioedema (ad esempio gonfiore delle vie aeree o della lingua, con o senza compromissione respiratoria) (vedere paragrafo 4.5). Si ha un’esperienza scientifica limitata sull’utilizzo di Prilace nei bambini, in pazienti con gravi alterazioni della funzionalità renale (clearance della creatinina sotto i 20 ml/min per 1,73 m2 di superficie corporea) e nei pazienti in dialisi. Duplice blocco del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS) Esiste l’evidenza che l'uso concomitante di ACE-inibitori, antagonisti del recettore dell'angiotensina II o aliskiren aumenta il rischio di ipotensione, iperpotassiemia e riduzione della funzionalità renale (inclusa l’insufficienza renale acuta). Il duplice blocco del RAAS attraverso l'uso combinato di ACEinibitori, antagonisti del recettore dell'angiotensina II o aliskiren non è pertanto raccomandato (vedere paragrafi 4.5 e 5.1).

Se la terapia del duplice blocco è considerata assolutamente necessaria, ciò deve avvenire solo sotto la supervisione di uno specialista e con uno stretto e frequente monitoraggio della funzionalità renale, degli elettroliti e della pressione sanguigna. Gli ACE-inibitori e gli antagonisti del recettore dell'angiotensina II non devono essere usati contemporaneamente in pazienti con nefropatia diabetica. Il trattamento con Prilace deve essere effettuato sotto regolare controllo medico. Pazienti con sistema renina-angiotensina iperstimolato Si deve usare particolare cautela nella terapia dei pazienti con iperstimolazione del sistema reninaangiotensina (vedere paragrafo 4.2). Tali pazienti sono a rischio di un rilevante calo acuto della pressione arteriosa e di un deterioramento della funzionalità renale dovuti ad ACE inibizione, particolarmente se l’ACE-inibitore o una terapia diuretica concomitante vengono somministrati per la prima volta o ad un dosaggio aumentato per la prima volta. La dose iniziale, o l’iniziale aumento del dosaggio, devono essere accompagnati da un attento monitoraggio della pressione arteriosa fino al momento in cui non si prevedano ulteriori riduzioni acute della pressione. Una significativa attivazione del sistema renina-angiotensina è prevedibile per esempio: - In pazienti con ipertensione grave e maligna. Le fasi iniziali del trattamento richiedono attento controllo medico. - In pazienti con una concomitante insufficienza cardiaca. Se l’insufficienza è grave, le fasi iniziali del trattamento richiedono attento controllo medico. - In pazienti con impedimenti circolatori a carico del ventricolo sinistro (ad es. stenosi valvolare aortica o mitralica) emodinamicamente rilevanti. Le fasi iniziali della terapia richiedono attento controllo medico. - In pazienti con stenosi emodinamicamente rilevante dell'arteria renale. Le fasi iniziali del trattamento richiedono attento controllo medico (vedere anche “Monitoraggio della funzionalità renale”). - In pazienti già in trattamento con diuretici. Nei casi in cui non sia possibile la sospensione del trattamento o riduzione del dosaggio del diuretico, le fasi iniziali della terapia richiedono stretto controllo medico. - In pazienti con deplezione idrica o salina già esistente o che può insorgere come conseguenza di un inadeguato apporto dietetico di fluidi o di sali, oppure come conseguenza di diarrea, vomito o eccessiva sudorazione sempre nei casi in cui l’apporto di fluidi e di sali sia inadeguato. Pazienti particolarmente a rischio per una riduzione pronunciata della pressione. Nei pazienti che possono essere ad elevato rischio di un eccessivo calo della pressione arteriosa (ad esempio pazienti con stenosi, emodinamicamente rilevante, delle arterie coronariche o dei vasi che alimentano il cervello) le fasi iniziali della terapia richiedono stretto controllo medico. Anziani Alcuni pazienti anziani possono rispondere in modo particolarmente accentuato agli ACE-inibitori. Si raccomanda pertanto la valutazione della funzionalità renale prima di iniziare il trattamento. Monitoraggio della funzionalità renal

È consigliato monitorare la funzionalità renale in modo particolarmente accurato nelle prime settimane di terapia e nei pazienti affetti da: - Insufficienza cardiaca - Disturbi reno-vascolari, inclusi i pazienti con stenosi dell’arteria renale unilaterale emodinamicamente rilevante. In quest’ultimo gruppo di pazienti anche un modesto aumento dei livelli sierici di creatinina può indicare una compromissione unilaterale della funzionalità renale - Insufficienza renale - Sottoposti a trapianto renale. Monitoraggio degli elettroliti Il trattamento con Prilace richiede un regolare monitoraggio dei livelli sierici di sodio, potassio, calcio, acido urico e della glicemia. È necessario che il monitoraggio del potassio sierico sia frequente nei pazienti con una compromessa funzionalità renale. Monitoraggio del quadro ematico La conta leucocitaria deve essere tenuta sotto controllo così da poter individuare una possibile leucopenia. Un monitoraggio più frequente è consigliato nella fase iniziale del trattamento e nei pazienti con funzionalità renale compromessa, in quelli con patologie del collagene (lupus eritematoso sistemico o sclerodermia) ed in quelli trattati con altri farmaci che possono causare alterazioni del quadro ematico (vedere paragrafi 4.5 e 4.8). In presenza di proteinuria clinicamente rilevante (più di 1 g/die) il trattamento con Prilace richiede un attento controllo medico. Iperaldosteronismo primario Se ramipril + piretanide viene usato in un paziente con iperaldosteronismo primario, è richiesto il monitoraggio attento del livello di potassio plasmatico. Altro monitoraggio E’ richiesto un monitoraggio particolarmente attento in: - pazienti con gotta - pazienti con una compromessa funzionalità epatica.

4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

Sono da considerare le seguenti interazioni con: - Cibo L’assorbimento del ramipril non è influenzato in modo significativo dal cibo. - Associazioni controindicate L’uso concomitante di ACE inibitori con sacubitril/valsartan è cointroindicato in quanto aumenta il rischio di angioedema ( vedere paragrafi 4.3 e 4.4). Il trattamento con Prilace non deve essere iniziato fino a 36 ore dopo l’assunzione dell’ultima dose di sacubitril/valsartan. Sacubitril/valsartan non deve essere iniziato fino a 36 ore dopo l’assunzione dell’ultima dose di Prilace.

Trattamenti extracorporei che portano al contatto tra sangue e superfici a carica negativa quali dialisi od emofiltrazione con membrane ad alto flusso (ad esempio membrane poliacrilonitriliche) ed aferesi delle lipoproteine a bassa densità per mezzo di destrano solfato; rischio di gravi reazioni anafilattoidi (vedere paragrafo 4.3). Pertanto deve essere utilizzata una diversa membrana di dialisi in pazienti che necessitano di una dialisi d'emergenza o emofiltrazione e i pazienti dovrebbero essere passati ad un trattamento con un farmaco antipertensivo non appartenente alla classe degli ACE-inibitori. L’associazione di Prilace con medicinali contenenti aliskiren è controindicata in pazienti affetti da diabete o con compromissione renale (GFR<60 ml/min/1.73 m2 ) (vedere paragrafi 4.3, 4.4 e 5.1). - Associazioni non raccomandate I dati degli studi clinici hanno dimostrato che il duplice blocco del sistema renina-angiotensinaaldosterone (RAAS) attraverso l'uso combinato di ACE-inibitori, antagonisti del recettore dell'angiotensina II o aliskiren, è associato ad una maggiore frequenza di eventi avversi quali ipotensione, iperpotassiemia e riduzione della funzionalità renale (inclusa l’insufficienza renale acuta) rispetto all'uso di un singolo agente attivo sul sistema RAAS (vedere paragrafi 4.3, 4.4 e 5.1). Sali di potassio, diuretici risparmiatori di potassio e altri medicinali che possono aumentare la kaliemia: possibile aumento della kaliemia, a volte grave. Il trattamento concomitante con diuretici risparmiatori di potassio (ad es. spironolattone), con sali di potassio o altri medicinali che possono aumentare la kaliemia richiede un attento monitoraggio della kaliemia. Farmaci ototossici (antibiotici aminoglicosidici): possibile intensificazione degli effetti dannosi dei farmaci ototossici sull’udito (dovuti alla piretanide). Questi effetti dannosi sull’udito possono essere irreversibili. Queste sostanze e Prilace devono essere usate contemporaneamente solo se strettamente necessario. - Associazioni che richiedono precauzione Farmaci antipertensivi e farmaci a potenziale effetto antipertensivo (nitrati, antidepressivi triciclici, anestetici): è prevedibile un potenziamento dell’effetto antipertensivo per i diuretici (vedere anche paragrafi 4.2, 4.4 e 4.8 ). Vasopressori simpaticomimetici: questi farmaci possono ridurre l’effetto antipertensivo di Prilace. Si raccomanda pertanto un accurato monitoraggio della pressione arteriosa. Inoltre gli effetti dei farmaci simpaticomimetici vasopressori possono essere attenuati dalla piretanide. Allopurinolo, immunosoppressori, corticosteroidi, procainamide, citostatici e altri farmaci che possono alterare il quadro ematico: aumentano il rischio di reazioni ematologiche (vedere anche paragrafo 4.4). Sali di Litio: può essere ridotta l’escrezione di litio. Tale riduzione può condurre ad un incremento dei livelli sierici del litio aumentandone la tossicità. Il livello sierico del litio deve, perciò, essere monitorato. Agenti antidiabetici (insuline e sulfaniluree): gli ACE inibitori possono ridurre la resistenza all’insulina. In casi isolati tale riduzione può portare a reazioni ipoglicemiche nei pazienti in terapia concomitante con antidiabetici. La piretanide può ridurre gli effetti degli antidiabetici. Pertanto si raccomanda uno stretto controllo della glicemia nelle fasi iniziali della somministrazione contemporanea di questi farmaci.

Vildagliptin: un’aumentata incidenza di angioedema è stata riscontrata in pazienti trattati con ACE inibitori e vildagliptin. Trimetoprim e in combinazione a dose fissa con sulfametoxazolo (cotrimoxazolo): un aumento dell’incidenza di ipercalemia è stato osservato nei pazienti che assumono ACE-inibitori e trimetoprim e in combinazione a dose fissa con sulfametoxazolo (cotrimoxazolo). Inibitori mTOR: un aumento del rischio di angioedema è possibile nei pazienti che assumono farmaci concomitanti come gli inibitori mTOR (ad es. temsirolimus, everolimus, sirolimus). Prestare attenzione quando si inizia la terapia. Inibitori della neprilisina (NEP): un aumento del rischio di angioedema è stato segnalato con l’ uso concomitante di ACE-inibitori e NEP (neprilisina o endopeptidasi neutra) inibitori come racecadotril (vedere paragrafo 4.4). - Associazioni da considerare con attenzione Farmaci antinfiammatori non steroidei: quando ACE inibitori sono somministrati simultaneamente con farmaci anti-infiammatori non steroidei (per es. indometacina, inibitori selettivi della Cox 2, acido acetilsalicilico a partire da 325 mg/die e FANS non selettivi), si può verificare un’attenuazione dell’effetto anti-ipertensivo. L’uso concomitante di ACE inibitori e FANS può portare ad un aumentato rischio di peggioramento della funzione renale che comprende possibile insufficienza renale acuta ed aumento dei livelli del potassio sierico specialmente in pazienti con pre-esistente compromessa funzione renale. La combinazione deve essere somministrata con cautela specialmente negli anziani. I pazienti devono essere adeguatamente idratati e deve essere preso in considerazione il monitoraggio della funzione renale all’inizio della terapia concomitante. Eparina: possibile aumento della kaliemia. Probenecid: possibile attenuazione degli effetti antipertensivi dovuti alla piretanide. Salicilati: possibile intensificazione degli effetti e della tossicità dei salicilati. Corticosteroidi, ACTH, amfotericina B, carbenoxolone, elevati quantitativi di liquirizia, lassativi (in caso di uso prolungato) ed altri escretori del potassio o sostanze che abbassano il potassio: possibile sviluppo di ipopotassiemia. Digitalici: possibile intensificazione della tossicità dei digitalici come conseguenza di alterazioni della concentrazione degli elettroliti (Ipopotassiemia, ipomagnesiemia). Miorilassanti curarinici: possibile intensificazione e prolungamento degli effetti miorilassanti. Farmaci nefrotossici: possibile intensificazione dell’effetto tossico sui reni (dovuto alla piretanide). Sale: possibile riduzione dell’effetto antipertensivo dovuta ad aumentato apporto dietetico di sale. Alcool: ramipril può portare ad aumento della vasodilatazione e dunque potenziare gli effetti dell’alcool.

Terapie desensibilizzanti: la probabilità e la gravità di reazioni anafilattiche o anafilattoidi in seguito a contatto con veleno di insetti sono aumentate durante terapia con ACE-inibitori. Si presuppone che tale effetto possa verificarsi anche con altri allergeni.

4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento

Gravidanza Prilace non deve essere impiegato durante la gravidanza. La gravidanza deve essere esclusa prima dell'inizio del trattamento e durante lo stesso devono essere prese adeguate misure contraccettive. Nel caso non sia possibile il passaggio ad una terapia senza ACE-inibitori e diuretici, la gravidanza deve essere evitata per i possibili rischi per il feto. Allattamento Le pazienti in trattamento con Prilace non devono allattare. Le madri che allattano non devono iniziare la cura con Prilace: in assenza di un trattamento alternativo la paziente deve interrompere l'allattamento.

4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

Alcuni effetti indesiderati (per es. alcuni sintomi del calo pressorio quali capogiri e stordimento) possono interferire con la capacità di concentrazione e di reazione del paziente e perciò rappresentano un rischio in situazioni in cui queste capacità sono particolarmente importanti (per es. manovra di macchinari o guida di veicoli). Prilace può pertanto compromettere la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.

4.8 Effetti indesiderati

Poiché Prilace è un antipertensivo molti degli effetti indesiderati sono secondari alla sua azione di riduzione della pressione che risulta in controregolazione adrenergica o ipoperfusione degli organi. Molti altri effetti (per es. effetto sul bilancio elettrolitico, alcune reazioni anafilattoidi o reazioni infiammatorie delle mucose) sono dovuti all’ACE-inibizione o ad altri effetti farmacologici di ramipril o piretanide. I seguenti effetti indesiderati sono stati osservati durante terapia con Prilace, i suoi componenti ramipril e piretanide, altri ACE-inibitori o diuretici comparabili e possono perciò verificarsi. La frequenza delle reazioni avverse descritte di seguito è definita attraverso la seguente convenzione: molto comune (≥ 1/10); comune (da ≥ 1/100 a < 1/10); non comune (da ≥ 1/1.000 a < 1/100); raro (da ≥ 1/10.000 a < 1/1.000); molto raro (< 1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All'interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono riportati in ordine decrescente di gravità. Effetti indesiderati dovuti a ramipril: Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non not

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Patologie cardiache Ischemia miocardica compresa angina pectoris o infarto miocardico, tachicardia, aritmia, palpitazioni, edema periferic

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Patologie del sistema emolinfopoieti co Eosinofilia Diminuzione del numero dei globuli bianchi (compresa neutropenia e agranulocitosi) , diminuzione del numero dei globuli rossi, diminuzione della concentrazion e di emoglobina, diminuzione del numero delle piastrine. Le reazioni a livello ematico agli ACEinibitori sono più probabili nei pazienti con compromissio ne della funzionalità renale, o con concomitanti disturbi del collagene (per es. lupus eritematoso o sclerodermia) o in quelli trattati con altri farmaci che possono causare alterazioni del quadro ematologico Depressione del midollo osseo, pan citopenia, anemia emolitica.

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Patologie del sistema nervoso Cefalea, capogiri (senso di testa leggera) Vertigine, parestesia, ageusia (perdita del gusto), disgeusia (disturbi del gusto, per esempio sapore metallico) Tremori, disordini dell’equilibrio (senso di instabilità) Ischemia cerebrale, compresi ictus ischemico e attacco ischemico transitorio, alterazioni delle capacità motorie (stordimento o obnubilament o nelle reazioni), sensazione di bruciore, parosmia (disturbi olfattivi). Patologie dell’occhio Disturbi della vista inclusa visione offuscata Congiuntivite Patologie dell’orecchio e del labirinto Disturbi uditivi, acufen

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Tosse secca non produttiva (la tosse di solito peggiora di notte e in posizione supina (per es. mentre si è sdraiati) e si verifica più frequentemen te nelle donne e nei non fumatori), bronchite, sinusite, dispnea. Broncospasmo incluso peggiorament o dell’asma, congestione nasale. Rinite Patologie gastrointestin ali Infiammazione gastrointestin ale (reazioni infiammatorie del tratto gastrointestin ale), disturbi della digestione, disturbi addominali, dispepsia, diarrea, nausea, vomito. Pancreatite fatale (con gli ACE inibitori sono stati riportati molto eccezionalmen te casi ad esito fatale), aumento dei livelli degli enzimi pancreatici, angioedema del piccolo intestino, dolore gastrico nella parte superiore inclusa gastrite, stipsi, secchezza delle fauci Glossiti Stomatite aftosa (reazione infiammatoria del cavo orale)

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Patologie renali e urinarie Compromissio ne della funzionalità renale inclusa insufficienza renale acuta, aumento della minzione, peggiorament o di una proteinuria pre-esistente (anche se gli ACE-inibitori solitamente riducono la proteinuria), aumento dei livelli sierici di urea, aumento dei livelli sierici di creatinina.

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Rash in particolare maculopapulare Angioedema ad esito fatale (può mettere in pericolo la vita del paziente, raramente un decorso severo può causare ostruzione fatale; l’incidenza di angioedema in seguito ad ACE-inibitori pare essere più elevata nelle persone di colore, ad es. AfroCaraibiche); prurito, iperidrosi (sudorazione) Dermatite esfoliativa, orticaria, onicolisi. Reazioni di fotosensibilizz azione Necrolisi epidermica tossica, sindrome di StevensJohnson, eritema multiforme, pemfigo, esacerbazione di psoriasi, dermatite psoriasiforme, esantema o enantema pemfigoide o lichenoide, alopecia. Patologie del sistema muscoloschele trico e del tessuto connettivo Spasmi muscolari (crampi muscolari), mialgia Artralgia Patologie endocrine Sindrome da secrezione inappropriata di ormone antidiuretico (SIADH)

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Disturbi del metabolismo e della nutrizione Aumento del potassio sierico Anoressia, diminuzione dell’appetito (inappetenza) Diminuzione del sodio sierico (particolarmen te in caso di ridotto apporto dietetico di sale) Patologie vascolari Ipotensione, diminuzione della pressione ortostatica (alterazioni nella regolazione ortostatica), sincope Vampate di calore Stenosi vascolare, ipoperfusione (esacerbazion e di disturbi perfusionali dovuti a stenosi vascolare o parestesie), vasculite Fenomeno di Raynaud Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazi one Dolore toracico, affaticamento Piressia (febbre) Astenia (debolezza)

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Disturbi del sistema immunitario Reazioni anafilattiche o anafilattoidi (la probabilità di reazioni anafilattiche ed anafilattoidi gravi al veleno di insetti aumenta durante la terapia con ACE-inibitori. Si presuppone che questo effetto possa verificarsi anche con altri allergeni), aumento del titolo degli anticorpi antinucleo Patologie epatobiliari Aumento dei livelli sierici degli enzimi epatici e/o della bilirubina coniugata Ittero colestatico, danno epatocellulare Insufficienza epatica acuta, epatite colestatica o citolitica (molto eccezionalmen te è stato riportato esito fatale) Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Impotenza erettile transitoria, riduzione della libido Ginecomasti

Classificazione per Sistemi e Organi Comune Non comune Raro Molto raro Non nota Disturbi psichiatrici Umore depresso, sensazione d’ansia, nervosismo, agitazione, disturbi del sonno inclusa sonnolenza Stato confusionale Disturbi dell’attenzion e Effetti indesiderati dovuti a piretanide: Classificazione per Sistemi e Organi Effetto indesiderato Patologie del sistema emolinfopoietico Emoconcentrazione Patologie renali e urinarie Insorgenza o intensificazione dei disturbi nei pazienti che soffrono di un diminuito deflusso urinario (Questi disturbi sono riscontrabili in pazienti con problemi di svuotamento della vescica, ipertrofia prostatica, restringimento del canale uretrale dovuto al riempimento eccessivo della vescica; in casi estremi questo effetto può causare una ritenzione urinaria acuta con eccessiva dilatazione della vescica), sviluppo di deplezione di fluidi (in modo particolare nei pazienti anziani e specialmente quando la perdita di liquidi non è adeguatamente compensata dall’assunzione degli stessi). Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Debolezza muscolare, tetania Disturbi del metabolismo e della nutrizione Aumento dei livelli sierici di colesterolo e dei trigliceridi; sviluppo o peggioramento dell’alcalosi metabolica; aumento dell’escrezione di calcio e magnesio, diminuzione della concentrazione sierica di potassio, aumento dei livelli plasmatici di acido urico (ciò può portare ad attacchi di gotta, particolarmente nei pazienti già con elevati livelli di acido urico), riduzione della tolleranza al glucosio (nei pazienti con diabete mellito ciò può causare un peggioramento del controllo metabolico. Un diabete mellito latente può diventare manifesto per la prima volta), aumento della sete. Patologie vascolari Trombosi Patologie dell’orecchio e del labirinto Disturbi dell’udito, come tinnito e sordità (talvolta irreversibile) Segnalazione delle reazioni avverse sospette. La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio de

medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo http://www.agenziafarmaco.gov.it/content/comesegnalare-una-sospetta-reazione-avversa.

4.9 Sovradosaggio

Sintomi Il sovradosaggio può causare diuresi persistente, eccessiva vasodilatazione periferica (con marcata ipotensione, shock), bradicardia, alterazioni del bilancio elettrolitico, insufficienza renale, aritmie cardiache, obnubilamento della coscienza che può progredire fino al coma, convulsioni, paresi ed ileo paralitico. Nei pazienti con ostruzione del flusso urinario (per es. da iperplasia prostatica), un’improvvisa diuresi può causare ritenzione urinaria acuta con eccessiva dilatazione della vescica. Trattamento Il paziente deve essere strettamente monitorato ed il trattamento deve essere sintomatico e di supporto. La prima azione disintossicante viene fatta per esempio con: lavanda gastrica, somministrazione di sostanze assorbenti, solfato di sodio (se possibile entro i primi 30 minuti). In caso di ipotensione si deve prendere in considerazione la somministrazione di agonisti α1-adrenergici (per es. noradrenalina, dopamina) o angiotensina II (angiotensinamide) che di norma è disponibile solo in alcuni laboratori di ricerca, in aggiunta ad infusione di fluidi e sali. Non vi sono esperienze specifiche sull’efficacia della diuresi forzata, della correzione del pH urinario, dell’emofiltrazione o della dialisi per accelerare l’eliminazione di ramipril o ramiprilato. In ogni caso se si prendono in considerazione la dialisi o l’emofiltrazione vedere 4.3. Piretanide è difficilmente dializzabile.

5. Proprietà farmacologiche

5.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: ACE-inibitori e diuretici; codice ATC: C09BA05 Prilace possiede proprietà antipertensive e diuretiche. Ramipril e piretanide vengono utilizzati singolarmente od in associazione per la terapia antipertensiva. Gli effetti antiipertensivi dei due principi attivi sono complementari. Meccanismo d’azione Ramipril: Ramiprilato, il metabolita attivo del profarmaco ramipril, inibisce l’enzima dipeptidilcarbossipeptidasi I (sinonimi: ACE, chininasi II). Nei tessuti e nel plasma questo enzima catalizza la conversione dell’angiotensina I ad angiotensina II, sostanza attiva ad effetto vasocostrittore, e la degradazione del vasodilatatore attivo bradichinina. Una riduzione della formazione di angiotensina II e inibizione della degradazione della bradichinina portano alla vasodilatazione. Poiché l’angiotensina II stimola anche la produzione di aldosterone, ramiprilato causa una riduzione della secrezione di aldosterone. L’aumento dell’attività della bradichinina contribuisce probabilmente agli effetti cardioprotettivi ed endotelioprotettivi osservati negli esperimenti animali. Non è ancora stato stabilito fino a che punto ciò possa essere responsabile di alcuni effetti indesiderati (per es. tosse).

Gli ACE-inibitori sono efficaci anche in pazienti con ipertensione a bassa renina. La risposta media alla monoterapia con ACE-inibitori è stata inferiore nei pazienti ipertesi di colore (afro-caraibici, solitamente una popolazione con bassi livelli di renina), rispetto ai pazienti non di colore. Piretanide: La piretanide è un potente diuretico dell’ansa che inibisce il riassorbimento tubulare degli ioni sodio e cloro e dell’acqua nel tratto ascendente dell’ansa di Henle. È stato osservato un incremento nell’escrezione di calcio e magnesio meno pronunciato. La perdita di potassio minore. Gli effetti antipertensivi della piretanide sono attribuibili, oltre che all'effetto diuretico anche all’induzione di uno scambio di ioni Ca2+ nelle cellule muscolari lisce delle arterie con riduzione della contrattilità e della risposta vasale alle sostanze pressorie endogene quali le catecolamine. Questo meccanismo d'azione porta alla riduzione della resistenza periferica e della pressione sanguigna. Effetti farmacodinamici Ramipril: La somministrazione di ramipril determina una marcata riduzione della resistenza arteriosa periferica. Generalmente, non vi sono cambiamenti nel flusso plasmatico renale e tasso di filtrazione glomerulare. Nei pazienti ipertesi ramipril diminuisce la pressione in orto e clinostatismo senza aumento riflesso della frequenza cardiaca. Nella maggior parte dei pazienti l'effetto antipertensivo ha inizio circa 1-2 ore dopo l'assunzione per os e l'effetto massimo generalmente tra 3 e 6 ore. L'effetto antipertensivo di una dose singola solitamente persiste per 24 ore. Il massimo dell'effetto antipertensivo di un trattamento continuato viene raggiunto dopo 3-4 settimane. E’ stato dimostrato che viene mantenuto durante terapie a lungo termine di durata due anni. Una brusca interruzione della terapia non causa ipertensione di rimbalzo. Piretanide: L’inizio della diuresi si ha entro 1 ora dall’assunzione della dose e gli ultimi effetti si hanno dopo 4-6 ore. L’urina ed il sodio escreti mostrano una chiara relazione dose-risposta per le somministrazioni orali di dosi tra i 3 e i 12 mg durante le prime 4 ore di terapia. La velocità di filtrazione glomerulare ed il flusso sanguigno renale rimangono virtualmente invariati. È stato osservato un lieve incremento dose dipendente dell’attività plasmatica della renina. Ramipril-Piretanide (in rapporto 5:6): L’attività plasmatica dell’ACE fu completamente inibita da una dose singola di 5 mg di ramipril sia somministrato da solo che in associazione con 6 mg di piretanide. La diuresi dopo la somministrazione di una dose singola di 6 mg di piretanide rimane praticamente la stessa nonostante la somministrazione in associazione di 5 mg di ramipril. Non c’è alcuna interazione evidente che coinvolge l’escrezione urinaria di elettroliti (sodio, potassio, cloro) o la clearance della creatinina nell’intervallo di tempo comprese tra le 0 e le 24 ore dopo la somministrazione dell’associazione. Due grandi studi randomizzati e controllati (ONTARGET (ONgoing Telmisartan Alone and in combination with Ramipril Global Endpoint Trial) e VA Nephron-D (The Veterans Affairs Nephropathy in Diabetes) hanno esaminato l'uso della combinazione di un ACE-inibitore con un antagonista del recettore dell’angiotensina II. ONTARGET è stato uno studio condotto in pazienti con anamnesi di patologia cardiovascolare o cerebrovascolare, o diabete mellito tipo 2 associato all’evidenza di danno d'organo. VA NEPHRON-D è stato uno studio condotto in pazienti con diabete mellito tipo 2 e nefropatia diabetica. Questi studi non hanno dimostrato alcun significativo effetto benefico sugli esiti e sulla mortalità renale e/o cardiovascolare, mentre è stato osservato un aumento del rischio di iperpotassiemia, danno renale acuto e/o ipotensione rispetto alla monoterapia. Questi risultati sono pertinenti anche per gli altri ACE-inibitori e per gli antagonisti del recettore dell'angiotensina II, date le loro simili proprietà farmacodinamiche.

Gli ACE-inibitori e gli antagonisti del recettore dell'angiotensina II non devono quindi essere usati contemporaneamente in pazienti con nefropatia diabetica. ALTITUDE (Aliskiren Trial in Type 2 Diabetes Using Cardiovascular and Renal Disease Endpoints) è stato uno studio volto a verificare il vantaggio di aggiungere aliskiren ad una terapia standard di un ACE-inibitore o un antagonista del recettore dell'angiotensina II in pazienti con diabete mellito di tipo 2 e malattia renale cronica, malattia cardiovascolare, o entrambe. Lo studio è stato interrotto precocemente a causa di un aumentato rischio di eventi avversi. Morte cardiovascolare e ictus sono stati entrambi numericamente più frequenti nel gruppo aliskiren rispetto al gruppo placebo e gli eventi avversi e gli eventi avversi gravi di interesse (iperpotassiemia, ipotensione e disfunzione renale) sono stati riportati più frequentemente nel gruppo aliskiren rispetto al gruppo placebo.

5.2 Proprietà farmacocinetiche

Ramipril Il profarmaco ramipril subisce un elevato metabolismo epatico che è essenziale per la formazione dell’unico metabolita attivo ramiprilato (per idrolisi che si verifica principalmente nel fegato). In aggiunta all’attivazione in ramiprilato, il ramipril viene glucuronizzato e trasformato in ramipril dichetopiperazina (estere). Anche ramiprilato viene glucuronizzato e trasformato in ramiprilato dichetopiperazina (acido). Come conseguenza dell’attivazione/metabolismo del profarmaco circa il 20% della dose orale somministrata è biodisponibile. La biodisponibilità di ramiprilato dopo somministrazione orale di 2,5 e 5 mg ramipril è di circa 45% della sua biodisponibilità dopo somministrazione endovenosa agli stessi dosaggi. Dopo somministrazione orale di 10 mg di ramipril marcato circa il 40% della radioattività totale viene escreto nelle feci ed il 60 % nelle urine. Dopo somministrazione endovenosa di ramipril circa 50-60% delle dosi sono state ritrovate nelle urine (come ramipril e metaboliti); circa il 50% veniva eliminato per via non-renale. Dopo somministrazione endovenosa di ramiprilato circa 70% del farmaco e dei suoi metaboliti è stato ritrovato nelle urine, ad indicare circa 30% di escrezione non-renale di ramiprilato. Dopo somministrazione orale di 5 mg di ramipril in pazienti con drenaggio dei condotti biliari, approssimativamente la stessa quantità di ramipril e di metaboliti veniva escreta nelle urine e nella bile nelle prime 24 ore. Circa 80-90% dei metaboliti nelle urine e nella bile sono stati identificati come ramiprilato o suoi metaboliti. Ramipril glucuronide e ramipril dichetopiperazina rappresentano circa 10-20% della quantità totale, mentre ramipril immodificato rappresenta circa il 2 %. Studi nell’animale durante l’allattamento hanno dimostrato che ramipril passa nel latte materno. Il ramipril è rapidamente assorbito dopo somministrazione orale. Come indicato dal ritrovamento della radioattività nelle urine, che rappresentano solo una delle vie di eliminazione, l’assorbimento di ramipril è di almeno 56%. L'assorbimento non è influenzato dal cibo. Le concentrazioni plasmatiche massime di ramipril vengono raggiunte entro 1 ora dalla somministrazione orale. L'emivita di eliminazione è di circa 1 ora. Il picco della concentrazione plasmatica di ramiprilato viene raggiunto dopo 2-4 ore dalla somministrazione orale di ramipril. Le concentrazioni plasmatiche del ramiprilato si riducono in maniera polifasica. La fase iniziale di distribuzione ed eliminazione ha un’emivita di circa 3 ore. Questa è poi seguita da una fase intermedia (emivita circa 15 ore) ed una fase terminale a bassissime concentrazioni plasmatiche di ramiprilato ed emivita di circa 4-5 giorni. Questa fase terminale è dovuta alla lenta dissociazione di ramiprilato dal legame saturabile all’ACE. Nonostante questa lunga fase terminale una dose di 2,5 mg ramipril o più in somministrazione unica giornaliera determina concentrazioni plasmatiche di ramiprilato allo steady state dopo circa 4 giorni. L’emivita “effettiva”, importante per il dosaggio, è di 13-17 ore con somministrazioni multiple.

Dopo somministrazione endovenosa il volume di distribuzione sistemico di ramipril è di circa 90 litri ed il volume di distribuzione relativo di ramiprilato è di circa 500 litri. Studi in vitro hanno rivelato una costante di inibizione del ramiprilato di circa 7 pmol/L ed un’emivita di dissociazione dall’ACE di 10,7 ore ad indicare un’elevata potenza. Il legame proteico del ramipril è di circa il 73% e quello del ramiprilato di circa il 56%. In soggetti sani di età compresa tra 65 e 76 anni la cinetica di ramipril e ramiprilato è simile a quella riscontrata in soggetti sani giovani. L’escrezione renale di ramiprilato è ridotta nei pazienti con insufficienza renale e la clearance renale del ramiprilato è proporzionale alla creatinina clearance. Ciò determina concentrazioni plasmatiche elevate di ramiprilato che si riducono più lentamente rispetto ai pazienti con una normale funzione renale. Con la somministrazione di dosi elevate (10 mg) di ramipril, la compromissione della funzione epatica ritarda l’attivazione del ramipril a ramiprilato con conseguente aumento dei livelli plasmatici di ramipril e ritardo nell’eliminazione di ramiprilato. Nei pazienti sani come anche in quelli ipertesi non è stato rilevato un significativo accumulo di ramipril e ramiprilato dopo somministrazione orale di ramipril 5 mg una volta al giorno per due settimane sia nei pazienti con sia nei pazienti senza ipertensione. Piretanide La piretanide viene rapidamente assorbita dopo la somministrazione orale e i picchi sierici di concentrazione sono raggiunti dopo circa 1 ora. L’intervallo di biodisponibilità è compreso tra 80 e 90% considerando una minima variazione inter ed intra-individuale, in pazienti con diminuita funzionalità renale. Il t1/2 della piretanide è approssimativamente pari a 1,0-1,7 ore in pazienti con funzionalità renale normale e sopra le 9,0 ore in pazienti con insufficienza renale. Non è stato rilevato alcun accumulo in pazienti con funzionalità renale normale o alterata. Il legame della piretanide con le proteine è approssimativamente pari al 90%. La piretanide viene escreta praticamente immodificata. La via di eliminazione principale è quella renale, il 40-70% della dose somministrata viene ritrovata nelle urine dei pazienti con funzionalità renale normale. La piretanide viene escreta principalmente con trasporti di tipo attivo nel tubulo prossimale distale. Una piccola parte dei suoi metaboliti idrossilati vengono trovati nella forma coniugata nelle urine e nelle feci. Il principale metabolita della piretanide è il gamma-amino butanolo. Nei pazienti anziani non viene di solito richiesto alcun adattamento della dose. Ramipril+Piretanide (5:6) Quando ramipril e piretanide vengono somministrati insieme, si osserva un aumento della concentrazione massima e dell’area sotto la curva concentrazione/tempo per ramipril e ramiprilato. La concentrazione urinaria del ramiprilato aumenta ma la concentrazione totale di ramipril e dei suoi metaboliti rimane invariata. La massima concentrazione sierica di piretanide diminuisce in seguito alla somministrazione in associazione con ramipril ma l’area sotto la curva concentrazione/tempo non risulta alterata. Il tempo richiesto per raggiungere la massima concentrazione ed il tempo di eliminazione (t ½) della piretanide sono inalterati. Le farmacocinetiche osservate quando ramipril e piretanide sono somministrate insieme non influenzano le farmacocinetiche di ognuna delle sostanze.

5.3 Dati preclinici di sicurezza

Tossicità acuta Ramipril: poiché il farmaco possiede una DL50 di oltre 10.000 mg/kg nel topo e nel ratto e di oltre 1000 mg/kg nel cane beagle, è stato rilevato che la somministrazione orale di ramipril è priva di tossicità acuta. Piretanide: Nelle prove di tossicità acuta condotte nel ratto, nel topo, nella cavia, nel coniglio e nel cane non sono stati osservati reperti particolari. Dopo somministrazione orale la DL50 nel ratto e nel topo è stata dell'ordine di diversi grammi, mentre nel cane è andata al di sopra dei 500 mg/Kg di peso corporeo. Ramipril+Piretanide Dopo somministrazione orale la DL50 nel ratto è di 5.414 mg/Kg di peso corporeo (per os), il che indica che singole dosi dell'associazione non sono state tossiche. Non sono stati osservati effetti sinergici delle due sostanze. Tossicità Cronica Ramipril: sono stati effettuati studi con somministrazione cronica nel ratto, cane e scimmia. Nel ratto dosi giornaliere di 40 mg/kg peso corporeo portano ad alterazioni degli elettroliti plasmatici ed all’anemia. A dosi giornaliere di 3,2 mg/kg o più vi fu evidenza di alterazioni morfologiche nel rene (atrofia tubulare distale). Questi effetti comunque possono essere spiegati in termini farmacodinamici e sono caratteristici della classe di farmaci. Dosi giornaliere di 2 mg/kg sono state tollerate dai ratti senza effetti tossici. E’ stata riscontrata atrofia tubulare nel ratto ma non nel cane e nella scimmia. Nel cane e nella scimmia è stato rilevato, particolarmente a dosi giornaliere di 250 mg/kg e oltre, un pronunciato ingrossamento dell’apparato iuxtaglomerulare come espressione dell’attività farmacodinamica del ramipril (che costituisce segno di aumentata produzione di renina in reazione al calo della formazione dell’angiotensina II). Sempre nel cane e nella scimmia sono state rilevate alterazioni degli elettroliti plasmatici e del quadro ematico. Dosi giornaliere di 2,5 mg/kg e 8 mg/kg rispettivamente nel cane e nella scimmia sono state tollerate senza effetti dannosi. Piretanide: Nei ratti trattati per 30 giorni (40 e 400 mg di piretanide al giorno per Kg di peso corporeo) sono stati osservati emoconcentrazione e calcificazione dei tubuli dose-dipendenti e reversibili. Cani trattati per 30 giorni con 1,25 e 16 mg di piretanide per kg di peso corporeo al giorno hanno sviluppato strie atrofiche del parenchima renale. Sono state inoltre riscontrate alterazioni ossee come segni di decalcificazione. Nei cani beagles trattati per os per 12 mesi con dosi giornaliere di piretanide di 0,05, 0,8 e 12 mg/Kg di peso corporeo tutti i reperti patologici correlabili al farmaco sono stati osservati solo nel gruppo trattato con la dose più elevata. Questa dose è 100 volte più elevata della dose terapeutica consigliata nell'uomo e 250 volte più elevata della dose soglia diuretica nel cane. Nei gruppi trattati con le dosi più elevate l'azoto ureico sierico risultava significativamente aumentato mentre la PAH e la clearance dell'inulina erano diminuite. Le concentrazioni sieriche di calcio erano aumentate durante le prime 6 settimane, il che è interpretabile come segno di aumentata mobilizzazione del calcio. Ciò è anche confermato dall'insorgere di iperplasia reattiva delle ghiandole paratiroidi e da segni istologici di alterazione del metabolismo osseo. I regimi terapeutici con dosaggi elevati conducono a focolai di degenerazione specie-specifici, principalmente subcapsulari, nel parenchima renale. Scimmie Rhesus sono state trattate per 1 anno con 0,4, 2,0 e 10,0 mg/Kg di piretanide al giorno. Alcune scimmie trattate con le dosi più elevate hanno mostrato modificazioni patologiche attribuibil

all'eccessiva diuresi che consistono in alterazioni ossee dovute alla mobilizzazione del calcio e lesioni renali da molto lievi a marcate. Le prove di tossicità cronica nel ratto, nel cane e nella scimmia hanno mostrato che la piretanide ha un range terapeutico molto ampio. Ramipril + Piretanide: Ratti sono stati trattati per 3 mesi con l'associazione somministrata per os in dosi giornaliere di 0,66, 1,1, 5,0 e 22,0 mg/Kg di peso corporeo. Tutti gli animali sono sopravvissuti anche se hanno mostrato ridotto accrescimento di peso corporeo. Nelle femmine sono stati rilevati diminuzione dei valori degli eritrociti, dell'emoglobina e dell'ematocrito (solo dopo la dose giornaliera di 22 mg/Kg di peso corporeo) ed aumento dei livelli di azoto ureico sierico (dopo le dosi giornaliere di 5 e di 22 mg/Kg di peso corporeo). I valori sono ritornati nell'ambito normale al termine del trattamento. Segni isolati di atrofia tubulare sono stati osservati nei gruppi trattati con dosi elevate (dopo 5 e 22 mg/Kg di peso corporeo al giorno). Ci sono state anche sporadiche segnalazioni di calcificazione dei tubuli dopo piretanide. Tutti i reperti osservati nei ratti con l'impiego dell'associazione sono stati osservati anche durante le prove di tossicità condotte con le sostanze somministrate separatamente. Comunque non vi è stata indicazione di alcuna interazione tossicologica tra ramipril e piretanide nel senso di reciproco potenziamento. Scimmie sono state trattate per 3 mesi con l'associazione di ramipril e piretanide a dosi di 1,1, 4,4 e 17,6 mg/Kg di peso corporeo al giorno. L'assunzione di cibo è diminuita e vi è stata riduzione dell'aumento di peso corporeo, in modo dose-dipendente. Con la dose più elevata sono diminuiti eritrociti ed emoglobina mentre sono aumentati i valori dell'azoto ureico sierico. I valori sono tornati normali dopo il termine del trattamento. Gli studi istologici hanno mostrato (dopo 4,4 e 17,6 mg/Kg di peso corporeo) iperplasia dose-dipendente e reversibile delle cellule juxtaglomerulari nelle arteriole afferenti renali. Tossicità sulla riproduzione: Ramipril: Non sono state osservate proprietà teratogene negli studi di tossicità sulla riproduzione condotti nel ratto, nel coniglio e nella scimmia. La fertilità non viene alterata ne nei maschi ne nelle femmine di ratto. La somministrazione di ramipril a ratti femmina durante il periodo dello sviluppo fetale e durante l'allattamento ha dato luogo a lesioni renali non reversibili (dilatazione della pelvi renale) nella prole a partire da dosi di 50 mg/kg di peso corporeo. Con la somministrazione di ACE-inibitori a donne durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza vi sono stati casi di effetti dannosi al feto e neonato, effetti che hanno incluso, a volte in associazione a oligoidramnios (presumibilmente come espressione di una compromessa funzione renale fetale), deformità cranio-facciali, ipoplasie polmonari, contratture degli arti fetali, ipotensione, anuria, insufficienza renale reversibile e irreversibile e morte. Nell’uomo sono stati riportati anche prematurità, ritardo della crescita intrauterina e persistenza del dotto di Botallo, anche se non è certo se questi fenomeni siano una conseguenza dell’esposizione agli ACE-inibitori. Piretanide: Sono stati eseguiti studi di tossicità sulla riproduzione con piretanide per via orale e i.v. nel topo, nel ratto e nel coniglio: nessuno degli studi ha dato indicazioni che la piretanide provochi effetti avversi la fertilità, la gravidanza, l'accrescimento fetale e post-natale dei nati. Ramipril+Piretanide (5:6) Negli studi specifici di embriotossicità, ratti nella fase dell'organogenesi sono stati trattati per via orale inizialmente, allo scopo di individuare la dose, con dosi giornaliere da 75 a 1.000 mg/Kg di peso corporeo. In tutti i gruppi di dosaggio si sono verificate morti.

Per fornire informazioni sugli effetti teratogeni, è stato condotto uno studio dell’associazione sui ratti trattati con dosi giornaliere di 37,5 mg/Kg di peso corporeo. Non si sono avuti segni di effetti teratogeni ne sono state osservate morti. Il trattamento con l'associazione di ramipril e piretanide al dosaggio di 0,55 mg/kg di peso corporeo al giorno di coniglie nella fase sensibile dell'organogenesi ha portato solo ad un leggero ritardo nell'aumento di peso della prole. Comunque lo sviluppo intra-uterino e la vitalità dei feti nelle 24 ore successive alla nascita non sono stati influenzati. Dopo la somministrazione di una dose di 1,1 mg/Kg di peso corporeo, l’assunzione di cibo e di acqua come anche il peso corporeo sono diminuiti nella prole delle femmine trattate; aumento del peso dei reni. Inoltre si sono registrati casi di nati morti, di aborti, di nati prematuri. I feti vivi hanno mostrato un leggero ritardo nella crescita. Il tasso di sopravvivenza è diminuito ed il numero di feti con una 13a costola è risultato leggermente aumentato. Complessivamente gli studi condotti nel ratto e nel coniglio hanno mostrato che l'associazione è un po' più tossica dei singoli componenti sebbene non ci siano state indicazioni di effetti teratogeni. In uno studio sulla sicurezza perinatale e postnatale dell’associazione; ai ratti è stata somministrata una dose giornaliera di 18,75 mg/Kg di peso corporeo durante gli ultimi tre mesi di gestazione e durante il periodo trisettimanale di allattamento. La prole ha mostrato una leggera diminuzione nell'assunzione di cibo. Le dimensioni dei feti alla nascita erano ridotte ma nel periodo postnatale gli animali si sono sviluppati normalmente. Non sono stati condotti studi con l'associazione su possibili alterazioni della fertilità e della riproduzione dal momento che i risultati ottenuti con i singoli componenti non indicano effetti tossici. Immunotossicologia Ramipril: gli studi tossicologici non hanno rilevato alcun effetto immunotossico del ramipril Mutagenesi Ramipril: sono stati effettuati estesi test di mutagenesi che hanno rivelato che ramipril non possiede effetti mutageni o genotossici. Piretanide: la mutagenicità è stata verificata in molti test e tutti hanno dato esito negativo. Ramipril+Piretanide (5:6): non sono stati effettuati studi di mutagenesi con l’associazione poiché gli studi con i farmaci singolarmente non hanno rivelato tale rischio. Cancerogenesi Ramipril: gli studi a lungo termine nel ratto e nel topo non hanno rivelato alcun effetto cancerogeno. La presenza di tubuli renali con cellule ossifiliche e tubuli con iperplasia cellulare ossifilica nel ratto è stata considerata come una risposta alle alterazioni funzionali e morfologiche piuttosto che come risposta neoplastica o preneoplastica. Piretanide: Nessuno degli studi condotti nel topo e nel ratto ha dimostrato un effetto carcinogenico della piretanide. Ramipril+Piretanide: Non sono state condotte prove specifiche di cancerogenesi e mutagenesi per l'associazione poiché le prove condotte sui singoli componenti non hanno evidenziato tali potenzialità.

6. Informazioni farmaceutiche

6.1 Elenco degli eccipienti

Ipromellosa, amido pregelatinizzato, cellulosa microcristallina, magnesio stearato.

6.2 Incompatibilità

Non pertinente.

6.3 Periodo di validità

3 anni

6.4 Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce.

6.5 Natura e contenuto del contenitore

Blister in PVC bianco opaco e alluminio, termosaldati. Confezione da 14 compresse.

6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione

Nessuna precauzione particolare.

7. Titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio

Zentiva Italia S.r.l. Via P. Paleocapa n 7 20121 Milano

8. Numero dell’autorizzazione all’immissione in commercio

9. Data della prima autorizzazione / rinnovo dell’autorizzazione

Data della prima autorizzazione: 20 Giugno 1996 Data del rinnovo più recente: 12 Luglio 2011

10. Data di revisione del testo

Testo ufficiale (AIFA). Le informazioni non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.

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